Metti una sera d’estate…

IMG-20150627-WA0002Metti una sera d’estate nella cornice poetica di una cascina d’altri tempi, un gruppo di attori dilettanti e motivati, a recitare La giara di Pirandello.

Scontato? Per nulla. In un silenzioso luogo antico e magico, scenario naturale da valorizzare, si può meditare, sorridere e ridere di sentimenti e pensieri sempre attuali.

In tempi di Expo e di tante parole spese sullo sviluppo sostenibile, si può (e si deve) tornare alle nostre radici quando la solidarietà era normale e ricordarci di cosa non si poteva arrivare a dire e a fare per salvare una giara, indispensabile per contenere il prezioso olio. Puro, genuino, a chilometro ed impatto zero.

Ritengo che sia stato lodevole lo spettacolo teatrale proposto nell’ambito della rassegna Arte e artigianato d’autore,10491193_855246217882574_4794667023961994719_n organizzato nella Cascina Zuccone Rubasacco di Tregasio, in Brianza.

La poesia connaturale dell’antico luogo, unico e magico, unita all’impegno di giovanissimi protagonisti, mi ha positivamente costretta a ricordarmi da dove veniamo, per fare attenzione a dove siamo diretti, sia in termini di stili di vita che di valori da recuperare e salvaguardare. Il luogo di per sé ci dona calma, silenzio, natura e preziosa serenità. L’atteggiamento delle persone hanno fatto la differenza, soprattutto quella degli artisti ed artigiani presenti con le loro opere.

Il capitale umano

Il-capitale-umano-cover-vcd-frontIn questo film potrete rendervi conto dello sfacelo morale che si riflette in ogni ambito. E mi torna alla mente che nella mia crescita, avvenuta proprio nella medesima zona nella quale è stato girato, mi è stato insegnato che, per essere psicologicamente e moralmente sani, bisogna imparare ad usare le cose ed apprezzare le persone. Abbiamo ribaltato questo fondamentale concetto, siamo ormai espertissimi e sempre più motivati ad usare le persone ed apprezzare le cose. E non lamentiamoci se tutto ci sta crollando addosso e il nostro paese sta andando in rovina.

Vi invito caldamente a vedere questo film. Senza svelare nulla né della trama, né dei personaggi — com’è del resto mia consuetudine — avrete uno spaccato preciso e perfetto di cosa è diventato il nostro paese, il nostro modo di pensare e di agire. Involuzione profonda di tanti che hanno insultato la dignità e i valori buoni di un’intera generazione, e forse anche di più.

Non mi disturba affatto e non mi stupisce che il set sia proprio in Brianza, terra per me originaria e non adottiva. Conosco la cultura, il pensiero che fu e che è, le radici e i valori che da sempre l’hanno caratterizzata. E ciò che è diventata. Ma sebbene con questa affermazione sono consapevole di andare controcorrente rispetto alle ire e ai polveroni che sono stati sollevati sul web e non solo, sono profondamente convinta che non poteva esserci ambientazione migliore su territorio italiano. Per contro, il film è talmente un ritratto fedele della nostra Italia nella sua interezza, che davvero le polemiche suddette sono sterili, in quanto nella sostanza la narrazione filmata ci accomuna come popolo. Il fatto che il film sia stato ambientato nella terra nella quale sono cresciuta e tuttora vivo, mi fa tornare alla mente la mia infanzia e tutto il valore aggiunto positivo di quegli anni, così poveri esteriormente e altrettanto ricchi interiormente.

Molto funzionale e azzeccata la sceneggiatura che si sviluppa su quattro tempi. Ciò che caratterizza tutti i personaggi, chi più, chi meno, è un latente disorientamento, in alcuni accompagnato da un profondo vuoto interiore, che a tratti si trasforma in una ricerca di senso discontinua ed infruttuosa. Alla fine ne uscirà vittorioso chi ha avuto il coraggio della verità ed è stato capace di essere fedele a se stesso e alla propria bellezza, seppur carica di fragilità.

