Parole in movimento…
Scrivo, ergo sum.
Nuova recensione di Sogno Amaranto
Ringrazio Paolo Coiro della sua recensione. Per una lettura integrale ecco il link diretto.
“
Sogno amaranto” è una storia d’amore del tutto originale, ma prima di tutto profonda. Un infinito di dolcezza e di amore incondizionato verso l’altro, che è tutto nell’anima più che nel cuore. Fairy è un’insegnante semplice nell’apparire e di aspetto gradevole, Dick è un attore teatrale affermato; un personaggio sul palco così come nella vita, dove indossa la maschera dell’uomo dalle mille donne. Femmine usate e buttate via senza impegnarsi con i sentimenti, che il personaggio percepisce con superficialità, ma l’uomo – nella sua nudità di sentimenti – sente e assapora con tutto il suo spirito.
Fairy invece, palesa tutto il suo amore nel suo modo di essere e di amare senza reticenze. Una donna convinta di aver visto giusto, negli occhi di quell’uomo dall’aspetto cupo e menefreghista. In quelle pupille l’innamorata ha visto bruciare la stessa passione che lei porta con sé.
Una storia d’amore che unirà due anime gemelle in un vero paradiso di emozioni empatiche, in un vortice di amore e passione che regna in queste pagine, in questa storia londinese.
Non limitiamo queste righe a un romanzo d’amore, ma la prospettiva che più merita è uno specchio di riflessione sui sentimenti e su come le persone li mostrano agli altri, molte volte ingannando se stessi e il proprio naturale bisogno di amare ed essere amati.
Cinzia Luigia Cavallaro è una scrittrice che entra in punta di piedi, ti accompagna in un girovagare di passione, frustrazione, esaltazione, sconforto. Una vallata serena che arriva a spaccarti il cuore nel finale
Primo feedback dalla catena di lettura su Anobii
Posto qui il primo commento alla lettura del mio romanzo Sogno amaranto, con l’invito ad aggregarsi!
Libro accattivante! L’ho letto con piacere e curiosità: l’autrice riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore pagina dopo pagina, fino alla fine. Ottima l’idea di raccontare la stessa storia da due punti di vista diversi: quello della donna e quello dell’uomo. L’aggettivazione e la terminologia usate per descrivere luoghi, situazioni, stati d’animo, sono scelte con particolare attenzione alle sfumature di significato di ogni singolo termine. A volte, però, questo eccesso di particolari può rendere il testo un po’ ridondante e ripetitivo (vedi ad es. l’insistenza in più pagine nel corso della narrazione della descrizione dei capelli biondi, ricci, lunghi della protagonista oppure dei suoi abiti…). Interessante l’uso (anche simbolico) della contrapposizione luce-tenebre e la scelta cromatica dei colori.
Grazie Sandra!
Catena di lettura su anobii
Se siete su anobii e v’interessa leggere il mio romanzo Sogno amaranto potete mettervi in lista nel gruppo “Due chiacchiere con gli autori”. Il libro è già in lettura dalla prima persona che si è mostrata interessata alla quale ho inviato la copia del libro. Cercate nella discussione il mio post “proposta di lettura” e mettetevi in lista, se avete difficoltà scrivetemi qui oppure direttamente su anobii.
Vi aspetto numerosi!
Recensione su libriconsigliati.it
È con grande piacere che allego qui sotto il link alla recensione pubblicata ieri sul sito libri consigliati del mio romanzo Sogno amaranto.
http://www.libriconsigliati.it/2010/11/sogno-amaranto-di-cinzia-cavallaro/
Ringrazio Elena per la sua interpretazione del testo. Nuovamente altri punti di vista e spunti di riflessione di sicuro pertinenti con la storia narrata e le mie scelte stilistiche e strutturali.
In particolare, ho molto apprezzato il parallelo con il teatro, che non solo è parte della storia, ma fa parte della struttura intrinseca del romanzo stesso.
Questo rafforza il mio desiderio, che si sta tramutando in reale intento, di proporre questo mio testo come soggetto teatrale. Una storia moderna ma antichissima nei contenuti, che ben si presta ad una pièce teatrale dalle caratteristiche minimaliste nell’impianto, ma molto poliedrica nei contenuti.
E’ delicato
Chi ha letto il libro già lo sa, ma molti chiedono da dove provenga il titolo del mio romanzo e questo è facile, dalla canzone È delicato. Si tratta di un singolo di Zucchero “Sugar” Fornaciari che dopo le hits “Bacco Perbacco” e “Occhi” ci ha proposto un’emozione estratta dal suo album “Fly” pubblicato nel settembre 2006 in oltre 40 paesi in tutto il mondo.
