Poesia in bianco e nero

Oggi pomeriggio, riordinando il mio scrittoio, ho ritrovato in un blocco di appunti che avevo ormai dato per disperso questo articolo che pubblico quindi con molto ritardo. Si trattava della mostra fotografica di Robert Doisneau.

È stato bello ritrovare molta poesia in questa mostra fotografica, non esaustiva ma molto curata. La poesia risiede in tutti gli scatti del grande e famoso fotografo così puliti, immediati ed espressivi da risultare spesso commoventi, a volte illuminanti, altre ancora unici.

Ho apprezzato molto il bianco e nero che presuppone un perfetto equilibrio di ombra e di luce, esattamente come nella poesia il verso deve essere limato al punto giusto senza perdere la freschezza e l’immediatezza originaria. Anche queste ultime due caratteristiche si ritrovano nelle fotografie esposte e riviste, soffermandomi più di una volta ad ammirarle.

Ogni scatto è un’opera d’arte che ci parla al cuore, nel bene o nel male. Come Doisneu abbia potuto ritrarre la vita con i suoi palpiti e il suo respiro, senza l’ausilio dei mezzi tecnologici che abbiamo ora, è spiegato da lui stesso:

Il fotografo deve essere come carta assorbente, deve lasciarsi penetrare dal momento poetico. La sua tecnica dovrebbe essere come una funzione animale, deve agire automaticamente.

Non sono dunque colpi di fortuna o miracoli di Photoshop. Sono sguardi veri e profondi sulla realtà, con gli occhi di un cuore sensibile e di una mente pronta e disincantata. Quanta vita è passata nelle sue foto, e quanta ancora passerà ogni volta che ammireremo le foto del mitico Robert.

La rondine sul termosifone

Un titolo singolare che assomiglia ad un verso poetico, come singolare è lo stile narrativo di questo romanzo che descrive la malattia vissuta dal poeta Nelo Risi. La moglie Edith Bruck ne è l’autrice. Immagino che questa scrittura abbia avuto anche una valenza terapeutica, in qualche modo, visto il difficile vissuto al quale la malattia lo ha costretto e, giocoforza, il coraggio necessario alla scrittrice e moglie che lo ha accompagnato fino alla fine.

Il romanzo testimonianza La rondine sul termosifone è stata per me una lettura triste ed illuminante al contempo. Mi ha emozionato e commosso in più punti, e in modo particolare a pagina 92 quando si racconta di Nelo che non ricorda di aver scritto poesia, in modo particolare di una poesia composta per la madre. E poi le visioni di un artista sul soffitto, libri che penzolano e quindi non solo la rondine sul termosifone che dà il titolo al libro. Ma lo strazio più grande dev’essere stato il rinunciare a ciò che fu sempre vitale per lui; tra le altre cose: la scrittura. Dev’essere stato così, in qualche recesso della mente, per arrivare a proibire a Edith la scrittura in maniera assoluta: lui disse di non aver mai scritto.

Questo libro interpella i lettori sulla nostra precarietà e, ancor più, mi ha scossa perché si tratta della malattia di un poeta. Un poeta, capite? Lui stesso lo definì molto bene nella poesia che riporto alla fine. E voglio anche condividere le sue quanto mai attuali parole – notate bene scritte nel 1962 – e che sembrano davvero un testamento spirituale:

Sono convinto che oggi è tempo di poesia – noi abbiamo dalla nostra la contemporaneità di un pensiero rattratto e fulmineo, l’assenza di psicologismo, il valore apodittico e di sentenza che è proprio di un’epoca altamente differenziata e che aspira alle sintesi, la ricerca di nuovi ritmi e di nuove forme su temi divulgati fotografati ripresi e teletrasmessi, e una scrittura essenziale articolata in più piani e che tende al discorso continuo. La poesia non ha bisogno di descrivere: con un soggetto e un verbo e un solo complemento, senza un aggettivo, è possibile ricreare un mondo. Solo, bisogna intenderci una buona volta su quello che per noi è il mondo.

Nel libro si respira, nonostante il dramma della malattia: molto amore; un forte senso della famiglia; la capacità di accettazione, non sempre facile e scontata, ma alla fine sempre realizzabile. Questo perché è reale la consapevolezza della nostra finitezza e la profondità di un sentimento che andrà, con assoluta certezza, oltre la morte.

 

POETA

Una vita senza dramma non è vita.

L’umanità non soffre per procura

nelle parole il poeta cerca l’urlo.

Il poeta è cosciente che l’inerte

appena nominato è già vivente.

Il poeta è l’uomo più virile.

E ancora

Quel corpo che andava

macchina perfetta

Giace in assi punti

Rotto

-spegni lo specchio.

La notte e le parole

Lo scrittore e il poeta scrivono nel buio. Non necessariamente il buio notturno ma anche e soprattutto il buio interiore.

Scriviamo nel buio anche quando ci troviamo in piena luce, come di giorno o come in uno stato d’animo gioioso e felice. Questo accade perché l’atto dello scrivere presuppone un’interiorizzazione tale da costringere l’autore a calarsi nel buio creativo, necessario per escludere tutto il resto e poter così dare, il più limpidamente possibile, voce a ciò che gli occhi del cuore suggeriscono alle mente.

Cosa ne pensate?

Neanche una stella ha un simile cammino

Come potrebbe accaderti ciò che ora
illumina la notte non avessi tu il candore?
Vedi, il Dio che tuonava sulle genti
si fa mite e viene in te nel mondo.

Lo hai immaginato più grande?

Che cosa è grande? Attraversa ogni misura
e l’abolisce, con una linea retta, il suo destino.
Neanche una stella ha un simile cammino.
Guarda, questi re sono grandi

e trascinano a te, innanzi al tuo grembo

tesori che loro reputano i più grandi
e tu forse stupisci a tal doni—:
ma guarda nelle pieghe del tuo panno
com’egli ora già tutto sopravanza.

Tutta l’ambra che per i mari si trasporta,

ogni monile d’oro e quel sottile aroma
che si diffonde nei sensi e li conturba,
tutto questo fu rapido e fugace
e alla fine non resta che rimpianto.

Ma (tu vedrai): Egli fa gioire.

 

Nascita di Cristo. R.M. Rilke