Intervista a Michela Zanarella

michela-zanarellaContinuiamo a conoscere gli autori dell’antologia di racconti Crisalide.

Ecco un’autrice, dopo tanti colleghi maschi: Michela Zanarella una grande poetessa che merita di essere conosciuta e apprezzata. Pleonastico dire che questo post mi è particolarmente caro, sia per solidarietà femminile, che per il medesimo amore per la Poesia (con P maiuscola) che ci accomuna.

Godetevi le sue risposte e la sua storia!

Il tuo racconto WORD PAGINA VUOTA, pur avendo come protagonista uno scrittore, dà della crisi una lettura su più livelli: economica, creativa ed esistenziale. Che cosa ti ha ispirato?

“Word pagina vuota” è ispirato alla vita di uno scrittore/giornalista, che è nato verso la fine dell’Ottocento ed è morto nel 1940, sto parlando dell’autore del Grande Gatsby. La vita di Francis Scott Fitzgerald è quella vita che si ripete nella storia, dove l’esperienza della politica non aggiunge nulla di nuovo allo sfacelo esistenziale. Il riproporre le stesse problematiche su più livelli come tu hai evidenziato significa riproporre alla coscienza ciò che oggi avviene a quasi un secolo di distanza da quanto ha vissuto quello scrittore così fascinoso.

La mancanza di ispirazione e il panico da pagina bianca: come si può superare, secondo te?

Con l’attesa che passi il panico.

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Alessandro Vizzino, autore ed editore che stimo molto, ha proposto a diversi autori questo progetto ed io l’ho di buon grado accettato. L’idea di crisalide-raccoltamettermi alla prova in narrativa è stato uno stimolo che mi ha permesso di sperimentare e tentare una forma di scrittura diversa dalla poesia. Far parte di un’antologia con più autori dalle esperienze e dagli stili diversi è stata un’opportunità di confronto e condivisione.

Lo rifaresti?

Non ho dubbi, lo rifarei, perché la priorità va sempre al piacere di scrivere.

Si può scrivere, sia poesie che narrativa, in continuazione, cioè in ogni momento della vita?

La poesia e la narrativa non hanno un tempo prestabilito, nascono da un’ispirazione, non sempre l’attimo creativo è propizio, a volte ci sono momenti in cui ci si può e ci si deve fermare, non è indispensabile una continuità assidua, l’importante è riuscire a scrivere bene, con qualità.

Tra la poesia e la prosa chi salveresti?

Per l’amore che nutro verso la scrittura, salvo senz’altro la poesia.

Quanto e come è importante la poesia nella tua vita?

La poesia per me è fondamentale, non riuscirei a vivere senza. La poesia mi dà energia, mi fa vivere nella pienezza le emozioni, è quella fedele amica e compagna che non mi lascia mai sola e mi fa stare bene, nel corpo e nella mente. La vita stessa per me è poesia.

Com’è arrivata la Poesia nella tua vita? O sei tu che l’hai cercata? Raccontaci questo incontro.

La poesia è entrata nella mia vita dopo un tragico incidente stradale, al quale sono sopravvissuta. Non l’ho cercata, ma è stata lei a scegliermi, a farsi presente in un mattino grigio, mentre la nebbia di Padova, rendeva tutto poco visibile.  Ho iniziato a scrivere i primi versi per ricominciare a vivere, per sorridere alla vita, dopo un dramma che mi aveva profondamente segnato e sconvolto. Quando stai ad un passo dalla morte, ti rendi conto che devi riconsiderare quei valori che prima non erano così determinanti, la Poesia mi ha salvato ed io sono felice di essere qui a raccontarlo.

Cosa pensi dei concorsi letterari in Italia? È giusto e sempre giustificato chiedere una tassa di lettura (a volte anche piuttosto alta) soprattutto in questi tempi di crisi?

I concorsi letterari in Italia sono tanti e a volte si rischia di cadere in tranelli, dove l’unico scopo di chi li organizza è spillare soldi ai partecipanti. Bisogna scegliere con cautela e fare attenzione. Io cerco di partecipare principalmente a concorsi gratuiti, non trovo giusto spendere grosse cifre di quote di partecipazione per sostenere una passione.

La tua poesia è stata anche tradotta e pubblicata all’estero: dove esattamente? Com’è nata e com’è stata questa esperienza?

