Nuovi commenti su Anobii

Il gruppo “due chiacchiere con gli autori” su Anobii, dove potete trovare anche il mio romanzo, mi da l’opportunità questa volta di postare due commenti differenti. Ciò è positivo in quanto dimostra che siamo tutti diversi e sempre mi testimonia che il mio modo di scrivere o piace, o non piace. Per ora non ho incontrato mezze misure.

 Il primo commento è di Simota che scrive così:

Un libro che ti appassiona talmente tanto che non riesci a smettere di leggere …. Il tema dell’Amore che rende l’uomo veramente vivo e in questo fa emergere il bene e il male di ognuno.
Nei due protagonisti viene sviluppata la diversa reazione alla tempesta emotiva che si crea quando si ama … un libro che lascia aperte molte domande esistenziali lasciando libero il lettore di immedesimarsi e di riflettere.
La scrittura è molto scorrevole e mai ampollosa pur utilizzando immagini forti e appassionate. Un libro da leggere!!!

mentre per il secondo ringrazio Paola, della quale già vi ho parlato a proposito di un suo libro di racconti che ho avuto il piacere di leggere. In cuor mio già immaginavo che non avrebbe gradito un testo come Sogno Amaranto. La ringrazio dunque per avermi detto la verità, che recita così:

Devo dire che dal titolo mi immaginavo tutt’altro! La prima pagina, che traspare di pura poesia, mi ha letteralmente affascinata. Non così il seguito. Sono rimasta sconvolta dall’abiezione del personaggio maschile; dal carattere remissivo e quasi masochistico di lei. Il linguaggio è scorrevole, fluido; il testo è ben scritto e si legge molto velocemente, ma il libro non mi è piaciuto (forse non è il mio genere). Accattivante la scelta dei monologhi che attanaglia il lettore fino alla fine. Il finale mi ha deluso e stride con il resto del libro, dal contenuto molto forte.

Nuovo commento su Anobii

L’introspezione di un personaggio che racconta l’amore secondo il suo punto di vista. Questo libro è davvero profondo, mi ci ha fatto immedesimare. In realtà la mia votazione è di 3 stelle e mezzo, solo perché forse non è proprio il mio genere, dato che sembra filosofico. Però, lo consiglio perché forse è unico nel suo genere! Grazie a Cinzia per avermi permesso di leggerlo!!

L’intervista di Marco Mazzanti

Ringrazio Marco Mazzanti, autore di Demetrio dai capelli verdi che ho qui davanti sulla scrivania e che presto leggerò, che mi ha gentilmente intervistato:

1 – Chi è Cinzia Cavallaro?
Una donna cinquantenne innamorata della poesia, della lettura e della scrittura dalla gioventù. A seguire la musica, l’arte, il cinema e il teatro. Una donna che non può vivere senza la scrittura e neppure può vivere di scrittura.

2 – Cinzia Cavallaro, autrice di narrativa col romanzo Sogno Amaranto. Presentiamolo ai lettori in dieci parole.
La storia di due anime innamorate, entrambe luminose e tenebrose.

3 – Il tuo rapporto con la scrittura e i tuoi personaggi.
La scrittura è parte di me stessa e una necessità quasi fisica, oltre che psicologica. Per la scrittura poetica non c’è problema, per quella narrativa è più complesso riuscire a conciliare gli impegni inevitabili della vita quotidiana con il tempo da dedicare alla scrittura. I personaggi invece si formano da soli prima nella mia mente, attraverso l’osservazione della realtà esterna e il mio vissuto, solo dopo vengono trasferiti sulla carta collocandoli in una storia ben precisa.

4 – C’è un personaggio del tuo romanzo cui sei particolarmente affezionata?
A dire il vero entrambi i personaggi della mia storia mi sono cari, così opposti ma così vicini, è praticamente impossibile disgiungerli.


5 – Sogno Amaranto. Sogno. Amaranto. La dimensione del sogno, dell’io narrante che ci guida e ci smarrisce al contempo; e poi questo colore, l’amaranto, rosso di transito, quasi improprio, che è anche essere del mondo vegetale. Com’è nato questo romanzo? Parliamo della sua genesi. Parliamone a tutto tondo.

