Nulla è cambiato

Qui giace come virgola antiquata

l’autrice di qualche poesia.

La terra l’ha degnata dell’eterno riposo, sebbene la defunta

dai gruppi letterari stesse ben distante.

Tu non ci sei più ma continuerai ad esistere attraverso le tue parole senza tempo: la forza della poesia, della tua poesia. Hai visto? Ho scelto per il titolo di questo articolo a te dedicato il primo verso di una tua poesia che ben descrive, come tutte le altre, il nostro mondo, l’essere umano.

Il fatto di averti scoperta tardi è stato alla fine un vantaggio perché, come tutti gli amori a prima vista, si è trattata di una tale folgorazione che mi ha portata a leggere tutte le tue poesie in blocco, sbancando tutte le biblioteche possibili nella zona in cui vivo. Non ho pianto come quando è morta Alda, ma era un po’ diverso, lei era di Milano, la mia città, e vivo ora con il rammarico di non averla incontrata nella sua casa sui navigli avendone avuto la possibilità negli anni ’90, il rimpianto di aver rifiutato l’invito di un amico. Ma poi mi dico che non fa molta differenza perché le poesie parlano più di mille incontri, e mi torna in mente che la mia amica polacca Agnieszka leggeva i tuoi versi quando studiavamo insieme a Londra, ma non ho mai approfondito, allora, come fossero quelle poesie scritte in una lingua per me incomprensibile. Persino la notizia della tua morte l’ho appresa tardi, quasi per caso, al telefono con mia cugina Tiziana che pure ama leggere poesia. Ma poco importa: sei e sarai senza tempo perché le tue parole resteranno con noi per sempre. Per te:

Non avremo più

tue parole nuove

ma nessuno dei tuoi versi

disincantati preziosi profondi

andrà perduto ma

ancor più apprezzato.

Diventa tu ora musa

e illumina

penne tremanti

alla ricerca

in questo mondo

incerto

spaurito e

pauroso.

Come quello che hai conosciuto

come quello che vogliamo poetare.

Quanto mai attuale!

Scritto da Don Luigi Sturzo e pubblicato sul quotidiano Popolo e Libertà nel novembre del 1948. Meditiamo gente, meditiamo!

C’è chi pensa che la politica sia un’arte che si apprende senza preparazione, si esercita senza competenza, si attua con furberia. È anche opinione diffusa che alla politica non si applichi la morale comune, e si parla spesso di due morali, quella dei rapporti privati, e l’altra (che non sarebbe morale né moralizzabile) della vita pubblica. (…) La mia esperienza lunga e penosa mi fa invece concepire la politica come saturata di eticità, ispirata all’amore per il prossimo, resa nobile dalla finalità del bene comune.

In particolare:

1- E’ prima regola dell’arte politica essere franco e fuggire l’infingimento; promettere poco e mantenere quel che si è promesso
2- Il silenzio è d’oro specialmente in politica: oggi si parla troppo, e quindi si usano verità, mezze verità, verità apparenti, infingimenti e menzogne
3- Avere cura delle piccole oneste esigenze del singolo cittadino come se fosse un affare importante è buon metodo in politica
4- Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà
5- Rigetta, fin dal primo momento che sei al potere, ogni proposta che tenda alla inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico
6- La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai, ma cogliere il momento buono per il premio o per la punizione
7- Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile, degli amici; mai dei favoriti
8- E’ meglio tenere lontano i parenti dalla sfera degli affari statali, a meno che non siano già nella carriera per meriti propri
9- Non è da disdegnare il parere e l’ausilio delle donne savie che si interessano ai pubblici affari. Esse vedono le cose da punti di vista concreti che possono sfuggire agli uomini
10- Fare ogni sera l’esame di coscienza è buona abitudine anche per l’uomo politico.

 

L’altra metà del gusto

 

Chi ieri mi ha portato fuori a cena per il mio compleanno mi conosce certamente bene.

