Oggi è una giornata indicata per riprendere a scrivere in questo spazio che è stato silenzioso per troppo tempo. La vita, d’altronde, non è stata gentile con me e ora che si è creato il vuoto, dentro e fuori di me, anche questo sarà uno strumento per riempire spazi interiori ed esteriori.
Di questa giornata ho ricordi di tante commemorazioni negli anni ’90. Con e dopo la droga è arrivato lui, il virus, e ha portato via tantissimi giovani. Ma al telegiornale di quest’oggi hanno dato un ritratto del tutto diverso spiegando che non solo le cure efficaci ci sono, ma c’è modo anche di annullare i contagi e di avere figli sani in sicurezza. Queste sono notizie bellissime. Sullo stigma verso l’AIDS non so se sono stati fatti significativi passi avanti.
Il pensiero oggi va inevitabilmente a questa giornata. Io proseguo nella revisione di un testo che racconta quei tempi tristi, senza speranza e senza cura. E se questa narrazione potrebbe sembrare anacronistica, e quindi non necessaria, poco importa. Lo devo a tutti gli occhi fieri di giovani disarmati che ci hanno lasciato troppo presto.
