Quante cose?

Quante cose ci insegna una giornata come quella di Pasqua? Ad alcuni nulla, se non insegnamenti d’infanzia ormai dimenticati, oppure rifiutati. Ad altri poco o niente perché è una festa che a loro non appartiene per cultura o per scelta. Ad altri ancora qualcosa che si lega molto con un momento di ritrovo con amici e/o partenti, oppure l’occasione per staccare, o per andare al mare come succedeva negli anni settanta, nella mia infanzia, per farsi un giro e prenotare già l’albergo per le vacanze estive.

Eppure potremmo cogliere molti spunti di riflessione dai giorni della Pasqua, se li leggessimo come un romanzo, se guardassimo agli accadimenti così come sono; anche senza metterci troppa spiritualità credo che sia una storia che ci colpisce e ci interpella.

Questa mattina mi sono svegliata con questo pensiero e soprattutto con questa parola in testa: perdono. Quanto è difficile arrivare a dire in punto di morte, e di una morte così:

perdona loro perché non sanno quello che fanno.

Commovente. Ammirevole. Decisamente impegnativo per me che, certo non posso paragonarmi a Gesù che comunque in cuor suo sapeva che sarebbe risorto. Una bella speranza, direi quasi certezza. Soprattutto in questo tempo storico così costellato di tragedie e nella mia vita personale ultimamente ancor più toccata da lutti famigliari indiretti ma molto significativi.

E allora in questa Pasqua voglio tanto silenzio, ma sereno. E seppur nelle fatiche la ricerca del perdono, anche verso sé stessi. Ma questa è tutta un’altra storia.

Auguri a tutti. Di cuore.

Nelle tenebre

Stare nelle tenebre. Questo è il momento. Gesu_muore_in_Croce

Perdersi nel nulla della nostra pochezza, inettitudine, pusillanimità, cattiveria, egoismo, ed ingiustizia. Ancora oggi siamo come Pilato, continuiamo a lavarci le mani e seguire la massa. E facciamo ancor di più: siamo anestetizzati nei confronti del dolore, della vergogna e della rabbia che dovrebbe inondarci e spingerci a reagire. Cuori muti davanti ai nuovi schermi tecnologici: ipnotizzati.

Seguire la nuova massa: un senso di appartenenza meramente umano che ingannevolmente ci infonde una vana sicurezza. Approfittiamo del buio per capire i nostri limiti e chi siamo nel profondo. Quando usciremo dalle tenebre e saremo nella luce, vedremo chiaramente la strada che è meglio percorrere.

Ero uscito di casa per saziarmi di sole!
Trovai un uomo nello strazio della crocifissione.
Mi fermai e gli dissi:
“Permetti che io ti aiuti a staccarti dalla croce?”
Ma lui rispose: “Lasciami dove sono;
lascia i chiodi nelle mie mani e nei miei piedi,
le spine intorno al mio capo e la lancia nel mio cuore.
Io dalla croce non scendo
fino a quando i miei fratelli restano crocifissi;
io dalla croce non scendo
fino a quando non si uniranno tutti gli uomini della terra.
Gli dissi allora:” Cosa vuoi che io faccia per te? ”
Mi rispose: “Va per il mondo e dì
a coloro che incontrerai
che c’è un uomo inchiodato sulla croce”.

(Un uomo in croce – Fulton J. Sheen)

 

Nasce per noi?

Il traffico è intenso e frettoloso. Non sono riuscito a comprare tutto, mi manca un regalo e non trovo ciò che esattamente voglio. La fila alla cassa è interminabile e devo ancora provvedere alla spesa per il pranzo. Farò solo dieci antipasti? Non so decidermi. Che stress però il Natale. E non posso dimenticarmi nulla, tranne che… Nasce per noi? E poi, sì ho fatto gli auguri 2a30f0_a8d76ec86d8245a7ae042ee8094d4e08alla collega di lavoro che non sopporto e al mio capo che non stimo e mi urta costantemente con il suo modo di fare. Ma se l’ho fatto è per convenzione e convenienza, senza sincera intenzione, e neppure voglia di migliorare realmente le cose. Che cos’è il Natale io non l’ho ancora capito. Nascerà anche per noi, questo Gesù del quale mi hanno raccontato soprattutto nella mia infanzia ma…a me che mi cambia?

Comunque, io so solamente che sono assuefatto dalle notizie alla televisione che mi lasciano inerme. Guerre, persecuzioni, violenze, reati di ogni genere, povertà, giovani allo sbando, droga e perdizione. E allora? Che ci possiamo fare noi? Se questo figlio di Dio che nasce oggi è così onnipotente perché non sistema tutto lui? Sarebbe così semplice e lineare, mi sembra. E il 13 novembre, giorno nefasto dell’attentato a Parigi, Gesù dov’era?

Mi dicono che oggi è un giorno luminoso, non banale, bensì ricolmo di Luce Divina. Dovrebbe dunque illuminare le nostre menti e i nostri cuori? Rinnovarci, cambiarci, migliorarci. Peccato che quello che questo comporta è troppo gravoso e impegnativo per me. Non m’interessa cambiare, mettermi in discussione, migliorare le cose. Meglio lamentarsi e puntare il dito contro qualcun altro che è senz’altro più responsabile di me.

La carezza di Dio mi fa paura. È una mano così luminosa che m’intimorisce. Intanto mangio un cioccolatino. Poi, non so. Boh!

Quindi, nasce per noi?

[riflessioni in ordine sparso e libera interpretazione di ciò che ho osservato e sentito nell’ultima settimana]