L’intervista di Marco Mazzanti

Ringrazio Marco Mazzanti, autore di Demetrio dai capelli verdi che ho qui davanti sulla scrivania e che presto leggerò, che mi ha gentilmente intervistato:

1 – Chi è Cinzia Cavallaro?
Una donna cinquantenne innamorata della poesia, della lettura e della scrittura dalla gioventù. A seguire la musica, l’arte, il cinema e il teatro. Una donna che non può vivere senza la scrittura e neppure può vivere di scrittura.

2 – Cinzia Cavallaro, autrice di narrativa col romanzo Sogno Amaranto. Presentiamolo ai lettori in dieci parole.
La storia di due anime innamorate, entrambe luminose e tenebrose.

3 – Il tuo rapporto con la scrittura e i tuoi personaggi.
La scrittura è parte di me stessa e una necessità quasi fisica, oltre che psicologica. Per la scrittura poetica non c’è problema, per quella narrativa è più complesso riuscire a conciliare gli impegni inevitabili della vita quotidiana con il tempo da dedicare alla scrittura. I personaggi invece si formano da soli prima nella mia mente, attraverso l’osservazione della realtà esterna e il mio vissuto, solo dopo vengono trasferiti sulla carta collocandoli in una storia ben precisa.

4 – C’è un personaggio del tuo romanzo cui sei particolarmente affezionata?
A dire il vero entrambi i personaggi della mia storia mi sono cari, così opposti ma così vicini, è praticamente impossibile disgiungerli.


5 – Sogno Amaranto. Sogno. Amaranto. La dimensione del sogno, dell’io narrante che ci guida e ci smarrisce al contempo; e poi questo colore, l’amaranto, rosso di transito, quasi improprio, che è anche essere del mondo vegetale. Com’è nato questo romanzo? Parliamo della sua genesi. Parliamone a tutto tondo.

La sua genesi, come ben si evince dalla lettura del testo stesso, è stata una canzone dell’album Fly di Zucchero: la canzone s’intitola è delicato ma nel testo vi è un passaggio dove viene richiamato “un sogno amaranto”. È talmente intenso questo passaggio che Zucchero stesso nel suo sito ha chiarito il concetto di questo verso. Essendo la spiegazione un po’ lunga, chi vuole approfondire può leggere tutto il post sul mio sito a questo link diretto: http://www.cinziacavallaro.it/sogno-amaranto/

Certo amaranto ha più significati che tutti ben si collegano con il mio romanzo: una pianta sacra il cui nome significa “che non appassisce”: l’erba meraviglia che esprime tutti i sentimenti veri immutabili nel tempo, eterni e unici, come i due protagonisti del mio libro; l’amaranto è il mio colore preferito da sempre; è addirittura un alimento, un tipo di grano preziosissimo e quindi il nutrimento fisico è associabile nel testo al nutrimento sentimentale. Il tutto unito al sogno che si esprime in una scrittura onirica e poetica. Questo per quanto riguarda le premesse. Infine, posso aggiungere che la valenza è data dalla descrizione disincantata di una storia d’amore moderna, sia romantica che inesorabile. Segnata dal rosso sentimentale e passionale dell’amaranto ed edificata dalla necessità del sogno nella nostra vita, così come nella storia da me scritta.

6 – La scrittura intesa non solo come dimensione narrativa, ma anche poetica, e tu Cinzia hai, oltre al romanzo, la poesia: Kairos e Dies Natalis

Sono due raccolte, figlie e dunque sorelle, opposte ma congiunte, nate a tre anni di distanza l’una dall’altra. In Kairos il tema conduttore è l’amore e il senso della qualità di un tempo eletto: il presente; in Dies Natalis invece il filo conduttore è la morte intesa come nuova vita, dunque con una valenza luminosa, insieme al senso della qualità di un tempo nuovo: l’eternità. Ecco che vengono espresse in due raccolte apparentemente diverse il binomio “Eros e Thanatos” esattamente come esso ha preso vita in Sogno amaranto.

7 – Poesia e prosa. Due specchi che si riflettono l’uno nell’altro, all’infinito, o due modalità di scrittura inconciliabili? Qual è il tuo approccio?
Mi corrisponde senza alcun dubbio la prima possibilità. Mi piace la prosa poetica ma prediligo la poesia breve, lirica ed evocativa. Rimane il fatto che per quanto mi riguarda cambia la forma, ma la sostanza rimane sempre la stessa: poesia e prosa, sorelle, gemelle diverse.

8 – In Italia si legge poco, ma di contro si scrive tanto. Luogo comune o triste quanto paradossale realtà?
Guardando le statistiche sembra che sia in effetti così. È certamente una realtà piuttosto paradossale e non so come si possa arrivare ad un processo di scrittura serio e maturo senza passare prima dalla lettura onnivora ed ingente. Secondo me, chi non fa questo non si prende sul serio come scrittore, gioca a fare lo scrittore. Le due cose sono inscindibili e in questo senso confido nelle nuove generazioni. Ho postato sul mio blog tempo fa una lettera di un editore ai nuovi autori memore di una scena alla quale assistetti personalmente al Salone del Libro di Torino. Mi piacerebbe avere anche la tua opinione e se vuoi leggerla si trova qui: http://www.wordsinprogress.it/2010/02/lettera-aperta-agli-autori-esordienti/

9 – Progetti in campo?
Ho partecipato a due antologie collettive appena pubblicate: una di racconti intitolata Sono tutto ciò che vedi attraverso i tuoi occhi e una poetica: La giusta collera; sto lavorando a una mia personale nuova raccolta poetica e ad un romanzo, totalmente differente dal precedente come argomento ma certamente non come stile.

