Il taccuino di Montale

Aprire un libro e scoprire che la poesia Ho sceso dandoti il braccio un milione di scale è stata scritta il giorno del mio sesto compleanno.

Una grande emozione, mista a stupore, mi ha colta e con maggior interesse ho continuato a leggere il breve saggio su di te. Scusami sai, se ti do del tu, ma sei stato un maestro della mia prima adolescenza e ti considero come un padre poetico. Ho amato tanto i tuoi versi, i quali mi hanno aiutato a capire che Poesia è una faccenda in egual misura seria, alta, profonda nella forma e nei contenuti; bisogna scavare nel buio e non si tratta di andare a capo, qua e là, perché una poesia venga ritenuta degna di questo nome.

Quel lontano giorno del 1967, era un lunedì; io probabilmente ero a scuola e avevo iniziato da poco la prima elementare e nei banchi c’era ancora il calamaio dove intingevamo le penne con il pennino. L’anno successivo mi regalarono una stilografica a cartucce Aurora di colore rosso: la conservo ancora perché è una sorta di cimelio della mia infanzia, nonché di tutta la mia esistenza terrena; con quella stessa penna stilografica ho iniziato a scrivere timidi versi di bambina su taccuini che non destassero sospetti e che, essendo piccoli e maneggevoli, potessero essere facilmente nascosti.

Ho letto nel saggio Scritti a mano che scrivevi quasi sempre su semplici taccuini (come me) e che sono state trovate delle assolute perle poetiche insieme a date di appuntamenti, numeri telefonici e cose da ricordare. Ricordare: come questo mio ricordo. I taccuini li abbiamo in comune. In questo ultimo mese ho riletto il tuo Ossi di seppia che mi guardava, chiamandomi, dallo scaffale a destra della mia libreria. Durante questa rilettura mi sono detta che la tua cifra stilistica è stata notevole. Se mi soffermo su questo pensiero smetterei di scrivere all’istante, ma ciò non è per me possibile.

Mi voglio dunque accomiatare con una citazione di un famoso scrittore e poeta austro ungarico che ti indicherà la ragione di questa mia impossibilità:

Poesia è malattia

[da Conversazioni con Kafka, Gustav Janouch] (citazione che, forse, vorrò approfondire in un futuro post).

[nella foto prima stesura della poesia Ho sceso dandoti il braccio un milione di scale]

Il futuro ha un cuore antico

Le vere rivoluzioni, quelle che veramente fanno evolvere l’umanità, sono soltanto trasformazioni, dolorosissime, di ciò che i secoli hanno reso obsoleto. Cambieranno le tecniche, i valori, la visione del mondo, ma l’essenza dell’arte, quella che esprime l’uomo interiore sarà sempre la stessa: il poeta più moderno e rivoluzionario, esprimerà le stesse cose che Omero, Dante, Leopardi ci hanno lasciato nella loro poesia. Per dirla con Ungaretti: il futuro ha un cuore antico.

[cit. Giuseppe Bartolotta]

 

Neanche una stella ha un simile cammino

Come potrebbe accaderti ciò che ora
illumina la notte non avessi tu il candore?
Vedi, il Dio che tuonava sulle genti
si fa mite e viene in te nel mondo.

Lo hai immaginato più grande?

Che cosa è grande? Attraversa ogni misura
e l’abolisce, con una linea retta, il suo destino.
Neanche una stella ha un simile cammino.
Guarda, questi re sono grandi

e trascinano a te, innanzi al tuo grembo

tesori che loro reputano i più grandi
e tu forse stupisci a tal doni—:
ma guarda nelle pieghe del tuo panno
com’egli ora già tutto sopravanza.

Tutta l’ambra che per i mari si trasporta,

ogni monile d’oro e quel sottile aroma
che si diffonde nei sensi e li conturba,
tutto questo fu rapido e fugace
e alla fine non resta che rimpianto.

Ma (tu vedrai): Egli fa gioire.

 

Nascita di Cristo. R.M. Rilke

Le sette note del contrappasso

Il contrappasso come pena e come passo di danza. Tutto questo è ben sviluppato nel libro di Matteo Bordiga e nelle ballate del CD allegato.

È forte e chiara l’impronta di deandreiana memoria di questo lavoro, musicale ed editoriale, che reputo decisamente di ottimo livello. Le poesie (quasi tutte in forma di ballata) si leggono da sole e sono piene di spunti di riflessione sulla vita vera, vissuta, con le sue luci e le sue ombre. L’incanto avviene poi con l’ascolto delle stesse, musicate e cantate egregiamente da vari musicisti di diversa estrazione ma di eguale bravura. Un CD che è una vera rivelazione al primo ascolto e che si riascolta più e più volte, non solo per il piacere della musica, ma soprattutto per riflettere sulla difficoltà dell’essere umano di mantenersi integro ed in equilibrio con la mente e con il cuore.

Sono tantissime le citazioni che potrei proporvi come aforismi ricchi di significato ma che, ovviamente, non rivelerò per non guastare la sorpresa del vostro ascolto e della personale lettura. Mi limito quindi, dicendovi che vi si aprirà una finestra sulla realtà, tanto antica quanto attuale, che potrebbe/dovrebbe indurvi a pensare e riconsiderare la vita, vostra e altrui, e ripensare il cammino che avete intrapreso per capire meglio chi siete e dove state andando. E come solo i migliori poeti sanno fare, vi si paleserà uno sguardo disincantato, quindi sia dolce che implausibile, sul mondo interiore così come sulla realtà che ci circonda. E tra i nostri fantasmi e le nostre paure, ci apparirà, tra i versi e le note, uno spiraglio di nuova luce.

Luce, sì, come quella del Natale. E se avete bisogno ancora di qualche regalo, per voi stessi e per gli altri, non esitate a procurarvi Le sette note del contrappasso giacché, ve lo assicuro, non ve ne pentirete.