Le mie poesie sono state tradotte in inglese e lette in una scuola americana e tunisina, molte sono state tradotte in riviste letterarie in Spagna, Francia, Romania, Brasile, Egitto e Cile. Questa esperienza è nata dai tanti incontri che ho fatto nel corso degli anni, con docenti di lingua araba, poeti ed artisti di diverse origini, tutto è stato il frutto del mio continuo proporre la poesia ovunque.

meditazioni-Cosa hai pubblicato e perché?

Ho pubblicato sei libri: “Credo” Ed. MeEdusa nel 2006, “Risvegli” Ed. Nuovi Poeti nel 2008, “Vita, infinito, paradisi” Ed. Stravagario nel 2009, “Convivendo con le nuvole” Ed. GDS nel 2009, “Sensualità” Sangel Edizioni nel 2011 e “Meditazioni al femminile” Sangel Edizioni nel 2012. Penso che la pubblicazione sia un po’ la necessità di mettere ordine ai fogli sparsi sui quali di solito scrivo.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

L’editoria italiana è soggettiva e dipende dalla forza imprenditoriale e di marketing del singolo soggetto che si mette nell’impresa; è anche vero che alcuni editori  “improvvisati” e tra questi includo anche quelli di grosso nome, chiedono delle vere e proprie tangenti per pubblicare i libri ed evidenziano mille scuse plausibili e non, affinché l’autore accetti i contratti capestro. Ben pochi editori hanno l’autentica coscienza culturale e comprendono fino in fondo l’immenso sacrificio economico al quale i giovani autori vanno incontro. Qui è opportuna la valutazione del talento dell’autore e la validità della proposta alla casa editrice.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Con l’avvento della comunicazione digitale il giovane autore ha mille chance, una di queste è l’autopubblicazione, che ha la stessa distribuzione di chi si affida ad un editore. E’ più semplice al giorno d’oggi accedere al mondo dell’editoria, ma è più difficile poter apprezzare e leggere qualità dello scritto.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Porterei con me: “Il giovane Holden” di J.D. Salinger, “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini , “I Malavoglia” di Giovanni Verga e “Lo Zahir”di Paulo Coelho.

Sei pronta, come scrittrice, per un’editoria unicamente digitale?

No, non sono affatto pronta, diciamo che mi adeguo alle nuove tecnologie, ma preferisco di gran lunga il cartaceo. Poter leggere e sfogliare le pagine di un buon libro non ha prezzo.

Intervista a Giuseppe Virnicchi

Siamo in piena estate e si avvicinano i giorni di vacanza, sia che si parta oppure no. È un tempo perfetto da dedicare alla lettura. E allora tra i vostri libri non dimenticate di includere la raccolta di racconti Crisalide, quanto mai attuale dato che il fil rouge è proprio la crisi, ma vista in senso positivo, come opportunità, ecco quindi il perché del titolo.  

giuseppe virnicchiSe la leggerete, potrete apprezzare l’intrigante racconto di Giuseppe Virnicchi, giornalista di lungo corso nella redazione de Il Mattino, appassionato di sport e cultura. Troverete nelle sue risposte tanti spunti per riflettere e migliorarsi.

Un racconto il tuo che descrive un sogno che può diventare un incubo perché irraggiungibile in questi tempi di crisi: la cultura, il libro quale cibo per la mente ci salveranno, secondo te?

Da sola la lettura non basta a far rifiorire il terreno inaridito della cultura, ma ritengo il libro il concime principale per la ripresa. Anche leggere un libro brutto è meglio che non leggere niente, perché di fronte a pagine scritte comunque si riflette, si pensa, si confronta; tra l’altro senza subire contaminazioni, come a cinema, a teatro o davanti alla tv, dove chi ci sta al fianco ride, piange, commenta e potrebbe condizionare sensazioni e sentimenti; le lagrime su di un libro al massimo possono bagnare le pagine.

Hai intitolato il tuo racconto Verso quale mondo e vorrei chiederti: negli anni passati era poi così tanto diverso il mondo dello scrivere?

