Intervista a Giovanni Garufi Bozza

giovanni garufi bozzaIn questa intervista a Giovanni Garufi Bozza, psicologo, scrittore e autore di un racconto nell’antologia collettiva Crisalide, si cita l’estate del 2012, quando preparammo i racconti poi pubblicati. A distanza di un anno vi suggerisco quindi il nostro libro di racconti per le vostre letture estive. Visitate la pagina linkata, avrete ben il 15% di sconto!

Nel frattempo leggete tutta l’intervista con attenzione perché, oltre a conoscere meglio questo autore, non mancano gli spunti per intavolare scambi di opinioni su molti argomenti che ci riguardano, sia come autori che come lettori.  Attendo i vostri commenti!

Riprendendo la massima di Confucio che apre il tuo racconto La filosofia dell’ottimismo ti chiedo: come si riconosce un maestro?

Ottima domanda, credo che il modo migliore sia nell’essere umili. Quella di Confucio era in realtà una massima di umiltà: riconoscere che non si è mai raggiunta la vetta, che si ha sempre da imparare se ci si predispone con l’animo giusto verso l’altro. Nel mio racconto, il maestro è un semplice venditore di rose, di origini albanesi: la classica persona che tendiamo a evitare, specie quando si è in dolce compagnia. L’umiltà del protagonista, lo predispone all’ascolto, e in un pomeriggio apprende più di quanto non abbia mai fatto in tutta la sua vita. Il punto è proprio questo: senza umiltà e senza ascolto, non potremo mai riconoscere il maestro. Confucio parla di una persona su tre: una media altissima, se ci si pensa! Un terzo del pianeta ha qualcosa da insegnarci. Quanto apprendimento ci lasciamo sfuggire, per la mancanza di umiltà e di ascolto? A partire da questi due talenti, avremo la possibilità di trovare quell’unico maestro su tre, magari arrivando a riformulare la massima confuciana: su tre persone che mi passano accanto, tutte saranno i miei maestri, perché per le differenze di vita, di esperienza di competenza, ciascuno di loro mi potrà insegnare qualcosa, persino se porta solo la sua sofferenza.

Essere psicologo aiuta la tua scrittura?

Sì, come essere scrittore, o aspirante tale, aiuta ad essere psicologo. La psicologia dà il suo contributo nel definire i caratteri dei personaggi, a creare dei messaggi positivi e di riflessione tra le righe. Ma è vero anche il contrario: la scrittura aiuta a viaggiare per il mondo con la fantasia, a porsi domande, a immaginare caratteri, personalità e situazioni, arricchendo il proprio bagaglio di conoscenza “psi”.

Questa crisi sta annientando un po’ tutto e tutti: la filosofia dell’ottimismo ci salverà?

La filosofia dell’ottimismo riprende gli insegnamenti della Psicologia della Salute, tra cui la trasformazione del limite in risorsa e la rivalutazione delle parole che hanno una connotazione negativa, al fine di scoprire quanto possano essere strumenti di aiuto. In tal senso, reputo la filosofia dell’ottimismo alias Psicologia della Salute, un ottimo aiuto: se riusciremo a indossare le lenti giuste per guardare il mondo, riscopriremo la crisi, l’errore e lo sgomento come risorse. Riusciremo persino a compiacerci della nostra stupidità in certe situazioni: lo stupore è il padre di ogni crescita.

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Ho avuto questa proposta da Alessandro Vizzino, nella calda estate di luglio 2012. Me ne ha parlato con grande entusiasmo e mi crisalide-raccoltaha chiesto di partecipare. Gli autori che mi ha citato erano tutti di un certo peso, con già altre pubblicazioni alle spalle. La richiesta mi ha inizialmente messo in crisi, perché non avevo idea di cosa scrivere. E per l’appunto è stata questa crisi a farmi cimentare nell’impresa, l’ho presa come sfida per superare i miei limiti e le mie remore.

Lo rifaresti?

