Poesia, musica, vita e luce.

Leonard Cohen e le sue canzoni mi riportano inevitabilmente alla mia gioventù quando, ancor più di oggi, mi nutrivo di poesia e musica. La sua voce profonda ed inconfondibile e le canzoni un po’ monotone musicalmente, sono state una vera educazione alla poesia in musica ed un esercizio piacevole ed efficace per l’apprendimento dell’inglese. Anche Dylan ha accompagnato i miei giorni giovanili, ma i testi di Cohen erano molto più vicini al mio modo di essere.9464e003-7bd5-4be6-b3dd-76198dbe415f-2060x1236 Suzanne cantata da De André (per chi non lo sapesse) è stata composta dal cantautore canadese che voglio salutare con le sue stesse parole che ho sempre ritenuto illuminanti, fin da quando le lessi la prima volta, e che non ho mai dimenticato

C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.

Grazie Leonard della tua poesia intimista e della tua musica lenta; sottofondo di tanta malinconia giovanile ma anche di momenti di splendore e luminosa serenità.

Il mercante di luce

mercante-di-luceQuesto libro di Roberto Vecchioni è un libro polivalente, luminoso e illuminante, con le sue zone d’ombra necessarie per esprimere un concetto che è un po’ il fulcro di tutta la narrazione:

La notte in sé è bellezza e silenzio. Siamo noi a riempirla di fantasmi. La notte non è la somma dei destini, è la somma delle attese e delle speranze.

per poi arrivare alla consapevolezza:

[…] perché non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro, senza rimpiangere e senza piangere. Ma come, dove trovare una luce così potente da svergognare il buio?

Il libro si snoda sul dramma della progeria, la malattia di Marco, figlio di Stefano Quondam Valerio, professore di letteratura greca. In questa sua veste ci regala una lettura della vita e del suo percorso interiore alla luce dei poeti greci, con incursioni nella letteratura greca antica, riconosciuta come base per connotare giustamente e molto modernamente la realtà, con le sue sfaccettature e i nostri vissuti. In questo senso, è d’obbligo l’aggettivo possessivo nostri perché, tutto quello che viene sviscerato e proposto in questo breve ma prezioso testo, è altamente condivisibile e attuale.

Ecco che i lirici greci si intrecciano sapientemente con la vita reale e soprattutto presente. In un modo fresco ma profondo, immediato e mai accademico, l’autore ci propone brani scelti, commentati e attualizzati; quel tanto che basta per dare spessore ad una storia già di per sé densa. Il vissuto tragico della malattia di Marco e l’impotenza di suo padre Stefano Quondam Valerio è spezzettato per poterlo capire e sopportare meglio.

Un padre provato: a volte fragile, altre volte fiero. E con una fierezza certa e dignitosa anche di fronte al dolore, si conclude la narrazione dove entrambi, alla fine, si riconosceranno nella veste di mercante di luce l’uno per l’altro. Non è una magia impossibile, bensì una realtà attuabile e attuale come le parole del poeta Meleagro:

Chi è bello, è bello solo da vedere.
Chi è bello dentro
è bello ovunque e sempre.

La poesia, con esposizioni acute e sentite su di essa, è molto presente in questo testo. Una poesia che si radica nella realtà dei nostri giorni e nei nostri cuori. Un libro ricco di spunti di riflessione per tutti ma, in particolar modo per noi poeti che già sappiamo (o dovremmo sapere) leggere la realtà con occhi nuovi. E non vergognarci della nostra commozione, procurata anche dalla lettura di questo romanzo inusuale.

Jesus Christ Superstar

jesus-christ-superstarQuarant’anni. Tanto ho dovuto aspettare affinché il mio sogno di vedere Jesus Christ Superstar a teatro si potesse avverare. All’epoca ascoltavo il vinile, LP 33 giri. Preistoria.

Forse è stato meglio così. Ho avuto modo di rendermi conto meglio dell’attualità e della bellezza di questo musical.

È intramontabile la potenza della musica rock, alternata a pezzi di pura poesia, con le note e le parole:

The end…
Is just a little harder when brought about by friends
For all you care this wine could be my blood
For all you care this bread could be my body
The end! […]

In questa particolare edizione, sono state saggiamente e sapientemente utilizzate le moderne tecnologie per attualizzare e contestualizzare la storia. È stata di forte impatto, emotivo e morale, la galleria di fotografie che scorreva in background nella scena della flagellazione. In ugual misura, sebbene di diverso tenore, la girandola di giullare con il contorno di mascherine, ha reso sempre (e purtroppo) attuale l’esperienza della beffa e dell’immoralità. La satanica assurdità dell’inganno è espressa pienamente da Giuda. Non nella scena dell’impiccagione, ma in quell’urlo devastante, che scuote dentro, mentre lui si trova solo nel Getsemani.

Riguardo al Superstar, Maria Maddalena e Pilato, al di là dell’emozione di vederli sul palco in carne ed ossa come quarant’anni fa, penso che le voci di Ted Neeley, Yvonne Elliman e Barry Dennen siano addirittura migliorate negli anni. Non hanno perso il carisma e lo smalto, regalandoci un’interpretazione magistrale, alla faccia dell’età. Pleonastico aggiungere che altrettanto meritevoli sono tutti gli altri cantanti, orchestrali e ballerini. In particolare questi ultimi, indossavano abiti di scena in perfetto stile anni ’70, e mi hanno fatto pensare e ricordare la mia adolescenza.

Inevitabile il parallelo, e quindi anche il confronto, con una generazione in un tempo storico ricco di contraddizioni ma anche di fermenti positivi di ogni genere, che è stata comunque capace di sviluppare progetti creativi e propositivi in ogni ambito. E gli adolescenti di oggi, nativi digitali, un po’ allo sbando, in un’epoca ugualmente piena di contraddizioni, ma il loro atteggiamento è decisamente più passivo. Si muovono in un contesto storico-sociale peggiore, che li bombarda di modelli opinabili. Malati di tecnologia e non solo, sfuggono occasioni di crescita, creatività e sana socialità. Anche per colpa nostra.

Festeggiano Halloween senza neppure capirne l’inutilità e la connotazione negativa, mentre ieri sera, 31 ottobre appunto, il Teatro degli Arcimboldi, principalmente gremito di over 50, in una standing ovation finale di dieci minuti, applaudiva, cantava, ballava, si emozionava. Esattamente come quarant’anni fa.