Il mondo dello scrivere è cambiato molto, a cominciare dalle tecnologie che facilitano la diffusione ma anche il rischio confusione, a cominciare dalla valutazione dei talenti,  poi, secondo me, il tritacarne “mercato” oggi non fa sconti a nessuno, privilegiando veline, calciatori, magistrati e giornalisti, il cui passaggio dal video al libro è garanzia di successo, a prescindere dai contenuti.

crisalide-raccoltaPerché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Ritengo Crisalide un progetto valido e un’occasione per “proporre” i propri sentimenti in poche pagine, anche se, e sei la prima persona alla quale lo confesso, non volevo parteciparvi; perché sono convinto che dare in poche righe delle emozioni sia la forma più difficile di scrittura. Poi, avevo ancora in testa il racconto di Buzzati “I giorni perduti”, una sola pagina che mi aveva emozionato più di tanti romanzi, ma anche dato la consapevolezza dei miei limiti.

Lo rifaresti?

Lo rifarei rischiando, perché da allora mi sono imposto di scrivere concentrando i sentimenti senza indulgere in tentazioni colorite da effetti, tipo ‘occhi azzurri’, mare ‘blu’ e nature morte nel vero senso della parola; ovviamente con risultati… così e così.

Com’era e com’è ora l’atmosfera nella redazione di un grande quotidiano come Il Mattino? La crisi è presente anche nel mondo giornalistico, immagino.

Ho lasciato Il Mattino da dieci anni, ma ti posso confermare che la crisi nella carta stampata è sicuramente tremenda; all’interno sempre più avvelenata da riduzioni di personale, stipendi, vendite e qualità (la politica e partiti prima, la cultura poi… si vedrà).

Ci puoi illustrare il tuo progetto “Team Sport e Libro”?

Alleno (ho il patentino di preparatore giovani calciatori) ragazzi dai 9 ai 15 anni che porto in giro a disputare partite di calcio in strutture che ci ospitano; i miei allievi, non pagando istruttore e arbitro (sono io), né il fitto del campo di calcio, con i soldi risparmiati regalano libri agli allievi ospitanti (Scuole medie, oratori, parrocchie, scuole calcio etc).

Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

Sono arrivato alla scrittura dopo tanta lettura; al Mattino ho fatto il correttore e l’articolista di sport, ma soprattutto ho amato e amo la narrativa italiana del primo e secondo novecento, di cui ho ingoiato, senza grandi risultati ahimè, la pagina, lo stile, tutto. Con la mia scrittura vorrei, appunto, riproporre, non come capacità, che ovviamente so di non avere, ma come genere, storie di vite quotidiane non protagoniste di tg, gossip, cronaca o camorra, ma ricche di umanità, anime complesse ma non complicate (che è diverso), sperando che qualche scrittore che abbia le capacità che io non ho ci ricordi Elsa Morante, la Ortese, Pratolini, Bassani, Calvino, Moravia, La Capria e altri.

Cosa hai pubblicato e perché?

Ho pubblicato Il sogno del cicloamante, da cui è tratto il racconto Verso quale mondo, per raccontare, appunto, la difficoltà di sognare il-sogno-del-cicloamantenell’odierna società. Ho tentato di portare all’esterno alcuni protagonisti di uno dei teatri, l’editoria, dove  si possono, in alcuni casi, trasformare i sogni della gente in incubi. Ho pubblicato anche racconti per giornali e riviste on line.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

L’editoria, come la cultura, in Italia è molto condizionata dalla politica, o meglio dai partiti, che decidono chi e cosa si deve scrivere, in quale tv apparire etc. Per gli altri non è che non ci sono chance, ma sono certamente di meno, e soprattutto molto più faticose.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

E’ difficile per le ragioni che ti ho espresso sopra.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Menzogna e Sortilegio e L’isola di Arturo di Elsa Morante, poi, con qualche rimpianto verso altri capolavori che sarei costretto a lasciare, Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini e Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani.

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?  

Non sono pronto, anzi, sono un retrogrado amante della pagina da bagnare con le lagrime, da manipolare con le dita, strizzare per la rabbia.

Intervista a Giovanni Garufi Bozza

giovanni garufi bozzaIn questa intervista a Giovanni Garufi Bozza, psicologo, scrittore e autore di un racconto nell’antologia collettiva Crisalide, si cita l’estate del 2012, quando preparammo i racconti poi pubblicati. A distanza di un anno vi suggerisco quindi il nostro libro di racconti per le vostre letture estive. Visitate la pagina linkata, avrete ben il 15% di sconto!

