Pandemia di primavera

Eri così lontano
ed invece sei arrivato
microscopico e insidioso
ci hai costretto
alla riflessione.

Non siamo invincibili
non siamo eterni.
Non siamo stati capaci prima
di fermarci e pensare
come folli, sempre correre
come robot, sempre fare.
Ma tu ci hai intimato l’alt
e in questo arresto, costretti
a meditare, a guardare.

Guardare fuori, guardarci dentro.
Capire il valore della vita
sentire che basta un attimo
per andare via per sempre.
Sperimentare la lontananza
una stretta di mano vietata
un abbraccio proibito.

Sei crudele e impietoso:
carri funebri in fila ai cimiteri
morti senza funerale.
Ma come ti permetti?

Troppi contagiati nei letti d’ospedale
lì c’è sofferenza e paura.
Senza sosta, a più riprese
angeli in camice si affannano
ad affrancare alla vita
troppe vite sospese
e invisibili angeli della morte decidere
chi non può farcela e portarselo via.

Noi nelle nostre case come prigioni
fermi, in attesa del prossimo
bollettino di guerra.

La bomba sei tu
che ci esplodi dentro.

Noi nelle nostre case come prigioni
fermi, in riflessione silenziosa
oppure in preghiera.

Abbiamo capito la lezione
ci serviva un maestro d’eccezione.

Nessuna tregua. Per ora.
Ma arriverà il giorno
della vittoria.

E la nostra vita
non sarà mai più la stessa.

Scultura e scrittura

Anche ad una mostra d’arte, scultura neoclassica in questo caso, ho potuto imparare molte cose. Non solo e non tanto di pura storia dell’arte; neppure per la semplice ammirazione di opere così perfette, uniche, serenamente idilliache. Infatti, oltre a tutto ciò, trovo sempre spunti di riflessione per la scrittura.

È stato molto utile apprendere dal video tutorial come fosse la tecnica scultorea di base. Mi ricorderò che senza una struttura sottostante, solida e ben progettata, anche un testo scritto non regge. Ancor meglio: posizionerò con cura dei punti fermi che formeranno un reticolo; snodi narrativi che, come chiodi posizionati al punto giusto con precisione millimetrica, saranno i punti fermi che formeranno il perimetro narrativo che non mi farà disorientare e smarrire nel processo creativo.

Mi ricorderò di Thorvaldsen e lascerò qualcosa di grezzo, impercettibilmente non perfettamente lucidato; qualche nervatura sottile di parole appena suggerite.

Ma soprattutto, non dimenticherò mai la lezione di Antonio (Canova, è sottinteso; ma per le ammiratrici sincere come me, confidenzialmente: Antonio!). Terrò a mente la tua solitudine, anche, e forse innanzitutto, fisica; indispensabile e irrinunciabile, in modo particolare nella fase finale del lavoro scultoreo. Un lavoro di cesello così perfetto, da far vivere anche un freddo blocco di marmo bianco. E sai, Antonio, le parole che sembrano così duttili e leggere, a volte, possono essere durissime come il marmo. E si nascondono, refrattarie e mute. Difficili da trovare. E bisogna iniziare a scalpellare, esattamente come te, per dotarle di una presenza grafica, investirle della loro materialità e renderle disponibili alla manipolazione creativa. Costruire la poesia e la narrativa come una statua, che prende corpo con una determinazione e una fatica immensa.

Notte silenziosa

Al silenzio io anelo. Sì, io spero che questa notte silenziosa mi ricordi sempre la notte dell’anima che attende il chiarore dell’alba. La notte necessaria per salutare la Luce. La notte feconda perché ferma come il cuore che trasale, l’anima in ricerca, il foglio bianco che attende le mie parole.

Vorrei che tutti i giorni fossero colmi di questa pace, di questo farci piccoli. Indietreggiare di un passo per ammirare ciò che ci circonda e guardare le persone con uno sguardo vero e un cuore nuovo.

Notte della vigilia di Natale. Notte buia che, ad un tratto, s’illumina d’amore. Notte che amo. Una notte vigilare e un giorno unico e particolare. Voglio evitare le folle, il rumore, la carta decorata, le coccarde colorate, i regali a tutti i costi, gli auguri scontati, i pensieri pieni di retorica.

Facciamo silenzio, vi prego! Ammiriamo l’Avvenimento, pensiamo alla nostra caducità e, per almeno un giorno, parliamo poco e, soprattutto, con verità.

 

Concorso Letterario Albiatum

Ieri sono stata molto contenta di aver presenziato alla cerimonia di premiazione del Concorso Letterario Albiatum di cui sono membro di giuria da ormai quattro anni e sempre più onorata di esserci.

È stato un pomeriggio lieve e denso allo stesso tempo di emozioni, pensieri, conoscenza e poesia. È sempre un momento particolarmente emozionante per un giurato conoscere l’autore dell’opera; ed ogni volta, inevitabilmente, ci si arricchisce umanamente e artisticamente.

Tanti sarebbero i momenti e i nomi da ricordare della cerimonia di premiazione, sia di persone che di opere protagoniste. Tutto questo è facilmente recuperabile dalla stampa, dai social e dai siti dedicati.

In questo mio spazio personale, permettetemi invece di concludere con un ringraziamento particolare ai colleghi giurati, insieme all’Associazione Piero Gatti. Entrambi, da subito e sempre, mi accolgono con sincero affetto; in primis Enrico Sala, senza la cui conoscenza tutto ciò non avrebbe mai potuto succedermi.

Ieri, in un momento particolarmente carico di crucci e pesi di cui, alle volte, la vita ci carica tutti insieme, mi sono sentita a casa. Arricchita di momenti emozionanti, veri e luminosi.

Luminosi, come Piero che, ne sono certa, ci guida e ci ispira da lassù. E così, forse, ci manca un po’ di meno.