Link originale: http://blog.libero.it/deminovel/10864692.html

L’intervista di Pamela Serafino

Ecco qui una nuova intervista concessa a Pamela Serafino che ringrazio per l’attenzione nei miei confronti.

Invito tutti a visitare il suo blog ricco di contenuti e spunti interessanti sulla scrittura e letteratura.

La scrittura trova forme diverse di espressione nell’intelligenza, la vivacità con cui si riescono a trovare strade di convergenza tra le esperienze. Cinzia Cavallaro, scrittrice dall’infanzia, ha saputo fare questo.

1) Che cosa è cambiato nella tua vita dopo la pubblicazione del tuo libro? Cosa ti ha donato questa esperienza?

Nella mia vita quotidiana non è cambiato nulla, tutto procede come prima e, come una persona normale, continuo in primis ad essere una mamma lavoratrice come tante. Nella mia sfera creativa è cambiato molto perché vedere realizzato il tuo libro, che può essere letto potenzialmente da chiunque, è un’emozione pari alla nascita di un figlio. Probabilmente dopo questa affermazione si scateneranno fulmini, saette e sguardi scandalizzati ma solo chi ha provato l’urgenza, nel mio caso, della scrittura come di qualsiasi altra forma d’arte, e il desiderio di comunicarlo al mondo (in senso lato) può capire. Non a caso un libro viene definito metaforicamente “fatica letteraria”. Inoltre mi ha principalmente donato una consapevolezza maggiore della mia voce creativa, del mio stile, delle mie origini letterarie, quali strade m’interessa intraprendere e quali no. Last but not least mi ha donato il feedback dei lettori. Quando ti scrivono, sulla mia fanpage di fb piuttosto che Anobii o il mio blog Parole in movimento, quello che la lettura ha loro suscitato interiormente è un momento molto importante per me e spesso commovente. Infine, dopo la pubblicazione ho preso maggiormente coscienza che chiunque scriva ha una grandissima responsabilità: dobbiamo essere sempre consapevoli che la potenza della parola può davvero cambiare le persone e quindi il mondo.

2) C’è sempre una prima volta, un inizio che si perde nella memoria, che cosa ti ha spinto a pubblicare?

Certo, l’inizio si perde negli anni dell’adolescenza e le origini sono importanti e non vanno mai dimenticate. Per anni ho sempre scritto solo per la necessità psicologica e quasi fisica di farlo. Un giorno, riordinando la mia libreria, ho realizzato quanto materiale ci fosse e ho deciso di provarci. Rileggendo quei testi, sia poetici che di prosa, ho capito che volevo condividerli e naturalmente lo sbocco naturale non poteva che essere la pubblicazione.  Pleonastico dire che il sogno del libro è naturalmente presente in tutti gli autori, che lo dichiarino o meno; secondo me però non si scrive per essere pubblicati, si scrive perché non si può farne a meno, indipendentemente da quello che accadrà a quel testo. 

3) Che differenza credi ci sia tra l’auto-pubblicazione e la pubblicazione con case editrici?

Le differenze variano a seconda dell’editore che ti pubblica: se pubblichi con un colosso dell’editoria le differenze aumentano esponenzialmente. Viceversa, più piccola è la casa editrice, quasi identico è l’impegno dell’autore per auto-promuoversi. Infine, la differenza maggiore sta nella distribuzione e nella reperibilità del libro nel circuito delle librerie che con l’auto-pubblicazione è inesistente. Oggi con l’avvento degli e-book è ancora tutto da discutere. Ogni autore ha le proprie preferenze e può optare per la scelta che gli corrisponde di più. In linea di principio non sono contraria all’auto-pubblicazione, dipende anche dal tipo di testo e che cosa mi aspetto da ciò che ho scritto.

4) Cosa hai fatto personalmente per pubblicizzare il tuo libro (invio del testo a riviste online e cartacee: indicare quali; presentazioni: indicare dove; creazione su facebook di una pagina fan; interviste radiofoniche presso quali emittenti ecc)

Mi sono impegnata molto per la promozione dei miei libri. Innanzitutto c’è il mio blog Parole in movimento al link www.wordsinprogress.it dove vengono postati i miei articoli legati alla letteratura e alla scrittura, sia narrativa che poetica, oltre a tutte le info e notizie relative ai miei libri. Dalla home-page si può poi arrivare alla mia fanpage su Facebook.

Rispetto alla promozione mi sono mossa su più fronti, sono state pubblicate svariate recensioni e più precisamente:

inoltre vanno menzionate le recensioni e i commenti dei lettori di Sogno amaranto su Anobii, in particolare quelli che hanno partecipato e tuttora partecipano alla catena di lettura a questo link chi è interessato può aggregarsi.

Riguardo alla interviste sono state stata realizzate online:

ed inoltre due interviste radiofoniche:

Inoltre sia sul mio sito www.cinziacavallaro.it che sul blog troverete il book-trailer di Sogno amaranto e una video poesia tratta da Dies Natalis entrambi realizzati da Michele Delpiano con le musiche di Gianluca Fuccillo e la voce di Giovanni Capuano.

5)  Quale consiglio daresti a chi sta per la prima volta affrontando il suo pubblico durante una presentazione per superare il blocco della parola? 

Non ho fatto molte presentazioni ma, pur non essendo un’esperta nel campo, la mia esperienza mi ha insegnato che è fondamentale rimanere focalizzati su se stessi ed i propri scritti, cioè non perdere la propria consapevolezza di scrittori. In questo modo sarà anche più immediato porre attenzione ai lettori e al dialogo che si verrà a creare.