We’ll miss you, Doris.

Immaginìfica e potente.

Grazie per le tue parole illuminanti e forti che hanno avuto, ma ancora hanno e sempre avranno, il potere di scandagliare le nostre paure, ingiustizie e pusillanimità.

Grazie per aver cantato, e a tratti urlato, il mondo bistrattato e variegato dell’universo femminile. doris_lessing

Grazie per il piccolo gioiello dal titolo Il quinto figlio: libro necessario sempre e che ti cambia per sempre, una storia morale e vera nella sua cruda umanità.

Grazie a te l’erba sta cantando sempre, James Somers tiene traccia nei suoi diari di pensieri e fatti che ci interpellano ancora, e Martha Quest rappresenta a tutt’oggi il senso di tutti i matrimoni (perbene) di questo mondo.

Grazie della tua grazia e della tua forza espressiva e lirica al contempo. Grazie della tua scrittura estremamente onesta, intelligente, seria e assolutamente devota alla verità.

Grazie per avermi tenuto compagnia, emozionato ed estasiato, nei miei giorni di studio londinesi.

Sempre appassionata e persuasiva, mi mancherai, piccola grande Doris.

Alice Munro

È lei la tredicesima scrittrice che ha ricevuto il Nobel per la letteratura, della quale mi ricordavo di avere un paio di libri che mi avevano colpito non poco. Ho dovuto cercare tra le doppie file della mia libreria e poi li ho ritrovati con piacere, e per farvi capire perché, parto subito in medias res condividendo con voi il paragrafo che segue:

I giovani mariti erano severi, in quei giorni. Pochissimo tempo prima, erano stati corteggiatori, personaggi quasi comici, titubanti e devastati dalla smania di sesso. Ora però, a letto caldo, si erano fatti risoluti e critici. Uscivano di casa ogni mattina, ben rasati, il giovane collo strizzato dal nodo della cravatta, ricomparivano la sera, pronti a dispensare occhiate di sufficienza alla cena e a spalancare il giornale, facendone una barriera contro il caos della cucina, i piccoli malesseri, le emozioni, i neonati. Quante cose avevano dovuto imparare, in poco tempo. Come lavorarsi il capo, e come dominare la moglie. Come mostrarsi autorevoli in materia di ipoteche, beni immobili, cura del prato, impianto fognario, politica, come pure riguardo al lavoro destinato a mantenere la famiglia per il successivo quarto di secolo. Solo alle donne dunque era concesso scivolare — durante le ore del giorno e sempre tenendo conto delle strepitose responsabilità scaricate sulle loro spalle dalla presenza dei bambini — in una sorta di seconda adolescenza. Una leggerezza dell’anima quando i mariti se ne andavano. Sognate ribellioni, raduni sovversivi, accessi di ilarità che riportavano ai tempi del liceo, muffe che fiorivano sui muri a spese dei mariti, nelle ore in cui loro erano fuori.

Questa è la cifra di Alice Munro, scrittrice canadese premio Nobel per la letteratura di quest’anno. Il racconto in questione è Quello che si ricorda. Lo trovate a pagina 216 di Nemico, amico, amante… nell’edizione tascabile edita da Einaudi nel 2003. Ho scelto questo racconto perché era quello che mi aveva colpito di più e che rende l’idea della capacità narrativa di Alice Munro.

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Una scrittrice che capisco quando dichiara di aver scritto racconti anche per praticità, dato che con tre figlie non è facile conciliare scrittura e famiglia. Condivido con lei anche la sua segretezza assoluta dei testi fino a quando non si è deciso interiormente di presentarli al mondo. Amo di lei la capacità di entrare nella psicologia dei personaggi e di costruirci attorno un contesto quasi disturbante, talmente è incisivo in alcuni passaggi fino all’estremo; operazione necessaria per portarci al dunque senza che neppure ce ne accorgiamo. Le sue parole incidono la realtà e restano nel cuore e nella mente del lettore, non è un caso che sia stata paragonata a Cechov della cui maestria non si può discutere.

Data l’età non ha potuto presenziare al conferimento del Nobel ma con voce commossa e umile ha dichiarato che era del tutto inaspettato e ha pensato a tutte le persone care, vive e scomparse, che sono o sarebbero state felici.

alice-munro-REG-INNELL-TORONTO-STAR-FILE-PHOTO-550x407Io personalmente attendo con trepidazione l’uscita prevista per il 22 ottobre per i tipi di Einaudi della sua prima raccolta di racconti, editata in Canada nel 1968 quanto aveva trentasette anni. È stata tradotta sempre da Susanna Basso, la sua traduttrice ufficiale, e in italiano porta il titolo Danza delle ombre felici.

E poi forse qualche nuovo libro. Poco prima dell’assegnazione del Nobel ha dichiarato che non avrebbe più scritto, forse anche per il lutto della morte del secondo marito Gerald Fremlin avvenuta solo qualche mese fa; sembra che adesso ci stia ripensando, e speriamo con esito positivo. Sarebbe un’opera della maturità che non potrà che stupirci favorevolmente, ma soprattutto arricchirci interiormente e letterariamente.

 

Nulla è cambiato

Qui giace come virgola antiquata

l’autrice di qualche poesia.

La terra l’ha degnata dell’eterno riposo, sebbene la defunta

dai gruppi letterari stesse ben distante.

Tu non ci sei più ma continuerai ad esistere attraverso le tue parole senza tempo: la forza della poesia, della tua poesia. Hai visto? Ho scelto per il titolo di questo articolo a te dedicato il primo verso di una tua poesia che ben descrive, come tutte le altre, il nostro mondo, l’essere umano.

Il fatto di averti scoperta tardi è stato alla fine un vantaggio perché, come tutti gli amori a prima vista, si è trattata di una tale folgorazione che mi ha portata a leggere tutte le tue poesie in blocco, sbancando tutte le biblioteche possibili nella zona in cui vivo. Non ho pianto come quando è morta Alda, ma era un po’ diverso, lei era di Milano, la mia città, e vivo ora con il rammarico di non averla incontrata nella sua casa sui navigli avendone avuto la possibilità negli anni ’90, il rimpianto di aver rifiutato l’invito di un amico. Ma poi mi dico che non fa molta differenza perché le poesie parlano più di mille incontri, e mi torna in mente che la mia amica polacca Agnieszka leggeva i tuoi versi quando studiavamo insieme a Londra, ma non ho mai approfondito, allora, come fossero quelle poesie scritte in una lingua per me incomprensibile. Persino la notizia della tua morte l’ho appresa tardi, quasi per caso, al telefono con mia cugina Tiziana che pure ama leggere poesia. Ma poco importa: sei e sarai senza tempo perché le tue parole resteranno con noi per sempre. Per te:

Non avremo più

tue parole nuove

ma nessuno dei tuoi versi

disincantati preziosi profondi

andrà perduto ma

ancor più apprezzato.

Diventa tu ora musa

e illumina

penne tremanti

alla ricerca

in questo mondo

incerto

spaurito e

pauroso.

Come quello che hai conosciuto

come quello che vogliamo poetare.