Libera un libro a Monza

Seconda edizione di Libera un libro a Monza. Chi libera, chi prende, chi entrambe le cose.

Promosso dal gruppo Libera la Cultura ha visto molti volumi liberati per le vie della città. Il tutto documentato con foto e post sulla pagina Facebook ufficiale dell’iniziativa.

Un’allegra condivisione culturale alla quale ho deciso di aderire liberando tutti i miei libri.

Libera un libro a Monza

Bestsellers made in Usmate

Ringrazio pubblicamente Letizia Rossi, giornalista de il Cittadino di Monza e Brianza per l’articolo che mi riguarda pubblicato sabato 2 marzo a pagina 33.

 

Un’intervista intercalata da qualche riflessione che ho molto apprezzato.

 

Per chi non avesse la possibilità di acquistarlo perché fuori zona, e/o non fosse in grado di organizzarsi con la versione digitale, posto qui sotto la mia scansione.

 

E auguriamoci che sia di buon auspicio per ciò che sto alacremente scrivendo!

 

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L’intervista di Marco Mazzanti

Ringrazio Marco Mazzanti, autore di Demetrio dai capelli verdi che ho qui davanti sulla scrivania e che presto leggerò, che mi ha gentilmente intervistato:

1 – Chi è Cinzia Cavallaro?
Una donna cinquantenne innamorata della poesia, della lettura e della scrittura dalla gioventù. A seguire la musica, l’arte, il cinema e il teatro. Una donna che non può vivere senza la scrittura e neppure può vivere di scrittura.

2 – Cinzia Cavallaro, autrice di narrativa col romanzo Sogno Amaranto. Presentiamolo ai lettori in dieci parole.
La storia di due anime innamorate, entrambe luminose e tenebrose.

3 – Il tuo rapporto con la scrittura e i tuoi personaggi.
La scrittura è parte di me stessa e una necessità quasi fisica, oltre che psicologica. Per la scrittura poetica non c’è problema, per quella narrativa è più complesso riuscire a conciliare gli impegni inevitabili della vita quotidiana con il tempo da dedicare alla scrittura. I personaggi invece si formano da soli prima nella mia mente, attraverso l’osservazione della realtà esterna e il mio vissuto, solo dopo vengono trasferiti sulla carta collocandoli in una storia ben precisa.

4 – C’è un personaggio del tuo romanzo cui sei particolarmente affezionata?
A dire il vero entrambi i personaggi della mia storia mi sono cari, così opposti ma così vicini, è praticamente impossibile disgiungerli.


5 – Sogno Amaranto. Sogno. Amaranto. La dimensione del sogno, dell’io narrante che ci guida e ci smarrisce al contempo; e poi questo colore, l’amaranto, rosso di transito, quasi improprio, che è anche essere del mondo vegetale. Com’è nato questo romanzo? Parliamo della sua genesi. Parliamone a tutto tondo.

La sua genesi, come ben si evince dalla lettura del testo stesso, è stata una canzone dell’album Fly di Zucchero: la canzone s’intitola è delicato ma nel testo vi è un passaggio dove viene richiamato “un sogno amaranto”. È talmente intenso questo passaggio che Zucchero stesso nel suo sito ha chiarito il concetto di questo verso. Essendo la spiegazione un po’ lunga, chi vuole approfondire può leggere tutto il post sul mio sito a questo link diretto: http://www.cinziacavallaro.it/sogno-amaranto/

Certo amaranto ha più significati che tutti ben si collegano con il mio romanzo: una pianta sacra il cui nome significa “che non appassisce”: l’erba meraviglia che esprime tutti i sentimenti veri immutabili nel tempo, eterni e unici, come i due protagonisti del mio libro; l’amaranto è il mio colore preferito da sempre; è addirittura un alimento, un tipo di grano preziosissimo e quindi il nutrimento fisico è associabile nel testo al nutrimento sentimentale. Il tutto unito al sogno che si esprime in una scrittura onirica e poetica. Questo per quanto riguarda le premesse. Infine, posso aggiungere che la valenza è data dalla descrizione disincantata di una storia d’amore moderna, sia romantica che inesorabile. Segnata dal rosso sentimentale e passionale dell’amaranto ed edificata dalla necessità del sogno nella nostra vita, così come nella storia da me scritta.

