Scultura e scrittura

Anche ad una mostra d’arte, scultura neoclassica in questo caso, ho potuto imparare molte cose. Non solo e non tanto di pura storia dell’arte; neppure per la semplice ammirazione di opere così perfette, uniche, serenamente idilliache. Infatti, oltre a tutto ciò, trovo sempre spunti di riflessione per la scrittura.

È stato molto utile apprendere dal video tutorial come fosse la tecnica scultorea di base. Mi ricorderò che senza una struttura sottostante, solida e ben progettata, anche un testo scritto non regge. Ancor meglio: posizionerò con cura dei punti fermi che formeranno un reticolo; snodi narrativi che, come chiodi posizionati al punto giusto con precisione millimetrica, saranno i punti fermi che formeranno il perimetro narrativo che non mi farà disorientare e smarrire nel processo creativo.

Mi ricorderò di Thorvaldsen e lascerò qualcosa di grezzo, impercettibilmente non perfettamente lucidato; qualche nervatura sottile di parole appena suggerite.

Ma soprattutto, non dimenticherò mai la lezione di Antonio (Canova, è sottinteso; ma per le ammiratrici sincere come me, confidenzialmente: Antonio!). Terrò a mente la tua solitudine, anche, e forse innanzitutto, fisica; indispensabile e irrinunciabile, in modo particolare nella fase finale del lavoro scultoreo. Un lavoro di cesello così perfetto, da far vivere anche un freddo blocco di marmo bianco. E sai, Antonio, le parole che sembrano così duttili e leggere, a volte, possono essere durissime come il marmo. E si nascondono, refrattarie e mute. Difficili da trovare. E bisogna iniziare a scalpellare, esattamente come te, per dotarle di una presenza grafica, investirle della loro materialità e renderle disponibili alla manipolazione creativa. Costruire la poesia e la narrativa come una statua, che prende corpo con una determinazione e una fatica immensa.

Notte silenziosa

Al silenzio io anelo. Sì, io spero che questa notte silenziosa mi ricordi sempre la notte dell’anima che attende il chiarore dell’alba. La notte necessaria per salutare la Luce. La notte feconda perché ferma come il cuore che trasale, l’anima in ricerca, il foglio bianco che attende le mie parole.

Vorrei che tutti i giorni fossero colmi di questa pace, di questo farci piccoli. Indietreggiare di un passo per ammirare ciò che ci circonda e guardare le persone con uno sguardo vero e un cuore nuovo.

Notte della vigilia di Natale. Notte buia che, ad un tratto, s’illumina d’amore. Notte che amo. Una notte vigilare e un giorno unico e particolare. Voglio evitare le folle, il rumore, la carta decorata, le coccarde colorate, i regali a tutti i costi, gli auguri scontati, i pensieri pieni di retorica.

Facciamo silenzio, vi prego! Ammiriamo l’Avvenimento, pensiamo alla nostra caducità e, per almeno un giorno, parliamo poco e, soprattutto, con verità.

 

Concorso Letterario Albiatum

Ieri sono stata molto contenta di aver presenziato alla cerimonia di premiazione del Concorso Letterario Albiatum di cui sono membro di giuria da ormai quattro anni e sempre più onorata di esserci.

È stato un pomeriggio lieve e denso allo stesso tempo di emozioni, pensieri, conoscenza e poesia. È sempre un momento particolarmente emozionante per un giurato conoscere l’autore dell’opera; ed ogni volta, inevitabilmente, ci si arricchisce umanamente e artisticamente.

Tanti sarebbero i momenti e i nomi da ricordare della cerimonia di premiazione, sia di persone che di opere protagoniste. Tutto questo è facilmente recuperabile dalla stampa, dai social e dai siti dedicati.

In questo mio spazio personale, permettetemi invece di concludere con un ringraziamento particolare ai colleghi giurati, insieme all’Associazione Piero Gatti. Entrambi, da subito e sempre, mi accolgono con sincero affetto; in primis Enrico Sala, senza la cui conoscenza tutto ciò non avrebbe mai potuto succedermi.

Ieri, in un momento particolarmente carico di crucci e pesi di cui, alle volte, la vita ci carica tutti insieme, mi sono sentita a casa. Arricchita di momenti emozionanti, veri e luminosi.

Luminosi, come Piero che, ne sono certa, ci guida e ci ispira da lassù. E così, forse, ci manca un po’ di meno.

Fahrenheit 451 Lettura scenica

Scatole di fiammiferi che vengono ripetutamente accesi e nello sfondo una metropoli di notte con il rumore della pioggia. Realtà distopica, ma solo apparentemente lontana, perché su molti punti è di una disarmante attualità. Al centro i libri, minaccia rivoluzionaria che, pertanto, vanno eliminati, bruciati da pompieri che paradossalmente si trasformano in piromani. Gli allarmi si susseguono ogni notte e, in una società iper veloce e consumistica, si cerca di lobotizzare i cittadini intrattenendoli davanti a schermi giganti quanto le pareti di una stanza.

In scena presso l’Auditorium della Biblioteca Civica di Vimercate e nell’ambito di Vimercate Festival, a cura dell’Associazione Teatrale Pontos Teatro con Alessandro Pazzi e Lilli Valcepina, insieme ad altri attori,  è stato notevolmente convicente l’interpretazione di Fahreneiheit 451 tratto dal romanzo distopico di Ray Bradbury e proposto dall’omonima Associazione Culturale F451 Amici della Biblioteca.

La storia è ormai conosciuta ai più, soprattutto a chi i libri li ama e li rispetta. In questa lettura scenica non sono riuscita a distrami un solo secondo e, ad un certo punto, quando mischiati tra il pubblico le voci recitanti si palesavano a turno come i libri imparati a memoria e dunque salvati, mi è salito un vero e proprio moto di commozione.

Un’esperienza teatrale unica nel suo genere che non solo vale la pena di vedere, ma che merita la giusta attenzione e diffusione. Auguro molta fortuna a questo adattamento teatrale, emozionante e vero, che mi piacerebbe rivedere ancora. I brani scelti sono stati molto accattivanti e suggestivi; l’impianto scenico alquanto scarno, è riuscito a rendere bene l’inquietante ambientazione  fino alla scena finale che, con un caldo ed inaspettato effetto luminoso, annuncia una nuova alba.

L’interpretazione di ogni singolo attore coinvolto ha avuto la capacità di scuotere interiormente lo spettatore. Tutto bello dall’inizio alla fine. Davvero bravi.