Il taccuino di Montale

Aprire un libro e scoprire che la poesia Ho sceso dandoti il braccio un milione di scale è stata scritta il giorno del mio sesto compleanno.

Una grande emozione, mista a stupore, mi ha colta e con maggior interesse ho continuato a leggere il breve saggio su di te. Scusami sai, se ti do del tu, ma sei stato un maestro della mia prima adolescenza e ti considero come un padre poetico. Ho amato tanto i tuoi versi, i quali mi hanno aiutato a capire che Poesia è una faccenda in egual misura seria, alta, profonda nella forma e nei contenuti; bisogna scavare nel buio e non si tratta di andare a capo, qua e là, perché una poesia venga ritenuta degna di questo nome.

Quel lontano giorno del 1967, era un lunedì; io probabilmente ero a scuola e avevo iniziato da poco la prima elementare e nei banchi c’era ancora il calamaio dove intingevamo le penne con il pennino. L’anno successivo mi regalarono una stilografica a cartucce Aurora di colore rosso: la conservo ancora perché è una sorta di cimelio della mia infanzia, nonché di tutta la mia esistenza terrena; con quella stessa penna stilografica ho iniziato a scrivere timidi versi di bambina su taccuini che non destassero sospetti e che, essendo piccoli e maneggevoli, potessero essere facilmente nascosti.

Ho letto nel saggio Scritti a mano che scrivevi quasi sempre su semplici taccuini (come me) e che sono state trovate delle assolute perle poetiche insieme a date di appuntamenti, numeri telefonici e cose da ricordare. Ricordare: come questo mio ricordo. I taccuini li abbiamo in comune. In questo ultimo mese ho riletto il tuo Ossi di seppia che mi guardava, chiamandomi, dallo scaffale a destra della mia libreria. Durante questa rilettura mi sono detta che la tua cifra stilistica è stata notevole. Se mi soffermo su questo pensiero smetterei di scrivere all’istante, ma ciò non è per me possibile.

Mi voglio dunque accomiatare con una citazione di un famoso scrittore e poeta austro ungarico che ti indicherà la ragione di questa mia impossibilità:

Poesia è malattia

[da Conversazioni con Kafka, Gustav Janouch] (citazione che, forse, vorrò approfondire in un futuro post).

[nella foto prima stesura della poesia Ho sceso dandoti il braccio un milione di scale]

Andrea Chénier

Bellezza, emozione, commozione. Questo è scaturito nel mio animo mentre assistevo all’opera, sebbene non in teatro, sarà anche perché i protagonisti sono un poeta e una scrittrice. Il giorno successivo mi sono presa la briga di rileggermi tutto il libretto ed ho avuto la conferma della liricità dei testi e del loro potere evocativo, prima ancora delle arie dell’opera di indubbio impatto musicale ed emotivo, ma delle quali non entrerò nel merito non essendo un’esperta.

Scriveva Giordano che per far amare un’opera

Occorre un movimento da non lasciare posto a uno sbadiglio.

Esattamente come in un romanzo. Tutta la storia ha dunque catturato l’attenzione e l’emotività anche per questo. Ma ci sono delle pagine che sono davvero poesia pura. Nonostante il mio imperituro amore per Puccini, quest’opera lirica mi ha conquistato e ieri ho rivisto questa rappresentazione con occhi nuovi e una consapevolezza diversa da quella della mia adolescenza.

Tutti i giornali ne parlano perché è stato un indubbio successo ma non è certamente questo il filone che intendo seguire. Vorrei che voi leggeste almeno il testo che segue per apprezzare la poesia cristallina e determinata che viene cantata sul palcoscenico nella speranza che anche voi converrete con me sulla bellezza di quest’opera, poetica prima che lirica.

Un dì all’azzurro spazio

guardai profondo,

e ai prati colmi di viole,

pioveva loro il sole,

e folgorava d’oro il mondo:

parea la terra un immane tesor,

e a lei serviva di scrigno il firmamento.

Su dalla terra a la mia fronte

veniva una carezza viva, un bacio.

Gridai vinto d’amor:

T’amo tu che mi baci,

divinamente bella, o patria mia!

E volli pien d’amore pregar!

Varcai d’una chiesa la soglia;

là un prete ne le nicchie

dei santi e della Vergine,

accumulava doni

e al sordo orecchio

un tremulo vegliardo

invan chiedeva pane

e invano stendea la mano!

[…]

In cotanta miseria

la patrizia prole che fa?

(a Maddalena)

Sol l’occhio vostro

esprime umanamente qui

un guardo di pietà,

ond’io guardato ho a voi

si come a un angelo.

