Luce e fiamma

cavallaro_ luce e fiammaÈ in libreria la mia nuova raccolta poetica. È intitolata Luce e fiamma.

La luce e la fiamma, come spiego nell’introduzione, sono alla fine il dritto e il rovescio della stessa medaglia. E, come ben introdotto nella prefazione di Michele Delpiano, in questa raccolta è forte la spinta spirituale, la ricerca interiore di una consapevolezza originaria, ma spesso non riconosciuta. In breve, la luce e la fiamma si fondono, così come nella nostra condizione spirituale e carnale al contempo. Ho scelto di mettere in esergo versi di Amelia Rosselli e Cesare Pavese, due figure significative della mia adolescenza e giovinezza.

Vi segnalo Luce e fiamma: sprazzi di luce, a tratti algidi e in altri impetuosi, che mi auguro possano illuminarvi e suscitare in voi riflessione, incanto e disincanto.

Infine, come ben descritto sulla pagina web di Leone Editore, la raccolta ha come filo conduttore l’amore in senso lato e il dolore riconoscibile e condivisibile in realtà antiche e moderne.

Presente in libreria e ordinabile sulle principali piattaforme librarie.

Nell’invitarvi a guardare il booktrailer, vi ringrazio per il tempo che mi avete dedicato.

 

Poesia e Pace

Questi giorni appena trascorsi, così uggiosi, semibui, con il cielo ingombro di nubi pesanti che mi schiacciavano fin dentro, mi hanno fatto sperimentare ancor di più la pesantezza e la gravità del nostro presente.

Sono stati giorni in cui l’esordio è stato principalmente sgomento e angoscia, seguiti poi da rabbia. In questi giorni pensavo che davvero la questione religiosa fosse al primo posto, anche se il mio intuito mi indicava che qualcosa non tornava. Il resto è storia, e ben conosciuta, dettagliata, fin troppo riproposta e approfondita dai media.

Domenica scorsa mi è tornata in mente una poesia che abbiamo condiviso tempo fa agli incontri settimanali di Tai-Chi. Si tratta di letteratura araba, antica e recita così:

Il mio cuore è divenuto capace
di accogliere ogni forma:
è un pascolo per le gazzelle,
un convento pei monaci cristiani,
è un tempio per gl’idoli,
è la Ka’ba del pellegrino,
è le tavole della Torah,
è il libro sacro del Corano
Io seguo la religione d’Amore,
quale che sia mai la strada
che prende la sua carovana:
questo è mio credo e mia fede.

(Ibn ‘Arabi 1165-1240)

Avrei voluto farla leggere ai terroristi; mi domandavo se già la conoscessero, magari dai tempi della scuola. Fortemente la spinta alla lettura e alla scrittura poetica si presentò alla mia mente e al mio cuore. Ancor di più di quel che è abitudine, pressoché giornaliera, per me.

1426157929E vorrei gridare a gran voce, scrivere sui muri: leggete poesia, scrivetela, nutritevi di versi illuminanti, interpretate la realtà e interiormente indagate voi stessi alla luce di ciò che la poesia vi lascia.

Un paio di giorni fa, il nostro Presidente della Repubblica, ha invitato tutti a ritornare e ripartire dalla cultura. È un saggio consiglio. E, ancora una volta e sempre, sono convinta che la bellezza ci salverà.

(E la poesia è bellissima anche in inglese)

 

Il racconto è servito

Se siete in partenza per le ferie estive e vi siete dotati di un e-book reader o di un tablet per viaggiare leggeri, potete aggiungere alla vostra collezioneConcorso letterario 2015 una raccolta di racconti che hanno come filo conduttore il cibo. Essi sono stati selezionati nell’ambito del concorso letterario “Il racconto è servito” organizzato dall’associazione Farhrenheit451 con il patrocinio della Biblioteca Civica di Vimercate.

Essendo stata, per il secondo anno consecutivo, membro della giuria, vi assicuro che i racconti erano tanti e molto belli, perciò la scelta non semplice. Vi consiglio questa agile lettura perché vi arricchirà pur distendendovi. Il tema di partenza è il cibo in tutte le sue possibili interpretazioni. Pleonastico dire che vi troverete storie di cibo per il corpo, ma anche per l’anima e per la mente; oltre a spaccati di memorie molto commoventi.

Come procurarselo? È gratuito e per tutti. Non è richiesta l’iscrizione né all’associazione e neppure alla biblioteca. Basta essere affamati di letture e scaricarlo direttamente da questo link.

Buone vacanze e buona lettura!

Per un solo verso

Ho aspettato qualche giorno, dopo la notizia della morte improvvisa di Gianmario Lucini, per scrivere un pensiero di commiato.gianmario-lucini-10308361_10202989126080584_2658143461675411149_n1

Interdetta e basita, consapevole che in una situazione così qualsiasi pensiero e parola sembra stonata e fuori luogo, voglio ricordarlo. Solo un paio di giorni prima aveva inviato una mail commovente nella quale invitava a riflettere sulle ultime parole di Reyhaneh Jabbari.

Ci mancherà la sua poesia, la sua voce letteraria e non solo, la sua disponibilità, le sue iniziative, il suo impegno, la sua lucidità. Io voglio ringraziarlo pubblicamente per le opportunità che mi ha dato e per la fiducia che ha riposto in me e nella mia scrittura.

Voglio dedicargli un brano di Rilke, avendo nel cuore il dispiacere che si prova per un uomo speciale che ha lasciato un grande vuoto.

Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lontano, a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo, a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò. Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si schiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

Da “I quaderni di Malte Laurids Brigge” di R. M. Rilke