Personalmente sì, ma prima vaglierei meglio i partecipanti. Sono convinto che pubblicare qualcosa sia come mettere al mondo un bambino: dopo averlo partorito, devi farlo crescere. Ho messo tutto il mio impegno per promuoverlo, ma lo stesso non ho visto fare da altri autori, salvo le eccezioni ovviamente, come te e pochi altri. L’entusiasmo iniziale e il coordinamento che ha preceduto la pubblicazione, si sono dissolti non appena il testo era pronto per essere diffuso. Non serve a nulla avere un titolo in più, se poi non si diffonde. E visto il numero e il livello degli autori, molto si poteva fare e non è stato fatto. Lo dico con un po’ di rammarico, perché è andato contro quello che volevamo trasmettere al pubblico: cooperando si batte la crisi. Continuo a credere che sia così, ma aggiungerei un piccolo emendamento: se cooperano tutti.

Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

Ho iniziato a scrivere già da piccolo, inventando storie più o meno lunghe, che puntualmente finivano nel dimenticatoio. Finché non ho trovato quella storia che mi ha preso totalmente, quella che ho amato pensare e scrivere dall’inizio alla fine. È stato il punto di partenza per fare della scrittura una parte essenziale della mia vita. Io scrivo in ogni occasione: sul blog, o quando viaggio, o quando ho il famoso momento di ispirazione. Non manco mai di avere appresso penna e quaderno, per segnare pensieri, emozioni, o pezzi di storia. Rappresenta un lato essenziale: prendere carta e penna coincide con l’iniziare a viaggiare con la fantasia, creare situazioni, emozioni, caratteri e comportamenti. Sei in un luogo, apparentemente fermo a tracciare linee su un foglio, ma in realtà sei in tutti i mondi possibili. Ed esplori la vita, l’uomo, e te stesso, da tutte le angolazioni possibili.

Cosa hai pubblicato e perché?

selvaggiaHo pubblicato, oltre al racconto su Crisalide, il romanzo che ti ho citato nella risposta precedente, Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità. L’ho pubblicato per condividere una storia che mi ha appassionato fin dalle prime righe, un caso di doppia personalità, dove il protagonista maschile, Daniel, si ritroverà a cercare un senso a una ragazza che gli si palesa davanti talvolta nei panni dark di Selvaggia, talvolta in quelli color pastello di Martina. Esuberante e libertina in un modo, chiusa e paralizzata verso le relazioni sociali nell’altro. Una continua lotta tra follia e razionalità, che lascio scoprire al lettore.

Mi chiedi il perché lo abbia pubblicato… per cos’altro, se non per condividere una bella storia che ho amato e respirato fin dalle prime righe? La mission di uno scrittore è coinvolgere un lettore, farlo riflettere, farlo emozionare. Ecco, credo e spero che nel mio romanzo ci siano questi ingredienti, essenziali per una buona lettura. Le altre pubblicazioni che ho, invece, sono di carattere scientifico e divulgativo. Ho pubblicato nel 2010 su una rivista inglese, Carnival, un articolo in lingua su la legge Basaglia e l’integrazione del malato mentale e negli atti di un convegno di pedagogia, un articolo sull’insegnamento del colloquio di ricerca con i bambini, nel 2011. Queste due ultime pubblicazioni, sono gratuitamente disponibili nel mio blog, alla voce “Psicologia della salute”.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