E dissi: Ecco la bellezza della vita!

Ma, poi, a le vostre parole,

un novello dolor m’ha colto in pieno petto.

O giovinetta bella,

d’un poeta non disprezzate il detto:

Udite! Non conoscete amor,

amor, divino dono, non lo schernir,

del mondo anima e vita è l’Amor!

 

Il connubio con la musica incisiva ed ecco che il successo si ripete, dopo settant’anni. Così infatti scriveva il compositore nei suoi diari da poco pubblicati:

24 Gennaio 1947
Milano
Passo davanti la Scala e sotto il cartello della rappresentazione di domani dello Chénier c’è la striscia a grandi caratteri. “Tutto il teatro è esaurito” È per me grande soddisfazione che a pochi maestri è dato ottenere quel magico annuncio. Dopo 51 anni!!

Saving Mr. Banks

Il punto di vista fa la differenza. Sempre. Quindi ciò che mi ha spinta a vedere questo film è stata certamente la curiosità di conoscere la storia rappresentata dalla parte della scrittrice.
Non ha importanza che si tratti di una storia tipicamente per ragazzi perché, alla fine, il processo creativo della scrittura è sempre uguale. E così questo film mi ha dato la possibilità di riflettere meglio su ciò che intendo per scrittura. Mi ha commosso vedere come sia difficile fare i conti con il vissuto e le emozioni più profonde per uno scrittore, non importa più di tanto il genere del romanzo.

Tutti i lettori dovrebbero, almeno per una volta, provare a stare dall’altra parte della barricata per rendersi conto dell’impegno, interiore e fisico, della scrittura. Sfatare il mito della bella professione, di quanto sia interessante e piena di soddisfazioni, al di là del successo del romanzo e della fama dell’autore. Essi certamente non mancheranno in piccole o grandi quantità, per la bellezza del libro. Ma come si vede molto bene nel film il prezzo da pagare è mettere a nudo, in tutto o in parte, la più recondita interiorità. E quanto questo sia arduo traspare nelle scene di questo film nel quale una splendida Emma Thompson e un autorevole Tom Hanks ben recitano le paure e le idiosincrasie di un animo artistico.

Insieme alla commozione, alla fine della visione, sono rimasta a sognare di poter abitare in una casa “da scrittrice” nella mia amata Londra.

Intervista a Emanuele Properzi

photoOttobre è arrivato ed eccomi qui con un post al quale tengo molto. Intervistando Emanuele Properzi concludo il giro di interviste dei partecipanti al progetto Crisalide e apro nel contempo un momento di riflessione su un aspetto molto importante per uno scrittore che è la promozione. Avrete modo di conoscere meglio Emanuele: una persona autorevole in materia e che potrete anche conoscere di persona il 19 e 20 ottobre. In una sua risposta in questa mia intervista saprete in quale occasione, dove, come e perché. Buona lettura!

Nella postfazione da te curata ben descrivi la genesi e il significato dell’antologia di racconti Crisalide:

Eppure, ho limpida di fronte a me la naturale modalità con cui il presente progetto editoriale è nato e si è sviluppato. Scrittori di diverso tipo, di cui gran parte nemmeno si conoscono, senza fare nessuna obiezione all’idea iniziale del progetto, si sono uniti e in pochissimo tempo hanno prodotto un lavoro creativo che, nell’ottica interpretativa descritta nel prologo e nel presente epilogo, ha anche una funzione sociale.

Le tue parole sottendono che l’unione fa la forza, una forza che può trasformare in opportunità e crescita qualsiasi crisi. È così? E cosa ti ha convinto a sostenere questo progetto?

Quando ho scritto questa frase dell’epilogo, nella mia testa c’erano i telegiornali che ci crisalide-raccoltasorbiamo quotidianamente, le parole delle persone che incontri tutti i giorni, sempre fiacche, prive di speranza, ripetitive e che si amalgamano perfettamente con la triste comunicazione paraverbale in cui sono annegate. “Crisi” è la parola più abusata, alibi sterili e passività intorno a noi, sbuffi e mani allargate al cielo, teste chine e passi incerti. Quando invece un gruppo di persone si uniscono per uno scopo nobile come quello di esprimersi attraverso l’arte dello scrivere, si esercita una funzione sociale che come una mannaia spazza via tutta questa sciatta comunicazione che ci priva giorno dopo giorno del sogno per cui viviamo, anche se nessuno ce lo ha mai detto.

Lo rifaresti? E se sì quale altra tematica si potrebbe prendere in considerazione?

