Parole in movimento…
Scrivo, ergo sum.
Penne d’aquila
Questo libro di Susanna Polimanti è un bel viaggio interiore che, scavando in profondità e poi, emergendo da flussi di coscienza intervallati da descrizioni di avvenimenti, traccia viuzze dell’animo umano ricostruendo la mappa dei sentimenti e dei pensieri più reconditi fino ad individuare la strada maestra, la via luminosa dell’anima che conduce alla verità che ci appartiene solo se abbiamo il coraggio, come in questo libro, di riprendere in mano le esperienze che segnano il nostro cammino di vita per abbracciarle, dar loro un senso e poi lasciarle andare per elevarci spiritualmente.
Virginia, la protagonista della storia, ci conduce per mano nel suo cammino di vita senza annoiarci mai in quanto il ritmo del testo è molto veloce con uno stile chiaro che incide in profondità, usando la penna come un bisturi per scandagliare tematiche universali, perciò per il lettore riconoscibili e condivisibili.
Infine, da un punto di vista strettamente personale è stato simpatico notare tratti comuni e inaspettati: un personaggio di nome Cinzia, un viaggio a Londra per lo studio dell’inglese, la professione di interprete e traduttrice.
Come sempre non anticipo mai nulla sulla trama, vi dico solo che convivono in questa storia accenni ad angeli e un personaggio di nome Angelo…ma per sapere cosa fanno bisogna leggere il libro.
Prima di leggere la breve intervista all’autrice, sappiate che Penne d’aquila è giunto finalista al Concorso Letterario Nazionale Un libro amico per l’inverno 2012-2013 ottenendo una menzione di merito.
Come prima cosa ti invito a presentarti ai lettori del mio blog.
Nel salutare tutti voi, rivolgo innanzitutto un affettuoso ringraziamento alla scrittrice Cinzia Cavallaro per l’ospitalità nel suo blog,
che per me è una piacevole opportunità di presentazione personale a tutti i lettori. Sono Susanna Polimanti, interprete e traduttrice per le lingue inglese, tedesco e francese. Ho una cultura di tipo umanistico, avendo frequentato gli studi classici, fin dall’adolescenza mi sono dedicata alla scrittura sebbene abbia iniziato a pubblicare libri e racconti soltanto da pochi anni. Leggere e scrivere sono attività essenziali della mia stessa personalità, mi ritengo una donna riservata, molto positiva, amo valori quali il rispetto, la lealtà, la spontaneità, la semplicità e soprattutto l’educazione. Sono un’ottima ascoltatrice e questa mia predisposizione naturale mi spinge a condividere solidarietà, affetto ed amicizia soprattutto con persone che sento molto vicine al mio modo di essere. Sono un’appassionata della natura e degli animali da cui assorbo energia, vitalità ed ispirazione. Mi dedico allo studio e alla conoscenza di luoghi e culture, amo tutto ciò che si riferisce alla spiritualità e alla psicologia. Credo profondamente in Dio, odio l’ottusità e la ristrettezza di vedute.
Penne d’aquila mi ha fatto venire in mente, per traslato, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo. Insomma, una spiritualità che diventa risveglio. È così anche per Virginia, la protagonista del tuo romanzo?
Cinzia, hai sicuramente colto nel segno ed hai centrato esattamente il messaggio del mio romanzo Penne d’aquila. La protagonista Virginia, stretta e costretta da un retaggio di un’educazione patriarcale, certa di essere un “pollo”, crescendo e maturando, riesce a spezzare quei limiti che la “cementano” sulla terra, lasciando scorrere emotività e leggerezza, esce finalmente dal silenzio del cuore e rinasce, aprendosi a differenti realtà che esulano dalla normalità di un vissuto comune.
Perché questo titolo?