Ritengo che sia un momento di profonda crisi per l’editoria. Si pubblica più di quanto si legga. A fronte di questa situazione, abbiamo case editrici che chiudono, altre che vivono o sopravvivono, grazie ai contributi degli autori e non con la diffusione di testi di qualità. Le grandi case editrici si sono rese quasi irraggiungibili per gli emergenti, ripiegando sui nomi di peso (che non sempre coincidono con il talento narrativo, vedi gli attori che si improvvisano scrittori, grazie ai ghost-writers). Poi ci sono le piccole case editrici, che credono nel loro lavoro, e sgomitano assieme ai loro autori per promuoversi e sopravvivere alla crisi. Sembra una lotta tra poveri, in cui a trionfare è la crisi stessa, e talvolta il dubbio narcisismo dei singoli.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Difficile…? Se lo ritenessimo difficile ammetteremmo che non c’è più la fantasia per scrivere belle storie! A giudicare da quanti libri escono quotidianamente, direi che forse è più difficile essere lettori che scrittori! Battute a parte, un secolo di storia italiana è bastato per capovolgere la situazione. Agli albori del 900 l’analfabetismo imperava in Italia. I pochi che scrivevano, diventavano famosi in primis perché erano validi e, per l’appunto, pochi. Essere autori coincideva con il far parte di una élite. Oggi la situazione ha raggiunto un paradosso drammatico: un discreto numero di persone leggono, moltissimi scrivono. E per diventare affermati si fa a gara a fare a gomitate, quasi fosse una sfida tutti contro tutti. Si considera la propria opera come eccelsa, trascurando quella altrui. Senza contare che la carta vincente, probabilmente, è il mettersi in relazione sia con i lettori che con i colleghi scrittori, e considerarsi, prima che narratori delle proprie storie, lettori accaniti delle narrazioni altrui. Poi, avvantaggerebbe molto un ritorno della meritocrazia. Internet dà a tutti la possibilità di pubblicare, ma quanti romanzi veramente valgono? Questa esplosione di scrittori ha portato i lettori a diffidare delle auto-pubblicazioni, a preferire i romanzi di nomi noti, o di case editrici famose, che sembrano avere il bollino doc su quanto pubblicano. La democratizzazione della pubblicazione ha senza dubbio il merito di aver concesso la possibilità a tutti di condividere i propri scritti, ma un pizzico di meritocrazia incrementerebbe la qualità dei testi, e forse l’umiltà di tanti nostri colleghi, a vantaggio dei lettori.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Un romanzo storico di Bernard Cornwell, autore che adoro (non dico il titolo, lì mi basta pescare a caso nella sua bibliografia, per sapere che, come pesco, pesco bene).

“Una manciata di fango”, di Corrado Augias, libro che rileggerei più che volentieri.

E due testi emergenti: “E’ così Fragile”, di Stefania Sabattini, e il romanzo che sto leggendo adesso, stranamente un fantasy (che personalmente non amo come genere), che mi sta letteralmente conquistando: “I tre druidi”, di Stefano Tomei.

Sottolineo, però, che questa è una bruttissima domanda per un amante della lettura come me… mi stai chiedendo, tra le righe, di rinunciare a tantissimi altri libri di autori passati e presenti, famosi o non famosi, che ho letto o che vorrei leggere… praticamente mi fai rinunciare all’infinito!

Permettimi poi un sorriso amaro per la specificazione tra parantesi che hai scritto (non tuoi), sottolinea il discorso che facevo prima sul narcisismo. Mi sembra di capire anche tu ritenga che ci sarebbe qualcuno con un ego così esagerato, da citare quattro sue opere! Si sa, oggi fioccano i Tommasi di Lampedusa, i Leopardi e gli Svevo, così come gli Augias e i Camilleri, per citarne due contemporanei. Che amarezza..!

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Personalmente lo sarei, se non fosse per la convinzione che sia il pubblico italiano a non esserlo. L’Italia non è un paese giovane, ammettiamolo, e il livello di informatizzazione delle persone è ancora lontano dagli standard europei. E non si possono trascurare questi dati, dal momento che spiegano il motivo per cui l’e-book è ancora poco diffuso rispetto ad altri paesi. Spesso giustifichiamo la cosa dicendo che siamo un paese ancora attaccato alla carta stampata, un paese di nostalgici. In parte è vero, sicuramente, io stesso amo sfogliare i libri, ci sono cresciuto! Ma credo che questo sentimento sia presente nella stessa misura anche negli altri Paesi. Ammettiamo invece che siamo attualmente formati male su due materie: l’informatica e l’inglese, e finché non si inizierà a investire sulla scuola dell’obbligo, non potremo pretendere che l’editoria unicamente digitale prenda piede. Non a caso fioccano corsi privati che formano all’uso del PC e all’inglese: ci siamo mai chiesti perché negli altri paesi non ci sono, o sono rari? Perché è l’istruzione pubblica a formare sufficientemente le persone, che per forza di cose parlano l’inglese (e altre lingue) in modo decisamente migliore rispetto al nostro, e sono pronti all’e-book. Eppure avrebbe i suoi vantaggi: costa molto meno, è maggiormente diffondibile. Io sono pronto… ma i lettori?  

