Saving Mr. Banks

Il punto di vista fa la differenza. Sempre. Quindi ciò che mi ha spinta a vedere questo film è stata certamente la curiosità di conoscere la storia rappresentata dalla parte della scrittrice.
Non ha importanza che si tratti di una storia tipicamente per ragazzi perché, alla fine, il processo creativo della scrittura è sempre uguale. E così questo film mi ha dato la possibilità di riflettere meglio su ciò che intendo per scrittura. Mi ha commosso vedere come sia difficile fare i conti con il vissuto e le emozioni più profonde per uno scrittore, non importa più di tanto il genere del romanzo.

Tutti i lettori dovrebbero, almeno per una volta, provare a stare dall’altra parte della barricata per rendersi conto dell’impegno, interiore e fisico, della scrittura. Sfatare il mito della bella professione, di quanto sia interessante e piena di soddisfazioni, al di là del successo del romanzo e della fama dell’autore. Essi certamente non mancheranno in piccole o grandi quantità, per la bellezza del libro. Ma come si vede molto bene nel film il prezzo da pagare è mettere a nudo, in tutto o in parte, la più recondita interiorità. E quanto questo sia arduo traspare nelle scene di questo film nel quale una splendida Emma Thompson e un autorevole Tom Hanks ben recitano le paure e le idiosincrasie di un animo artistico.

Insieme alla commozione, alla fine della visione, sono rimasta a sognare di poter abitare in una casa “da scrittrice” nella mia amata Londra.

The help

L’aspetto che mi ha colpito e che ho apprezzato di più in questo film, tratto dall’omonimo romanzo di Kathryn Stockett, è la forza, l’importanza e l’utilità della scrittura. La verità che, tradotta in testo scritto, ci rende liberi. Qualsiasi forma d’arte ha questa capacità. Ma la potenza della parola è decisamente maggiore. Per questa ragione, è molto più difficile da gestire. Al primo sguardo sembrerebbe solo il ritratto di Eugenia “Skeeter”, una giovane scrittrice conthe-help001-460x250 ambizioni da giornalista, e di uno spaccato della società americana dei primi anni sessanta, ma tutto ciò è di fatto l’aspetto meno importante. Piuttosto, ci sono ben altri interrogativi che la storia ci pone.

È il colore della pelle che ci importa? No. È la predisposizione del cuore e gli occhi per vedere la realtà con una mente illuminata. Non serve l’intelligenza e neppure la cultura. Questo film è una storia che mi ha commosso profondamente, perché ha toccato corde profonde e situazioni vissute in qualsiasi tempo e luogo. Con molta maestria, ci porta oltre la questione razziale, alla scoperta delle potenzialità nascoste in ciascuno di noi, e alla difficoltà e alla bellezza dei rapporti umani. E la forza delle donne.

In ultimo, questa storia ci suggerisce di imparare a guadare i bambini, ad abbracciarli, a sostenerli ed incoraggiarli. Come Aibileen, tata saggia e materna, candida e profonda. Anche per lei valgono le sue stesse parole rivolte all’ultima bimba da lei allevata:

Tu sei carina, tu sei intelligente, tu sei importante

Di più non serve aggiungere. È un film da guardare con attenzione e serenità, così da interiorizzare al meglio i valori imprescindibili e senza tempo insiti nella storia narrata.

Resta anche domani

if-i-stay-chloe-moretz-jamie-blackley-399x600Apparentemente Resta anche domani è un film solo per giovani ma è invece ricco di spunti di riflessione e di momenti densi di commozione per tutti. Una bella iniezione di fiducia in se stessi e il percorso verso la consapevolezza delle proprie capacità, sentimenti e desideri.

In me la visione ha scatenato un forte pianto e un’irrefrenabile tempesta di ricordi, perché mi ha costretto a riflettere sulla mia caducità, sulla nostra necessità di trascendenza ma anche sul valore dell’immanenza. Molte domande possono sorgere: che cos’è davvero una famiglia? Cosa è disposto a fare e a rinunciare un padre per i propri figli? Quanto è importante la disponibilità e il dialogo con una madre per un’adolescente? Quanto è difficile andare controcorrente? E quanto ci costa essere noi stessi fino in fondo?

Come in Tutto può cambiare la musica è nuovamente il collante e il background perché ha molta presa sui giovani, ma sottende un messaggio di ben altro spessore. Se ben visto e compreso da un pubblico adolescente, può rappresentare uno spunto di riflessione su come dare fiducia solo alle persone significative: in famiglia e fra gli amici e gli affetti più cari; quindi avere il coraggio di essere se stessi e di non seguire pedissequamente la massa. E ripensando alla mia gioventù, mi rendo conto che si tratta di una questione ricorrente in questa fase della vita (e non solo). Mi chiedo come Gayle Forman, l’autrice dell’omonimo romanzo di formazione dal quale il film è evidentemente tratto, abbia sviluppato e scansionato questo messaggio nel suo libro, e mi toglierò la curiosità leggendolo quanto prima.

Last, but not least: la provvisorietà e l’importanza dei sentimenti. Mi sovviene il versetto del Vangelo di Matteo: Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora (Mt 25,13). Ma attenzione: a mio parere il messaggio insito in questo film non è un semplice Carpe diem. È piuttosto un rispetto assoluto per la sacralità della vita e  una presa di coscienza della nostra unicità, avendo il coraggio di scegliere solo ciò che ci corrisponde profondamente, sia seguendo le nostre inclinazioni, che previlegiando il nostro valore di persone uniche ed irripetibili.

Niente spoiler, come sempre. Ma una cosa è certa: spesso Dio (per chi ci crede) o comunque la vita, decidono per noi. E se Mia, la protagonista, non fosse partita, non avrebbe verosimilmente potuto salvare, con piena consapevolezza, tutto ciò che le stava più a cuore: se stessa, Adam e violoncello.

Stop. Non aggiungo altro. E concludo in stile adolescenziale: Bello raga, ti stimo!

Tutto può cambiare

In questo film c’è tanta musica e molte riflessioni palesi o sottese sul mondo, le sue realtà e i suoi problemi. Una partenza in sordina con tanta voglia di riscatto che porta ad osare.

Già Goethe lo sosteneva:

L’osare porta con sé genio, potere e magia.

È una storia di sentimenti, si scelte e di arte. È una sfida alle leggi del marketing culturale, per celebrare il talento puro, portato alla ribalta con dignità e determinazione. In questo film molti destini si incrociano e scelte coraggiose portano Greta, una musicista anglosassone in trasferta negli States, a scegliere la sua personalissima via solitaria al successo, in barba a case discografiche di grido. Allargando il campo potrebbe trattarsi di uno scrittore in cerca di editore e di tutta l’epopea ormai nota a molti. Allora crediamo ai sogni, e alla nostra voce creativa. Osiamo e creiamo con positività.

Bellissime le scene girate in varie parti della città di New York dove il gruppo musicale incideva i suoi pezzi on the spot, dal vivo. Da non perdere, soprattutto per i più giovani, spesso vittime di top ten e top singer, solitamente costruiti e inconsistenti.

La vera arte si riconosce sempre e ottiene consensi insperati, in barba alle leggi di mercato. E può cambiare interiormente noi e gli altri, come una vera lezione di vita. Per citare il film, si tratta di una piccola perla che può rallegrare la giornata, riempendola di voglia di fare e pensare.

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