Intervista a Emanuele Properzi

photoOttobre è arrivato ed eccomi qui con un post al quale tengo molto. Intervistando Emanuele Properzi concludo il giro di interviste dei partecipanti al progetto Crisalide e apro nel contempo un momento di riflessione su un aspetto molto importante per uno scrittore che è la promozione. Avrete modo di conoscere meglio Emanuele: una persona autorevole in materia e che potrete anche conoscere di persona il 19 e 20 ottobre. In una sua risposta in questa mia intervista saprete in quale occasione, dove, come e perché. Buona lettura!

Nella postfazione da te curata ben descrivi la genesi e il significato dell’antologia di racconti Crisalide:

Eppure, ho limpida di fronte a me la naturale modalità con cui il presente progetto editoriale è nato e si è sviluppato. Scrittori di diverso tipo, di cui gran parte nemmeno si conoscono, senza fare nessuna obiezione all’idea iniziale del progetto, si sono uniti e in pochissimo tempo hanno prodotto un lavoro creativo che, nell’ottica interpretativa descritta nel prologo e nel presente epilogo, ha anche una funzione sociale.

Le tue parole sottendono che l’unione fa la forza, una forza che può trasformare in opportunità e crescita qualsiasi crisi. È così? E cosa ti ha convinto a sostenere questo progetto?

Quando ho scritto questa frase dell’epilogo, nella mia testa c’erano i telegiornali che ci crisalide-raccoltasorbiamo quotidianamente, le parole delle persone che incontri tutti i giorni, sempre fiacche, prive di speranza, ripetitive e che si amalgamano perfettamente con la triste comunicazione paraverbale in cui sono annegate. “Crisi” è la parola più abusata, alibi sterili e passività intorno a noi, sbuffi e mani allargate al cielo, teste chine e passi incerti. Quando invece un gruppo di persone si uniscono per uno scopo nobile come quello di esprimersi attraverso l’arte dello scrivere, si esercita una funzione sociale che come una mannaia spazza via tutta questa sciatta comunicazione che ci priva giorno dopo giorno del sogno per cui viviamo, anche se nessuno ce lo ha mai detto.

Lo rifaresti? E se sì quale altra tematica si potrebbe prendere in considerazione?

Certo che lo rifarei! Cento e più volte! Sono tante le tematiche ma se devo dirti la prima che mi viene in mente è… il gioco, sì, racconterei storie di persone che si fanno ammanettare dal vizio del gioco per finire nei baratri psicologici più scuri e isolati. Poi scriverei dell’amore, sì, l’amore, il tema dei temi, che più lo usi e mai si consuma, più ne scrivi e mai si ripete, più ne parli e più il suo potere dona speranza.

Curi un blog molto apprezzato e conosciuto Scrittore vincente. Come tu hai limpido nella mente l’esordio di Crisalide, così io ho ben impresso nei ricordi la scoperta del tuo sito e la prima volta che ti contattai via mail. Era il 2011 e nel frattempo ci sono state migliorie e grandi novità: puoi descrivere il tuo progetto a chi non lo conoscesse?

Grazie Cinzia innanzitutto per essere una delle mie lettrice più fedeli. Il mio progetto Scrittore Vincente è descritto nel dettaglio sul sito www.scrittorevincente.com, che è un sito che mensilmente attrae migliaia di scrittori che vogliono imparare come promuovere al meglio i loro scritti, per aumentare le vendite. Mi occupo di marketing, quindi. Di cose pratiche, numeri, metodi e tecniche. Ma il marketing cos’è? Non è qualcosa di poco etico come molti pensano malamente, non è una serie di trucchetti… no! Se devo dare io una definizione al marketing, direi che rappresenta la serie di attività necessarie per creare una relazione a lungo termine con le persone. Questo, per me, è il marketing. Questo, infatti, insegno nei miei corsi agli scrittori, e le decine di testimonianze di casi di successo mi insegnano che i miei corsi portano a dei cambiamenti migliorativi. Il che non è poco… 😉 Abbiamo bisogno di cambiamento, di aprire la mente verso ciò che questa epoca ci sta dando, che non è la crisi, ma è una trasformazione culturale meravigliosa basata sulla condivisione di una mole di informazioni che si espande esponenzialmente mese dopo mese. E’ la conoscenza che ci avvolge come un incendio, di quelli che bruciano l’ignoranza, che non smette di allargarsi. E’ questo il bene dei giorni nostri… scusami! Avrei dovuto raccontarti del mio progetto, ma ho voglia di scriverti di altro, perché tutti mi intervistano per i miei corsi, ma mi piace molto la tua intervista, per come è impostata e ci tengo a sottolineare un concetto, che poi non è un concetto, ma è uno spazio, che poi non è uno spazio ma è un canale comunicativo, ma nemmeno.. intendo: internet. Internet. Internet. L’opportunità più grande per ognuno di noi. Se il marketing riguarda il creare relazioni a lungo termine, più relazioni di questo tipo hai e più successo avrai. Internet permette di far esplodere queste relazioni. Internet permette di svilupparle a lungo termine con i minimi sforzi. Internet permette agli autori di sviluppare un marketing vincente in maniera autonoma e di raggiungere risultati strepitosi, trasformando marzullianamente il sogno di vivere con la scrittura nello scrivere per vivere. Ecco, anche questo insegno nei miei corsi di marketing librario su Scrittore Vincente.com.

