Nelle tenebre

Stare nelle tenebre. Questo è il momento. Gesu_muore_in_Croce

Perdersi nel nulla della nostra pochezza, inettitudine, pusillanimità, cattiveria, egoismo, ed ingiustizia. Ancora oggi siamo come Pilato, continuiamo a lavarci le mani e seguire la massa. E facciamo ancor di più: siamo anestetizzati nei confronti del dolore, della vergogna e della rabbia che dovrebbe inondarci e spingerci a reagire. Cuori muti davanti ai nuovi schermi tecnologici: ipnotizzati.

Seguire la nuova massa: un senso di appartenenza meramente umano che ingannevolmente ci infonde una vana sicurezza. Approfittiamo del buio per capire i nostri limiti e chi siamo nel profondo. Quando usciremo dalle tenebre e saremo nella luce, vedremo chiaramente la strada che è meglio percorrere.

Ero uscito di casa per saziarmi di sole!
Trovai un uomo nello strazio della crocifissione.
Mi fermai e gli dissi:
“Permetti che io ti aiuti a staccarti dalla croce?”
Ma lui rispose: “Lasciami dove sono;
lascia i chiodi nelle mie mani e nei miei piedi,
le spine intorno al mio capo e la lancia nel mio cuore.
Io dalla croce non scendo
fino a quando i miei fratelli restano crocifissi;
io dalla croce non scendo
fino a quando non si uniranno tutti gli uomini della terra.
Gli dissi allora:” Cosa vuoi che io faccia per te? ”
Mi rispose: “Va per il mondo e dì
a coloro che incontrerai
che c’è un uomo inchiodato sulla croce”.

(Un uomo in croce – Fulton J. Sheen)

 

Viaggio di andata e ritorno

Per Pasqua una poesia che non ha come tema questa festa e neppure un testo religioso. Versi che ci riportano alla staticità di un dolore che passa e ritorna, come una passione, morte e resurrezione che ci camminano accanto mentre tutti indistintamente percorriamo una strada impervia, che ci donerà un orizzonte nuovo e luminoso.

Santa Pasqua 2013Andrò a ritroso della nostra corsa

di poco fa

che tanto bella mai ti sorprese la luna.

Mi resta una città prossima al sonno

di prima primavera.

O fuoco che ora tu sei

dileguante, o ceneri confuse

di campagna che annotta e si sfa,

o strido che sgretola l’aria

e insieme divide il mio cuore.

Vittorio Sereni

Questa Pasqua…

Questa Pasqua non può essere triste anche se tutt’attorno i tempi tremano. Non può esserlo come ogni anno, perché dopo tanto dolore, sotto un’altra forma, c’è un respiro di speranza. Si sa, c’è la croce, ma poi c’è la Resurrezione, che alla fine è la Pasqua: rappresenta il senso ultimo e profondo di tutto questo sofferto calvario. Anche nostro.

Eppure sembra a volte la festa delle uova di cioccolato, o delle gita fuori porta. Si mangia la colomba ma si evitano i riti del triduo, venerdì santo in particolare. Come se potesse esserci la Resurrezione senza la morte. Leggevo ieri un interessante libro intitolato Come andremo a finire? che altro non è che una rilettura della “fine del mondo” alla luce delle sacre scritture. Sono diversi i temi trattati in questo testo ma ciò che mi ha colpito, e che da tempo già pensavo per i fatti miei, è il sottolineare come, in questa società moderna dell’immagine, venga rimossa anche la morte. O meglio, viene rimossa dalle nostre case e dalle nostre vite. Non puoi rimuoverla dalla televisione e dai telegiornali; anzi lì sembrano quasi doverosi i programmi di approfondimento per i vari omicidi spettacolarizzati, tanto è un qualcosa che riguarda sempre gli altri e più saggio sembra vivere come se non esistesse o comunque non ci tocca e non c’interessa.

Carpe diem recita il motto caro al gruppo dei Dead Poets’ Society. È certamente giusto ma non dimentichiamoci che la vita non è puro edonismo ed egoismo. La nostra vita vera è solo Luce. Tutto qui. E la Pasqua c’insegna.

 

Come augurio per voi, da pag. 42 di Dies Natalis e il mio amatissimo Caravaggio.

 

Sabato Santo

Addomesticami Morte

dell’animo apri tutte le porte

portami via lontano

su su in alto

nel palmo della Sua mano.

A Pasqua illuminanti pensieri rielaborati leggendo Thomas Merton

Prega per trovare te stesso

Esiste un punto in cui io posso incontrare Dio in un reale e sperimentale contatto con la sua infinita attualità: è il punto in cui il mio essere contingente dipende dal suo amore.

Se, come i mistici d’Oriente, riuscirete a cacciare dalla vostra mente ogni pensiero e ogni desiderio, potreste ritirarvi nel centro di voi stessi e concentrare tutto ciò che è in voi sul punto immaginario in cui la vostra vita si sprigiona da Dio; pure non troverete Dio. Nessun esercizio naturale può portarvi in contatto vitale con Lui. Se egli non proclama il suo nome nel centro della vostra anima, voi non lo conoscerete più di quanto una pietra non conosca il terreno su cui giace nella sua inerzia.

La nostra scoperta di Dio è, in un certo senso, la scoperta che Dio fa di noi. Non possiamo salire in cielo per trovarlo, perché non abbiamo modo di sapere dove sia il cielo o che cosa sia. Egli scende dal cielo e ci trova. Egli ci guarda dagli abissi della sua infinita attualità, che è dovunque, e il fatto stesso che egli ci guarda ci comunica una realtà superiore in cui a nostra volta lo scopriamo.

In quel momento il punto del nostro contatto con lui si schiude, e noi passiamo per il centro della nostra anima ed entriamo nell’eternità.

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