La sua genesi, come ben si evince dalla lettura del testo stesso, è stata una canzone dell’album Fly di Zucchero: la canzone s’intitola è delicato ma nel testo vi è un passaggio dove viene richiamato “un sogno amaranto”. È talmente intenso questo passaggio che Zucchero stesso nel suo sito ha chiarito il concetto di questo verso. Essendo la spiegazione un po’ lunga, chi vuole approfondire può leggere tutto il post sul mio sito a questo link diretto: http://www.cinziacavallaro.it/sogno-amaranto/

Certo amaranto ha più significati che tutti ben si collegano con il mio romanzo: una pianta sacra il cui nome significa “che non appassisce”: l’erba meraviglia che esprime tutti i sentimenti veri immutabili nel tempo, eterni e unici, come i due protagonisti del mio libro; l’amaranto è il mio colore preferito da sempre; è addirittura un alimento, un tipo di grano preziosissimo e quindi il nutrimento fisico è associabile nel testo al nutrimento sentimentale. Il tutto unito al sogno che si esprime in una scrittura onirica e poetica. Questo per quanto riguarda le premesse. Infine, posso aggiungere che la valenza è data dalla descrizione disincantata di una storia d’amore moderna, sia romantica che inesorabile. Segnata dal rosso sentimentale e passionale dell’amaranto ed edificata dalla necessità del sogno nella nostra vita, così come nella storia da me scritta.

6 – La scrittura intesa non solo come dimensione narrativa, ma anche poetica, e tu Cinzia hai, oltre al romanzo, la poesia: Kairos e Dies Natalis

Sono due raccolte, figlie e dunque sorelle, opposte ma congiunte, nate a tre anni di distanza l’una dall’altra. In Kairos il tema conduttore è l’amore e il senso della qualità di un tempo eletto: il presente; in Dies Natalis invece il filo conduttore è la morte intesa come nuova vita, dunque con una valenza luminosa, insieme al senso della qualità di un tempo nuovo: l’eternità. Ecco che vengono espresse in due raccolte apparentemente diverse il binomio “Eros e Thanatos” esattamente come esso ha preso vita in Sogno amaranto.

7 – Poesia e prosa. Due specchi che si riflettono l’uno nell’altro, all’infinito, o due modalità di scrittura inconciliabili? Qual è il tuo approccio?
Mi corrisponde senza alcun dubbio la prima possibilità. Mi piace la prosa poetica ma prediligo la poesia breve, lirica ed evocativa. Rimane il fatto che per quanto mi riguarda cambia la forma, ma la sostanza rimane sempre la stessa: poesia e prosa, sorelle, gemelle diverse.

8 – In Italia si legge poco, ma di contro si scrive tanto. Luogo comune o triste quanto paradossale realtà?
Guardando le statistiche sembra che sia in effetti così. È certamente una realtà piuttosto paradossale e non so come si possa arrivare ad un processo di scrittura serio e maturo senza passare prima dalla lettura onnivora ed ingente. Secondo me, chi non fa questo non si prende sul serio come scrittore, gioca a fare lo scrittore. Le due cose sono inscindibili e in questo senso confido nelle nuove generazioni. Ho postato sul mio blog tempo fa una lettera di un editore ai nuovi autori memore di una scena alla quale assistetti personalmente al Salone del Libro di Torino. Mi piacerebbe avere anche la tua opinione e se vuoi leggerla si trova qui: http://www.wordsinprogress.it/2010/02/lettera-aperta-agli-autori-esordienti/

9 – Progetti in campo?
Ho partecipato a due antologie collettive appena pubblicate: una di racconti intitolata Sono tutto ciò che vedi attraverso i tuoi occhi e una poetica: La giusta collera; sto lavorando a una mia personale nuova raccolta poetica e ad un romanzo, totalmente differente dal precedente come argomento ma certamente non come stile.

Link originale: http://blog.libero.it/deminovel/10864692.html

Scrivere in Brianza

Scrivere in Brianza è una rubrica della rivista online Vorrei.

Posto qui l’intervista realizzata da Azzurra Scattarella che ringrazio.

Nel tuo blog c’è scritto “Scrivo, ergo sum”. Cosa significa per te questo breve aforisma?

