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Ringrazio pubblicamente Letizia Rossi, giornalista de il Cittadino di Monza e Brianza per l’articolo che mi riguarda pubblicato sabato 2 marzo a pagina 33.

 

Un’intervista intercalata da qualche riflessione che ho molto apprezzato.

 

Per chi non avesse la possibilità di acquistarlo perché fuori zona, e/o non fosse in grado di organizzarsi con la versione digitale, posto qui sotto la mia scansione.

 

E auguriamoci che sia di buon auspicio per ciò che sto alacremente scrivendo!

 

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Una dolce tigre

Che si ami il teatro oppure no è irrilevante. Quando se ne va una donna così, si spegne una luce limpida e vivace che inevitabilmente crea un vuoto grande. Io ho visto La bisbetica domata di Shakespeare nel 1992 e ricordo molto bene in quale stato d’animo, di eccitazione e godimento, sono uscita dal teatro.

Voglio avvicinarla ad Alda Merini e pensarla mentre legge una sua poesia. Salutarla così, con lievità e fierezza.

 

Questa Pasqua…

Questa Pasqua non può essere triste anche se tutt’attorno i tempi tremano. Non può esserlo come ogni anno, perché dopo tanto dolore, sotto un’altra forma, c’è un respiro di speranza. Si sa, c’è la croce, ma poi c’è la Resurrezione, che alla fine è la Pasqua: rappresenta il senso ultimo e profondo di tutto questo sofferto calvario. Anche nostro.

Eppure sembra a volte la festa delle uova di cioccolato, o delle gita fuori porta. Si mangia la colomba ma si evitano i riti del triduo, venerdì santo in particolare. Come se potesse esserci la Resurrezione senza la morte. Leggevo ieri un interessante libro intitolato Come andremo a finire? che altro non è che una rilettura della “fine del mondo” alla luce delle sacre scritture. Sono diversi i temi trattati in questo testo ma ciò che mi ha colpito, e che da tempo già pensavo per i fatti miei, è il sottolineare come, in questa società moderna dell’immagine, venga rimossa anche la morte. O meglio, viene rimossa dalle nostre case e dalle nostre vite. Non puoi rimuoverla dalla televisione e dai telegiornali; anzi lì sembrano quasi doverosi i programmi di approfondimento per i vari omicidi spettacolarizzati, tanto è un qualcosa che riguarda sempre gli altri e più saggio sembra vivere come se non esistesse o comunque non ci tocca e non c’interessa.

Carpe diem recita il motto caro al gruppo dei Dead Poets’ Society. È certamente giusto ma non dimentichiamoci che la vita non è puro edonismo ed egoismo. La nostra vita vera è solo Luce. Tutto qui. E la Pasqua c’insegna.

 

Come augurio per voi, da pag. 42 di Dies Natalis e il mio amatissimo Caravaggio.

 

Sabato Santo

Addomesticami Morte

dell’animo apri tutte le porte

portami via lontano

su su in alto

nel palmo della Sua mano.

Sorella Morte e Santità

Non siamo stati creati per la morte. Dio ci ha voluti per la vita.

Ci ha voluti pieni di luce e di pietas.

Questo significa che siamo tutti chiamati alla santità. E non c’è altra via. Altra via che questa. Via. Verità. E Vita. E forse non è un caso che la commemorazione dei Santi è così vicina a quella dei defunti.

Rimasi sconvolta la prima volta che scoprii questa parte del Cantico di San Francesco che recita così:


Sorella Morte




Sii lodato, mio Signore, per la nostra sorella morte corporale,

dalla quale nessun uomo può fuggire.

Guai a quelli che moriranno in peccato mortale;

beati quelli che troverà in grazia di DIO,

poiché la seconda morte non farà loro alcun male.

Lodate e benedite il mio Signore e ringraziate,

e servitelo con grande umiltà.


 

E realizzai che solo un santo come lui poteva chiamare la morte sorella.

Questa è la morte che c’interpella. Questo è il rispetto che le è dovuto. Questo è l’atteggiamento e la condizione del cuore quando si entra in un cimitero.

Dico questo con profonda convinzione e so che verrò derisa.

Ma hanno ragione. È certamente meglio festeggiare Halloween e fare i buffoni. Quando poi sarà il momento tireranno fuori la maschera da zombie. È così semplice, no?