La scelta del titolo Penne d’aquila è dovuta alla simbologia che domina la narrazione e legata all’antica leggenda che vede l’aquila come uccello destinato a morire all’età di circa 40 anni se non scegliesse di strapparsi unghie, becco e per ultimo le penne, per rigenerarsi e continuare a vivere per altri 40 anni. Le penne rappresentano, dunque, la nuova “pelle” che permette alla protagonista del romanzo di essere finalmente se stessa e non la donna che gli altri vorrebbero lei fosse.
Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?
La mia passione per la scrittura è strettamente collegata al desiderio continuo di leggere, fin dalla prima adolescenza ho iniziato a scrivere le mie prime emozioni, altro non erano che il risultato di quanto assorbivo da ogni mia lettura. Ero solita annotare frasi e pensieri dei vari autori, esattamente come normalmente si usa fare quando si studia; rileggendo i miei scritti scoprivo spesso di aver in realtà scritto qualcosa che apparteneva soltanto a me. Preferisco la parola scritta alla parola verbale, le parole si perdono mentre in ogni nostro silenzio nascono scritti destinati a rimanere impressi non solo nella mente cognitiva ma ancor più nella memoria del cuore.
Quanta influenza ha avuto, se l’ha avuta, la figura di tuo padre sulla tua scrittura?
La figura di mio padre è costante nella mia vita, mai sbiadita nel tempo, neppure dopo tanti anni dalla sua scomparsa. A lui debbo la mia predisposizione alla lettura, quanto alla scrittura, credo di aver seguito maggiormente le orme del mio nonno paterno, poeta dialettale ed autore di molti saggi di pedagogia. Più che di influenza penso di poterla definire, nel mio caso, un’ autentica eredità di un profondo background culturale.
A che tipo di lettori credi sia principalmente adatto Penne d’aquila?
Sono certa che il romanzo Penne d’aquila sia adatto a lettori di ogni età e indistintamente dal sesso. Si tratta di un romanzo narrante un vissuto semplice e complicato allo stesso tempo per determinati valori fondamentali come la famiglia, l’amore, l’amicizia, il mondo del lavoro ed i viaggi, tutte esperienze essenziali per la nostra crescita personale e nella società. Ogni donna, giovane o adulta si è trovata, almeno una volta nella vita, nelle varie fasi del vissuto di Virginia.
Merita anche leggere, come io ho fatto, l’altra tua pubblicazione Lettere mai lette. Vuoi accennarci qualcosa su questo libro e come è nato?
Il mio secondo libro Lettere mai lette (Ed. Kimerik), pubblicato nel 2009, è nato per pura casualità. Un giorno, mentre sistemavo le mie cose nel cassetto della scrivania, quello che di solito si chiude a chiave, ho trovato una cartella contenente delle lettere scritte durante la mia adolescenza ed alcune molto più recenti. Ho traslocato ben due volte e queste lettere sono state sempre lì, in quel cassetto, perché personalissime. Nel rileggerle, qualcosa deve avermi ispirato, così ho subito deciso di pubblicarle, togliendo le date ed inserendo un titolo per identificarne il destinatario ma soprattutto il particolare stato d’animo che mi aveva spinto a scriverle. Si tratta di lettere mai spedite e mi è sembrata una “bella cosa” lasciar disperdere nell’universo le mie parole che, prima o poi, avrebbero raggiunto finalmente il destinatario finale. Sono indirizzate a familiari, ad amici, ad amori più o meno importanti e al mio cane boxer Strauss che mi ha lasciata pochi mesi prima della pubblicazione del libro. In un momento così particolare di abitudini comunicative, quando ormai le nostre parole ed i nostri sentimenti viaggiano soltanto via sms, mail o addirittura con post e messaggi su FB, ho ritenuto importante ricordare cosa rappresenti scrivere e ricevere una lettera vera, spedita dal server del cuore, scritta su carta con tanto di penna in mano: un’emozione unica.
Quali sono i tuoi autori preferiti?