Questo è il testo:
Tu lo sai che non e’ la fine
Sì che lo sai…
Che viene maggio
E sciolgo le brine
Sì che lo sai…
Resti d’inverno
Persi nel vento
Io non mi stanco no, no
E vengo a cercarti
In un sogno amaranto
Questo cuore
Sparpagliato
X il mondo se ne va’
Questo cuore
Disperato
È delicato
Dove sei
Arcobaleno
E cosa fai…
Miele selvaggio
Quando ti sogno
Che cosa fai…
Nel cuore mio
Tra il nulla e l’addio
Questo cuore
Sparpagliato
Per il mondo se ne va’
Questo cuore
Disperato
È delicato
Così mi manchi
Nell’universo
In mezzo al mondo
Così ti cerco
E grido forte
Da in mezzo al mondo
Solo io
Posso trovarti
Solo io
E inginocchiarmi
Solo io
X innalzarti
Mio sole mi senti
Solo io
Da quante lune
Solo io
Ti aggiusto il cuore
Solo io
Io sono un’ombra
E tu, e tu sei il sole
Yehee yehee
Così mi manchi
Yehee yehee
E grido forte
Yehee yehee
Da in mezzo al mondo
Mio sole rispondi
Questo cuore
Sparpagliato
È delicato
E tutto qua
Riguardo poi agli altri due versi evidenziati si collegano e si comprende meglio la struttura narrativa del romanzo stesso divisa in due parti principali: Luce e Tenebre.
Mi sembra molto bella la digressione che qui segue che ben spiega la canzone stessa e che evidenzia ancor di più i riferimenti con il mio romanzo. La cito così com’è, la fonte è il sito ufficiale del cantante www.zucchero.it
“Tra il nulla e l’addio” s’insinua una presenza-assenza. L’assenza desiata, come Carmelo Bene definiva l’amore assoluto – e anche qui è l’organo a far da battistrada ad una melodia bellissima e spiazzante, conclusa da un passionale crescendo.
Nel testo scritto con Ivano Fossati dilaga un “sogno amaranto”, un’attesa d’arcobaleno.
È quella che porta un “cuore sparpagliato” alla ricerca di una donna/fede che forse esiste, o forse no:
“La donna/fede che ognuno di noi sogna da sempre, l’unica, la tua vera metà. La sola al mondo capace di riempirti la vita”.
Spero che leggere il romanzo sia gradevole tanto quanto ascoltare l’incantevole canzone È delicato.
Buona lettura e buon ascolto.
Recensione di Sogno Amaranto
Riporto qui sotto il testo originale della recensione di Stefano Donno.
Devo dire che Stefano ha messo in luce risvolti e caratteristiche del romanzo e della mia scrittura ai quali mai avevo pensato.
Mi riconosco sicuramente nell’indole artistica indomita e concordo sulla singolarità della storia narrata. Il paragone poi con i citati artisti postmoderni di quel calibro non può che lasciarmi basita e lusingata.
Ho già ringraziato Stefano sul suo blog e ho piacere di farlo di nuovo qui. Inutile aggiungere che ogni commento è ben accetto.
Devo ammetterlo! Cinzia Luigia Cavallaro (traduttrice, interprete, studiosa di lingua inglese, poetessa) è una scrittrice che alla letteratura può dare veramente tanto, soprattutto perché è in grado di trasformare ogni singola parola, ogni singolo periodo in piccoli gioielli di eleganza, raffinatezza, e incredibile fascino. Lei è lombarda, ma questo elemento appartiene solo ad una connotazione “topografica”, forse esistenziale, ma nulla a che fare con scuole o tradizioni, dal momento che pare d’indole artistica indomita e non circoscrivibile in rigidi schemi ermeneutici . Ho avuto modo di poter apprezzare un suo lavoro dal titolo “Sogno amaranto” edito da Joker edizioni. Si sa che quando si parla di sentimento sotto qualsivoglia punto di vista, il rischio di banalizzare, di ripetere quanto migliaia e migliaia di pagine scritte da altre centinaia di migliaia di scrittori e poeti hanno detto, è proprio dietro l’angolo. E ancora più rischiosa risulta essere una forte tendenza di una certa porzione di scrittori o sedicenti tali (ormai presente in molta produzione editoriale nel nostro paese), di inserire, quando i romanzi parlano d’amore, scene, testi e contesti conturbanti, shokkanti o ad alto potenziale erotico, che fanno un po’ “la respirazione bocca a bocca” ad una vicenda che narratologicamente stenta a decollare. In “Sogno amaranto” la storia d’amore c’è, ma ha qualcosa di singolare, strano, morboso. Morboso come può essere l’inquietudine di due anime amanti che si cercano in perenne tensione in una dimensione ideale, ma che nella realtà sono vicendevolmente assenti, lontani, quasi entità fantasmatiche, irriconoscibili l’uno all’altra. In “Sogno amaranto” la storia d’amore Cinzia Luigia Cavallaro la racconta ai lettori, e lo fa nel migliore dei modi, spingendo la forza lirica sino alle estreme conseguenze semantiche, divenendo quasi prosa poetica, e poi presentando come nella migliore tradizione dell’iper/realismo oggettivo (che in arte ad esempio va da Pintaldi a De Grandi per passare poi a Luigi Presicce e in letteratura comprende a mio avviso William Gibson e Don De Lillo) ogni porzione di colori, sensazioni, emozioni, azioni così come si presentano, senza falsi pudori, censure, limitazioni, e con tanto di slanci, entusiasmi, tristezze, complicità, silenzi. In questo romanzo breve, l’autrice fa parlare d’amore la protagonista che confeziona un dialogo monologante con il suo amato in un intersecarsi di storie e vicende rese magistralmente da una scrittura efficace ed espressiva che ha come tematica unica l’illusione dell’esistenza, anche quando questa sembra regalarci autentici paradisi.
La potete trovare in originale a questo link
http://stefanodonno.blogspot.com/2010/07/sogno-amaranto-di-cinzia-luigia.html




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