Dopo il mio definitivo ritorno a casa, lasciati alle spalle indimenticabili giorni di vacanza, ho attraversato un periodo di sbandamento. Poi si sono presentate tante cose da fare. Ma tenermi impegnata non ha scalfito l’irrequietezza di settembre.
Ancora un po’ di caldo, a tratti, durante il giorno; poi l’umidità e la pioggia, intensa, per ore intere. Ma più di tutto la luce: lieve, rarefatta. Non come quella della primavera, ma diversa, perché carica di malinconia. Per me.
E mi coglie la nostalgia dei giorni assolati e caldi, silenziosi, svuotati di ansie, responsabilità, decisioni. Pieni di letture, riposo, scrittura misurata.
La luce di questi giorni accompagna l’attesa della ripresa di attività più o meno regolari e dell’autunno: così coinvolgente, con i suoi tanti colori caldi, ma anche così pesante, con le giornate sempre più corte e pensierose.
Ogni cosa appare sospesa tra un’idea di fine e un’idea di inizio.
Eppure non mi piace. Mi sembra una lenta agonia che trascina le nostre ore verso il freddo dell’inverno.