Il capitale umano

Il-capitale-umano-cover-vcd-frontIn questo film potrete rendervi conto dello sfacelo morale che si riflette in ogni ambito. E mi torna alla mente che nella mia crescita, avvenuta proprio nella medesima zona nella quale è stato girato, mi è stato insegnato che, per essere psicologicamente e moralmente sani, bisogna imparare ad usare le cose ed apprezzare le persone. Abbiamo ribaltato questo fondamentale concetto, siamo ormai espertissimi e sempre più motivati ad usare le persone ed apprezzare le cose. E non lamentiamoci se tutto ci sta crollando addosso e il nostro paese sta andando in rovina.

Vi invito caldamente a vedere questo film. Senza svelare nulla né della trama, né dei personaggi — com’è del resto mia consuetudine — avrete uno spaccato preciso e perfetto di cosa è diventato il nostro paese, il nostro modo di pensare e di agire. Involuzione profonda di tanti che hanno insultato la dignità e i valori buoni di un’intera generazione, e forse anche di più.

Non mi disturba affatto e non mi stupisce che il set sia proprio in Brianza, terra per me originaria e non adottiva. Conosco la cultura, il pensiero che fu e che è, le radici e i valori che da sempre l’hanno caratterizzata. E ciò che è diventata. Ma sebbene con questa affermazione sono consapevole di andare controcorrente rispetto alle ire e ai polveroni che sono stati sollevati sul web e non solo, sono profondamente convinta che non poteva esserci ambientazione migliore su territorio italiano. Per contro, il film è talmente un ritratto fedele della nostra Italia nella sua interezza, che davvero le polemiche suddette sono sterili, in quanto nella sostanza la narrazione filmata ci accomuna come popolo. Il fatto che il film sia stato ambientato nella terra nella quale sono cresciuta e tuttora vivo, mi fa tornare alla mente la mia infanzia e tutto il valore aggiunto positivo di quegli anni, così poveri esteriormente e altrettanto ricchi interiormente.

Molto funzionale e azzeccata la sceneggiatura che si sviluppa su quattro tempi. Ciò che caratterizza tutti i personaggi, chi più, chi meno, è un latente disorientamento, in alcuni accompagnato da un profondo vuoto interiore, che a tratti si trasforma in una ricerca di senso discontinua ed infruttuosa. Alla fine ne uscirà vittorioso chi ha avuto il coraggio della verità ed è stato capace di essere fedele a se stesso e alla propria bellezza, seppur carica di fragilità.

Il senso del titolo lo capirete solo negli ultimi minuti di questo film necessario, nonostante l’amarezza, la rabbia e la vergogna che vi porterete a casa e che vi disturberà per un po’.

La migliore offerta

L’incontro di due solitudini e due pazzie diverse possono funzionare all’interno di un luogo, fisico e mentale, preciso e circoscritto. Quando escono all’esterno e si scontrano con un ambiente “altro da sé” è come se venissero contaminate interiormente ed ecco che, sebbene lentamente, s’innesca un meccanismo di malessere diffuso e a tratti mascherato. Fino a quando, chi ha più da perdere in termini di anni e di vita, può scegliere di percorrere una strada diversa, seguire la massa, rappresentata dalle persone comuni ma anch’esse con le loro idiosincrasie, quasi pazzie. 

Il confine, come sempre quando si tratta di mente e cuore, è sottile. Ma a volte la sofferenza è una benedizione perché ti costringe a guardarti allo specchio, non sempre e solo in modo fisico, per spogliarti di tutte le maschere e gli orpelli che si usano come difesa e come gioco, dato che la vita fino a quel punto, un gioco sembra e così viene intesa e vissuta.

Riguardo a questo film, incantevole ma sempre denso di atmosfere intense e surreali rese in maniera quasi pittorica dal regista Tornatore, ad un certo punto della donna protagonista non abbiamo più alcuna traccia; la immagino dopo tanta voluta e malsana solitudine, essere invece ubriaca degli idoli dal nostro tempo (e non solo) tra soldi, arte e voluttà.

geoffrey-rush-la-migliore-offerta-di-giuseppe-tornatoreEd ecco invece che, come sarebbe potuto succedere a qualsiasi altra persona, assistiamo ad una trasformazione dell’uomo che, spogliato dall’inutile e superfluo in tutti i sensi, comincia a essere se stesso mostrando il suo vero volto fisico e animico.

Le atmosfere, i luoghi, i dialoghi scelti in questo film già da soli ti catturano com’è nello stile del regista. In più, in questo clima attuale del nostro mondo fatto di sobrietà quasi forzata che è spesso povertà, in tutti i sensi, per molti di noi; in questi tempi di risveglio umano su più livelli (interiore, spirituale, economico, sociale) ecco che questa storia può aiutarci a porci delle domande su noi stessi e sullo smarrimento nel quale siamo coinvolti e del quale però non ci rendiamo neppure conto.

La migliore offerta? Capire che la nostra vita, a tutto tondo, è talmente preziosa che non ha prezzo. Dunque, nessuna offerta. Né migliore, né peggiore. Ma le chiavi di lettura sono davvero tante e sarà un piacere se le condividerete con me qui.

