Vivere la poesia

Il poeta Charles Bukowski, scrisse un aforisma che ritengo condivisibile:

Scrivere poesie non è difficile, è difficile viverle.

Quante considerazioni si possono fare su un pensiero così? Bisogna aver vissuto quello su cui poi si compone; ma da poeta, potrei anche leggere versi di altri, poeti classici o meno, e ben comprendendo e facendo mio un verso, se non un intero componimento, non riuscire a tradurlo nella realtà. Magari un verso veramente illuminante, che però non mi cambia realmente la mente e il cuore a sufficienza; e la parola resta così sterile e non riesce a portare frutti nella vita, concretamente. Scrivere poesie e viverle in modo unitario può essere possibile solo per geni, o quantomeno anime elette, illuminati: insomma, per capirci, di Giacomo Leopardi ne abbiamo avuto solo uno.

Un altro modo, a mio parere curioso ma molto utile, che il poeta ha di vivere la poesia, è quello di associarla alla realtà e ad altre arti. Ed ecco che una musica può ispirare, piuttosto che la natura o un fatto di cronaca. Un quadro può rappresentare l’input per comporre, così come la lettura di una poesia può far pensare ad un quadro. (Seguendo la formula oraziana ut pictura poieis e il detto di Simonide di Ceo: la pittura è una poesia muta e la poesia, una pittura parlante).

Come è successo a me questa mattina. Ed ecco che questa commistione è illuminante e piena di energia positiva. Leggi i versi e contempli il quadro, e viceversa. In un’uggiosa ed umida domenica di fine gennaio vi propongo entrambi. E per favore, ditemi cosa ne pensate: quanto è difficile vivere la poesia?

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Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent’anni.
Un po’ smemorata, come tu sarai allora.

 

(A. BERTOLUCCI, da La capanna indiana, Garzanti, 1973, pag. 25)

Lettera di una sconosciuta

Un piccolo inquietante libro che, se letto, non si può dimenticare, nel bene e nel male. Una storia che non ritengo romantica, dal ritmo incalzante, nonostante si tratti di un monologo in forma di lettera.cover

Una penna graffiante quella di Zweig, che ha avuto la magistrale capacità di svelare a poco a poco, sviscerando però da subito l’angoscia e la paranoia, scendendo sempre più nell’intimo della psiche e dei sentimenti dell’unica e sconosciuta protagonista.

Questo minuscolo testo ha suscitato in me molte sensazioni altalenanti: rabbia, perplessità, pena, smarrimento.

Non importa che sia ambientato in una Vienna degli anni venti, perché l’amore assoluto e malsanamente ossessivo che contraddistingue questa storia è purtroppo senza tempo, e il labirinto di angoscia e perdizione è molto attuale, sebbene i risvolti possano essere di natura differente e il gioco delle parti drammaticamente ribaltato.

Le pagine sono poco più di un’ottantina ma è un testo, a mio avviso, da approcciare a piccole dosi.

Tempus fugit

download (1)Dove sta il confine tra l’inizio e la fine? Che senso ha dare addio ad un anno vecchio per accoglierne uno nuovo? Siamo già immersi nell’eternità, se consideriamo il tempo un’estensione dell’anima. Ma l’anima, comunque avvolta dal tempo, è soggetta ad un inizio ed una fine. Come camminare ed evolversi transitando nel nostro tempo, camminando sulla sua sottile linea, che delinea punti di riferimento che ci servono, principalmente, per non sprofondare in una voragine di eternità che ci procura panico e senso di vuoto? Abbiamo bisogno di riti e di regole, volenti o nolenti, per mantenere in noi stessi e nella nostra realtà un senso di equilibrio, che ci consenta di non perderci.

Queste sono trappole mentali, a pensarci bene. Ma ci sono necessarie per gestire il tempo e tutto ciò che esso contiene. Il nostro sguardo interiore non ci consente, se non in alcuni sprazzi di illuminazione, di guardare troppo in là, pena il nostro smarrimento in territori a noi troppo ignoti, in questa nostra dimensione terrena.

L’omega e l’alfa s’incontreranno tra poche ore, in questa notte. E nell’ebrezza dei festeggiamenti neutralizzeremo il senso di panico che, altrimenti, potrebbe coglierci di sorpresa e fare man bassa della nostra serenità. Oppure, potremmo anche scegliere il silenzio e la solitudine. Non per una protesta antisociale, ma per fare il punto della nostra vita. Collocarci in un presente senza fine, capire dove siamo diretti, come intendiamo proseguire nella nostra vita.

Comunque la pensiate, buon anno a tutti. Ma proprio tutti. A prestissimo.

Se tu parlar sapessi, io chiederei

La luna era piena e già alta nel cielo quasi nero di una serata dicembrina gelida e fosca.

Non è stata fotografata, ma solo ammirata per un po’.

Nel silenzio della sera essa spargeva dolcezza e pace.

Un silenzio così lieve e luminoso da risultare quasi fastidioso. I pensieri si affollavano veloci nella mente stanca. Ricordi sopiti e antichi riempivano gli occhi appesantiti dalla sottile sonnolenza.

La luna sale e scende ogni sera dalla creazione del mondo.

Ha ispirato poeti, scrittori, amanti e musicisti. Ha lenito il trapasso di agonizzanti senza speranza e guidato il cammino di fuggiaschi disperati.

untitledCon la sua luce unica ed inconfondibile, ci tiene tuttora compagnia nelle nostre serate tecnologiche, accoglie il pianto di cene solitarie, sorride maternamente a neonati ancora sporchi e insanguinati, e alle loro madri stremate dal parto.

Ci guida, ci suggerisce illuminanti pensieri.

Con gentilezza allevia le nostre tristezze e il tempo passa con più lievità.