Vincent: colori e parole

Autoritratto al cavalletto 1888Grazie Vincent per la tua intramontabile impronta visionaria e la tua personalità poliedrica e complessa. È stato emozionante per me venir rapita dai tuoi colori a tratti luminosissimi, altre volte più concreti e ombrosi; e dai tuoi svariati soggetti, spesso uguali nella forma ma sempre diversi nella tua personalissima interpretazione.

E ti ringrazio anche per le tue lettere, per me è stato commovente vedere la tua scrittura e pensare che, nonostante la tua lotta interiore pressoché continua, tu riuscissi a scrivere pensieri così profondi, con un tocco di chiaroveggenza così inusuale ed ispirata da essere attuale ancora oggi. Lettere profonde e sentite, inviate a Theo ma, tu non lo potevi sapere, anche a noi che abbiamo ancora bisogno di nutrirci delle tue parole e della tua arte.

Grazie perché anche chi scrive come me, necessita di imparare aguardare,guardarsi e riguardare ancora. La realtà, noi stessi, le nostre parole. Mi sono estasiata oggi di tutto vangoogh15questo e ne farò tesoro quando mi metterò davanti ad una pagina bianca. Farò come tu facevi davanti ad una tela intonsa. Andrò dritto al punto, sospesa tra il reale e l’infinito. Alla ricerca del luogo interiore preciso dal quale far fluire la sorgente dell’ispirazione. Lontano da tutti sebbene nel mezzo della ressa, in meditazione e posizione precisa per poter fotografare la realtà con i miei testi.

Come te: con l’anima e il cuore. Grazie Vincent!

A volte io desidero talmente dipingere un paesaggio, come uno anela a una lunga passeggiata per ristorarsi, e in tutta la natura, negli alberi ad esempio, io vedo un’espressione e un’anima.

L’armonia degli opposti

Voglio condividere con voi questo testo, accompagnato da un acquerello raffigurante un angelo, tratto da un libro che porta il titolo Angeli.

l'armonia degli opposti

L’ho letto solo ora, e vi ho ritrovato il buio e le luce del mio romanzo, e la medesima necessità di unire gli opposti dentro di noi.

 

In questo dipinto, l’angelo non crea alcuna spaccatura nella quale possa irrompere Dio. Unisce in sé i colori blu e verde, tiene insieme dentro di noi ciò che non riusciamo a combinare. Sul bordo destro del dipinto compare minacciosamente un po’ di buio. L’angelo rischiara il buio con la sua ala. Ci protegge dalle tenebre che vorrebbero penetrare in noi. Al di sotto della sua ala, i colori diventano più chiari. Lì, l’oscurità perde la sua forza. Diventa soltanto un polo contrario a ciò che in noi è chiaro. Ma fa parte di noi. Dà sostegno a ciò che è chiaro. La teologia non interpreta gli angeli come persone, ma come potenze personali. Questa affermazione astratta significa che essi difendono il nostro essere persone. Malgrado tutti i contrasti in cui ci ritroviamo, essi ci danno la possibilità di non cadere a pezzi, ma di diventare persone. Persona vuol dire che tutto ciò che è in noi risuona attraverso una maschera (dal latino per-sonare, «risuonare»). Se anche la nostra voce diviene cupa, essa si colora. Allora diventa gradevole, in contrapposizione a una voce stridula che è senza contrasto e, perciò, assume per le nostre orecchie una sonorità aggressiva. Dal nostro volto trapela tutto ciò che è chiaro o buio nel nostro intimo. L’angelo impedisce al buio dentro di noi di impadronirsi di noi. Lo trasforma nello sfondo su cui può cominciare a risplendere veramente ciò che è chiaro. Abbiamo bisogno dell’angelo dentro di noi: egli sostiene e appoggia il nostro essere persone. Preserva la nostra anima dal pericolo di cadere a pezzi. Oggi ci sono sempre più malati borderline. Sono persone che non riescono più a tenere insieme il loro caos interiore. Necessitano dell’angelo che unisca gli opposti dentro di loro. L’ala verde dell’angelo indica che, allora, qualcosa inizia a rifiorire in mezzo ai contrasti della nostra anima. La funzione unificante degli angeli brilla nelle parole della promessa fatta da Gesù nel suo discorso sulla fine dei tempi: «Il Figlio dell’uomo…manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli» (Mt, 24, 31). Queste parole non valgono solo per i molti credenti sparsi in tutto il mondo, ma anche per ciascuno di noi. Gli angeli raduneranno da tutte le direzioni dei quattro venti ciò che Dio ha prescelto in noi. Nel nostro caos interiore, essi metteranno insieme ciò che è disperso, conducendoci così alla totalità. Gli opposti in noi non ci porteranno a una dissonanza, ma a una nuova armonia. Gli angeli trasformeranno i contrasti dentro di noi in una sinfonia, nella quale risuoneranno la verità e la bellezza di Dio. Non saremo più trascinati da una parte all’altra, tra nord e sud, tra est e ovest. Verrà riunito in noi ciò che è conscio e inconscio, freddo e caldo, chiaro e scuro, maschile e femminile. Tutto è prescelto, accolto, contemplato e amato da Dio.