6 – La scrittura intesa non solo come dimensione narrativa, ma anche poetica, e tu Cinzia hai, oltre al romanzo, la poesia: Kairos e Dies Natalis

Sono due raccolte, figlie e dunque sorelle, opposte ma congiunte, nate a tre anni di distanza l’una dall’altra. In Kairos il tema conduttore è l’amore e il senso della qualità di un tempo eletto: il presente; in Dies Natalis invece il filo conduttore è la morte intesa come nuova vita, dunque con una valenza luminosa, insieme al senso della qualità di un tempo nuovo: l’eternità. Ecco che vengono espresse in due raccolte apparentemente diverse il binomio “Eros e Thanatos” esattamente come esso ha preso vita in Sogno amaranto.

7 – Poesia e prosa. Due specchi che si riflettono l’uno nell’altro, all’infinito, o due modalità di scrittura inconciliabili? Qual è il tuo approccio?
Mi corrisponde senza alcun dubbio la prima possibilità. Mi piace la prosa poetica ma prediligo la poesia breve, lirica ed evocativa. Rimane il fatto che per quanto mi riguarda cambia la forma, ma la sostanza rimane sempre la stessa: poesia e prosa, sorelle, gemelle diverse.

8 – In Italia si legge poco, ma di contro si scrive tanto. Luogo comune o triste quanto paradossale realtà?
Guardando le statistiche sembra che sia in effetti così. È certamente una realtà piuttosto paradossale e non so come si possa arrivare ad un processo di scrittura serio e maturo senza passare prima dalla lettura onnivora ed ingente. Secondo me, chi non fa questo non si prende sul serio come scrittore, gioca a fare lo scrittore. Le due cose sono inscindibili e in questo senso confido nelle nuove generazioni. Ho postato sul mio blog tempo fa una lettera di un editore ai nuovi autori memore di una scena alla quale assistetti personalmente al Salone del Libro di Torino. Mi piacerebbe avere anche la tua opinione e se vuoi leggerla si trova qui: http://www.wordsinprogress.it/2010/02/lettera-aperta-agli-autori-esordienti/

9 – Progetti in campo?
Ho partecipato a due antologie collettive appena pubblicate: una di racconti intitolata Sono tutto ciò che vedi attraverso i tuoi occhi e una poetica: La giusta collera; sto lavorando a una mia personale nuova raccolta poetica e ad un romanzo, totalmente differente dal precedente come argomento ma certamente non come stile.

Link originale: http://blog.libero.it/deminovel/10864692.html

Occorre solo un piccolo seme

Quando scrissi la poesia “Seme” che apre il mio libro di poesie “Kairos” non avevo ancora letto il pensiero di Fedor Dovstoevskij che mi ha davvero sorpreso:

Occorre solo un piccolo seme, un minuscolo seme che gettiamo nell’animo di un uomo semplice ed esso non morirà, ma vivrà nella sua anima per tutta la vita; resterà nascosto in lui tra le tenebre, tra il lezzo dei suoi peccati, come un puntino luminoso, come un sublime ammonimento.

È accaduto due sera fa, immersa nella lettura quotidiana che sempre nutre la mente e l’anima. Credo sia vero: c’è bisogno del buio per diventare cosa nuova, rinascita, germoglio e poi, perché no, albero di alto fusto che sembra raggiungere il cielo.

Già germogliava in quei miei versi ciò che due anni dopo è diventato romanzo. La necessità dell’ombra per apprezzare la luce. È tutta questione di luce, interiore, esteriore, reale, accecante, tenue, calda, algida. Solo la sua necessità ci invita e ci insegna a non aver paura della nostra ombra.