Festa del lavoro

Primo maggio: festa del lavoro. Quello vero, quello che richiede fatica, sia essa fisica o intellettuale.   Se si è fortunati, quasi sempre remunerato su base mensile; in ogni caso con certezza e regolarità.  La scrittura non appartiene a questa categoria, se non per la fatica sia fisica che intellettuale. Ma non esiste, secondo me, l’idea di una pausa forzata come la festa del lavoro in un ambito così creativo come la scrittura.

Oggi, dove vivo io in Brianza, pioviggina. È una giornata uggiosa e molto umida. Quasi fosse il primo novembre, a dirla tutta. Io non patisco molto questo brutto tempo, se non per il fastidio alla mia schiena dovuto all’umidità. Mi rende più difficile stare alla scrivania e scrivere, un po’ a penna su uno dei tanti quaderni, un po’ a computer. Dipende su cosa sto lavorando.

Ecco, l’ho scritto, così di getto, con naturalezza. Sto lavorando. Quando l’idea arriva va sviluppata subito, quando le parole si fanno insistenti e urgenti bisogna dar loro vita. Molto spesso invece bisogna farsi violenza. Costringersi a buttare giù qualcosa che abbia un suo perché, un senso e una decenza. Non la sola lista della spesa. In queste giornate, che inevitabilmente possono capitare, si mantiene tutto al minimo. Ma quel minimo: una pagina, una poesia, un abbozzo di racconto è comunque prezioso. Rientra nella disciplina che, anche nel caos della scrittura, è necessaria.

Comunque sia: Buon primo maggio!