Intervista a Edi Guselli

Procediamo nella nostra conoscenza con gli autori dei racconti pubblicati nell’antologia collettiva Crisalide.

edi guselliIl nuovo autore è Edi Guselli e il suo ambiente naturale è il teatro oltre alla scrittura. Come sempre risposte interessanti tutte da leggere e condividere!

 

Il tuo racconto L’altra notte è molto scenografico, suggestivo, onirico e ricco di colpi di scena. La tua formazione teatrale influenza la tua scrittura narrativa?

Non proprio… diciamo che dal teatro ho sviluppato il gusto per le ambientazioni, per così dire, “d’effetto”, ovvero la tendenza a descriverle privilegiando l’atmosfera che evocano, cosa fondamentale nel teatro. Per il resto, a parte quando mi metto a lavorare su testi teatrali, le due cose si mantengono su binari diversi.

È più gratificante essere attori o scrittori?

Al momento ti direi attori, anche perché non mi reputo ancora uno scrittore nel vero senso della parola. Essere attore ti permette di testare immediatamente la reazione del pubblico e, se le cose vanno come devono andare, la gratificazione è grande e immediata.

Che cosa ti affascina del genere horror-giallo?

Tante cose… il mistero innanzitutto, in quanto sono sempre stato attratto dall’ignoto, dai segreti, dalle coincidenze che portano agli enigmi; poi il mio gusto personale per le atmosfere orrorifiche, che spesso metto anche nelle mie storie gialle. Tuttavia resta soprattutto un amore “a pelle”, qualcosa di difficile da esprimere a parole.

 

Antologia di racconti
Antologia di racconti

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Era una splendida occasione per poter far conoscere una mia storia, il mio stile e anche un po’ di me stesso. Di questi tempi, ogni occasione del genere non va lasciata andare.

Lo rifaresti?

Al momento mi sono preso una pausa dalla scrittura fino a nuovo ordine per vari motivi ma, se dovesse ricapitare, perchè no? Di materiale ne ho tanto e di idee anche di più.

Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

L’ho avuta sempre dentro, fin da bambino, quando buttavo giù raccontini su blocchi di carta inventandomi storie fantasiose. Nonostante tutte le difficoltà, non posso negare che sia una parte fondamentale della mia vita… anche il bisogno di raccontare fa parte di me da sempre.

Cosa hai pubblicato e perché?

Oltre al racconto di Crisalide ho pubblicato un romanzo breve gotico (Ciò che il tempo dimentica) nel 2007 ma non ne vado particolarmenteil ritratto che urla fiero poiché non è stata un’esperienza positiva, sebbene mi abbia insegnato tanto; poi un racconto dell’orrore (La finestra di Rue Sans-papiers) nel numero di maggio 2010 della rivista Short Stories, cosa di cui invece sono molto orgoglioso; infine il romanzo giallo Il ritratto che urla nel 2011, forse uno dei lavori che mi sono venuti meglio. Nonostante gli alti e bassi, sono tutte opere in cui ho creduto e credo ancora, altrimenti non li avrei certo pubblicati.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