Il senso del titolo lo capirete solo negli ultimi minuti di questo film necessario, nonostante l’amarezza, la rabbia e la vergogna che vi porterete a casa e che vi disturberà per un po’.

Bestsellers made in Usmate

Ringrazio pubblicamente Letizia Rossi, giornalista de il Cittadino di Monza e Brianza per l’articolo che mi riguarda pubblicato sabato 2 marzo a pagina 33.

 

Un’intervista intercalata da qualche riflessione che ho molto apprezzato.

 

Per chi non avesse la possibilità di acquistarlo perché fuori zona, e/o non fosse in grado di organizzarsi con la versione digitale, posto qui sotto la mia scansione.

 

E auguriamoci che sia di buon auspicio per ciò che sto alacremente scrivendo!

 

SCRIVERE-IN-BRIANZA-631x825

L’altra metà del gusto

 

Chi ieri mi ha portato fuori a cena per il mio compleanno mi conosce certamente bene.

 

Conosce la mia indole creativa indomita  ― l’hanno scritto in una recensione ― ed è vero.

 

 

Conosce il mio amore per il cibo inconsueto e buono. Sa quanto Londra sia presente quotidianamente nella mia vita e dell’importanza del buio e della luce nella mia scrittura. Si ricorda pure che amo l’accostamento tra il nero e il rosso oppure il bianco. No, no nulla di calcistico, questo sport è inesistente nella mia vita.

 

 

Ed ora, andiamo più nel pratico, senza dettagliare troppo perché vorrei che voi ci andaste scoprendolo con stupore come è successo a me. E io ci tornerò sicuro, con mia figlia in primis.

Esordirei dicendovi che, in una piovosa sera di novembre, già vederlo dall’esterno ti dà l’idea che stai per entrare in un luogo singolare; quando entri ne hai la conferma per gli arredi lineari ed originali, con dettagli innovativi, molto intelligenti e pratici, soprattutto per le borsette di noi donne. E vieni accolto con gentilezza ed eleganza creativa.

 

 

Quando ho aperto il menù, mentre mi perdevo con lo sguardo tra le luci sui tavoli e il murales di fronte a me, ho iniziato a leggere ed è stata un po’ una folgorazione, tra cibo, arte e poesia ho pensato: mi sento a casa. Il mio agio era notevole, interiormente ed esteriormente. Ho realizzato ora mentre scrivo che, in un posto così, potrei anche scrivere o comunque raccogliere idee.

 

 

Chi mi ha portato lì sa che le pizze le amo esattamente così: sottili, leggere ed originali. Anche se, a dire il vero, ero molto tentata dal buttarmi su uno degli inconsueti piatti unici proposti. Cosa che non mancherò di assaggiare la prossima volta. E i dolci sono stati una vera rivelazione nella quale non m’inoltro, ma non per altro, non voglio rovinarvi la sorpresa. L’unica cosa che vi dico è: non fatevi intimorire da Dracula, è una prelibatezza per nulla vampiresca. Ma comunque, dato che i camerieri lì, tutti gentilissimi e in perfetta forma, sono anche un po’ psicologi, appena notano lo sguardo fisso sulla lista dei dolci per più di trenta secondi accorrono in tuo aiuto e ti spiegano di cosa si tratta: una bontà.

 

 

Concludo qui rinviandovi al sito di Semigiò: così si chiama questo luogo del gusto ― definirlo ristorante mi pare un po’ troppo riduttivo. Desidero aggiungere che questa non è ovviamente una recensione professionale ma quasi un racconto, anche perché, soprattutto qui, non potrei e non voglio scrivere con uno stile diverso.

 

Vi dico apertamente che non pensavo ci potesse essere in Brianza un luogo dove cenare che fosse autenticamente singolare e di buon gusto. Ma devo ammettere che ieri sera l’ho sinceramente scoperto.