A Pasqua illuminanti pensieri rielaborati leggendo Thomas Merton

Prega per trovare te stesso

Esiste un punto in cui io posso incontrare Dio in un reale e sperimentale contatto con la sua infinita attualità: è il punto in cui il mio essere contingente dipende dal suo amore.

Se, come i mistici d’Oriente, riuscirete a cacciare dalla vostra mente ogni pensiero e ogni desiderio, potreste ritirarvi nel centro di voi stessi e concentrare tutto ciò che è in voi sul punto immaginario in cui la vostra vita si sprigiona da Dio; pure non troverete Dio. Nessun esercizio naturale può portarvi in contatto vitale con Lui. Se egli non proclama il suo nome nel centro della vostra anima, voi non lo conoscerete più di quanto una pietra non conosca il terreno su cui giace nella sua inerzia.

La nostra scoperta di Dio è, in un certo senso, la scoperta che Dio fa di noi. Non possiamo salire in cielo per trovarlo, perché non abbiamo modo di sapere dove sia il cielo o che cosa sia. Egli scende dal cielo e ci trova. Egli ci guarda dagli abissi della sua infinita attualità, che è dovunque, e il fatto stesso che egli ci guarda ci comunica una realtà superiore in cui a nostra volta lo scopriamo.

In quel momento il punto del nostro contatto con lui si schiude, e noi passiamo per il centro della nostra anima ed entriamo nell’eternità.

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Semi di contemplazione

Ogni momento e ogni evento della vita di ogni uomo sulla terra getta un seme nella sua anima. Come il vento trasporta migliaia di visibili e invisibili semi alati, così il flusso del tempo reca con sé germi di vitalità spirituale che si posano, impercettibili, nella mente e nella volontà degli uomini. La maggior parte di questi innumerevoli semi muore e va perduta, perché gli uomini non sono preparati a riceverli: tali semi infatti possono germogliare soltanto nella buona terra della libertà e del desiderio.

La mente prigioniera del proprio piacere, la volontà schiava del proprio desiderio non possono accogliere i semi di un piacere più alto, di un desiderio soprannaturale.

Come posso io ricevere i semi della libertà se sono innamorato della schiavitù, e come posso nutrire il desiderio di Dio se sono colmo di un altro e opposto desiderio? Dio non può porre in me il seme della Sua libertà, perché io sono prigioniero e non desidero neppure essere libero.

Se cercassi Dio, ogni evento ed ogni momento seminerebbero, nella mia volontà, grani della Sua vita, grani che un giorno fiorirebbero in una messe meravigliosa.

Perché l’amore di Dio che mi scalda nel sole, è l’amore di Dio che mi manda la pioggia gelida. E’ l’amore di Dio che mi nutre nel pane che mangio, ed è Dio che mi nutre anche con la fame e il digiuno. E’ l’amore di Dio che manda i giorni d’inverno quando sono raffreddata e ammalata, e l’estate torrida quando sono affaticata e ho gli abiti inzuppati di sudore: ma è Dio che respira su di me con il vento appena percettibile del fiume, con la brezza del bosco. Il Suo amore allunga l’ombra del sicomoro sopra la mia testa e manda lungo i campi di grano l’acquaiolo con un secchio riempito alla sorgente, mentre i lavoratori riposano e i muli stanno sotto l’albero.

E’ l’amore di Dio che mi parla negli uccelli e nelle acque dei fiumi, ma anche dietro il clamore della città Dio mi parla nei Suoi giudizi, e questi sono tutti semi mandati a me dalla Sua volontà.

Se in ogni cosa io considero soltanto il caldo e il freddo, il cibo o la fame, la malattia o la fatica, la bellezza o il piacere, il successo e l’insuccesso o il bene e il male materiali che le mie opere mi hanno procurato per mia volontà, troverò vuoto soltanto, non felicità.

Ma in tutto ciò che avviene, mio solo desiderio e mia unica gioia dovrebbero esser il sapere: “Questo, Dio ha voluto per me. In questo trovo il Suo amore, e nell’accettarlo io posso restituirgli il Suo amore, darmi con esso a Lui e crescer nella Sua volontà alla contemplazione, che è vita eterna.”


(Riassunto liberamente tratto da Semi di contemplazione di Thomas Merton)