Poco di buono. Fortunatamente ci sono ancora editori che credono nella buona narrativa e lettori di mente aperta e voglia di leggere, ma la legge del mercato e del consumo dilaga sempre più; così finiamo per ritrovarci sommersi di libri usa e getta di valore quasi nullo, di storie che fanno scalpore, vendono moltissimo, diventano casi nazionali e poi, dopo poco tempo, nessuno li ricorda più. Troppe mode da seguire, tendenze da imitare, pubblico da accontentare e si finisce per prendere regolarmente le direzioni sbagliate, mostrando interesse per lo standard senza originalità né qualità e indifferenza per ciò che invece meriterebbe attenzione. Non parliamo poi dell’editoria a pagamento: definirla una piaga è riduttivo. In questo modo, nel nostro paese ci sono sempre più “scrittori” e sempre meno lettori e con un panorama simile i pensieri non sono molto positivi.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Maledettamente difficile. In parte i motivi li ho elencati prima, e questo è anche uno dei motivi per cui ho scelto di prendermi una lunga pausa dall’editoria.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Per cominciare, la raccolta delle opere di Howard Lovecraft, della quale non posso fare a meno; poi la saga del Signore degli anelli, quindi Bar Sport di Benni e infine By reason of insanity di Shane Stevens.

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Non saprei, la cosa un po’ mi preoccupa. Non sono un nemico della tecnologia anzi, ma non mi piace affatto l’idea di sostituire i libri cartacei con gli ebook; le ragioni sono tante, ma una fra tutte è questa: e se un giorno, per qualche ragione, i lettori di ebook non dovessero più funzionare e perdessero i loro dati? Le parole su uno schermo sono solo virtuali e temporanee, quelle su carta sono reali e per sempre.

Intervista a Ciro Pinto

Ciro-PintoQuesta volta vi invito a leggere l’intervista di Ciro Pinto, scrittore e editor di Crisalide. Semplicemente bravo, gentile e simpatico, nonché professionale. Vincitore di premi letterari e pieno di idee!

Il tuo racconto Una mano per scrivere è molto crudo, con uno stile asciutto, si legge d’un fiato e arriva al punto come un proiettile: che cosa ti ha ispirato?

Innanzitutto grazie, Cinzia, dell’opportunità che mi offri di parlare di me sul tuo blog, ne sono davvero felice.

Sì, il mio racconto, Una mano per scrivere, inserito all’interno dell’Antologia Crisalide, è molto crudo, direi anche duro, come del resto la vita di un immigrato. Mi ha ispirato la visione quotidiana dei nostri extracomunitari che vivono tra mille disagi, molti di più di quelli che iniziamo a vivere noi, con la crisi ormai imperante. Posso dire che l’angolo d’osservazione da un punto estremo come quello di cui narro, può divenire come un grandangolo, utile a cogliere dettagli significativi.

Il ritmo è incalzante come un rap. Il finale lancia un duplice messaggio: la speranza come unico motore inesauribile della condizione umana e la grande forza dell’umanità, che risiede nella sua capacità di tramandarsi.

Com’è stata l’esperienza in qualità di editor di Crisalide?

 

Antologia di racconti
Antologia di racconti

Un’esperienza intensa, qualificante ed estremamente formativa per me. Avevo già avuto modo di fare dell’editing, ma quest’occasione che ha riguardato ben 11 autori (il mio racconto è stato editato da Alessandro Vizzino) è stata interessantissima, ha consentito d’immergermi in tanti mondi e stili diversi. Ovvio che l’attività tecnica è stata molto ridotta, data la qualità dei testi e dei suoi autori.

Per finire, il coordinamento di tanti scrittori che non si conoscono tra loro se non virtualmente, per essere componenti di gruppi nei social network, ha richiesto un buon impegno da parte di tutti, anche se agevolato dal grande spirito di squadra che si è instaurato tra noi.

Prediligi scrivere racconti o romanzi?

Beh, ho iniziato scrivendo racconti, però devo dire che la stesura di un romanzo, con la sua architettura, i suoi flussi, dona un’emozione imperdibile per chi ama scrivere. È chiaro che entrambi i generi di narrativa hanno le proprie peculiarità e indici di difficoltà, ma mi trovo a mio agio in entrambi i casi.

