Il valore curativo della poesia.

Ieri sera ho presenziato all’incontro pubblico Il valore curativo della poesia. Sebbene inserito da NurSind nelle iniziative de “Il maggio infermieristico”, è stato molto utile ed illuminante anche per me, che non svolgo un lavoro in ambito sanitario che implica il prendersi cura.

Qualche anno fa, Donatella Bisutti già ce lo aveva detto che La poesia salva la vita, intitolando così un suo libro sull’argomento. Ma un conto è esplicitarlo e spiegarlo, un altro è viverlo e trasmetterlo.

Ero già a conoscenza dallo scorso anno dell’esperienza dei Poeti Fuori Strada e del metodo Cardenal. Indubbiamente le testimonianze di mercoledì sera hanno avuto su di me un forte impatto emotivo, dovuto alla valenza terapeutica e umana di questa iniziativa applicata in vari ambiti quali ospedali pediatrici, residenze per anziani, carceri.

Antonetta Carrabs ha ben illustrato la sua esperienza vissuta direttamente sul campo; il professor Giuseppe Masera ha avuto la fortuna di conoscere il poeta Ernesto Cardenal, e in quel momento una leggera punta d’invidia si è palesata in me, subito sedata dai suoi racconti profondi e sentiti. Infine, l’intervento di Paola Perfetti è stato per me particolarmente illuminante e condivisibile al contempo. Solo se si scrive poesia è possibile capire appieno l’esperienza e la spinta interiore che sottende alla scrittura. E la verità della poesia. E la sua liberante libertà. Ma la buona notizia è che tutti indistintamente possono avvalersi di questo strumento, se non con velleità letterarie, almeno per la grande valenza terapeutica.

È vero quindi, come ben illustrato nell’incontro, che esiste un ruolo sociale del poeta, non solo per la poesia che scrive e condivide pubblicandola, declamandola. Ma perché far conoscere e scrivere poesia può aiutare chi è in un momento di fragilità, usando questo strumento per stare meglio. È da tempo che stavo meditando su questo aspetto esperenziale della poesia che può aiutare gli altri ma poi, certamente, può accrescerci e quindi migliorarci come persone e come poeti.

Intanto, nell’attesa e speranza di poter conoscere il poeta ex-carcerato che è stato menzionato ieri sera, ho già prenotato in biblioteca il libro I sogni son come conchiglie. Una raccolta di poesie nate dal laboratorio La musica delle parole, tenuto da Antonetta Carrabs presso il reparto di Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza. Gli autori sono i bambini: sono Luca, Alessandra, Josef, Giulia, Salma. E nelle poesie che hanno scritto ci sono le loro emozioni, i desideri, le inevitabili paure.

Ci sarà sicuramente da imparare. Vi farò sapere con una recensione ad hoc.

Stay tuned!

Il taccuino di Montale

Aprire un libro e scoprire che la poesia Ho sceso dandoti il braccio un milione di scale è stata scritta il giorno del mio sesto compleanno.

Una grande emozione, mista a stupore, mi ha colta e con maggior interesse ho continuato a leggere il breve saggio su di te. Scusami sai, se ti do del tu, ma sei stato un maestro della mia prima adolescenza e ti considero come un padre poetico. Ho amato tanto i tuoi versi, i quali mi hanno aiutato a capire che Poesia è una faccenda in egual misura seria, alta, profonda nella forma e nei contenuti; bisogna scavare nel buio e non si tratta di andare a capo, qua e là, perché una poesia venga ritenuta degna di questo nome.

Quel lontano giorno del 1967, era un lunedì; io probabilmente ero a scuola e avevo iniziato da poco la prima elementare e nei banchi c’era ancora il calamaio dove intingevamo le penne con il pennino. L’anno successivo mi regalarono una stilografica a cartucce Aurora di colore rosso: la conservo ancora perché è una sorta di cimelio della mia infanzia, nonché di tutta la mia esistenza terrena; con quella stessa penna stilografica ho iniziato a scrivere timidi versi di bambina su taccuini che non destassero sospetti e che, essendo piccoli e maneggevoli, potessero essere facilmente nascosti.

Ho letto nel saggio Scritti a mano che scrivevi quasi sempre su semplici taccuini (come me) e che sono state trovate delle assolute perle poetiche insieme a date di appuntamenti, numeri telefonici e cose da ricordare. Ricordare: come questo mio ricordo. I taccuini li abbiamo in comune. In questo ultimo mese ho riletto il tuo Ossi di seppia che mi guardava, chiamandomi, dallo scaffale a destra della mia libreria. Durante questa rilettura mi sono detta che la tua cifra stilistica è stata notevole. Se mi soffermo su questo pensiero smetterei di scrivere all’istante, ma ciò non è per me possibile.

Mi voglio dunque accomiatare con una citazione di un famoso scrittore e poeta austro ungarico che ti indicherà la ragione di questa mia impossibilità:

Poesia è malattia

[da Conversazioni con Kafka, Gustav Janouch] (citazione che, forse, vorrò approfondire in un futuro post).

[nella foto prima stesura della poesia Ho sceso dandoti il braccio un milione di scale]

Il futuro ha un cuore antico

Le vere rivoluzioni, quelle che veramente fanno evolvere l’umanità, sono soltanto trasformazioni, dolorosissime, di ciò che i secoli hanno reso obsoleto. Cambieranno le tecniche, i valori, la visione del mondo, ma l’essenza dell’arte, quella che esprime l’uomo interiore sarà sempre la stessa: il poeta più moderno e rivoluzionario, esprimerà le stesse cose che Omero, Dante, Leopardi ci hanno lasciato nella loro poesia. Per dirla con Ungaretti: il futuro ha un cuore antico.

[cit. Giuseppe Bartolotta]

 

Neanche una stella ha un simile cammino

Come potrebbe accaderti ciò che ora
illumina la notte non avessi tu il candore?
Vedi, il Dio che tuonava sulle genti
si fa mite e viene in te nel mondo.

Lo hai immaginato più grande?

Che cosa è grande? Attraversa ogni misura
e l’abolisce, con una linea retta, il suo destino.
Neanche una stella ha un simile cammino.
Guarda, questi re sono grandi

e trascinano a te, innanzi al tuo grembo

tesori che loro reputano i più grandi
e tu forse stupisci a tal doni—:
ma guarda nelle pieghe del tuo panno
com’egli ora già tutto sopravanza.

Tutta l’ambra che per i mari si trasporta,

ogni monile d’oro e quel sottile aroma
che si diffonde nei sensi e li conturba,
tutto questo fu rapido e fugace
e alla fine non resta che rimpianto.

Ma (tu vedrai): Egli fa gioire.

 

Nascita di Cristo. R.M. Rilke