Ho avuto modo di apprezzare il tuo Bestsellers Course. Per chi non lo sapesse: di cosa si tratta? So che ci sono state e ci saranno delle evoluzioni: è così?

Bestseller-Course-Emanuele-Properzi-274x300Bestseller Course è il corso multimediale di autopromozione libraria più recensito d’Italia. Decine di autori hanno incrementato nettamente le vendite attraverso questo corso. Ora, c’è stata una evoluzione, perché il corso si è trasformato in Bestseller Course Premium Edition ed ha dei bonus di grande utilità per gli scrittori che sognano in grande. Oh Cinzia, non mi va più di tanto di parlare dei miei libri oggi, lascio il link del corso http://www.scrittorevincente.com/BSC1/ per i più curiosi. Concludo questa domanda dicendo che ho impiegato 3 anni di lavoro per creare questo corso. C’è quindi una parte della mia vita in Bestseller Course Premium Edition.

Sei anche tu scrittore, ovviamente. Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

Non sono io che sono arrivato alla scrittura, è la scrittura che è arrivata a me. A 4 anni scrivevo. Grazie a mia mamma, la mia migliore maestra. Poi però il mio cervello ha smesso di crescere… scherzo, dai. La scrittura per me, è ciò che sono. Quando lavoro, scrivo. Quando creo, scrivo. Quando pianifico, scrivo. Il mio tempo libero lo dedico alla mia famiglia, allo sport e alla scrittura, anche se mia moglie mi vuol portare sempre nei centri commerciali.

Cosa hai pubblicato e perché?

Ho pubblicato “Apologia del piano B”, un romanzo che mi è piaciuto tanto scriverlo, ho NZOrischiato nel pubblicarlo, perché tasta temi delicati, mi espongo come un pazzo scriteriato, uso la scrittura come un trattore che sfascia tutto e tutti, e poi, però, il successo, piccolo ma grande che ho avuto, mi ha dato ragione. Vale sempre la pena creare arte libera, strong e che scarna le verità, creando solchi nelle ipocrisie per aprire i varchi dimenticati.

Poi ho pubblicato Crisalide, Lavoricidi come romanzi collettivi. E a breve altri 2 romanzi collettivi in collaborazione con il mio amico Filippo Colizza. Questo per la narrativa.

Per il marketing Editoriale ho pubblicato:

Cosa pensi dell’editoria italiana?

L’editoria italiana è fiacca. La rivoluzione digitale ha stravolto le modalità di fruizione dei contenuti da parte degli italiani, che da indagini ISTAT, leggono meno di 3 libri l’anno. Ci troviamo quindi ad avere meno persone che comprano libri, giornali e riviste partendo da uno scenario – vedi i sondaggi sulla lettura – già molto povero di per sé. Ciononostante quello che tutti si aspettavano, ovvero l’esplosione del mercato degli ebook, non è paradossalmente avvenuta. Le case editrici classiche stanno chiudendo una dopo l’altra mentre stanno nascendo nuove realtà che offrono servizi editoriali specifici gestiti da applicazioni web, rivolti soprattutto al self-publishing. Oggi pubblicare un libro è banale. Avere chi lo compra è invece un’impresa per pochi. Molto pochi. 

Eppure nel mese di giugno 2013 in Italia per la prima volta, per un bestseller, le vendite degli ebook hanno superato quelle del cartaceo. Mi riferisco al caso dell’ultimo libro di Dan Brown. Bisogna pur dire che il costo di quasi 30 euro del cartaceo del buon Dan, ha incentivato i molti a comprare l’ebook. Comunque questo è sicuramente un segnale importante di come il mercato si stia trasformando, un segnale che non possiamo assolutamente trascurare. Bisogna inoltre tenere in considerazione il sempre maggiore numero di successi editoriali che nascono da self-publishing. Ciò significa che i lettori italiani considerano sempre meno il ruolo di un editore importante nella scelta dell’acquisto di un libro. Ci sarebbe molto da dire su quelli che sono gli svantaggi e i vantaggi ingenerati da tali mutazioni culturali, economiche ed editoriali. Ciò che mi preme però sottolineare è che, in ogni caso, se un autore oggi si affaccia nel mondo dell’editoria con le speranze di avere successo, deve per forza imparare come promuoversi nella vita di tutti i giorni ma soprattutto sul web, perché è su Internet che si nascondono le opportunità di vendita più grandi per gli scrittori del nostro tempo. 