 

Conosce la mia indole creativa indomita  ― l’hanno scritto in una recensione ― ed è vero.

 

 

Conosce il mio amore per il cibo inconsueto e buono. Sa quanto Londra sia presente quotidianamente nella mia vita e dell’importanza del buio e della luce nella mia scrittura. Si ricorda pure che amo l’accostamento tra il nero e il rosso oppure il bianco. No, no nulla di calcistico, questo sport è inesistente nella mia vita.

 

 

Ed ora, andiamo più nel pratico, senza dettagliare troppo perché vorrei che voi ci andaste scoprendolo con stupore come è successo a me. E io ci tornerò sicuro, con mia figlia in primis.

Esordirei dicendovi che, in una piovosa sera di novembre, già vederlo dall’esterno ti dà l’idea che stai per entrare in un luogo singolare; quando entri ne hai la conferma per gli arredi lineari ed originali, con dettagli innovativi, molto intelligenti e pratici, soprattutto per le borsette di noi donne. E vieni accolto con gentilezza ed eleganza creativa.

 

 

Quando ho aperto il menù, mentre mi perdevo con lo sguardo tra le luci sui tavoli e il murales di fronte a me, ho iniziato a leggere ed è stata un po’ una folgorazione, tra cibo, arte e poesia ho pensato: mi sento a casa. Il mio agio era notevole, interiormente ed esteriormente. Ho realizzato ora mentre scrivo che, in un posto così, potrei anche scrivere o comunque raccogliere idee.

 

 

Chi mi ha portato lì sa che le pizze le amo esattamente così: sottili, leggere ed originali. Anche se, a dire il vero, ero molto tentata dal buttarmi su uno degli inconsueti piatti unici proposti. Cosa che non mancherò di assaggiare la prossima volta. E i dolci sono stati una vera rivelazione nella quale non m’inoltro, ma non per altro, non voglio rovinarvi la sorpresa. L’unica cosa che vi dico è: non fatevi intimorire da Dracula, è una prelibatezza per nulla vampiresca. Ma comunque, dato che i camerieri lì, tutti gentilissimi e in perfetta forma, sono anche un po’ psicologi, appena notano lo sguardo fisso sulla lista dei dolci per più di trenta secondi accorrono in tuo aiuto e ti spiegano di cosa si tratta: una bontà.

 

 

Concludo qui rinviandovi al sito di Semigiò: così si chiama questo luogo del gusto ― definirlo ristorante mi pare un po’ troppo riduttivo. Desidero aggiungere che questa non è ovviamente una recensione professionale ma quasi un racconto, anche perché, soprattutto qui, non potrei e non voglio scrivere con uno stile diverso.

 

Vi dico apertamente che non pensavo ci potesse essere in Brianza un luogo dove cenare che fosse autenticamente singolare e di buon gusto. Ma devo ammettere che ieri sera l’ho sinceramente scoperto.

 

 

 


 

Recensione su libriconsigliati.it


È con grande piacere che allego qui sotto il link alla recensione pubblicata ieri sul sito libri consigliati del mio romanzo Sogno amaranto.

http://www.libriconsigliati.it/2010/11/sogno-amaranto-di-cinzia-cavallaro/

Ringrazio Elena per la sua interpretazione del testo. Nuovamente altri punti di vista e spunti di riflessione di sicuro pertinenti con la storia narrata e le mie scelte stilistiche e strutturali.

In particolare, ho molto apprezzato il parallelo con il teatro, che non solo è parte della storia, ma fa parte della struttura intrinseca del romanzo stesso.

Questo rafforza il mio desiderio, che si sta tramutando in reale intento, di proporre questo mio testo come soggetto teatrale. Una storia moderna ma antichissima nei contenuti, che ben si presta ad una pièce teatrale dalle caratteristiche minimaliste nell’impianto, ma molto poliedrica nei contenuti.