Certo che lo rifarei! Cento e più volte! Sono tante le tematiche ma se devo dirti la prima che mi viene in mente è… il gioco, sì, racconterei storie di persone che si fanno ammanettare dal vizio del gioco per finire nei baratri psicologici più scuri e isolati. Poi scriverei dell’amore, sì, l’amore, il tema dei temi, che più lo usi e mai si consuma, più ne scrivi e mai si ripete, più ne parli e più il suo potere dona speranza.

Curi un blog molto apprezzato e conosciuto Scrittore vincente. Come tu hai limpido nella mente l’esordio di Crisalide, così io ho ben impresso nei ricordi la scoperta del tuo sito e la prima volta che ti contattai via mail. Era il 2011 e nel frattempo ci sono state migliorie e grandi novità: puoi descrivere il tuo progetto a chi non lo conoscesse?

Grazie Cinzia innanzitutto per essere una delle mie lettrice più fedeli. Il mio progetto Scrittore Vincente è descritto nel dettaglio sul sito www.scrittorevincente.com, che è un sito che mensilmente attrae migliaia di scrittori che vogliono imparare come promuovere al meglio i loro scritti, per aumentare le vendite. Mi occupo di marketing, quindi. Di cose pratiche, numeri, metodi e tecniche. Ma il marketing cos’è? Non è qualcosa di poco etico come molti pensano malamente, non è una serie di trucchetti… no! Se devo dare io una definizione al marketing, direi che rappresenta la serie di attività necessarie per creare una relazione a lungo termine con le persone. Questo, per me, è il marketing. Questo, infatti, insegno nei miei corsi agli scrittori, e le decine di testimonianze di casi di successo mi insegnano che i miei corsi portano a dei cambiamenti migliorativi. Il che non è poco… 😉 Abbiamo bisogno di cambiamento, di aprire la mente verso ciò che questa epoca ci sta dando, che non è la crisi, ma è una trasformazione culturale meravigliosa basata sulla condivisione di una mole di informazioni che si espande esponenzialmente mese dopo mese. E’ la conoscenza che ci avvolge come un incendio, di quelli che bruciano l’ignoranza, che non smette di allargarsi. E’ questo il bene dei giorni nostri… scusami! Avrei dovuto raccontarti del mio progetto, ma ho voglia di scriverti di altro, perché tutti mi intervistano per i miei corsi, ma mi piace molto la tua intervista, per come è impostata e ci tengo a sottolineare un concetto, che poi non è un concetto, ma è uno spazio, che poi non è uno spazio ma è un canale comunicativo, ma nemmeno.. intendo: internet. Internet. Internet. L’opportunità più grande per ognuno di noi. Se il marketing riguarda il creare relazioni a lungo termine, più relazioni di questo tipo hai e più successo avrai. Internet permette di far esplodere queste relazioni. Internet permette di svilupparle a lungo termine con i minimi sforzi. Internet permette agli autori di sviluppare un marketing vincente in maniera autonoma e di raggiungere risultati strepitosi, trasformando marzullianamente il sogno di vivere con la scrittura nello scrivere per vivere. Ecco, anche questo insegno nei miei corsi di marketing librario su Scrittore Vincente.com.

Ho avuto modo di apprezzare il tuo Bestsellers Course. Per chi non lo sapesse: di cosa si tratta? So che ci sono state e ci saranno delle evoluzioni: è così?

Bestseller-Course-Emanuele-Properzi-274x300Bestseller Course è il corso multimediale di autopromozione libraria più recensito d’Italia. Decine di autori hanno incrementato nettamente le vendite attraverso questo corso. Ora, c’è stata una evoluzione, perché il corso si è trasformato in Bestseller Course Premium Edition ed ha dei bonus di grande utilità per gli scrittori che sognano in grande. Oh Cinzia, non mi va più di tanto di parlare dei miei libri oggi, lascio il link del corso http://www.scrittorevincente.com/BSC1/ per i più curiosi. Concludo questa domanda dicendo che ho impiegato 3 anni di lavoro per creare questo corso. C’è quindi una parte della mia vita in Bestseller Course Premium Edition.

Sei anche tu scrittore, ovviamente. Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

Non sono io che sono arrivato alla scrittura, è la scrittura che è arrivata a me. A 4 anni scrivevo. Grazie a mia mamma, la mia migliore maestra. Poi però il mio cervello ha smesso di crescere… scherzo, dai. La scrittura per me, è ciò che sono. Quando lavoro, scrivo. Quando creo, scrivo. Quando pianifico, scrivo. Il mio tempo libero lo dedico alla mia famiglia, allo sport e alla scrittura, anche se mia moglie mi vuol portare sempre nei centri commerciali.