A proposito di self-publishing, so che parteciperai al Festival Internazionale di Self Publishing che si terrà a Senigallia il 19 e il 20 ottobre: come mai questa scelta?

Parteciperò al FISP come merchant. Insomma avrò il mio banchetto in cui incontrerò gli autori ai quali cercherò di trasmettere la mia esperienza nel marketing editoriale. Sono consapevole che il web marketing è la frontiera più ricercata e potente per la promozione libraria, ma sono convinto che incontrarsi di persona sia il modo migliore per… crescere. Sì, crescere nei propri progetti e a livello personale. Abbiamo necessità di sentire le ‘vibrazioni’ degli altri, perché siamo esseri umani e non automi che vivono di fronte a un monitor, seppur il destino sociale cui una buona fetta della massa è rivolta, mi pare, purtroppo, proprio questo.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Pubblicare è semplicissimo. Avere lettori difficilissimo.

Quanto è importante la promozione?

Se vuoi vendere migliaia di libri, da 1 a 10, direi quasi 20.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Il Vangelo, la Bibbia, la Divina Commedia, Le braci di Sandor Marai

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Stai scherzando? Parlane con il mio amico Stefano Calicchio, il precursore italiano dell’editoria digitale, anche lui ti dirà che io sono più che pronto, anche se in Italia non ci sarà mai un’editoria unicamente digitale. Credo proprio che non si finirà mai di tagliare gli alberi per costruire libri per i lettori italiani, per questi navigatori, santi e poeti, come me e te Cinzia, che se non scriviamo, siamo messi proprio male 😉 Grazie per questa intervista!

Festival Letteratura Milano

Nell’ambito del Festival della Letteratura di Milano   si è svolta una presentazione dell’e-book Scrivere in Brianza alla Biblioteca Gallaratese mercoledì 5 giugno 2013 alle 18.30.

A seguito della precedente presentazione alla Biblioteca Triante di Monza, ecco che ci siamo incontrati nuovamente per un incontro intervista sul tema dello Scrivere in Brianza. Il filo conduttore è stato l’e-book che raccoglie tutte le interviste curate da Azzurra Scattarella, per conto della rivista online Vorrei, ad alcuni autori residenti in questo territorio della Lombardia.

Una simpatica e stimolante chiacchierata a tutto campo sul tema dello scrivere.

 

 

Scrivere in Brianza

Locandina
Locandina

Con questo post voglio ricordare la gradevolissima presentazione dell’e-book Scrivere in Brianza di venerdì 15 alla Biblioteca di Triante a Monza.

In questo accogliente luogo ho potuto conoscere di persona due scrittrici e uno scrittore con i quali ho chiacchierato amabilmente di scrittura, di Brianza e dell’e-book con le interviste curate da Azzurra Scattarella che ha egregiamente coordinato l’incontro, intervistandoci con domande inconsuete, divertenti e al contempo pertinenti.

A lei, alle bibliotecarie Paola Meregalli e Maria Carla Zanotta, insieme ad Antonio Cornacchia va il mio personale ringraziamento. È stata una piacevole sorpresa ritrovare dopo parecchi anni Alessandra Scarazzato e conoscere Stefania Brambilla, Bianca Folino e Walter Pozzi.

Vi consiglio di scaricarvi l’e-book e di leggerlo perché avrete modo di conoscerci meglio, per fare questo basta collegarsi a questo link.

La promozione continuerà in altre biblioteche con date da decidere, e speriamo di replicare con la stessa affabilità ed armonia di venerdì, oltre che con lo stesso interessamento da parte del pubblico in sala.

 

PV & me

Questa è un’intervista da me molto voluta anche se non semplice. Conosco così bene e da così tanto tempo Pietro Vanessi che è come se intervistassi mio fratello.

Ci siamo conosciuti in una luminosa giornata autunnale a Milano, alla fine degli anni ’80, subito dopo il mio rientro definitivo da Londra. La prima volta che lo vidi indossava una giacca rossa e si stava dirigendo alla fotocopiatrice, che distava qualche metro dalla mia scrivania, con un foglio disegnato in mano. