Ti ricordi?

Ci sono voluti due mesi prima di decidermi a scrivere su di te e per di più pubblicamente sulla Rete nella quale le notizie si rincorrono veloci e il tempismo è presupposto indispensabile. Ma è come se il tempo in questi mesi per me si fosse bloccato e una parte della mia mente non volesse accettare che il cantautore ascoltato nella mia adolescenza e gioventù se ne fosse andato così repentinamente. È stata la prima volta che ho preso sia tempo che distanze per far finta che non fosse così.

La verità è che non volevo accettare che quel tempo, non solo non tornerà più ma, rispetto ad oggi, era troppo ricco di poesia e soprattutto musica che ci teneva compagnia e ci spronava ad agire e andare avanti nei nostri sogni e intenzioni di cambiare, migliorare, crescere, vivere.

È così per la gioventù in tutti i tempi, si potrebbe obiettare, ma spero che i giovani d’oggi scoprano la tua musica e massimamente le tue poetiche parole. C’è voluto un po’ di tempo anche per farti conoscere ed apprezzare dai miei amici ed ascoltatori di allora; all’epoca, infatti, collaboravo con una delle mitiche Radio Libere dove avevo uno spazio settimanale nel quale curavo una trasmissione sui cantautori. Tu eri spesso presente sebbene non amassi tutte le tue canzoni. E anche se poi con il tempo ho cambiato gusti musicali e la mia visione sociale e, giocoforza, posizione politica e ideale, ho sempre apprezzato molte delle tue ballate. Pura poesia in musica.
E menomale che la tua musica mi emozioni ancora e sempre, anche se tu non ci sei più insieme a quegli anni così carichi di vita e ideali, giusti o sbagliati, opinabili, condivisibili o meno ma, comunque, così veri ideali che mi sento male se ci penso.
Voglio ringraziarti perché la tua musica ha anch’essa giocato un ruolo nella mia scrittura, soprattutto poetica. La ragione te la svelo con parole tue.

Cercare di guardare la realtà con occhi diversi e raccontarla.

Les Choristes

Aritmetica: pagina 27. È una battuta del film Les Choristes ma non ha nulla a che fare con la matematica, bensì è intriso di poesia e musica. C’è anche un po’ di scrittura.les choristes Infatti, i ragazzi protagonisti iniziano a sognare nel momento in cui ognuno di loro mette per iscritto il suo desiderio di vita; nuovamente tornano a scrivere su areoplanini di carta quando devono salutare per sempre un insegnante emblematico e unico, che li ha guardati ed accettati come sono, giovani vite segnate e allo sbando, impauriti e feriti nel profondo.

Forse questo film si può considerare retorico ma, al contrario, io credo che sia l’ennesima ma necessaria conferma del nostro bisogno di bellezza e di arte, in tutte le loro forme, che sono in grado di salvare tutti, indistintamente.

C’è la musica, o meglio il canto. Una melodia a tratti struggente e in altri momenti edificante, così come è la storia narrata con i suoi personaggi veri, resi magistralmente con delicatezza e disincanto.

Fu un successo da Oscar e Golden Globe nomination nel 2004 in Francia ed è arrivato in Italia nel 2008, ma io l’ho scoperto solo ieri sera, visionabile per intero su youtube.

Fa parte delle storie senza tempo, perché il soggetto è in primis l’animo umano con le sue luci e le sue ombre, che cambiano con il tempo nella forma ma non nella sostanza. Quella dei sogni, anche in questo caso, che siamo noi. L’ha scritto Shakespeare ne La Tempesta, atto IV, che Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e io lo sottoscrivo senza indugio alcuno.

Con la stessa convinzione vi invito a vedere questo film per riflettere ancora una volta sul nostro sguardo sulla realtà e sul mondo. Una verifica necessaria per cambiare. In meglio.