Cosa hai pubblicato e perché?

Ho pubblicato “Apologia del piano B”, un romanzo che mi è piaciuto tanto scriverlo, ho NZOrischiato nel pubblicarlo, perché tasta temi delicati, mi espongo come un pazzo scriteriato, uso la scrittura come un trattore che sfascia tutto e tutti, e poi, però, il successo, piccolo ma grande che ho avuto, mi ha dato ragione. Vale sempre la pena creare arte libera, strong e che scarna le verità, creando solchi nelle ipocrisie per aprire i varchi dimenticati.

Poi ho pubblicato Crisalide, Lavoricidi come romanzi collettivi. E a breve altri 2 romanzi collettivi in collaborazione con il mio amico Filippo Colizza. Questo per la narrativa.

Per il marketing Editoriale ho pubblicato:

Cosa pensi dell’editoria italiana?

L’editoria italiana è fiacca. La rivoluzione digitale ha stravolto le modalità di fruizione dei contenuti da parte degli italiani, che da indagini ISTAT, leggono meno di 3 libri l’anno. Ci troviamo quindi ad avere meno persone che comprano libri, giornali e riviste partendo da uno scenario – vedi i sondaggi sulla lettura – già molto povero di per sé. Ciononostante quello che tutti si aspettavano, ovvero l’esplosione del mercato degli ebook, non è paradossalmente avvenuta. Le case editrici classiche stanno chiudendo una dopo l’altra mentre stanno nascendo nuove realtà che offrono servizi editoriali specifici gestiti da applicazioni web, rivolti soprattutto al self-publishing. Oggi pubblicare un libro è banale. Avere chi lo compra è invece un’impresa per pochi. Molto pochi. 

Eppure nel mese di giugno 2013 in Italia per la prima volta, per un bestseller, le vendite degli ebook hanno superato quelle del cartaceo. Mi riferisco al caso dell’ultimo libro di Dan Brown. Bisogna pur dire che il costo di quasi 30 euro del cartaceo del buon Dan, ha incentivato i molti a comprare l’ebook. Comunque questo è sicuramente un segnale importante di come il mercato si stia trasformando, un segnale che non possiamo assolutamente trascurare. Bisogna inoltre tenere in considerazione il sempre maggiore numero di successi editoriali che nascono da self-publishing. Ciò significa che i lettori italiani considerano sempre meno il ruolo di un editore importante nella scelta dell’acquisto di un libro. Ci sarebbe molto da dire su quelli che sono gli svantaggi e i vantaggi ingenerati da tali mutazioni culturali, economiche ed editoriali. Ciò che mi preme però sottolineare è che, in ogni caso, se un autore oggi si affaccia nel mondo dell’editoria con le speranze di avere successo, deve per forza imparare come promuoversi nella vita di tutti i giorni ma soprattutto sul web, perché è su Internet che si nascondono le opportunità di vendita più grandi per gli scrittori del nostro tempo. 

A proposito di self-publishing, so che parteciperai al Festival Internazionale di Self Publishing che si terrà a Senigallia il 19 e il 20 ottobre: come mai questa scelta?

Parteciperò al FISP come merchant. Insomma avrò il mio banchetto in cui incontrerò gli autori ai quali cercherò di trasmettere la mia esperienza nel marketing editoriale. Sono consapevole che il web marketing è la frontiera più ricercata e potente per la promozione libraria, ma sono convinto che incontrarsi di persona sia il modo migliore per… crescere. Sì, crescere nei propri progetti e a livello personale. Abbiamo necessità di sentire le ‘vibrazioni’ degli altri, perché siamo esseri umani e non automi che vivono di fronte a un monitor, seppur il destino sociale cui una buona fetta della massa è rivolta, mi pare, purtroppo, proprio questo.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Pubblicare è semplicissimo. Avere lettori difficilissimo.

Quanto è importante la promozione?

Se vuoi vendere migliaia di libri, da 1 a 10, direi quasi 20.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Il Vangelo, la Bibbia, la Divina Commedia, Le braci di Sandor Marai

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Stai scherzando? Parlane con il mio amico Stefano Calicchio, il precursore italiano dell’editoria digitale, anche lui ti dirà che io sono più che pronto, anche se in Italia non ci sarà mai un’editoria unicamente digitale. Credo proprio che non si finirà mai di tagliare gli alberi per costruire libri per i lettori italiani, per questi navigatori, santi e poeti, come me e te Cinzia, che se non scriviamo, siamo messi proprio male 😉 Grazie per questa intervista!