Amo soprattutto gli autori stranieri, ne cito alcuni quali: Gabriel Garcìa Marquez, Marguerite Yourcenar, Drieu La Rochelle, Virginia Woolf, Anaȉs Nin e molti altri. Ma uno in particolare non manca mai nella mia scelta di letture ed è Paulo Coelho, che adoro più di tutti gli altri. Ultimamente mi sono avvicinata molto alla lettura di autori emergenti, scoprendo tra loro dei veri talenti e mi ripropongo di continuare a leggerli. Leggo vari argomenti tranne i libri gialli ed ogni romanzo il cui stile è basato unicamente sui dialoghi.
Scrivi anche poesia?
Ho scritto molte poesie in passato, tuttora ne scrivo, soprattutto haiku, un componimento lirico scoperto da pochissimo. Ma per quanto riguarda la loro pubblicazione, posso davvero contarle sulla punta delle dita.
Progetti in campo?
Ho vari racconti già scritti da molto tempo ed altri due progetti in mente ma è ancora tutto “under construction”. C’è sempre un momento giusto per scrivere e il momento giusto per pubblicare. In questo periodo, guardandomi in giro, noto una marea di autori ed autrici che scrivono di tutto. E allora, sapete cosa vi dico, in tutta sincerità? Questa è una particolare fase in cui mi sento molto più originale nel non pubblicare. Ho un rapporto intimo con la scrittura, ho già pubblicato tre libri e vari racconti inseriti in altri libri o antologie, non vorrei cadere nel luogo comune della letteratura commerciale, che è quanto accade oggi.
Ringrazio tutti voi per avermi letta e vi auguro un’ottima giornata!
Susanna
aNobii e Sogno amaranto
Ecco a voi il commento dell’ultima lettrice della catena di lettura su aNobii che è ancora aperta per nuove adesioni. La lista d’attesa non è comunque troppo lunga.
Un amore davvero particolare quello descritto in questo libro. Molto poetico e singolare il modo in cui l’autrice ci racconta la storia ed i suoi protagonisti. Bello bello bello ****
Alla prossima!
Una lettura sfidante
Ecco la recensione pubblicata su Anobii dall’ultima lettrice della catena di lettura. Ricordo che le adesioni sono sempre aperte!
Cinzia Cavallaro si misura con il tema dell’amore senza banalizzarlo e riesce a dire qualcosa di nuovo. La passione e la totalità che investono il lettore qualche volta sorprende favorevolmente,qualche altra ti lascia come un senso di eccesso, di sovraesposizione. L’approccio è originale, lo stile talvolta è un po’ incerto con cambiamenti bruschi che andrebbero maggiormente meditati. La pagina comunque non è mai affetta da narcisismo e virtuosismi.Il rapporto con il lettore si mantiene sempre sul filo dell’onestà e della trasparenza.
Premio Alberoandronico
Il romanzo “Sogno amaranto” si è classificato tra i primi 10 finalisti, su 350 candidati, alla quinta edizione del premio nazionale di poesia, narrativa e fotografia “Alberoandronico” patrocinato dal Comune di Roma e dalla regione Lazio. La cerimonia di premiazione avrà luogo a Roma, Venerdì 30 marzo 2012, alle ore 16,00, presso la Sala Protomoteca in Campidoglio alla presenza del sindaco Gianni Alemanno, gli autori selezionati e le persone che già hanno confermato.
Perché Alberoandronico? Questo titolo trae spunto da un meraviglioso Pioppo salvato dalla mobilitazione dei cittadini, che caratterizza Via Livio Andronico nel Municipio 19 di Roma.
Si scrive con la pancia
Decido che voglio scrivere qualcosa e, in qualche modo non ho, o comunque non
mi pongo, molte regole per questo. Di sicuro però voglio vedere sviluppata la mia idea di romanzo sulla carta in modo molto semplice: una cartella e non di più; poi scrivo e basta e non mi corrispondono i consigli delle scuole creative, perlopiù americane, che suggeriscono di fare una scheda per ogni scena e poi disporre la sequenza. Faccio prima a scrivere direttamente, è così semplice: c’è già tutto in testa e basta davvero solo tirarlo fuori. Certo, così il successivo lavoro di revisione sarà molto più duro, ma intanto c’è del materiale palpitante, sebbene grezzo, su cui lavorare.