Nel frattempo leggete tutta l’intervista con attenzione perché, oltre a conoscere meglio questo autore, non mancano gli spunti per intavolare scambi di opinioni su molti argomenti che ci riguardano, sia come autori che come lettori.  Attendo i vostri commenti!

Riprendendo la massima di Confucio che apre il tuo racconto La filosofia dell’ottimismo ti chiedo: come si riconosce un maestro?

Ottima domanda, credo che il modo migliore sia nell’essere umili. Quella di Confucio era in realtà una massima di umiltà: riconoscere che non si è mai raggiunta la vetta, che si ha sempre da imparare se ci si predispone con l’animo giusto verso l’altro. Nel mio racconto, il maestro è un semplice venditore di rose, di origini albanesi: la classica persona che tendiamo a evitare, specie quando si è in dolce compagnia. L’umiltà del protagonista, lo predispone all’ascolto, e in un pomeriggio apprende più di quanto non abbia mai fatto in tutta la sua vita. Il punto è proprio questo: senza umiltà e senza ascolto, non potremo mai riconoscere il maestro. Confucio parla di una persona su tre: una media altissima, se ci si pensa! Un terzo del pianeta ha qualcosa da insegnarci. Quanto apprendimento ci lasciamo sfuggire, per la mancanza di umiltà e di ascolto? A partire da questi due talenti, avremo la possibilità di trovare quell’unico maestro su tre, magari arrivando a riformulare la massima confuciana: su tre persone che mi passano accanto, tutte saranno i miei maestri, perché per le differenze di vita, di esperienza di competenza, ciascuno di loro mi potrà insegnare qualcosa, persino se porta solo la sua sofferenza.

Essere psicologo aiuta la tua scrittura?

Sì, come essere scrittore, o aspirante tale, aiuta ad essere psicologo. La psicologia dà il suo contributo nel definire i caratteri dei personaggi, a creare dei messaggi positivi e di riflessione tra le righe. Ma è vero anche il contrario: la scrittura aiuta a viaggiare per il mondo con la fantasia, a porsi domande, a immaginare caratteri, personalità e situazioni, arricchendo il proprio bagaglio di conoscenza “psi”.

Questa crisi sta annientando un po’ tutto e tutti: la filosofia dell’ottimismo ci salverà?

La filosofia dell’ottimismo riprende gli insegnamenti della Psicologia della Salute, tra cui la trasformazione del limite in risorsa e la rivalutazione delle parole che hanno una connotazione negativa, al fine di scoprire quanto possano essere strumenti di aiuto. In tal senso, reputo la filosofia dell’ottimismo alias Psicologia della Salute, un ottimo aiuto: se riusciremo a indossare le lenti giuste per guardare il mondo, riscopriremo la crisi, l’errore e lo sgomento come risorse. Riusciremo persino a compiacerci della nostra stupidità in certe situazioni: lo stupore è il padre di ogni crescita.

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Ho avuto questa proposta da Alessandro Vizzino, nella calda estate di luglio 2012. Me ne ha parlato con grande entusiasmo e mi crisalide-raccoltaha chiesto di partecipare. Gli autori che mi ha citato erano tutti di un certo peso, con già altre pubblicazioni alle spalle. La richiesta mi ha inizialmente messo in crisi, perché non avevo idea di cosa scrivere. E per l’appunto è stata questa crisi a farmi cimentare nell’impresa, l’ho presa come sfida per superare i miei limiti e le mie remore.

Lo rifaresti?

Personalmente sì, ma prima vaglierei meglio i partecipanti. Sono convinto che pubblicare qualcosa sia come mettere al mondo un bambino: dopo averlo partorito, devi farlo crescere. Ho messo tutto il mio impegno per promuoverlo, ma lo stesso non ho visto fare da altri autori, salvo le eccezioni ovviamente, come te e pochi altri. L’entusiasmo iniziale e il coordinamento che ha preceduto la pubblicazione, si sono dissolti non appena il testo era pronto per essere diffuso. Non serve a nulla avere un titolo in più, se poi non si diffonde. E visto il numero e il livello degli autori, molto si poteva fare e non è stato fatto. Lo dico con un po’ di rammarico, perché è andato contro quello che volevamo trasmettere al pubblico: cooperando si batte la crisi. Continuo a credere che sia così, ma aggiungerei un piccolo emendamento: se cooperano tutti.

Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

Ho iniziato a scrivere già da piccolo, inventando storie più o meno lunghe, che puntualmente finivano nel dimenticatoio. Finché non ho trovato quella storia che mi ha preso totalmente, quella che ho amato pensare e scrivere dall’inizio alla fine. È stato il punto di partenza per fare della scrittura una parte essenziale della mia vita. Io scrivo in ogni occasione: sul blog, o quando viaggio, o quando ho il famoso momento di ispirazione. Non manco mai di avere appresso penna e quaderno, per segnare pensieri, emozioni, o pezzi di storia. Rappresenta un lato essenziale: prendere carta e penna coincide con l’iniziare a viaggiare con la fantasia, creare situazioni, emozioni, caratteri e comportamenti. Sei in un luogo, apparentemente fermo a tracciare linee su un foglio, ma in realtà sei in tutti i mondi possibili. Ed esplori la vita, l’uomo, e te stesso, da tutte le angolazioni possibili.

Cosa hai pubblicato e perché?

selvaggiaHo pubblicato, oltre al racconto su Crisalide, il romanzo che ti ho citato nella risposta precedente, Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità. L’ho pubblicato per condividere una storia che mi ha appassionato fin dalle prime righe, un caso di doppia personalità, dove il protagonista maschile, Daniel, si ritroverà a cercare un senso a una ragazza che gli si palesa davanti talvolta nei panni dark di Selvaggia, talvolta in quelli color pastello di Martina. Esuberante e libertina in un modo, chiusa e paralizzata verso le relazioni sociali nell’altro. Una continua lotta tra follia e razionalità, che lascio scoprire al lettore.

Mi chiedi il perché lo abbia pubblicato… per cos’altro, se non per condividere una bella storia che ho amato e respirato fin dalle prime righe? La mission di uno scrittore è coinvolgere un lettore, farlo riflettere, farlo emozionare. Ecco, credo e spero che nel mio romanzo ci siano questi ingredienti, essenziali per una buona lettura. Le altre pubblicazioni che ho, invece, sono di carattere scientifico e divulgativo. Ho pubblicato nel 2010 su una rivista inglese, Carnival, un articolo in lingua su la legge Basaglia e l’integrazione del malato mentale e negli atti di un convegno di pedagogia, un articolo sull’insegnamento del colloquio di ricerca con i bambini, nel 2011. Queste due ultime pubblicazioni, sono gratuitamente disponibili nel mio blog, alla voce “Psicologia della salute”.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

Ritengo che sia un momento di profonda crisi per l’editoria. Si pubblica più di quanto si legga. A fronte di questa situazione, abbiamo case editrici che chiudono, altre che vivono o sopravvivono, grazie ai contributi degli autori e non con la diffusione di testi di qualità. Le grandi case editrici si sono rese quasi irraggiungibili per gli emergenti, ripiegando sui nomi di peso (che non sempre coincidono con il talento narrativo, vedi gli attori che si improvvisano scrittori, grazie ai ghost-writers). Poi ci sono le piccole case editrici, che credono nel loro lavoro, e sgomitano assieme ai loro autori per promuoversi e sopravvivere alla crisi. Sembra una lotta tra poveri, in cui a trionfare è la crisi stessa, e talvolta il dubbio narcisismo dei singoli.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Difficile…? Se lo ritenessimo difficile ammetteremmo che non c’è più la fantasia per scrivere belle storie! A giudicare da quanti libri escono quotidianamente, direi che forse è più difficile essere lettori che scrittori! Battute a parte, un secolo di storia italiana è bastato per capovolgere la situazione. Agli albori del 900 l’analfabetismo imperava in Italia. I pochi che scrivevano, diventavano famosi in primis perché erano validi e, per l’appunto, pochi. Essere autori coincideva con il far parte di una élite. Oggi la situazione ha raggiunto un paradosso drammatico: un discreto numero di persone leggono, moltissimi scrivono. E per diventare affermati si fa a gara a fare a gomitate, quasi fosse una sfida tutti contro tutti. Si considera la propria opera come eccelsa, trascurando quella altrui. Senza contare che la carta vincente, probabilmente, è il mettersi in relazione sia con i lettori che con i colleghi scrittori, e considerarsi, prima che narratori delle proprie storie, lettori accaniti delle narrazioni altrui. Poi, avvantaggerebbe molto un ritorno della meritocrazia. Internet dà a tutti la possibilità di pubblicare, ma quanti romanzi veramente valgono? Questa esplosione di scrittori ha portato i lettori a diffidare delle auto-pubblicazioni, a preferire i romanzi di nomi noti, o di case editrici famose, che sembrano avere il bollino doc su quanto pubblicano. La democratizzazione della pubblicazione ha senza dubbio il merito di aver concesso la possibilità a tutti di condividere i propri scritti, ma un pizzico di meritocrazia incrementerebbe la qualità dei testi, e forse l’umiltà di tanti nostri colleghi, a vantaggio dei lettori.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Un romanzo storico di Bernard Cornwell, autore che adoro (non dico il titolo, lì mi basta pescare a caso nella sua bibliografia, per sapere che, come pesco, pesco bene).

