Poesia e Pace

Questi giorni appena trascorsi, così uggiosi, semibui, con il cielo ingombro di nubi pesanti che mi schiacciavano fin dentro, mi hanno fatto sperimentare ancor di più la pesantezza e la gravità del nostro presente.

Sono stati giorni in cui l’esordio è stato principalmente sgomento e angoscia, seguiti poi da rabbia. In questi giorni pensavo che davvero la questione religiosa fosse al primo posto, anche se il mio intuito mi indicava che qualcosa non tornava. Il resto è storia, e ben conosciuta, dettagliata, fin troppo riproposta e approfondita dai media.

Domenica scorsa mi è tornata in mente una poesia che abbiamo condiviso tempo fa agli incontri settimanali di Tai-Chi. Si tratta di letteratura araba, antica e recita così:

Il mio cuore è divenuto capace
di accogliere ogni forma:
è un pascolo per le gazzelle,
un convento pei monaci cristiani,
è un tempio per gl’idoli,
è la Ka’ba del pellegrino,
è le tavole della Torah,
è il libro sacro del Corano
Io seguo la religione d’Amore,
quale che sia mai la strada
che prende la sua carovana:
questo è mio credo e mia fede.

(Ibn ‘Arabi 1165-1240)

Avrei voluto farla leggere ai terroristi; mi domandavo se già la conoscessero, magari dai tempi della scuola. Fortemente la spinta alla lettura e alla scrittura poetica si presentò alla mia mente e al mio cuore. Ancor di più di quel che è abitudine, pressoché giornaliera, per me.

1426157929E vorrei gridare a gran voce, scrivere sui muri: leggete poesia, scrivetela, nutritevi di versi illuminanti, interpretate la realtà e interiormente indagate voi stessi alla luce di ciò che la poesia vi lascia.

Un paio di giorni fa, il nostro Presidente della Repubblica, ha invitato tutti a ritornare e ripartire dalla cultura. È un saggio consiglio. E, ancora una volta e sempre, sono convinta che la bellezza ci salverà.

(E la poesia è bellissima anche in inglese)

 

The help

L’aspetto che mi ha colpito e che ho apprezzato di più in questo film, tratto dall’omonimo romanzo di Kathryn Stockett, è la forza, l’importanza e l’utilità della scrittura. La verità che, tradotta in testo scritto, ci rende liberi. Qualsiasi forma d’arte ha questa capacità. Ma la potenza della parola è decisamente maggiore. Per questa ragione, è molto più difficile da gestire. Al primo sguardo sembrerebbe solo il ritratto di Eugenia “Skeeter”, una giovane scrittrice conthe-help001-460x250 ambizioni da giornalista, e di uno spaccato della società americana dei primi anni sessanta, ma tutto ciò è di fatto l’aspetto meno importante. Piuttosto, ci sono ben altri interrogativi che la storia ci pone.

È il colore della pelle che ci importa? No. È la predisposizione del cuore e gli occhi per vedere la realtà con una mente illuminata. Non serve l’intelligenza e neppure la cultura. Questo film è una storia che mi ha commosso profondamente, perché ha toccato corde profonde e situazioni vissute in qualsiasi tempo e luogo. Con molta maestria, ci porta oltre la questione razziale, alla scoperta delle potenzialità nascoste in ciascuno di noi, e alla difficoltà e alla bellezza dei rapporti umani. E la forza delle donne.

In ultimo, questa storia ci suggerisce di imparare a guadare i bambini, ad abbracciarli, a sostenerli ed incoraggiarli. Come Aibileen, tata saggia e materna, candida e profonda. Anche per lei valgono le sue stesse parole rivolte all’ultima bimba da lei allevata:

Tu sei carina, tu sei intelligente, tu sei importante

Di più non serve aggiungere. È un film da guardare con attenzione e serenità, così da interiorizzare al meglio i valori imprescindibili e senza tempo insiti nella storia narrata.

Cécile

Ogni tanto fa bene alla mente e al cuore leggere romanzi classici dell’Ottocento. Ci trasportano in una dimensione temporale e fisica totalmente differente da quella dei nostri tempi. In primis, ci fanno notare la nostra mancanza di lentezza, il rapporto con la natura e l’ambiente circostante; e quanto tutto questo abbia favorito l’introspezione, l’auto-analisi e la spiccata consapevolezza dell’interiorità.

Non conoscevo Theodor Fontane fino a qualche settimana fa. È stata una piacevole scoperta grazie al gruppo di lettura al quale partecipo da settembre.
È sicuramente un autore capace, con il quale ho curiosamente scoperto di avere alcuni punti in comune: la permanenza a Londra per quattro anni (nel suo caso tra il 1855 e 1859); l’attività letteraria più intensa dai cinquant’anni in poi e, nel caso del romanzo Cécile, il medesimo finale di Sogno amaranto. Certamente però, il pensiero maggiormente condivisibile, è la sua convinzione che

quel che conta è l’essere e non il parere.

Valore totalmente controcorrente rispetto ai modelli di vita moderni, che andrebbe al più presto recuperato.
Ritengo che questo romanzo sia eccessivamente lento in tutta la prima parte e con troppi riferimenti storici e sociali, tanto che è ben rifornito di note a piè di pagina. Ma, per spezzare una lancia in suo favore, posso affermare che questo testo ci induca alla riflessione sull’inutilità del giudizio umano. Già allora, e da sempre, si preferisce etichettare anziché conoscere veramente le persone. Meglio non avventurarsi nell’esplorazione onesta e faticosa dei sentimenti e dell’animo altrui.

Ad una prima superficiale lettura, questa storia sembrerebbe una intricata situazione sentimentale, con una WP_20151101_17_26_59_Proprotagonista fragile, giocoforza sottomessa alla morale del suo tempo.

In verità, io credo che si tratti piuttosto di un sondaggio psicologico, molto accurato, sulla difficoltà di essere autenticamente se stessi. Peccato che il ritmo sia davvero molto lento e che l’intreccio inizi a dipanarsi solo al capitolo diciannovesimo, ben oltre metà libro.

Nonostante ciò ne ho apprezzato la lettura, ritrovandovi delle affermazioni intramontabili, così come nella sua essenza è immutabile la vera natura dell’animo umano. Concludo quindi con le parole dell’autore:

È infatti la superbia che rappresenta il male vero e proprio, la fonte di tutti i mali, quasi ancor più dell’avarizia, ed è quella che ha portato anche gli angeli alla rovina. Ma tra la superbia e l’umiltà c’è una terza possibilità, che fa parte della vita: il semplice coraggio.