Andrea Chénier

Bellezza, emozione, commozione. Questo è scaturito nel mio animo mentre assistevo all’opera, sebbene non in teatro, sarà anche perché i protagonisti sono un poeta e una scrittrice. Il giorno successivo mi sono presa la briga di rileggermi tutto il libretto ed ho avuto la conferma della liricità dei testi e del loro potere evocativo, prima ancora delle arie dell’opera di indubbio impatto musicale ed emotivo, ma delle quali non entrerò nel merito non essendo un’esperta.

Scriveva Giordano che per far amare un’opera

Occorre un movimento da non lasciare posto a uno sbadiglio.

Esattamente come in un romanzo. Tutta la storia ha dunque catturato l’attenzione e l’emotività anche per questo. Ma ci sono delle pagine che sono davvero poesia pura. Nonostante il mio imperituro amore per Puccini, quest’opera lirica mi ha conquistato e ieri ho rivisto questa rappresentazione con occhi nuovi e una consapevolezza diversa da quella della mia adolescenza.

Tutti i giornali ne parlano perché è stato un indubbio successo ma non è certamente questo il filone che intendo seguire. Vorrei che voi leggeste almeno il testo che segue per apprezzare la poesia cristallina e determinata che viene cantata sul palcoscenico nella speranza che anche voi converrete con me sulla bellezza di quest’opera, poetica prima che lirica.

Un dì all’azzurro spazio

guardai profondo,

e ai prati colmi di viole,

pioveva loro il sole,

e folgorava d’oro il mondo:

parea la terra un immane tesor,

e a lei serviva di scrigno il firmamento.

Su dalla terra a la mia fronte

veniva una carezza viva, un bacio.

Gridai vinto d’amor:

T’amo tu che mi baci,

divinamente bella, o patria mia!

E volli pien d’amore pregar!

Varcai d’una chiesa la soglia;

là un prete ne le nicchie

dei santi e della Vergine,

accumulava doni

e al sordo orecchio

un tremulo vegliardo

invan chiedeva pane

e invano stendea la mano!

[…]

In cotanta miseria

la patrizia prole che fa?

(a Maddalena)

Sol l’occhio vostro

esprime umanamente qui

un guardo di pietà,

ond’io guardato ho a voi

si come a un angelo.

E dissi: Ecco la bellezza della vita!

Ma, poi, a le vostre parole,

un novello dolor m’ha colto in pieno petto.

O giovinetta bella,

d’un poeta non disprezzate il detto:

Udite! Non conoscete amor,

amor, divino dono, non lo schernir,

del mondo anima e vita è l’Amor!

 

Il connubio con la musica incisiva ed ecco che il successo si ripete, dopo settant’anni. Così infatti scriveva il compositore nei suoi diari da poco pubblicati:

24 Gennaio 1947
Milano
Passo davanti la Scala e sotto il cartello della rappresentazione di domani dello Chénier c’è la striscia a grandi caratteri. “Tutto il teatro è esaurito” È per me grande soddisfazione che a pochi maestri è dato ottenere quel magico annuncio. Dopo 51 anni!!

Saving Mr. Banks

Il punto di vista fa la differenza. Sempre. Quindi ciò che mi ha spinta a vedere questo film è stata certamente la curiosità di conoscere la storia rappresentata dalla parte della scrittrice.
Non ha importanza che si tratti di una storia tipicamente per ragazzi perché, alla fine, il processo creativo della scrittura è sempre uguale. E così questo film mi ha dato la possibilità di riflettere meglio su ciò che intendo per scrittura. Mi ha commosso vedere come sia difficile fare i conti con il vissuto e le emozioni più profonde per uno scrittore, non importa più di tanto il genere del romanzo.

Tutti i lettori dovrebbero, almeno per una volta, provare a stare dall’altra parte della barricata per rendersi conto dell’impegno, interiore e fisico, della scrittura. Sfatare il mito della bella professione, di quanto sia interessante e piena di soddisfazioni, al di là del successo del romanzo e della fama dell’autore. Essi certamente non mancheranno in piccole o grandi quantità, per la bellezza del libro. Ma come si vede molto bene nel film il prezzo da pagare è mettere a nudo, in tutto o in parte, la più recondita interiorità. E quanto questo sia arduo traspare nelle scene di questo film nel quale una splendida Emma Thompson e un autorevole Tom Hanks ben recitano le paure e le idiosincrasie di un animo artistico.

Insieme alla commozione, alla fine della visione, sono rimasta a sognare di poter abitare in una casa “da scrittrice” nella mia amata Londra.

La notte e le parole

Lo scrittore e il poeta scrivono nel buio. Non necessariamente il buio notturno ma anche e soprattutto il buio interiore.

Scriviamo nel buio anche quando ci troviamo in piena luce, come di giorno o come in uno stato d’animo gioioso e felice. Questo accade perché l’atto dello scrivere presuppone un’interiorizzazione tale da costringere l’autore a calarsi nel buio creativo, necessario per escludere tutto il resto e poter così dare, il più limpidamente possibile, voce a ciò che gli occhi del cuore suggeriscono alle mente.

Cosa ne pensate?

Perle di mare

Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto è il titolo di un libro che raccoglie passi non commentati di lettere ed altri scritti di Virginia Woolf in materia di scrittura.

Il titolo è accattivante e i contenuti tuttora attuali perché sempre identico è ilperle di mare 3 processo della scrittura. Ai nostri tempi lo trasformerei facilmente il “spegnere la tecnologia e guardare il mondo” intendendo per mondo ciò che ci sta proprio attorno, molto vicino. E come non menzionare il mondo interiore?

È un libro da tenere a portata di mano e che si presta ad una lettura a piccole dosi, ispirata come può esserlo la lettura poetica o comunque altamente profonda. Personalmente, sto riscoprendo Virginia Woolf nella seconda metà della vita, e mi accorgo di capirla e apprezzarla meglio ora di quando la lessi e studiai in gioventù a Londra, nella sua città, dove ogni tanto amavo fare una capatina nella sua Bloomsbury.

Consiglio davvero la lettura di questo libro a chi scrive, ma anche agli amanti della lettura consapevole. È stato così difficile scegliere un passo significativo che ho dovuto meditare per qualche giorno prima di decidermi a condividere questo breve frammento, che rende perfettamente chiaro e vivido il sentire profondo della scrittura:

Domani riceverò una lettera da Ethel. Mi vestirò lentamente; perderò tempo a parlare; ascolterò notizie sul funerale […] metterò la mia tavola per scrivere sulle ginocchia; e mi immergerò, come una sommozzatrice, con molta cautela nell’ultima frase che ho scritto ieri. Poi, dopo venti minuti forse, o magari di più, vedrò una luce nel profondo del mare, e mi avvicinerò furtivamente…poiché le nostre frasi sono solo approssimazioni, una rete lanciata su perle di mare che potrebbero svanire; e che, una volta riportate in superficie, saranno completamente diverse da come le avevo viste sott’acqua. (a Ethel Smyth, 28 settembre 1930)

Penso che chiunque si sia messo seriamente a scrivere, con coscienza e serietà, un testo poetico e/o di narrativa, ne possa convenire.

Un libro ancora attuale nei contenuti, ma che ha risvegliato in me una sincera nostalgia per quei tempi così intrisi di sana lentezza, apprezzamento e adesione alla realtà interiore ed esteriore. Essere consapevoli nel presente e passarci attraverso. Un insegnamento umano, oltre che artistico, del quale fare tesoro.