Puntare in alto e guardare avanti

Questa Pasqua è per me diversa. Per la prima volta nella mia vita, che io ricordi, iniziata già dal risveglio con il pianto. Ancora un po’ di Sabato Santo alberga in me, nel fondo del mio animo e del mio cuore perché, in un’atmosfera silenziosissima e surreale, sto sperimentando a livello personale, qui e ora, un lutto, avvenuto appena ieri, proprio Sabato Santo.

Capisco mentre scrivo che questo avviene in me con una consapevolezza nuova e profonda della nostra caducità.

Capisco, ripensando alla nostra vita tutta, soprattutto in questa grande prova pandemica, che se voglio intravedere una speranza che si fa certezza piena devo abbandonarmi nelle mani di Dio.

Capisco che, per vedere una Luce che illumini il mio animo e una forza che mi sostenga, devo alzare lo sguardo. Puntare in alto e guardare avanti.

Capisco. E a tratti non capisco. Sono in cammino.

Buona Santa Pasqua a tutti.

Stabat Mater Dolorosa

In questa giornata nella quale il silenzio e la tristezza regnano tipicamente sovrane, il mio pensiero non va solo a Maria, donna per eccellenza del Sabato Santo.

Quest’anno il pensiero, la preghiera e le lacrime, necessarie o eventuali, non possono che essere per tutti quelli che hanno salito il calvario dell’impietoso coronavirus.

Silenzio e preghiera per tutte quelle vittime che sono morte sole, esattamente come Gesù crocifisso. Si potrebbe obiettare che si muore sempre soli, ma le circostanze, in numero e gravità, fanno una grande differenza. L’uomo anela all’oblio: dimentica in fretta, più che può, soprattutto quello che ha procurato sofferenza. Oggi mediterò e pregherò per queste vittime e i loro famigliari, forzatamente allontanati.

Voglio confidare nella speranza che tutto questo male possa portare frutto, e sognerò che questo avvenga quando tutto sarà finito. Il seme del doloroso ricordo e del cambiamento interiore è già stato gettato tra zolle di vita innaffiate di pianto. Dovremo tutti fare memoria e tradurre questa esperienza in atti concreti in futuro. Oggi silenzio.

Bisogna trasformare in gioia tutto quello che la felicità ci rifiuta. […] vorrei soprattutto che tu avessi il minimo di calma per poter essere sofferenza alla sofferenza, speranza alla speranza. Dobbiamo inventare un nuovo tipo di presenza, simile a quella che ci è stata propria per molti mesi, in un clima di totale insicurezza. Tutto questo sarà più facile di quanto non si creda, nel corso delle giornate. Insieme dovremo rendere belle le ore che ci saranno date. Camminando per strada, poco fa, ho cercato di far gioire il mio cuore. Non è stato difficile. Mi è bastato pensare…che ogni sofferenza assunta in Cristo perde la sua disperazione, la sua stessa negatività.

(Emmanuel Mounier, Lettere sul dolore, pag. 50)

 

Antivigilia di Pasqua

Mai venerdì sarà (forse) così Santo come quest’anno.
In questo stallo fisico è praticamente automatico pensare alla follia della nostra vita, com’è così condotta nel nostro secolo.
Il nostro delirio di onnipotenza è stato flagellato da un microrganismo letale. Tanto per ricordarci quanto siamo fragili. E ci siamo credo un po’ tutti accorti che si può essere flagellati in modo anche più subdolo e peggiore, esattamente qui e ora, come nel pretorio di Pilato nel 33 d.C.
Questa malattia cruenta e impietosa mi ha sfiorata da vicino con perdite di persone care o solo conosciute. Uno schiaffo improvviso, un colpo basso a tradimento. Un bel memento mori, preciso da Venerdì Santo.
Mi è difficile dunque, ora come ora, trovare un raggio di Luce. Un maggior bene e un senso a questa prova durissima, fisica e mentale. Mediterò in questi due giorni prima della Pasqua perché, mentre scrivo, un senso pare non esserci. Ma un insegnamento sì.

Pandemia di primavera

Eri così lontano
ed invece sei arrivato
microscopico e insidioso
ci hai costretto
alla riflessione.

Non siamo invincibili
non siamo eterni.
Non siamo stati capaci prima
di fermarci e pensare
come folli, sempre correre
come robot, sempre fare.
Ma tu ci hai intimato l’alt
e in questo arresto, costretti
a meditare, a guardare.

Guardare fuori, guardarci dentro.
Capire il valore della vita
sentire che basta un attimo
per andare via per sempre.
Sperimentare la lontananza
una stretta di mano vietata
un abbraccio proibito.

Sei crudele e impietoso:
carri funebri in fila ai cimiteri
morti senza funerale.
Ma come ti permetti?

Troppi contagiati nei letti d’ospedale
lì c’è sofferenza e paura.
Senza sosta, a più riprese
angeli in camice si affannano
ad affrancare alla vita
troppe vite sospese
e invisibili angeli della morte decidere
chi non può farcela e portarselo via.

Noi nelle nostre case come prigioni
fermi, in attesa del prossimo
bollettino di guerra.

La bomba sei tu
che ci esplodi dentro.

Noi nelle nostre case come prigioni
fermi, in riflessione silenziosa
oppure in preghiera.

Abbiamo capito la lezione
ci serviva un maestro d’eccezione.

Nessuna tregua. Per ora.
Ma arriverà il giorno
della vittoria.

E la nostra vita
non sarà mai più la stessa.