Ti ricordi?

Ci sono voluti due mesi prima di decidermi a scrivere su di te e per di più pubblicamente sulla Rete nella quale le notizie si rincorrono veloci e il tempismo è presupposto indispensabile. Ma è come se il tempo in questi mesi per me si fosse bloccato e una parte della mia mente non volesse accettare che il cantautore ascoltato nella mia adolescenza e gioventù se ne fosse andato così repentinamente. È stata la prima volta che ho preso sia tempo che distanze per far finta che non fosse così.

La verità è che non volevo accettare che quel tempo, non solo non tornerà più ma, rispetto ad oggi, era troppo ricco di poesia e soprattutto musica che ci teneva compagnia e ci spronava ad agire e andare avanti nei nostri sogni e intenzioni di cambiare, migliorare, crescere, vivere.

È così per la gioventù in tutti i tempi, si potrebbe obiettare, ma spero che i giovani d’oggi scoprano la tua musica e massimamente le tue poetiche parole. C’è voluto un po’ di tempo anche per farti conoscere ed apprezzare dai miei amici ed ascoltatori di allora; all’epoca, infatti, collaboravo con una delle mitiche Radio Libere dove avevo uno spazio settimanale nel quale curavo una trasmissione sui cantautori. Tu eri spesso presente sebbene non amassi tutte le tue canzoni. E anche se poi con il tempo ho cambiato gusti musicali e la mia visione sociale e, giocoforza, posizione politica e ideale, ho sempre apprezzato molte delle tue ballate. Pura poesia in musica.
E menomale che la tua musica mi emozioni ancora e sempre, anche se tu non ci sei più insieme a quegli anni così carichi di vita e ideali, giusti o sbagliati, opinabili, condivisibili o meno ma, comunque, così veri ideali che mi sento male se ci penso.
Voglio ringraziarti perché la tua musica ha anch’essa giocato un ruolo nella mia scrittura, soprattutto poetica. La ragione te la svelo con parole tue.

Cercare di guardare la realtà con occhi diversi e raccontarla.

Andrea Chénier

Bellezza, emozione, commozione. Questo è scaturito nel mio animo mentre assistevo all’opera, sebbene non in teatro, sarà anche perché i protagonisti sono un poeta e una scrittrice. Il giorno successivo mi sono presa la briga di rileggermi tutto il libretto ed ho avuto la conferma della liricità dei testi e del loro potere evocativo, prima ancora delle arie dell’opera di indubbio impatto musicale ed emotivo, ma delle quali non entrerò nel merito non essendo un’esperta.

Scriveva Giordano che per far amare un’opera

Occorre un movimento da non lasciare posto a uno sbadiglio.

Esattamente come in un romanzo. Tutta la storia ha dunque catturato l’attenzione e l’emotività anche per questo. Ma ci sono delle pagine che sono davvero poesia pura. Nonostante il mio imperituro amore per Puccini, quest’opera lirica mi ha conquistato e ieri ho rivisto questa rappresentazione con occhi nuovi e una consapevolezza diversa da quella della mia adolescenza.

Tutti i giornali ne parlano perché è stato un indubbio successo ma non è certamente questo il filone che intendo seguire. Vorrei che voi leggeste almeno il testo che segue per apprezzare la poesia cristallina e determinata che viene cantata sul palcoscenico nella speranza che anche voi converrete con me sulla bellezza di quest’opera, poetica prima che lirica.

Un dì all’azzurro spazio

guardai profondo,

e ai prati colmi di viole,

pioveva loro il sole,

e folgorava d’oro il mondo:

parea la terra un immane tesor,

e a lei serviva di scrigno il firmamento.

Su dalla terra a la mia fronte

veniva una carezza viva, un bacio.

Gridai vinto d’amor:

T’amo tu che mi baci,

divinamente bella, o patria mia!

E volli pien d’amore pregar!

Varcai d’una chiesa la soglia;

là un prete ne le nicchie

dei santi e della Vergine,

accumulava doni

e al sordo orecchio

un tremulo vegliardo

invan chiedeva pane

e invano stendea la mano!

