Ti ricordi?

Ci sono voluti due mesi prima di decidermi a scrivere su di te e per di più pubblicamente sulla Rete nella quale le notizie si rincorrono veloci e il tempismo è presupposto indispensabile. Ma è come se il tempo in questi mesi per me si fosse bloccato e una parte della mia mente non volesse accettare che il cantautore ascoltato nella mia adolescenza e gioventù se ne fosse andato così repentinamente. È stata la prima volta che ho preso sia tempo che distanze per far finta che non fosse così.

La verità è che non volevo accettare che quel tempo, non solo non tornerà più ma, rispetto ad oggi, era troppo ricco di poesia e soprattutto musica che ci teneva compagnia e ci spronava ad agire e andare avanti nei nostri sogni e intenzioni di cambiare, migliorare, crescere, vivere.

È così per la gioventù in tutti i tempi, si potrebbe obiettare, ma spero che i giovani d’oggi scoprano la tua musica e massimamente le tue poetiche parole. C’è voluto un po’ di tempo anche per farti conoscere ed apprezzare dai miei amici ed ascoltatori di allora; all’epoca, infatti, collaboravo con una delle mitiche Radio Libere dove avevo uno spazio settimanale nel quale curavo una trasmissione sui cantautori. Tu eri spesso presente sebbene non amassi tutte le tue canzoni. E anche se poi con il tempo ho cambiato gusti musicali e la mia visione sociale e, giocoforza, posizione politica e ideale, ho sempre apprezzato molte delle tue ballate. Pura poesia in musica.
E menomale che la tua musica mi emozioni ancora e sempre, anche se tu non ci sei più insieme a quegli anni così carichi di vita e ideali, giusti o sbagliati, opinabili, condivisibili o meno ma, comunque, così veri ideali che mi sento male se ci penso.
Voglio ringraziarti perché la tua musica ha anch’essa giocato un ruolo nella mia scrittura, soprattutto poetica. La ragione te la svelo con parole tue.

Cercare di guardare la realtà con occhi diversi e raccontarla.

Ma tu chi sei?

Dimmi, chi sei?

Nel cuore della notte mi svegli. E sei la mia salvezza. L’ancora di salvataggio che mi allontana dai nubifragi che, quasi ad intervalli regolari, mi assalgono. A volte di sorpresa, altre si preannunciano con giorni pieni di pensieri e notti lugubri di angoscia. Anche se, spesso, e va detto, hai illuminato ancor di più giornate liete ed indimenticabili.

Chi sei tu, dunque, che avanzando nel buio della mia notte inciampi nei miei più segreti pensieri? C’è chi non ti conosce, chi ti ha scoperta magari vivendo, chi ti ha conosciuta ma non ti capisce. Io ti ho incontrato nell’infanzia e non ti ho più abbandonata e, in buona parte, anche tu non mi hai mai lasciato.

Quando ti fai conoscere di più sei così bella. Apprezzata da chi ti stima e necessita di te. Ma quando avanzi nel buio della notte, magari quella scura scura, quella anche interiore, non sei un tipetto tanto facile da trattare. A volte ti sveli subito, con le tue parole che scaturiscono naturalmente, con il ritmo adeguato e la musicalità più adatta. E sgorghi così, subitanea, come acqua sorgiva di montagna, pura e fresca. Ma la maggior parte delle volte è il sudore quello che sgorga: dalla fronte, dalle mani; talvolta da tutto il corpo. È un sudore freddo ed improvviso, come di morte. Ed è giusto così perché, quando appari, Poesia, alla mia anima, mente e cuore, nel venire creata è una parte di me che muore ma subito rinasce, sempre, in forma di parola.

Ma tu chi sei? Un’amica cara, unica, insostituibile ed indispensabile. Poesia: salvezza e rinascita. Avanza pure nel buio della notte che i miei segreti pensieri ti attendono.

Dire, Fare, Essere Poesia

Il titolo di questo post si riferisce ad un Laboratorio esperienziale di scrittura al quale ho partecipato quest’oggi; si è tenuto al MUDEC nell’ambito del Festival Internazionale di Poesia di Milano.

Quasi due ore molto intense e gratificanti. Ringrazio Milton Fernandez, direttore artistico del Festival, per averlo condotto con maestria e coinvolgimanto, così come gli altri nove compagni di viaggio.

Segue la poesia dedicata a questa esperienza.

Guardo la mia realtà
illuminante ed infuocata
cerco strade rincuoranti
mentre fuori e dentro
il nubifragio incombe.
 
Ad ogni respiro comprendo che io sono
spirituale e carnale
troppo poco immediata
troppo spesso meditativa.
 
Ricordo i passi di quest’oggi
il respiro, il corpo che mi parlava
gli occhi incrociati, le mani strette
un cerchio silenzioso e
anche un poco doloroso.
 
Abbraccerò ogni giorno
l’io bambino, ferito ma
lo ringrazio per avermi cercata
e ritrovata
determinata e folle
a cercar parole nuove
quotidiane e solo mie.
 
Nonostante le lacrime
sono felice
e l’anima canta
una melodia nuova.

Emicrania e guerra

Un’emicrania mattutina
insignificante
non paralizza
una giornata di Liberazione
il ricordo
dei racconti materni
nonne incanutite
che descrivono
la paura e il dolore
scolpite nella mente
indelebili segni
di ingiustizia, assurdo
patire e morire.

Sono morti
non dimentichiamolo
per una libertà
ormai scontata.
Quasi dovuta.
Non è così
lo sappiamo bene
ce lo ricorda
la storia
né antica né moderna
ce lo ricorda
l’assurdo
odio umano
il delirio di onnipotenza
la fame di potere cieco
l’ottusità del cuore
la mente offuscata
da un ego incandescente.

Un’emicrania mattutina
in una giornata
calda e solare
e che sarà mai
in confronto
al terrore, al dolore
di bambini
che sono andati avanti e oltre
generando noi.
Non possiamo
permetterci l’idiozia
ingiusta e sciocca
dell’oblio.

Un’emicrania mattutina
che esplode come una
bomba a tradimento
peggiora il ricordo
di tutti i nomi
e cognomi
occhi mani sorrisi
speranze, intenzioni
finite sotto terra
senza colpa
senza infamia.

E fa ancora più male.