[Angeli, Anselm Grün] Acquerelli di Andreas Felger

Paul Klee tra musica, poesia e pittura

Quest’oggi mi è capitato tra le mani un piccolo libro su Paul Klee.

Mi ero dimenticata che fosse nato in una famiglia di musicisti e che, sebbene non diventò un brillante violinista, la musica influenzò tutta la sua arte.

E’ affascinante guardare i suoi quadri e percepire quanto lui fosse così innamorato del colore e delle sue infinite possibilità espressive.

Mi piacciono i suoi quadri perché vicini all’astrazione e al sogno.

Il sogno. Parola fondamentale per me, tanto che fa parte del titolo e del corpus del mio romanzo.

Mi piace questo pittore perché le sue composizioni sono armoniose, ritmate. La luce e la musica giocano un ruolo fondamentale. Una vera poesia pittorica. Tant’è che lui stesso si definiva pittore poeta.

E anche nel nostro paese scoprì l’importanza della luce. Luce e tenebre. Temi a me cari che si potranno approfondire nelle mie pagine.

Anche se per la copertina del mio libro ho scelto un pittore completamente diverso, oggi voglio celebrare Klee, con il suo e il mio sogno.

La morte della Vergine

Vorrei inaugurare questa sezione con un breve articolo riguardante il quadro di Caravaggio La morte della vergine che ho scelto come copertina del mio libro.

In molti mi hanno chiesto perché io ho scelto proprio un tale quadro. Va detto che quello che vedete nel tondo della copertina è solo un dettaglio di una tela molto più complessa e di grandi dimensioni commissionata a Caravaggio nel 1601. Il quadro era certamente a tema con la raccolta poetica stessa e soprattutto, come in tutti i quadri di questo pittore, il gioco delle ombre e delle luci è fondamentale. Bisogna rammentare che il titolo della raccolta poetica è appunto Dies Natalis. Un giorno denso di ombra come quello della morte terrena che si trasforma in un trionfo di luce per la resurrezione che ci aspetta.

Il quadro poi ha delle connotazioni affascinanti e controverse, come quasi tutti i suoi quadri, del resto. Il pittore ha usato come modella per raffigurare la vergine una prostituta sua amica annegata nel Tevere. Fu uno scandalo, ma tuttavia il quadro suscitò un interesse tale da parte del panorama artistico e intellettuale del tempo che fu esposto al pubblico dopo pressione di tutti i pittori di Roma.

Va aggiunto che questo fu l’ultimo dipinto eseguito da Caravaggio a Roma. Dopo il rifiuto e lo scandalo suscitato, fu acquistato dai Gonzaga dietro consiglio di Rubens.

La scena totale della tela, dominata da un drappeggio rosso sangue, suscita un’impressione di estrema miseria e di toccante commozione. Gli apostoli piangenti si stringono intorno al lettuccio di Maria, assecondando la diagonale di luce che filtra da sinistra verso destra, conclusa con la figura rannicchiata della Maddalena.

E questo dettaglio ho proprio voluto scegliere nel tondo della mia copertina.