Il tiramisù di Süskind

In questo post voglio presentarvi Lucia Gaiotto, una cara giovane amica, photogiornalista, docente della scuola Holden di Torino, appassionata di cibo e cucina, nonché promettente scrittrice. Ma non voglio svelarvi troppo, potete approfondire leggendo l’intervista che segue. E se desiderate conoscerla di persona, perché non partecipare a questo interessante corso? Buona lettura!

Qualche parola per presentarti ai miei lettori…

Mi chiamo Lucia, mi sono diplomata alla Scuola Holden, dove attualmente lavoro nella Didattica e come docente dei corsi serali. Scrivo per Dissapore e per la sezione on-line del food magazine Dispensa. Ho scritto diversi testi teatrali e trovate alcuni miei racconti nei libri della collana Save the Parents, edita da Feltrinelli. Sto lavorando al mio primo romanzo. Amo i gatti, il burro e la pioggia.

Nudaperla è il tuo blog: perché questo titolo e di che cosa scrivi?

Le perle sono da sempre simbolo di eleganza e di bellezza, pur trovandosi nelle ostriche. Bruttine a vedersi, le ostriche sono da sempre sinonimo di ricercatezza e di nutrimento per l’eros e l’anima. Ecco, Nudaperla vuole essere un luogo in cui parlare di cibo, ma in cui il cibo diventa sempre veicolo di qualcos’altro. Un po’ come le ostriche, che dentro nascondono nutrimento e perle.

Mi pare di capire che le tue passioni principali siano la scrittura e la cucina: cos’hanno in comune, secondo te?

Oserei dire che sono le mie due ossessioni. In comune hanno moltissimo: sono entrambi due atti di creazione, eppure entrambi artigianali nel loro richiedere olio di gomito e disciplina. Una torta non esiste senza burro e zucchero così come un racconto non esiste senza trama e personaggi. Allo stesso tempo, una torta è molto di più dei suoi singoli ingredienti, così come un racconto è trasformazione, reinvenzione, impastare il materiale della quotidianità per creare mondi e universi paralleli.

Quando ritroviamo il cibo nei libri, ad esso quasi sempre è associato un secondo significato. Sei d’accordo?

Assolutamente. Parlare (e scrivere) di cibo significa sempre parlare d’altro: di noi stessi, dell’amore, della famiglia, delle differenze che ci allontanano e ci uniscono. Scrivere di cibo significa sempre partire da qualcosa di molto concreto e fisico per arrivare a sentimenti ed emozioni. Che poi è lo scopo della letteratura: partire dall’esperienza particolare, dalle piccole cose, per arrivare all’universale, al condivisibile.

Il 20 e 21 febbraio terrai un corso di scrittura presso Eataly a Milano dal titolo Il tiramisù di Süskind. Perché questo titolo e di cosa tratterai?

1450245314_12307358_10208085050993274_6658705481635843327_oCome avrebbe descritto Süskind un tiramisù? Di certo non avrebbe scordato di parlare dell’odore di caffè, del profumo di marsala. L’idea alla base del corso è quella di partire da narrazioni che hanno al centro al cibo e di capire come in realtà svelino molto più di quel che sembra sulla natura umana e sulle nostre vite. Leggeremo Hemingway, ma anche Isabel Allende, guarderemo Nora Ephron e Julia Child, ascolteremo Proust e Vianne Rocher. Scopriremo come le storie non siano altro che ricette e le ricette non siano altro che storie. Impareremo i trucchi di chi scrive di cibo per portarli nei nostri racconti (che parlino di cibo o meno), rendendoli vivi, croccanti, profumati. Leggeremo tanto, scriveremo di più, e probabilmente ci verrà una gran fame di storie.

A chi potrebbe interessare e come iscriversi e partecipare?

A chi ama le storie che parlano di cibo; a chi quelle storie vorrebbe scriverle; a chi vuole scrivere e basta, non importa se di cibo o di alieni; a chi cucina invece di andare in palestra; a chi invece dei diamanti sogna caviale e tartufi. Per partecipare è sufficiente compilare la scheda anagrafica sul sito della Scuola Holden. Ah, se temete che vi venga troppa fame non vi preoccupate. Siamo pur sempre da Eataly: troveremo di che sfamarci.

Lascia un commento