L’arminuta: lettura scenica del romanzo

Una lettura scenica molto coinvolgente, emozionante e ben strutturata che è stata rappresentata sabato 11 maggio presso l’Auditorium della Biblioteca Civica di Vimercate. Organizzata e curata, nell’ambito degli Aperitivi Letterari da Fahrenheit 451 Amici della Biblioteca e messa in scena dalla compagnia teatrale Oltre il Teatro.
Tutti noi, in toto o in parte, possiamo riconoscerci e siamo stati, poco o tanto, come L’Arminuta. Una persona, prima ancora di essere una figlia, inserita in una storia che trascende il rapporto specifico con la figura materna e gli equilibri famigliari in genere, come la sorellanza in primis. In questa lettura scenica, a turno, tutti gli attori della compagnia Oltre il Teatro hanno dato voce alla protagonista; proprio perché tutti noi possiamo riconoscerci nel sentimento dell’allontanamento, dell’abbandono, dello smarrimento, della faticosa ricerca d’identità.
Nello specifico, è stato fatto anche un ottimo lavoro di scelta dei brani letti; tant’è che, chi non aveva letto il romanzo, riusciva perfettamente a riscostruire la storia nei suoi snodi narrativi principali. Vanno elogiati però gli attori per essere stati in grado di suscitare commozione e coinvolgimento, muovendosi nello spazio scenico, agendo e dando davvero corpo alle parole asciutte e luminose con le quali la scrittrice è riuscita ad entrare nell’intimo del lettore, consegnando una storia indimenticabile e piena di spunti di riflessione sulla veridicità e l’autenticità dei rapporti umani.
Bravi. Da vedere.

Il valore curativo della poesia.

Ieri sera ho presenziato all’incontro pubblico Il valore curativo della poesia. Sebbene inserito da NurSind nelle iniziative de “Il maggio infermieristico”, è stato molto utile ed illuminante anche per me, che non svolgo un lavoro in ambito sanitario che implica il prendersi cura.

Qualche anno fa, Donatella Bisutti già ce lo aveva detto che La poesia salva la vita, intitolando così un suo libro sull’argomento. Ma un conto è esplicitarlo e spiegarlo, un altro è viverlo e trasmetterlo.

Ero già a conoscenza dallo scorso anno dell’esperienza dei Poeti Fuori Strada e del metodo Cardenal. Indubbiamente le testimonianze di mercoledì sera hanno avuto su di me un forte impatto emotivo, dovuto alla valenza terapeutica e umana di questa iniziativa applicata in vari ambiti quali ospedali pediatrici, residenze per anziani, carceri.

Antonetta Carrabs ha ben illustrato la sua esperienza vissuta direttamente sul campo; il professor Giuseppe Masera ha avuto la fortuna di conoscere il poeta Ernesto Cardenal, e in quel momento una leggera punta d’invidia si è palesata in me, subito sedata dai suoi racconti profondi e sentiti. Infine, l’intervento di Paola Perfetti è stato per me particolarmente illuminante e condivisibile al contempo. Solo se si scrive poesia è possibile capire appieno l’esperienza e la spinta interiore che sottende alla scrittura. E la verità della poesia. E la sua liberante libertà. Ma la buona notizia è che tutti indistintamente possono avvalersi di questo strumento, se non con velleità letterarie, almeno per la grande valenza terapeutica.

È vero quindi, come ben illustrato nell’incontro, che esiste un ruolo sociale del poeta, non solo per la poesia che scrive e condivide pubblicandola, declamandola. Ma perché far conoscere e scrivere poesia può aiutare chi è in un momento di fragilità, usando questo strumento per stare meglio. È da tempo che stavo meditando su questo aspetto esperenziale della poesia che può aiutare gli altri ma poi, certamente, può accrescerci e quindi migliorarci come persone e come poeti.