Significa che per me la vita non si può scindere dalla scrittura, anche se lo devo fare nel momento in cui adempio ai miei doveri quotidiani. Vuol dire anche che la massima gratificazione è nella scrittura in quanto tale, come espressione di sé, aldilà delle velleità letterarie. Significa che scrivere è un atto naturale ed indispensabile e che quando manca, per cause di forza maggiore, mi crea un disagio interiore. Ho anche chiarito nel blog medesimo cos’è la scrittura per me con una breve pagina dedicata.

Leggo anche che hai sempre scritto e letto molto, sin da bambina, e prima del tuo romanzo hai pubblicato delle raccolte poetiche. Come mai hai deciso di passare alla forma narrativa?

In verità le due scritture sono sempre state presenti dall’adolescenza in poi; nell’infanzia esisteva solo la forma poetica che mi affascinava tantissimo. Poi, aumentando e diversificando le mie letture, si è fatta strada in me anche un’esigenza più narrativa che è poi diventata pratica pressoché quotidiana, dagli anni ’80 in poi. Ho capito che ci sono cose che posso esprimere solo con versi poetici in testi brevi, mentre altre possono essere descritte andando più in profondità con l’analisi in forma narrativa. Devo dire però che interiormente la poesia, sia come poiesis che come poièin non mi abbandona mai, anche quando scrivo narrativa. Nello specifico, la storia narrata in Sogno amaranto poteva avere solo una costruzione narrativa, pur con uno stile a tratti poetico.

La volontà di usare uno stile decisamente lirico, molto simile alla poesia, non sempre scorrevole ma molto magnetico, è stata una scelta ponderata o un istinto naturale?

Entrambe, in quanto è stato utile per sottolineare ancor di più le differenze tra i protagonisti; inoltre, come prima già accennato, ritengo sia uno stile che mi appartiene anche nella prosa.

Il tuo libro, “Sogno Amaranto”, non è ambientanto in Italia e i suoi protagonisti hanno nomi decisamente anglofoni. Perché questa scelta di ambientare altrove la storia?

Perché Londra, sebbene nel libro sia descritta in modo minimale, era la città perfetta per collocare protagonisti così discordanti in una storia così intensa e particolare. L’effetto che ho voluto creare è stato quello che già di per sé questa metropoli comunica: l’originalità unita ad un certo senso di mistero e romanticismo, caratteristiche molto presenti negli inglesi.

Ci sono delle cose della tua vita che hanno influenzato la scrittura e la narrazione stessa del tuo romanzo?

Il mio personale sguardo sulla realtà contemporanea dei sentimenti, spesso vissuti in maniera superficiale, insieme all’esperienza del dolore dal quale nessuno è indenne, me compresa.

 

Quanto pensi sia importante l’amore nella tua vita?

Molto importante, ma ho imparato a farne senza o meglio, a tramutarlo in un’energia che può avere molte forme diverse, non necessariamente di coppia: quindi più agape e meno himeros, per rifarci alle definizioni del greco antico.

Sei stata presidente della Biblioteca di Bernareggio. Com’è stata per te quell’esperienza lavorativa?

In quel periodo era una scelta del tutto volontaria, dunque nulla di lavorativo. Per me è stata molto stimolante, vista anche la giovane età. Inoltre, mi è servita a capire dal di dentro l’importanza delle biblioteche come fucine di cultura, non solo quindi un luogo dove prendere a prestito libri da leggere. La mia funzione infatti era coordinare l’operato della commissione di gestione che si occupava dell’organizzazione della biblioteca, dalla scelta dei libri all’pianificazione di eventi culturali.

Come credi vivano oggi le biblioteche comunali, quali sono, se ci sono a tuo parere, le differenze?

Ho abbandonato da tempo l’ambiente delle biblioteche vissute dal di dentro, ne usufruisco ormai solo come utente. A mio modesto parere, usufruendo di diversi sistemi bibliotecari nella mia zona, noto delle differenze sia nelle iniziative culturali che nella gestione quotidiana delle biblioteche. Sebbene siano poche, per fortuna, esistono ancora situazioni incresciose di biblioteche quasi abbandonate a loro stesse e nelle medesime condizioni di trent’anni fa, e ciò accade nella nostra Brianza! Che dire? Forse bisognerebbe trovare un meccanismo di controllo efficace e collaudato per mantenere una certa linea di parità almeno nei servizi essenziali e nella struttura.