Il problema di Ivana: una breve presentazione per chi non lo ha letto.

È un romanzo scritto di getto, in un mese circa. Il mio primo romanzo, scritto poco più di un anno fa e pubblicato con Edizioni copertina-ilproblemadiivanaDraw Up a Settembre del 2012. È strutturato come un thriller, di cui ha tutti gli ingredienti: mistero, intrigo e suspense. Parla di giovani, che alla soglia dei trent’anni si trovano a compiere scelte difficili e in qualche caso definitive. Delle difficoltà che vivono nel mondo di oggi, dove i riferimenti di sempre, famiglia, lavoro, politica e relazione sociale, stanno ormai vacillando, il tutto drammatizzato dalla crisi economica e di valori, che sta caratterizzando il difficile inizio di questo terzo millennio. Parla di amore, quello classico tra un uomo e una donna e, nel senso più lato, quello per la famiglia, per la propria terra, per se stessi. È ambientato tra Milano e Cetona, un posto ameno della Val d’Orcia. Ivana è lo snodo strategico della storia e rappresenta il fulcro principale della vicenda.

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Perché mi ha affascinato l’ingaggio. Scrivere della crisi, coniugando le difficoltà che crea con quelle proprie di chi ama scrivere e vorrebbe essere letto. Perché avrei avuto modo di conoscere tanti altri autori, tra cui te, per esempio, che sicuramente mi avrebbero arricchito, e così è stato.

Lo rifaresti?

Certo, rifarei tutto della mia vita, non rinnego niente, nemmeno gli errori, figuriamoci in questo caso in cui tutto è stato sicuramente positivo.

Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

La scrittura è stata, all’inizio della mia vita, l’unico modo  che riuscivo a utilizzare per esternare le mie emozioni. Ricordo che sin dalle elementari amavo riscrivere a parole mie quei pochi brani classici che apprendevamo a scuola. Da ragazzo, e avviene ancora oggi, ogni lettura mi scatenava la pulsione irrefrenabile di scrivere anch’io. Ma la vita mi ha coinvolto in tutti i suoi aspetti e ho dato fondo a tutte le mie emozioni e le mie ambizioni. Solo da poco, da circa un anno e mezzo, ho cominciato a scrivere sul serio ed è stato come scoperchiare un pozzo.

Oltre al racconto e al romanzo, già citati, ho scritto una raccolta intera di racconti, dapprima pubblicata in self publishing e poi ritirata, due romanzi ancora inediti, una silloge di poesie, anch’essa inedita.

Oggi, alla soglia dei sessant’anni, è la mia grande energia vitale.

 

Cosa hai pubblicato e perché?

Ho pubblicato Il problema di Ivana, Il racconto su citato nell’antologia Crisalide, un altro racconto : C.I.E., sul sito on line per abbonati a lettura su smartphone, storie brevi.it, della Feltrinelli, vivendo la gioia di vederlo nella top ten dei racconti più amati dai lettori, per ben tre mesi, periodo massimo di edizione previsto. Tra poco una mia poesia, Connubio, verrà pubblicata nell’ antologia dedicata alla I Ragunanza. Ovviamente poi ho pubblicato altri racconti e poesie su siti web, in modo free.

Perché? Perché se tutto quello che scrivi rimane nel cassetto, tutto diventa sterile, privato e… triste. Solo la condivisione con gli altri è feconda di vita e di sentimenti.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

Bellissima domanda. Penso che sia “nelle pesti”, come tutte le attività e i settori imprenditoriali, in questo periodo così duro. Con l’aggravante di essere un’imprenditoria che svolge il suo ruolo nella cultura, e oggi questo settore, soprattutto in Italia, è vissuto come una zavorra, una voce passiva del bilancio da contenere o azzerare.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Dico di no! Nonostante ciò che ho poc’anzi affermato. Perché c’è una voglia enorme di esternare sentimenti e di comunicarli. Sono sempre di più i giovani che si cimentano e vibrano di emozioni e di sogni per un loro scritto. Certo la diffusione dell’autopubblicazione e l’uso della stampa digitale favoriscono queste ambizioni, a volte creando storture e abbassando il livello di qualità delle opere. Ma va bene così! Preferisco vedere ogni giorno un giovane appassionarsi all’arte meravigliosa della scrittura, pur annaspando tra sintassi, grammatica, flash back e climax, che scoprirlo lanciare una molotov o bucarsi dietro il muro desolante della solitudine. Viva l’espressione sana e salubre, viva la ricerca di comunicazione, sempre e tutta la vita!