Non so voi, ma ci sono un po’ di cose che mi ritrovo a fare nei giorni o settimane che precedono l’approfondimento del testo che andrò a scrivere; come mantenermi focalizzata su questo obiettivo giorno e notte, pur svolgendo con assoluta concentrazione i compiti e doveri inevitabili e le incombenze quotidiane. Durante questo tempo, cerco principalmente di mettere a fuoco esattamente che tipo di storia voglio scrivere. Dunque appunti, un taccuino sempre appresso, idee da raccogliere, illuminazioni improvvise da appuntare all’istante nero su bianco. Ma se ci penso seriamente, nel fare questo, e soprattutto nella successiva fase della scrittura vera e propria, meraviglia delle meraviglie: mi fido più del mio corpo che della mia mente.
Quello che intendo dire, è che l’atto dello scrivere non è solo uno sforzo intellettuale, ma anche fisico. Non solo perché presuppone ore e, se possibile, anche giornate intere davanti a un computer — non sembra faticoso? vi assicuro che a suo modo lo è — ma perché è anche il mio sentire corporeo che interagisce nel processo della scrittura.
C’è una mia frase che mi è particolarmente cara: si scrive con la pancia. Perché è da lì che viene la vera e profonda pulsione a buttar giù parole e idee. Ma anche perché, se vedo che: la storia fila, la trama regge, i personaggi sono messi a fuoco, il motore si mette in moto e sono pronta a partire per un viaggio del quale non conosco perfettamente la durata e la destinazione ebbene, è il corpo che me lo dice. Letteralmente sento una sorta di carica nel plesso solare che comunica con la mia mente e lancia il messaggio “sì, sì, sì, esattamente questo!”
Per concludere, aggiungo solo che verosimilmente questo atteggiamento appartiene a qualsiasi attività artistica. Sarebbe interessante per me sapere anche la vostra esperienza.
David and me
Ho letto David Copperfield a Londra negli anni ’80 perché rientrava nel piano di studi. Ho dovuto leggerlo più volte perché, in lingua originale, non era un testo facile e di pronta comprensione. Di certo mi ha costretta ad andare oltre il significato del testo ed è stato un utile esercizio per comprendere che cosa fosse un romanzo. In questo testo c’è la vita nel suo primo significato, e dunque mi ha sbalordito, commosso e anche divertito. Erano buffi e quasi esilaranti Mr. e Mrs Micawber e, per contro, strazianti le pagine della morte della mamma di David. Alla fine il bene ha la meglio e, per questo e non solo, si sono spesi fiumi di parole sulla convenzionalità dei sentimenti di Dickens e sul suo moralismo. Io non sono d’accordo su questa definizione: l’ho apprezzato molto perché appartiene a quegli autori classici che possono trasmettere solo valori eterni, al di là della collocazione temporale e della società dell’epoca. Piuttosto, lui conosceva molto bene le zone d’ombra della vita e le sapeva descrivere con grande maestria. È una scrittura, la sua, che ti travolge; e mentre leggi non ti rendi neppure conto di come racconta la storia, a meno che non si sia costretti ad un’analisi testuale come quella che feci per esigenze di studio.
E meno male, perché una cosa l’ho capita, allora così come nelle ormai passate settimane di vacanze estive nelle quali l’ho riletto a tratti: lui era davvero un Autore, dunque uno scrittore con stile cristallino, unico e profondo. L’altra cosa è che, leggendo con attenzione un testo simile, arrivati alla fine si capisce di avere tra le mani un Romanzo vero, appunto anch’esso con la lettera maiuscola. Memorabile. E utile per chi scrive. Se capisci e apprezzi un libro così, ti è ben chiaro com’è strutturata e narrata al meglio una storia e perché si scrive:
It is no worse, because I write of it. It would be no better, if I stopped my most unwilling hand. It is done. Nothing can undo it; nothing can make it otherwise than as it was. [vol. 3; pag. 21]

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