Intanto, nell’attesa e speranza di poter conoscere il poeta ex-carcerato che è stato menzionato ieri sera, ho già prenotato in biblioteca il libro I sogni son come conchiglie. Una raccolta di poesie nate dal laboratorio La musica delle parole, tenuto da Antonetta Carrabs presso il reparto di Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza. Gli autori sono i bambini: sono Luca, Alessandra, Josef, Giulia, Salma. E nelle poesie che hanno scritto ci sono le loro emozioni, i desideri, le inevitabili paure.

Ci sarà sicuramente da imparare. Vi farò sapere con una recensione ad hoc.

Stay tuned!

Primavera di parole

Ci sono giorni pieni di acquerugiola. Pioggia incerta, leggera e fastidiosa, alternata a schiarite inaspettate e decise che spiazzano all’improvviso. Non sono giorni di pioggia battente e neppure di sole deciso.

Ci sono giorni proprio così, nei quali inaspettatamente la malinconia assale, e magari quando il cielo è azzurro e le nuvole sono solo soffice, candida meraviglia da ammirare.

Ci sono giorni che né la tristezza, né la contentezza si tramutano in parola, né scritta, né parlata. La poesia osserva attentamente poco più in là; il taccuino chiama, ma la mente e il cuore non sono allineati. Un senso di paralisi densa avvolge come una morsa. E la mano non ce la fa.

Ci sono giorni in cui bisogna solo saper aspettare che il vissuto interiore e la realtà esteriore, insieme al pensiero paralizzato, mutino: in lacrime, forse, o accennati sorrisi. Materia grezza da trasformare in vita nuova da narrare.

Ci sono giorni così. Difficili ma necessari per imparare ad aspettare, scavare, soccombere e risalire per seminare parole autentiche e scintillanti perché forgiate dalla fatica di scrivere e dallo spasimo di vivere.

Ci sono giorni.

Paolina

Semplice, a tratti disperata, ma poi disincantata. Con uno sguardo profondo sul presente e sulle persone che la circondano. Sballottata in un girovagare ansioso e concitato non demorde nel trovare una via d’uscita.

Si chiama Paolina e ha 15 anni. Ho letto la sua storia descritta con chiarezza e lucidità da Marco Lodoli. Ho incrociato questo libro per caso, nella sezione novità della biblioteca civica di Monza e l’ho divorato in un giorno. Sarà che sto quasi finendo di accompagnare una figlia tra gli stretti e labirintici sentieri dell’adolescenza, sarà che il ritmo incalzante del testo rende difficile interrompere la lettura, rimane il fatto che questo romanzo breve, dalla copertina che ben descrive la passione, la disperazione e la freschezza della vita, mi è rimasto impresso.

La copertina è composta da tre rose rosse che sono presenti nel testo e accompagnano Paolina nella sua coscienziosa ricerca di una soluzione, un perché. Apparentemente la questione è decidere in merito alla sua gravidanza inaspettata. Ma in verità ciò che conta, alla fine di tutto, al di là di come finirà, è la scoperta della vita, del suo senso, del genere umano, di sé stessa e dell’assenza del caso, del fidarsi di qualcosa di più alto sebbene sconosciuto.

Questa voce, inserita in un’atmosfera dalle sfumature oniriche, non ha nulla di magico. È il guardare oltre che può illuminare e indicare la via, l’uscita dal tunnel; è una presenza che dirada la nebbia interiore e tutto si fa più chiaro. La giovane impara così a conoscere il mondo allo stesso modo di un suo professore il quale le confida che lui pure ha imparato a riconoscere gli indifferenti, gli inconsapevoli, i delusi ma la ragazza realizza che egli non sa superare la visione della realtà agendo su di essa.

Per lei invece arriverà una voce, sconosciuta e vera, che la salverà. E che sia angelo oppure altro non importa. Rappresenta la luce della verità che le si palesa. E con occhi nuovi anche l’anima si dilata. E la rafforza così tanto da permetterle di camminare serena e volitiva cambiando vita, con animo intatto e delicato. Crisalide che diventerà farfalla spiccherà il volo generando vita e autenticità.