Premio Antico Borgo

Nella suggestiva cornice della città di La Spezia ho trascorso una domenica all’insegna della poesia e della tranquillità. Alle 15.30 si è svolta la premiazione della terza edizione del Premio Internazionale di Letteratura Antico Borgo durante la quale ho potuto ritirare la Menzione d’Onore per Luce e fiamma.

È stato, a mio parere, molto coinvolgente il discorso introduttivo della Presidente di Giuria, professoressa Rosa Elisa Giangoia, la quale ha molto ben impostato un confronto tra scienza e poesia rammentando la nostra convinzione che la scienza ci consente di progredire, ma è la poesia che in verità lo fa, perché ci permette di conoscere in profondità l’animo umano; in questo senso, è importante apprezzare questo lato della poesia che è necessaria all’uomo per conoscere mondi e la psiche di altri individui, quindi approfondire inevitabilmente il rapporto con noi stessi. Personalmente, ho fatto tesoro dell’invito a riflettere sulla liricità e la forma della poesia classica, per poter così recuperare un senso poetico più consapevole anche nella poesia contemporanea.

Un ringraziamento va alla giuria nella sua interezza, la quale ha dimostrato un amore per la letteratura e una competenza per nulla scontate nel panorama dei premi letterari.

Ho approvato la scelta della poesia che è stata letta ad alta voce: mi ha particolarmente emozionata. Sentire declamati i propri versi è sempre un’esperienza commovente e carica di significato, che inevitabilmente tocca corde profonde nella sfera emotiva degli autori, o almeno così è per me.

Sarà una giornata che ricorderò per la vita perché aleggiava una serenità d’animo e un rispetto per l’arte e la letteratura molto rare ai nostri giorni.

I libri di Morfeo

Con piacere condivido la notizia relativa all’assegnazione del
terzo posto, con la mia ultima raccolta poetica Luce e Fiamma, alla terza edizione del premio I libri di Morfeo.

Il mio ringraziamento va alla giuria del premio e al mio editore che con solerzia mi esorta e suggerisce i premi letterari.

E come non concludere con un pensiero per i lettori: attendo i vostri commenti e considerazioni sulla lettura di Luce e Fiamma.

 

Un libro amico per l’inverno

Sogno-AmarantoNei giorni scorsi sono stata informata dalla Giuria del Premio Letterario Nazionale “Un libro amico per l’inverno” di aver ricevuto una Menzione d’onore con Medaglia GueCi per il mio romanzo Sogno amaranto.

Già sapevo di essere giunta in finale, quindi di essere stata selezionata nella rosa dei 36 autori finalisti scelti tra i 678 partecipanti.

Un ringraziamento sincero alla Giuria Lettori e alla Giuria Critici di questo premio – patrocinato dall’Unesco – che hanno speso il loro tempo e le loro energie alla lettura dei libri. Aggiungo inoltre le mie congratulazioni agli scrittori vincitori e finalisti, e un incoraggiamento a tutti gli altri affinché non demordano mai.

Se volete conoscere l’Associazione Culturale GueCi, presieduta dalla scrittrice e poetessa Anna Laura Cittadino, le varie attività e leggere il verbale di giuria, non dovete fare altro che fare clic qui.

Vacanze romane

La giornata si preannunciava luminosa fin dal primo mattino. Un vento sostenuto si era alzato fin dalla sera precedente quando, ammirando il cielo dalla finestra dopo cena, mi dicevo che le stelle erano superiori al solito. Durante il viaggio sul Frecciarossa ho pensato al mio amico Sabato Cuomo perché mi ritrovai seduta accanto ad un terzetto d’ingegneri napoletani che, con le loro caustiche ed esilaranti battute sulla politica, mi distoglievano dal mio libro costringendomi involontariamente ad interrompere la lettura, in quanto era impossibile trattenere le risate. Mi sono goduta il tragitto in macchina fino al Campidoglio dove il cielo era sempre più azzurro, un azzurro quasi marino che rendeva il tutto più splendente. Sottolineo che un panino al prosciutto l’ho pagato solo 2 € e ho persino conservato lo scontrino: lo mostrerò alla barista dalla quale ogni tanto pranzo e chiederò cos’ha di diverso il pane e il crudo brianzolo per costare esattamente il doppio. Le due ore trascorse nell’attesa di poter entrare nella Sala Promoteca sono praticamente volate, tra orde di chiassosi ragazzini in gita e frotte di turisti da ogni dove, anche se a me sembrava di trovarmi in un distaccamento statunitense in più di un’occasione.

All’ingresso ho incontrato i messi comunali più gentili e simpatici che mi sia mai capitato in cinquant’anni di vita, e durante l’attesa ho chiacchierato amabilmente con Corrado Rainaldi, autore de Il lido verde, giunto giusto sei posizioni prima di me. Abbiamo parlato dei nostri libri, come una mamma e un papà che si ritrovano a chiacchierare dei propri figli all’uscita di scuola. E soprattutto mi ha raccontato, con occhi umidi e voce emozionata, della sua scelta di vita, ora che è solo e in pensione: una scelta di solitudine e scrittura in un luogo ameno ma volutamente sperduto. Devo dire che una certa invidia l’ho provata piuttosto per questa possibilità che per tutto il resto.

La sala Promoteca è un gioiellino di rara bellezza che quel giorno era particolarmente solare, così ha sottolineato anche il presidente del premio Pino Aquafredda all’inizio della cerimonia di premiazione, la quale si è  piacevolmente dilungata, visto il gran numero di partecipanti e premiati. Essendo io sia madre che figlia, mi sono sinceramente commossa quando sono stati premiati sia bimbi che anziani: entrambe le categorie non potevano non ricordarmi mia figlia e i miei genitori. E rammentarmi la bellezza della parola poetica che incanta grandi e piccini e non conosce età e mai farà distinzioni, essendo un’arte senza tempo. Per una manciata di minuti ci siamo ritrovati in carcere, quando è stata letta la testimonianza del vincitore assoluto nella sezione narrativa con il libro  Gli uomini ombra, Carmelo Musumeci, detenuto di massima sicurezza, che utilizza la scrittura come strumento di divulgazione di questa realtà misconosciuta e dimenticata da tutti. E abbiamo anche avuto la compagnia di un ospite pluripremiato venuto da lontano: Sergey Durasov;  nonostante sia di nazionalità russa, ama talmente la nostra lingua e il nostro paese da comporre in italiano. E tantissimo altro ancora.

La sera si preannunciava un’affollata rimpatriata tra amici, e così è stato, quando ho raggiunto Pietro Vanessi a casa sua. Lì temo che la mia adrenalina abbia superato il livello massimo, e l’emozione era alle stelle. È stato come rivedersi un film d’epoca, di giorni di lavoro trascorsi insieme in quel di Milano e serate in allegria in tempi che, almeno per me, cominciano ad essere un po’ troppo lontani.

 

Il Frecciarossa del ritorno mi sembrava più brutto di quello dell’andata, il paesaggio era più triste, il cielo lievemente velato. La mia anima però era serena e la soglia di casa è stata varcata con felicità, perché ero certa e consapevole che il mio libro era stato letto veramente: dettaglio non da poco e per nulla scontato nel panorama dei premi letterari italiani.

 A proposito, mi stavo dimenticando: il mio romanzo Sogno amaranto è giunto al nono posto su 350 libri partecipanti.