Scultura e scrittura

Anche ad una mostra d’arte, scultura neoclassica in questo caso, ho potuto imparare molte cose. Non solo e non tanto di pura storia dell’arte; neppure per la semplice ammirazione di opere così perfette, uniche, serenamente idilliache. Infatti, oltre a tutto ciò, trovo sempre spunti di riflessione per la scrittura.

È stato molto utile apprendere dal video tutorial come fosse la tecnica scultorea di base. Mi ricorderò che senza una struttura sottostante, solida e ben progettata, anche un testo scritto non regge. Ancor meglio: posizionerò con cura dei punti fermi che formeranno un reticolo; snodi narrativi che, come chiodi posizionati al punto giusto con precisione millimetrica, saranno i punti fermi che formeranno il perimetro narrativo che non mi farà disorientare e smarrire nel processo creativo.

Mi ricorderò di Thorvaldsen e lascerò qualcosa di grezzo, impercettibilmente non perfettamente lucidato; qualche nervatura sottile di parole appena suggerite.

Ma soprattutto, non dimenticherò mai la lezione di Antonio (Canova, è sottinteso; ma per le ammiratrici sincere come me, confidenzialmente: Antonio!). Terrò a mente la tua solitudine, anche, e forse innanzitutto, fisica; indispensabile e irrinunciabile, in modo particolare nella fase finale del lavoro scultoreo. Un lavoro di cesello così perfetto, da far vivere anche un freddo blocco di marmo bianco. E sai, Antonio, le parole che sembrano così duttili e leggere, a volte, possono essere durissime come il marmo. E si nascondono, refrattarie e mute. Difficili da trovare. E bisogna iniziare a scalpellare, esattamente come te, per dotarle di una presenza grafica, investirle della loro materialità e renderle disponibili alla manipolazione creativa. Costruire la poesia e la narrativa come una statua, che prende corpo con una determinazione e una fatica immensa.

Vincent: colori e parole

Autoritratto al cavalletto 1888Grazie Vincent per la tua intramontabile impronta visionaria e la tua personalità poliedrica e complessa. È stato emozionante per me venir rapita dai tuoi colori a tratti luminosissimi, altre volte più concreti e ombrosi; e dai tuoi svariati soggetti, spesso uguali nella forma ma sempre diversi nella tua personalissima interpretazione.

E ti ringrazio anche per le tue lettere, per me è stato commovente vedere la tua scrittura e pensare che, nonostante la tua lotta interiore pressoché continua, tu riuscissi a scrivere pensieri così profondi, con un tocco di chiaroveggenza così inusuale ed ispirata da essere attuale ancora oggi. Lettere profonde e sentite, inviate a Theo ma, tu non lo potevi sapere, anche a noi che abbiamo ancora bisogno di nutrirci delle tue parole e della tua arte.

Grazie perché anche chi scrive come me, necessita di imparare aguardare,guardarsi e riguardare ancora. La realtà, noi stessi, le nostre parole. Mi sono estasiata oggi di tutto vangoogh15questo e ne farò tesoro quando mi metterò davanti ad una pagina bianca. Farò come tu facevi davanti ad una tela intonsa. Andrò dritto al punto, sospesa tra il reale e l’infinito. Alla ricerca del luogo interiore preciso dal quale far fluire la sorgente dell’ispirazione. Lontano da tutti sebbene nel mezzo della ressa, in meditazione e posizione precisa per poter fotografare la realtà con i miei testi.

Come te: con l’anima e il cuore. Grazie Vincent!

A volte io desidero talmente dipingere un paesaggio, come uno anela a una lunga passeggiata per ristorarsi, e in tutta la natura, negli alberi ad esempio, io vedo un’espressione e un’anima.

Jesus Christ Superstar

jesus-christ-superstarQuarant’anni. Tanto ho dovuto aspettare affinché il mio sogno di vedere Jesus Christ Superstar a teatro si potesse avverare. All’epoca ascoltavo il vinile, LP 33 giri. Preistoria.

Forse è stato meglio così. Ho avuto modo di rendermi conto meglio dell’attualità e della bellezza di questo musical.

È intramontabile la potenza della musica rock, alternata a pezzi di pura poesia, con le note e le parole:

The end…
Is just a little harder when brought about by friends
For all you care this wine could be my blood
For all you care this bread could be my body
The end! […]

In questa particolare edizione, sono state saggiamente e sapientemente utilizzate le moderne tecnologie per attualizzare e contestualizzare la storia. È stata di forte impatto, emotivo e morale, la galleria di fotografie che scorreva in background nella scena della flagellazione. In ugual misura, sebbene di diverso tenore, la girandola di giullare con il contorno di mascherine, ha reso sempre (e purtroppo) attuale l’esperienza della beffa e dell’immoralità. La satanica assurdità dell’inganno è espressa pienamente da Giuda. Non nella scena dell’impiccagione, ma in quell’urlo devastante, che scuote dentro, mentre lui si trova solo nel Getsemani.

Riguardo al Superstar, Maria Maddalena e Pilato, al di là dell’emozione di vederli sul palco in carne ed ossa come quarant’anni fa, penso che le voci di Ted Neeley, Yvonne Elliman e Barry Dennen siano addirittura migliorate negli anni. Non hanno perso il carisma e lo smalto, regalandoci un’interpretazione magistrale, alla faccia dell’età. Pleonastico aggiungere che altrettanto meritevoli sono tutti gli altri cantanti, orchestrali e ballerini. In particolare questi ultimi, indossavano abiti di scena in perfetto stile anni ’70, e mi hanno fatto pensare e ricordare la mia adolescenza.

Inevitabile il parallelo, e quindi anche il confronto, con una generazione in un tempo storico ricco di contraddizioni ma anche di fermenti positivi di ogni genere, che è stata comunque capace di sviluppare progetti creativi e propositivi in ogni ambito. E gli adolescenti di oggi, nativi digitali, un po’ allo sbando, in un’epoca ugualmente piena di contraddizioni, ma il loro atteggiamento è decisamente più passivo. Si muovono in un contesto storico-sociale peggiore, che li bombarda di modelli opinabili. Malati di tecnologia e non solo, sfuggono occasioni di crescita, creatività e sana socialità. Anche per colpa nostra.

Festeggiano Halloween senza neppure capirne l’inutilità e la connotazione negativa, mentre ieri sera, 31 ottobre appunto, il Teatro degli Arcimboldi, principalmente gremito di over 50, in una standing ovation finale di dieci minuti, applaudiva, cantava, ballava, si emozionava. Esattamente come quarant’anni fa.

Bestsellers made in Usmate

Ringrazio pubblicamente Letizia Rossi, giornalista de il Cittadino di Monza e Brianza per l’articolo che mi riguarda pubblicato sabato 2 marzo a pagina 33.

 

Un’intervista intercalata da qualche riflessione che ho molto apprezzato.

 

Per chi non avesse la possibilità di acquistarlo perché fuori zona, e/o non fosse in grado di organizzarsi con la versione digitale, posto qui sotto la mia scansione.

 

E auguriamoci che sia di buon auspicio per ciò che sto alacremente scrivendo!

 

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