[…]

In cotanta miseria

la patrizia prole che fa?

(a Maddalena)

Sol l’occhio vostro

esprime umanamente qui

un guardo di pietà,

ond’io guardato ho a voi

si come a un angelo.

E dissi: Ecco la bellezza della vita!

Ma, poi, a le vostre parole,

un novello dolor m’ha colto in pieno petto.

O giovinetta bella,

d’un poeta non disprezzate il detto:

Udite! Non conoscete amor,

amor, divino dono, non lo schernir,

del mondo anima e vita è l’Amor!

 

Il connubio con la musica incisiva ed ecco che il successo si ripete, dopo settant’anni. Così infatti scriveva il compositore nei suoi diari da poco pubblicati:

24 Gennaio 1947
Milano
Passo davanti la Scala e sotto il cartello della rappresentazione di domani dello Chénier c’è la striscia a grandi caratteri. “Tutto il teatro è esaurito” È per me grande soddisfazione che a pochi maestri è dato ottenere quel magico annuncio. Dopo 51 anni!!

Le sette note del contrappasso

Il contrappasso come pena e come passo di danza. Tutto questo è ben sviluppato nel libro di Matteo Bordiga e nelle ballate del CD allegato.

È forte e chiara l’impronta di deandreiana memoria di questo lavoro, musicale ed editoriale, che reputo decisamente di ottimo livello. Le poesie (quasi tutte in forma di ballata) si leggono da sole e sono piene di spunti di riflessione sulla vita vera, vissuta, con le sue luci e le sue ombre. L’incanto avviene poi con l’ascolto delle stesse, musicate e cantate egregiamente da vari musicisti di diversa estrazione ma di eguale bravura. Un CD che è una vera rivelazione al primo ascolto e che si riascolta più e più volte, non solo per il piacere della musica, ma soprattutto per riflettere sulla difficoltà dell’essere umano di mantenersi integro ed in equilibrio con la mente e con il cuore.

Sono tantissime le citazioni che potrei proporvi come aforismi ricchi di significato ma che, ovviamente, non rivelerò per non guastare la sorpresa del vostro ascolto e della personale lettura. Mi limito quindi, dicendovi che vi si aprirà una finestra sulla realtà, tanto antica quanto attuale, che potrebbe/dovrebbe indurvi a pensare e riconsiderare la vita, vostra e altrui, e ripensare il cammino che avete intrapreso per capire meglio chi siete e dove state andando. E come solo i migliori poeti sanno fare, vi si paleserà uno sguardo disincantato, quindi sia dolce che implausibile, sul mondo interiore così come sulla realtà che ci circonda. E tra i nostri fantasmi e le nostre paure, ci apparirà, tra i versi e le note, uno spiraglio di nuova luce.

Luce, sì, come quella del Natale. E se avete bisogno ancora di qualche regalo, per voi stessi e per gli altri, non esitate a procurarvi Le sette note del contrappasso giacché, ve lo assicuro, non ve ne pentirete.

Poesia, musica, vita e luce.

Leonard Cohen e le sue canzoni mi riportano inevitabilmente alla mia gioventù quando, ancor più di oggi, mi nutrivo di poesia e musica. La sua voce profonda ed inconfondibile e le canzoni un po’ monotone musicalmente, sono state una vera educazione alla poesia in musica ed un esercizio piacevole ed efficace per l’apprendimento dell’inglese. Anche Dylan ha accompagnato i miei giorni giovanili, ma i testi di Cohen erano molto più vicini al mio modo di essere.9464e003-7bd5-4be6-b3dd-76198dbe415f-2060x1236 Suzanne cantata da De André (per chi non lo sapesse) è stata composta dal cantautore canadese che voglio salutare con le sue stesse parole che ho sempre ritenuto illuminanti, fin da quando le lessi la prima volta, e che non ho mai dimenticato

C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.

Grazie Leonard della tua poesia intimista e della tua musica lenta; sottofondo di tanta malinconia giovanile ma anche di momenti di splendore e luminosa serenità.