Festa del lavoro

Primo maggio: festa del lavoro. Quello vero, quello che richiede fatica, sia essa fisica o intellettuale.   Se si è fortunati, quasi sempre remunerato su base mensile; in ogni caso con certezza e regolarità.  La scrittura non appartiene a questa categoria, se non per la fatica sia fisica che intellettuale. Ma non esiste, secondo me, l’idea di una pausa forzata come la festa del lavoro in un ambito così creativo come la scrittura.

Oggi, dove vivo io in Brianza, pioviggina. È una giornata uggiosa e molto umida. Quasi fosse il primo novembre, a dirla tutta. Io non patisco molto questo brutto tempo, se non per il fastidio alla mia schiena dovuto all’umidità. Mi rende più difficile stare alla scrivania e scrivere, un po’ a penna su uno dei tanti quaderni, un po’ a computer. Dipende su cosa sto lavorando.

Ecco, l’ho scritto, così di getto, con naturalezza. Sto lavorando. Quando l’idea arriva va sviluppata subito, quando le parole si fanno insistenti e urgenti bisogna dar loro vita. Molto spesso invece bisogna farsi violenza. Costringersi a buttare giù qualcosa che abbia un suo perché, un senso e una decenza. Non la sola lista della spesa. In queste giornate, che inevitabilmente possono capitare, si mantiene tutto al minimo. Ma quel minimo: una pagina, una poesia, un abbozzo di racconto è comunque prezioso. Rientra nella disciplina che, anche nel caos della scrittura, è necessaria.

Comunque sia: Buon primo maggio!

Guernsey e la magia delle parole

Sabato sera niente penna e carta, pc o libri. Troppo stanca. In questi casi un bel film è perfetto per me.

Sì, lo ammetto: ho un debole per i film immersi in un’ambientazione libresca, girati sia a Londra che negli incantevoli paesaggi inglesi.

Dunque Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey mi è subito sembrato molto singolare e interessante. Già dal titolo. Nell’atmosfera sia tragica che magica degli anni ’40, la significanza e la potenza della scrittura è indagata, omaggiata. È anche svelata la difficoltà e il coraggio per portarla avanti. In particolar modo con una manciata di frasi, pensate dalla scrittrice protagonista, che arrivano dritte dove devono, in modo forte e chiaro.

Ma siccome, com’è giusto e comprensibile, i lettori sono molto più numerosi e necessari per dare valore agli scrittori, in questo film giocano un ruolo altrettanto importante.

Dall’inizio alla fine si rappresentano i libri che svelano mondi, sia interiori che esteriori. Danno significato alla realtà. Annullano le distanze e avvicinano le persone che li amano. E ne necessitano.

In questo film (come spesso nella vita) tutto ciò farà da specchio ai sentimenti. E le scelte di vita saranno naturali e irrinunciabili.

Come aprire un libro e perdersi nel suo mondo.

https://www.bookroad.it/prodotto/le-rive-della-tua-giovinezza/

Anche leggendo il mio nuovo romanzo vi potrete perdere in un mondo solo apparentemente doloroso perché in verità pieno di luce e di speranza.

Scultura e scrittura

Anche ad una mostra d’arte, scultura neoclassica in questo caso, ho potuto imparare molte cose. Non solo e non tanto di pura storia dell’arte; neppure per la semplice ammirazione di opere così perfette, uniche, serenamente idilliache. Infatti, oltre a tutto ciò, trovo sempre spunti di riflessione per la scrittura.

È stato molto utile apprendere dal video tutorial come fosse la tecnica scultorea di base. Mi ricorderò che senza una struttura sottostante, solida e ben progettata, anche un testo scritto non regge. Ancor meglio: posizionerò con cura dei punti fermi che formeranno un reticolo; snodi narrativi che, come chiodi posizionati al punto giusto con precisione millimetrica, saranno i punti fermi che formeranno il perimetro narrativo che non mi farà disorientare e smarrire nel processo creativo.

Mi ricorderò di Thorvaldsen e lascerò qualcosa di grezzo, impercettibilmente non perfettamente lucidato; qualche nervatura sottile di parole appena suggerite.

Ma soprattutto, non dimenticherò mai la lezione di Antonio (Canova, è sottinteso; ma per le ammiratrici sincere come me, confidenzialmente: Antonio!). Terrò a mente la tua solitudine, anche, e forse innanzitutto, fisica; indispensabile e irrinunciabile, in modo particolare nella fase finale del lavoro scultoreo. Un lavoro di cesello così perfetto, da far vivere anche un freddo blocco di marmo bianco. E sai, Antonio, le parole che sembrano così duttili e leggere, a volte, possono essere durissime come il marmo. E si nascondono, refrattarie e mute. Difficili da trovare. E bisogna iniziare a scalpellare, esattamente come te, per dotarle di una presenza grafica, investirle della loro materialità e renderle disponibili alla manipolazione creativa. Costruire la poesia e la narrativa come una statua, che prende corpo con una determinazione e una fatica immensa.

Primavera di parole

Ci sono giorni pieni di acquerugiola. Pioggia incerta, leggera e fastidiosa, alternata a schiarite inaspettate e decise che spiazzano all’improvviso. Non sono giorni di pioggia battente e neppure di sole deciso.

Ci sono giorni proprio così, nei quali inaspettatamente la malinconia assale, e magari quando il cielo è azzurro e le nuvole sono solo soffice, candida meraviglia da ammirare.

Ci sono giorni che né la tristezza, né la contentezza si tramutano in parola, né scritta, né parlata. La poesia osserva attentamente poco più in là; il taccuino chiama, ma la mente e il cuore non sono allineati. Un senso di paralisi densa avvolge come una morsa. E la mano non ce la fa.

Ci sono giorni in cui bisogna solo saper aspettare che il vissuto interiore e la realtà esteriore, insieme al pensiero paralizzato, mutino: in lacrime, forse, o accennati sorrisi. Materia grezza da trasformare in vita nuova da narrare.

Ci sono giorni così. Difficili ma necessari per imparare ad aspettare, scavare, soccombere e risalire per seminare parole autentiche e scintillanti perché forgiate dalla fatica di scrivere e dallo spasimo di vivere.

Ci sono giorni.