Bright star

 

BRIGHT STAR

di John Keats

 Fulgida stella, fossi fermo come tu lo sei
ma non in solitario splendore sospeso alto nella notte,
a vegliare, con le palpebre rimosse in eterno,
come paziente di natura, insonne eremita,
le mobili acque al loro dovere sacerdotale
di puro lavacro intorno a rive umane,
oppure guardare la nuova maschera dolcemente caduta
della neve sopra i monti e le pianure.
No – pure sempre fermo, sempre senza mutamento,
vorrei riposare sul guanciale del puro seno del mio amore,
sentirne per sempre la discesa dolce dell’onda e il sollevarsi,
sempre desto in una dolce inquietudine
a udire sempre, sempre il suo respiro attenuato,
e così vivere in eterno – o se no venir meno nella morte.

Commovente, pieno di valori profondi che spesso ai giorni nostri sono relegati in un angolo, se non addirittura rimossi. Non una semplice storia d’amore intrisa di romanticismo e immagini stupende, ma il ritratto di uomo in cammino, colmo di amore e fragilità. Riflessioni sulla poesia senza tempo, perché senza tempo è il poeta. Verità indiscutibili, come se la poesia non nasce naturalmente come le foglie su un albero, allora è meglio che non nasca affatto. Ma ancor più folgorante, per me, è stato riascoltare parole come la poesia lenisce l’animo e lo invita ad accettare il mistero. A distanza di tanti anni mi ha fatto un certo effetto sentire nuovamente queste parole, anche perché – essendo stato Keats materia di studio – una cosa è leggerlo su un libro di testo, un’altra sentirlo e vederlo, sebbene nella finzione di un film.

Questa pellicola racconta certamente la storia d’amore tra il poeta romantico e la dolce ma forte Fanny Brawne, ma svela importanti verità sulla realtà umana. E quanto possa essere profetico l’animo di un poeta, come bene si evince da questa lettera del marzo 1820 alla sua adorata amante e musa, raccolta nel libro Lettere sulla poesia nella ineccepibile traduzione di Nadia Fusini:

Mia carissima Fanny, ho dormito bene stanotte e stamani sto meglio. Di giorno in giorno se non m’inganno sento riallargarsi i polmoni. Più si avvicina la Meta, e più cresce per il corridore l’ansia, allo stesso modo io indugiando sui bordi della salute sento crescere l’impazienza. Forse come dici ho immaginato che la mia malattia fosse più grave di quello che è: tremenda l’idea di scivolare nella tomba invece che nelle tue braccia – la differenza è incredibile Amore. La Morte deve pur giungere alla fine; l’Uomo deve morire, dice Shallow. Ma prima che il fato si compia mi piacerebbe sapere quali altri piaceri ancora, oltre quelli che mi hai già dato, potrebbe darmi una creatura dolce come te. Se potessi avere ancora qualche anno di vita, non morirei in completo oblio. Abbi cura di te, cara e tutti e due staremo bene in estate. Non mi affatico affatto a scrivere. Aggiungo giusto un verso o due qui e là – un Compito che potrebbe preoccupare chi fosse robusto nel corpo e nella mente, ma che per me è quello che ci vuole dal momento che non potrei fare di più.

Il comprendere che la Morte sta per arrivare, una persona speciale identificata come Amore, non in modo banale, la scrittura poetica come Compito, cioè una vocazione. Amore e Morte scritti con la maiuscola, come nel mio romanzo. E non è stata una scelta voluta, me ne accorgo solo ora.

Pleonastico aggiungere che il film mi è piaciuto davvero molto. E’ stato bello rivedere i luoghi di Hampstead, la casa di Keats, ora museo, mi aveva colpito molto.

 

 

Per riflettere insieme sulla poesia e sull’editoria

Posto con un copia e incolla diretto la lettera di questo editore albanese che ha anche pubblicato poeti italiani esordienti. Se vogliamo, una scelta coraggiosa. Ma non è questo l’oggetto del contendere, bensì la lettera che segue dovrebbe farci riflettere sullo stato della poesia, dell’editoria, ma soprattutto della lettura nel nostro paese.

Meno televisione, più poesia! Che sia la chiave per migliorare il mondo?

Ecco la lettera e anche il link diretto al sito dell’editore

Casa Editrice
ALBALIBRI

 Gentile signora, gentile signore,

viste le gravi crisi in cui viviamo, crisi economica e cronica crisi della lettura, che in Italia dura da molti decenni, abbiamo deciso di prenderci un momento di pausa.

Una casa editrice come la nostra, che non fa pagare gli autori per pubblicare i loro lavori e riceve tante proposte di pubblicazione, ma pochissime richieste di libri da leggere, per quanto di qualità e interesse i titoli in catalogo, non può continuare ad esistere. Ecco perché ci prendiamo una pausa di riflessione.

Forse ci butteremo a capofitto nella vendita di tappeti, che possono andare molto meglio in una stagione di solitudine come questa.
O forse ci sposteremo verso altre lingue e paesi, dove non necessariamente tutti sono poeti.

Probabilmente sbaglio a scrivere in questo modo a qualcuno che solo chiede di pubblicare il suo libro… La mia disperazione non è certo per un mancato guadagno, ma per la totale mancanza d’interesse del pubblico italiano verso la cultura e la poesia in particolare.

Provate a guardare nelle librerie sugli scaffali riservati alla poesia: sicuramente avrete più libri di poesia voi in casa vostra … eppure in molti scrivono versi! Non saranno le librerie a essere poco interessate ai libri di poesia, di sicuro mancano i lettori!

Allora darei un consiglio: stampate da voi i vostri libri dal primo stampatore che trovate, non vi affidate a piccoli editori disonesti che vi chiedono soldi per pubblicare, andate in giro voi stessi a divulgare il vostro libro, con presentazioni e letture, per strada se necessario…
Diffidate dei premi a pagamento. E soprattutto leggete, leggete, leggete poesia, sempre, comunque. Giudicate della qualità di un’opera affidandovi ai vostri criteri di valutazione, diffidando della critica ufficiale e anche della pubblicità in tv e sui giornali.
Scusate se ho deluso le vostre attese.

Cordiali saluti

l’Editore Albalibri
Çlirim Muça