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

L’Odissea, perché Ulisse rappresenta il simbolo incarnato nei secoli dell’eterna ricerca del nuovo, del meglio. È un eroe moderno, intramontabile.

Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, perché è un libro semplicemente meraviglioso.

La lentezza di Milan Kundera, per l’acume delle sue riflessioni.

Un libro qualunque di Alessandro Vizzino, mio amico e anch’egli scrittore. La lettura di una sua opera riuscirebbe ad animare anche l’eremo più isolato e perché leggendo lui, ritrovo sempre un po’ di me stesso.

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Certo, l’innovazione ha sempre trainato la mia vita, i cambiamenti li vivo come opportunità. Devo dire però che la carta mi cattura, m’imprigiona. L’odore di un libro appena stampato mi penetra nelle narici fino a intrufolarsi nell’anima.

Intervista a Cassandra Nudo

Siamo a quota 3 del mio giro di interviste agli autori di Crisalide. E’ la volta di Cassandra Nudo, ingegnere e scrittrice, con qualchecassandra-nudo-250x350 incursione sui campi di foot-ball. Interessante, vero? Per saperne di più basta leggere l’intervista.

 

Tra le righe del tuo racconto Storie di vita vissuta, a ritmo di musica c’è un’impronta di racconto giallo: cosa ti affascina di questa tipologia di scrittura?

Il genere giallo è sempre stato la mia passione, leggo libri gialli da quando ero bambina e scrivere racconti gialli è la mia naturale inclinazione. Di questo genere mi affascina la tipologia di narrazione, soprattutto del giallo tradizionale in cui avviene un delitto e l’investigatore di turno va alla ricerca di indizi, parla con tutti i sospettati fino ad avere il colpo di genio finale che rivela verità nascoste e a volte assurde ed impensabili. Scrivere un racconto giallo comporta il dover architettare e studiare una storia molto articolata, è necessario lambiccarsi il cervello per giorni per arrivare ad una serie di eventi che non siano banali ma riescano a catturare il lettore fino all’ultima pagina. Ma anche leggere un libro giallo porta il lettore a ragionare per cercare di capire quali siano le verità nascoste. Insomma secondo me questo genere di letteratura porta ad una interazione molto forte tra scrittore e lettore.

 

Una laurea in ingegneria e un libro giallo pubblicato: come convivono in te queste due vocazioni?

In effetti la mia professione di ingegnere mal si sposa con quella di scrittrice, è molto difficile far convivere entrambe le vocazioni ma non riesco a fare a meno di nessuna delle due, quindi alla fine riesco sempre a ritagliarmi il tempo per scrivere, leggere, interagire con altri colleghi scrittori, promuovere il mio libro, dar vita a nuove iniziative, e nello stesso tempo, ovviamente, continuare a fare l’ingegnere. Solo una grande passione per la scrittura può aiutare a far superare tutti gli ostacoli che la vita di tutti i giorni ci pone davanti, su tutti la perenne e cronica mancanza di tempo!

 

Scriverai mai un giallo ambientato in ambito calcistico?

Ehm… E’ una domanda che mi sono posta più volte e a cui ancora non sono riuscita a dare una risposta! Il calcio, soprattutto quello dilettantistico, ha un ruolo molto importante nella mia vita, ed è la terza componente che cerco di conciliare col lavoro e la scrittura. E sinceramente mi piacerebbe molto riuscire ad ambientare un romanzo in questo ambiente tanto difficile quanto affascinante. Bè, credo che un giorno ci riuscirò!