The tree of life

Questo film è un’opera d’arte e una poesia continua, non solo con le parole ma anche con le immagini.

Penn-Tree-of-Life_610Seduto in poltrona, l’uomo adulto, una volta bambino, pensa e ricorda la sua vita, ed è tutto uno scatenarsi d’immagini e parole che ci interpellano in ogni momento. Potrebbe sembrare un film senza trama, ma come un puzzle sapientemente strutturato il tutto si ricompone scena dopo scena, frase dopo frase. Parole sussurrate, non recitate, che invitano alla riflessione e non solo alla pura visione per intrattenere lo spettatore. Da vedere e rivedere, come un libro illuminante che si legge e si rilegge, si conserva sullo scaffale della libreria per sempre.

Ritorna ancora per me, come per Bianca come il latte, rossa come il sangue la donna dai capelli rossi raccolti in una romantica crocchia, e questa volta, vuoi anche per il contesto degli anni cinquanta, sembra ancor più somigliante alla modella tanto cara a John William Waterhouse.

Questo film è tutto tranne che romantico, sebbene sia intriso di sentimento e di vita. Immaginate di sedervi in poltrona e cominciate a ripensare alla vostra esistenza sviscerandone il senso, la bellezza e le contraddizioni. Un esercizio utile per tutti, almeno una volta nella vita.

 

 

Le suore ci hanno insegnato che ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e la via della grazia. Tu devi scegliere quale delle due seguire. La grazia non mira a compiacere se stessa. Accetta di essere disprezzata, dimenticata, sgradita. Accetta insulti e oltraggi. La natura vuole solo compiacere se stessa e spinge gli altri a compiacerla. Le piace dominare, le piace fare a modo suo. Trova ragione di infelicità quando tutto il mondo risplende intorno a lei e l’amore sorride in ogni cosa. Ci hanno insegnato che chi ama la via della grazia non ha ragione di temere. Io ti sarò fedele, qualsiasi cosa accada.

The Words

The WordsLe parole, solo quelle, alla fine contano solo quelle. E la coscienza di chi scrive, che cosa scrive, perché scrive, perciò sono “Le Parole”. The Words. Con la lettera maiuscola. Finisce il film con un domanda: – Non lo sai che le parole rovinano tutto?

La seconda questione che si pone nella storia rappresentata: What’s life, what’s fiction? Where does life end and fiction starts? Il confine sottile tra realtà e narrativa. Un lungo racconto incentrato sulla scrittura e sulla difficoltà dello scrittore di far emergere la propria voce, di farsi spazio nel variegato e complesso mondo editoriale, ovunque ci si trovi sulla terra.

Quando di notte tutti dormono, lo scrittore si mette al lavoro. Non è detto che sia esattamente nel cuore della notte, ma certamente lo scrivere è come il seme che sta sepolto sotto terra, magari sotto una coltre di neve, e poi un bel giorno il testo scritto emerge come esile piantina e si affaccia sulla terra, nella speranza di venir notato, prima o poi, per la sua unicità, originalità e freschezza. C’era un’altra poetessa, portava il nome di Alda Merini, la quale sosteneva che anche “i poeti lavorano di notte”. Non è il mio caso, nel senso che non è mai a notte fonda che le mie parole prendono corpo, ma quasi sempre è molto prima dell’alba che l’ispirazione è più intensa e chiara, viaggia veloce e il silenzio tombale aiuta a esprimere queste parole nuove, che vedranno la luce mentre il sole si appresta a sorgere di lì a poco.

Un film che non è un capolavoro, ma che può essere molto utile per chi scrive, per chi lo vorrebbe fare e forse, per via indiretta, anche per i lettori che possono avvicinarsi un po’ di più al mondo dello scrivere con tutti i suoi travagli e le sue difficoltà. Io non credo davvero di poter mai fare ciò che il protagonista sceglie di fare in questo film; se lo vedrete vi chiederete anche voi quanto sia facile barare, potendo e volendo. E come poi assumersi le responsabilità di questo gesto e affrontare tutte le relative conseguenze. Linkato alla locandina poco sopra è il trailer in italiano.

Ho promesso a me stessa che non avrei scritto esattamente una critica del film, e ancor meno avrei fatto anticipazioni importanti sulla trama; se lo vedrete capirete il perché. Ma una considerazione è indispensabile e certa: quando una storia è scritta con l’anima e con il cuore, in qualsiasi epoca e chiunque sia l’autore, è universale e senza tempo.

In questo senso mi sovvengono le parole di Katherine Mansfield, una maestra del racconto, (leggete l’articolo che ho linkato!) che pensava e scriveva così:

 

Un’opera letteraria senza emozione è un’opera morta; diventa un documento invece di una rivelazione.

Senza entrare nei dettagli, è quello che succede in questo film. Vedetelo e ritroverete tutte le difficoltà dello scrivere. Difficoltà? Perché, scrivere è difficile?

Non credo esista al mondo via più impervia di questa. Devi amare profondamente la scrittura,  altrimenti non ce la puoi fare. Oppure fai l’imbrattacarte, ma è un’altra cosa.