Quante cose?

Quante cose ci insegna una giornata come quella di Pasqua? Ad alcuni nulla, se non insegnamenti d’infanzia ormai dimenticati, oppure rifiutati. Ad altri poco o niente perché è una festa che a loro non appartiene per cultura o per scelta. Ad altri ancora qualcosa che si lega molto con un momento di ritrovo con amici e/o partenti, oppure l’occasione per staccare, o per andare al mare come succedeva negli anni settanta, nella mia infanzia, per farsi un giro e prenotare già l’albergo per le vacanze estive.

Eppure potremmo cogliere molti spunti di riflessione dai giorni della Pasqua, se li leggessimo come un romanzo, se guardassimo agli accadimenti così come sono; anche senza metterci troppa spiritualità credo che sia una storia che ci colpisce e ci interpella.

Questa mattina mi sono svegliata con questo pensiero e soprattutto con questa parola in testa: perdono. Quanto è difficile arrivare a dire in punto di morte, e di una morte così:

perdona loro perché non sanno quello che fanno.

Commovente. Ammirevole. Decisamente impegnativo per me che, certo non posso paragonarmi a Gesù che comunque in cuor suo sapeva che sarebbe risorto. Una bella speranza, direi quasi certezza. Soprattutto in questo tempo storico così costellato di tragedie e nella mia vita personale ultimamente ancor più toccata da lutti famigliari indiretti ma molto significativi.

E allora in questa Pasqua voglio tanto silenzio, ma sereno. E seppur nelle fatiche la ricerca del perdono, anche verso sé stessi. Ma questa è tutta un’altra storia.

Auguri a tutti. Di cuore.

Viaggio di andata e ritorno

Per Pasqua una poesia che non ha come tema questa festa e neppure un testo religioso. Versi che ci riportano alla staticità di un dolore che passa e ritorna, come una passione, morte e resurrezione che ci camminano accanto mentre tutti indistintamente percorriamo una strada impervia, che ci donerà un orizzonte nuovo e luminoso.

Santa Pasqua 2013Andrò a ritroso della nostra corsa

di poco fa

che tanto bella mai ti sorprese la luna.

Mi resta una città prossima al sonno

di prima primavera.

O fuoco che ora tu sei

dileguante, o ceneri confuse

di campagna che annotta e si sfa,

o strido che sgretola l’aria

e insieme divide il mio cuore.

Vittorio Sereni