 

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Essere scrittori al giorno d’oggi è davvero difficile, cioè non è che sia difficile scrivere, per quello basta avere fantasia, pazienza e conoscere la lingua italiana. Ma la scrittura fine a se stessa credo sia poco gratificante per ogni scrittore, il passo successivo è ovviamente quello di farsi leggere e quindi di essere pubblicati. In quest’ottica credo sia fondamentale crearsi una rete di conoscenze, che in alcuni casi possono anche diventare amicizie, è importantissimo confrontarsi con altri scrittori, condividere e raccontare le proprie esperienze e ascoltare quelle degli altri, ed è proprio per questo motivo che ho deciso di scrivere un racconto per Crisalide.

 

Lo rifaresti?

Sicuramente sì. Anche se le premesse iniziali del progetto sono state in parte disattese (non sto qui ad entrare nei dettagli) la reputo, in ogni caso, un’esperienza molto importante che mi ha fatto crescere e, soprattutto, mi ha dato la possibilità di conoscere persone che condividono la passione per la scrittura e che difficilmente avrei potuto conoscere in altre occasioni.

 

Come sei arrivata alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

Scrivo da sempre, ricordo che già durante le scuole elementari le maestre mi fecero partecipare ad un concorso di poesie per bambini, per me scrivere è la cosa più naturale del mondo. Al liceo ricordo il mio professore di italiano che prima di ogni compito in classe mi ripeteva: “Nudo, tu non puoi scrivere più di otto facciate, ricordatelo”. Questo perché ho sempre avuto l’inclinazione a scrivere davvero tanto! Per me scrivere è una valvola di sfogo, spesso quando sono poco tranquilla, quando c’è qualcosa che mi turba, è sufficiente iniziare a scrivere per stare meglio, entrare nel mio mondo e lasciare le preoccupazioni quotidiane nel mondo reale mi consente di affrontare tutto con più calma e lucidità.

 

UN ESTATE PERFETTA - CASSANDRA NUDOCosa hai pubblicato e perché?

Per il momento ho pubblicato un libro giallo intitolato ‘Un’estate perfetta’ e due racconti in altrettante antologie. Quando iniziai a scrivere ‘Un’estate perfetta’ non pensavo alla pubblicazione ma una volta terminato è stata la normale evoluzione delle cose a spingermi a cercare una casa editrice ed intraprendere il faticoso viaggio della pubblicazione.

 

Cosa pensi dell’editoria italiana?

Bella domanda! Probabilmente non ho le competenze né le conoscenze per poter dare una risposta adeguata, ma la mia esperienza personale mi fa pensare che ci sia un bel pasticcio in questo campo! Troppe piccole case editrici, troppi scrittori e troppo pochi lettori! E le piattaforme di self-publishing contribuiscono a rendere l’editoria italiana davvero una giungla in cui è facilissimo smarrirsi.

 

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Essere scrittori non è affatto difficile, basta avere buona volontà, tenacia e il tempo da dedicare alla scrittura. Discorso diverso è, invece, essere uno scrittore affermato. Mi spiego. Oggi chiunque può scrivere qualunque sciocchezza gli passi per la mente, auto-pubblicarla e promuoverla online. Ma basta davvero questo per essere uno scrittore? Sicuramente no. Quindi, a mio modo di vedere, essere davvero uno scrittore nella nostra epoca e nel nostro paese non è difficile, è difficilissimo!

 

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Allora, sicuramente porterei due libri di Agatha Christie che mi hanno letteralmente rapito: “Dalle nove alle dieci” e “Dieci piccoli indiani”. Non potrei nemmeno fare a meno di ‘Pet Sematary’ di Stephen King e per ultimo credo che non lascerei a casa ‘Angeli e demoni’ di Dan Brown.

 

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Direi di non essere pronta per un’editoria digitale né come scrittrice né come lettrice: tenere in mano un libro in ‘carta e ossa’ non ha davvero prezzo!