Poetry for a change

While I was in London last week to visit the London Book Fair, I decided to attend the meeting Poetry for a Change which was held at the Poets’ Corner, introduced and moderated by Ali Richardson.

It was an hour of sheer delight in which I discovered a new way to use poetry for the wellbeing of people who are neither experts nor able to write and appreciate poetry.

A quote by Hafiz of Shiraz summarizes the main message of the meeting held by William Sieghart (founder of the National Poetry Day) and Jane Davis (creator of The Reader)

I wish I could show you, when you are lonely or in darkness, the Astonishing Light of your own Being!

How can it be done? I already knew that poetry can enlighten both our souls and lives, but I found out that there are some shared reading groups which can help the participants, after listening to poems read aloud, together with literature properly chosen, to express their deepest feelings, either joyful or sad. In addition, all the members of the group can share their own feelings with others so to be understood and cheered up, if necessary. In any case feel better, gradually recovered and innerly healed. Shared reading has been proven to promote better health and well-being, together with increasing social inclusion.

Of course, the poems must be chosen carefully and, for this purpose, it can be used the book The Poetry Pharmacy by William Sieghart.

I am considering of organizing such a group where I live and I will propose that experience at the library committee which I am a member of.

I also wondered which was the poem that I consider powerfully healing for me and I had no doubt in choosing it:

This lonely hill was always dear to me,

and this hedgerow, which cuts off the view

of so much of the last horizon.

But sitting here and gazing, I can see

beyond, in my mind’s eye, unending spaces,

and superhuman silences, and depthless calm,

till what I feel

is almost fear. And when I hear

the wind stir in these branches, I begin

comparing that endless stillness with this noise:

and the eternal comes to mind,

and the dead seasons, and the present

living one, and how it sounds.

So my mind sinks in this immensity:

and foundering is sweet in such a sea.

[L’infinito by Giacomo Leopardi]

(translated by Jonathan Galassi)

Jack London, centenario della sua morte

Era il 22 novembre 1916. Mia nonna aveva sei anni ed anche Jackdt-common-streams-streamserver London era giovane: ne aveva solo quaranta. E quel giorno, cento anni fa, morì.

Un grande scrittore, accusato di essere un autodidatta, ma molto bravo a mettere a nudo la natura umana. Questo lo rende tuttora attuale perché, solo apparentemente, scrisse libri cosiddetti d’avventura. L’unica avventura che realmente descrisse fu quella umana, ragion per cui, se si ha la capacità di andare oltre il contesto, si può sempre apprezzare la sua profondità intellettuale.

Io non potrò mai dimenticare le lacrime versate nella mia infanzia durante la lettura di Zanna Bianca e de Il richiamo della foresta. Più tardi, in età adulta, ho potuto apprezzare altri racconti e romanzi, per fortuna in lingua originale, con il suo inglese pulito, asciutto e preciso in grado, solo con le necessarie parole, di descrivere l’animo umano, i sentimenti, le contraddizioni; come un bravo pittore che, con poche pennellate, precise e sicure, è in grado di trasmettere emozioni forti con quadri intramontabili.

Egli affermò che

L’immaginazione creativa è più vera della voce stessa della vita.

È una frase semplice da comprendere ma, per scrittori, poeti ed anche altri artisti, è un esergo per tutte le opere che il proprio talento può partorire. Aveva capito tutto della scrittura. Ed infatti ancora oggi ne parliamo, lo leggiamo, lo celebriamo.

Grazie Jack per i tuoi libri. Non invidio solo quelli, ma anche il tuo scrittoio; da quando studiavo a Londra ne vorrei anche io uno così, d’epoca. Forse un giorno lo troverò.

Poesia, musica, vita e luce.

Leonard Cohen e le sue canzoni mi riportano inevitabilmente alla mia gioventù quando, ancor più di oggi, mi nutrivo di poesia e musica. La sua voce profonda ed inconfondibile e le canzoni un po’ monotone musicalmente, sono state una vera educazione alla poesia in musica ed un esercizio piacevole ed efficace per l’apprendimento dell’inglese. Anche Dylan ha accompagnato i miei giorni giovanili, ma i testi di Cohen erano molto più vicini al mio modo di essere.9464e003-7bd5-4be6-b3dd-76198dbe415f-2060x1236 Suzanne cantata da De André (per chi non lo sapesse) è stata composta dal cantautore canadese che voglio salutare con le sue stesse parole che ho sempre ritenuto illuminanti, fin da quando le lessi la prima volta, e che non ho mai dimenticato

C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.

Grazie Leonard della tua poesia intimista e della tua musica lenta; sottofondo di tanta malinconia giovanile ma anche di momenti di splendore e luminosa serenità.

Perle di mare

Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto è il titolo di un libro che raccoglie passi non commentati di lettere ed altri scritti di Virginia Woolf in materia di scrittura.

Il titolo è accattivante e i contenuti tuttora attuali perché sempre identico è ilperle di mare 3 processo della scrittura. Ai nostri tempi lo trasformerei facilmente il “spegnere la tecnologia e guardare il mondo” intendendo per mondo ciò che ci sta proprio attorno, molto vicino. E come non menzionare il mondo interiore?

È un libro da tenere a portata di mano e che si presta ad una lettura a piccole dosi, ispirata come può esserlo la lettura poetica o comunque altamente profonda. Personalmente, sto riscoprendo Virginia Woolf nella seconda metà della vita, e mi accorgo di capirla e apprezzarla meglio ora di quando la lessi e studiai in gioventù a Londra, nella sua città, dove ogni tanto amavo fare una capatina nella sua Bloomsbury.

Consiglio davvero la lettura di questo libro a chi scrive, ma anche agli amanti della lettura consapevole. È stato così difficile scegliere un passo significativo che ho dovuto meditare per qualche giorno prima di decidermi a condividere questo breve frammento, che rende perfettamente chiaro e vivido il sentire profondo della scrittura:

Domani riceverò una lettera da Ethel. Mi vestirò lentamente; perderò tempo a parlare; ascolterò notizie sul funerale […] metterò la mia tavola per scrivere sulle ginocchia; e mi immergerò, come una sommozzatrice, con molta cautela nell’ultima frase che ho scritto ieri. Poi, dopo venti minuti forse, o magari di più, vedrò una luce nel profondo del mare, e mi avvicinerò furtivamente…poiché le nostre frasi sono solo approssimazioni, una rete lanciata su perle di mare che potrebbero svanire; e che, una volta riportate in superficie, saranno completamente diverse da come le avevo viste sott’acqua. (a Ethel Smyth, 28 settembre 1930)

Penso che chiunque si sia messo seriamente a scrivere, con coscienza e serietà, un testo poetico e/o di narrativa, ne possa convenire.

Un libro ancora attuale nei contenuti, ma che ha risvegliato in me una sincera nostalgia per quei tempi così intrisi di sana lentezza, apprezzamento e adesione alla realtà interiore ed esteriore. Essere consapevoli nel presente e passarci attraverso. Un insegnamento umano, oltre che artistico, del quale fare tesoro.