“Una manciata di fango”, di Corrado Augias, libro che rileggerei più che volentieri.

E due testi emergenti: “E’ così Fragile”, di Stefania Sabattini, e il romanzo che sto leggendo adesso, stranamente un fantasy (che personalmente non amo come genere), che mi sta letteralmente conquistando: “I tre druidi”, di Stefano Tomei.

Sottolineo, però, che questa è una bruttissima domanda per un amante della lettura come me… mi stai chiedendo, tra le righe, di rinunciare a tantissimi altri libri di autori passati e presenti, famosi o non famosi, che ho letto o che vorrei leggere… praticamente mi fai rinunciare all’infinito!

Permettimi poi un sorriso amaro per la specificazione tra parantesi che hai scritto (non tuoi), sottolinea il discorso che facevo prima sul narcisismo. Mi sembra di capire anche tu ritenga che ci sarebbe qualcuno con un ego così esagerato, da citare quattro sue opere! Si sa, oggi fioccano i Tommasi di Lampedusa, i Leopardi e gli Svevo, così come gli Augias e i Camilleri, per citarne due contemporanei. Che amarezza..!

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Personalmente lo sarei, se non fosse per la convinzione che sia il pubblico italiano a non esserlo. L’Italia non è un paese giovane, ammettiamolo, e il livello di informatizzazione delle persone è ancora lontano dagli standard europei. E non si possono trascurare questi dati, dal momento che spiegano il motivo per cui l’e-book è ancora poco diffuso rispetto ad altri paesi. Spesso giustifichiamo la cosa dicendo che siamo un paese ancora attaccato alla carta stampata, un paese di nostalgici. In parte è vero, sicuramente, io stesso amo sfogliare i libri, ci sono cresciuto! Ma credo che questo sentimento sia presente nella stessa misura anche negli altri Paesi. Ammettiamo invece che siamo attualmente formati male su due materie: l’informatica e l’inglese, e finché non si inizierà a investire sulla scuola dell’obbligo, non potremo pretendere che l’editoria unicamente digitale prenda piede. Non a caso fioccano corsi privati che formano all’uso del PC e all’inglese: ci siamo mai chiesti perché negli altri paesi non ci sono, o sono rari? Perché è l’istruzione pubblica a formare sufficientemente le persone, che per forza di cose parlano l’inglese (e altre lingue) in modo decisamente migliore rispetto al nostro, e sono pronti all’e-book. Eppure avrebbe i suoi vantaggi: costa molto meno, è maggiormente diffondibile. Io sono pronto… ma i lettori?  

Intervista a Edi Guselli

Procediamo nella nostra conoscenza con gli autori dei racconti pubblicati nell’antologia collettiva Crisalide.

edi guselliIl nuovo autore è Edi Guselli e il suo ambiente naturale è il teatro oltre alla scrittura. Come sempre risposte interessanti tutte da leggere e condividere!

 

Il tuo racconto L’altra notte è molto scenografico, suggestivo, onirico e ricco di colpi di scena. La tua formazione teatrale influenza la tua scrittura narrativa?

