Se tu parlar sapessi, io chiederei

La luna era piena e già alta nel cielo quasi nero di una serata dicembrina gelida e fosca.

Non è stata fotografata, ma solo ammirata per un po’.

Nel silenzio della sera essa spargeva dolcezza e pace.

Un silenzio così lieve e luminoso da risultare quasi fastidioso. I pensieri si affollavano veloci nella mente stanca. Ricordi sopiti e antichi riempivano gli occhi appesantiti dalla sottile sonnolenza.

La luna sale e scende ogni sera dalla creazione del mondo.

Ha ispirato poeti, scrittori, amanti e musicisti. Ha lenito il trapasso di agonizzanti senza speranza e guidato il cammino di fuggiaschi disperati.

untitledCon la sua luce unica ed inconfondibile, ci tiene tuttora compagnia nelle nostre serate tecnologiche, accoglie il pianto di cene solitarie, sorride maternamente a neonati ancora sporchi e insanguinati, e alle loro madri stremate dal parto.

Ci guida, ci suggerisce illuminanti pensieri.

Con gentilezza allevia le nostre tristezze e il tempo passa con più lievità.

 

Nasce per noi?

Il traffico è intenso e frettoloso. Non sono riuscito a comprare tutto, mi manca un regalo e non trovo ciò che esattamente voglio. La fila alla cassa è interminabile e devo ancora provvedere alla spesa per il pranzo. Farò solo dieci antipasti? Non so decidermi. Che stress però il Natale. E non posso dimenticarmi nulla, tranne che… Nasce per noi? E poi, sì ho fatto gli auguri 2a30f0_a8d76ec86d8245a7ae042ee8094d4e08alla collega di lavoro che non sopporto e al mio capo che non stimo e mi urta costantemente con il suo modo di fare. Ma se l’ho fatto è per convenzione e convenienza, senza sincera intenzione, e neppure voglia di migliorare realmente le cose. Che cos’è il Natale io non l’ho ancora capito. Nascerà anche per noi, questo Gesù del quale mi hanno raccontato soprattutto nella mia infanzia ma…a me che mi cambia?

Comunque, io so solamente che sono assuefatto dalle notizie alla televisione che mi lasciano inerme. Guerre, persecuzioni, violenze, reati di ogni genere, povertà, giovani allo sbando, droga e perdizione. E allora? Che ci possiamo fare noi? Se questo figlio di Dio che nasce oggi è così onnipotente perché non sistema tutto lui? Sarebbe così semplice e lineare, mi sembra. E il 13 novembre, giorno nefasto dell’attentato a Parigi, Gesù dov’era?

Mi dicono che oggi è un giorno luminoso, non banale, bensì ricolmo di Luce Divina. Dovrebbe dunque illuminare le nostre menti e i nostri cuori? Rinnovarci, cambiarci, migliorarci. Peccato che quello che questo comporta è troppo gravoso e impegnativo per me. Non m’interessa cambiare, mettermi in discussione, migliorare le cose. Meglio lamentarsi e puntare il dito contro qualcun altro che è senz’altro più responsabile di me.

La carezza di Dio mi fa paura. È una mano così luminosa che m’intimorisce. Intanto mangio un cioccolatino. Poi, non so. Boh!

Quindi, nasce per noi?

[riflessioni in ordine sparso e libera interpretazione di ciò che ho osservato e sentito nell’ultima settimana]

Poesia e Pace

Questi giorni appena trascorsi, così uggiosi, semibui, con il cielo ingombro di nubi pesanti che mi schiacciavano fin dentro, mi hanno fatto sperimentare ancor di più la pesantezza e la gravità del nostro presente.

Sono stati giorni in cui l’esordio è stato principalmente sgomento e angoscia, seguiti poi da rabbia. In questi giorni pensavo che davvero la questione religiosa fosse al primo posto, anche se il mio intuito mi indicava che qualcosa non tornava. Il resto è storia, e ben conosciuta, dettagliata, fin troppo riproposta e approfondita dai media.

Domenica scorsa mi è tornata in mente una poesia che abbiamo condiviso tempo fa agli incontri settimanali di Tai-Chi. Si tratta di letteratura araba, antica e recita così:

Il mio cuore è divenuto capace
di accogliere ogni forma:
è un pascolo per le gazzelle,
un convento pei monaci cristiani,
è un tempio per gl’idoli,
è la Ka’ba del pellegrino,
è le tavole della Torah,
è il libro sacro del Corano
Io seguo la religione d’Amore,
quale che sia mai la strada
che prende la sua carovana:
questo è mio credo e mia fede.

(Ibn ‘Arabi 1165-1240)

Avrei voluto farla leggere ai terroristi; mi domandavo se già la conoscessero, magari dai tempi della scuola. Fortemente la spinta alla lettura e alla scrittura poetica si presentò alla mia mente e al mio cuore. Ancor di più di quel che è abitudine, pressoché giornaliera, per me.

1426157929E vorrei gridare a gran voce, scrivere sui muri: leggete poesia, scrivetela, nutritevi di versi illuminanti, interpretate la realtà e interiormente indagate voi stessi alla luce di ciò che la poesia vi lascia.

Un paio di giorni fa, il nostro Presidente della Repubblica, ha invitato tutti a ritornare e ripartire dalla cultura. È un saggio consiglio. E, ancora una volta e sempre, sono convinta che la bellezza ci salverà.

(E la poesia è bellissima anche in inglese)