Non proprio… diciamo che dal teatro ho sviluppato il gusto per le ambientazioni, per così dire, “d’effetto”, ovvero la tendenza a descriverle privilegiando l’atmosfera che evocano, cosa fondamentale nel teatro. Per il resto, a parte quando mi metto a lavorare su testi teatrali, le due cose si mantengono su binari diversi.

È più gratificante essere attori o scrittori?

Al momento ti direi attori, anche perché non mi reputo ancora uno scrittore nel vero senso della parola. Essere attore ti permette di testare immediatamente la reazione del pubblico e, se le cose vanno come devono andare, la gratificazione è grande e immediata.

Che cosa ti affascina del genere horror-giallo?

Tante cose… il mistero innanzitutto, in quanto sono sempre stato attratto dall’ignoto, dai segreti, dalle coincidenze che portano agli enigmi; poi il mio gusto personale per le atmosfere orrorifiche, che spesso metto anche nelle mie storie gialle. Tuttavia resta soprattutto un amore “a pelle”, qualcosa di difficile da esprimere a parole.

 

Antologia di racconti
Antologia di racconti

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Era una splendida occasione per poter far conoscere una mia storia, il mio stile e anche un po’ di me stesso. Di questi tempi, ogni occasione del genere non va lasciata andare.

Lo rifaresti?

Al momento mi sono preso una pausa dalla scrittura fino a nuovo ordine per vari motivi ma, se dovesse ricapitare, perchè no? Di materiale ne ho tanto e di idee anche di più.

Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

L’ho avuta sempre dentro, fin da bambino, quando buttavo giù raccontini su blocchi di carta inventandomi storie fantasiose. Nonostante tutte le difficoltà, non posso negare che sia una parte fondamentale della mia vita… anche il bisogno di raccontare fa parte di me da sempre.

Cosa hai pubblicato e perché?

Oltre al racconto di Crisalide ho pubblicato un romanzo breve gotico (Ciò che il tempo dimentica) nel 2007 ma non ne vado particolarmenteil ritratto che urla fiero poiché non è stata un’esperienza positiva, sebbene mi abbia insegnato tanto; poi un racconto dell’orrore (La finestra di Rue Sans-papiers) nel numero di maggio 2010 della rivista Short Stories, cosa di cui invece sono molto orgoglioso; infine il romanzo giallo Il ritratto che urla nel 2011, forse uno dei lavori che mi sono venuti meglio. Nonostante gli alti e bassi, sono tutte opere in cui ho creduto e credo ancora, altrimenti non li avrei certo pubblicati.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

Poco di buono. Fortunatamente ci sono ancora editori che credono nella buona narrativa e lettori di mente aperta e voglia di leggere, ma la legge del mercato e del consumo dilaga sempre più; così finiamo per ritrovarci sommersi di libri usa e getta di valore quasi nullo, di storie che fanno scalpore, vendono moltissimo, diventano casi nazionali e poi, dopo poco tempo, nessuno li ricorda più. Troppe mode da seguire, tendenze da imitare, pubblico da accontentare e si finisce per prendere regolarmente le direzioni sbagliate, mostrando interesse per lo standard senza originalità né qualità e indifferenza per ciò che invece meriterebbe attenzione. Non parliamo poi dell’editoria a pagamento: definirla una piaga è riduttivo. In questo modo, nel nostro paese ci sono sempre più “scrittori” e sempre meno lettori e con un panorama simile i pensieri non sono molto positivi.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Maledettamente difficile. In parte i motivi li ho elencati prima, e questo è anche uno dei motivi per cui ho scelto di prendermi una lunga pausa dall’editoria.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Per cominciare, la raccolta delle opere di Howard Lovecraft, della quale non posso fare a meno; poi la saga del Signore degli anelli, quindi Bar Sport di Benni e infine By reason of insanity di Shane Stevens.

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Non saprei, la cosa un po’ mi preoccupa. Non sono un nemico della tecnologia anzi, ma non mi piace affatto l’idea di sostituire i libri cartacei con gli ebook; le ragioni sono tante, ma una fra tutte è questa: e se un giorno, per qualche ragione, i lettori di ebook non dovessero più funzionare e perdessero i loro dati? Le parole su uno schermo sono solo virtuali e temporanee, quelle su carta sono reali e per sempre.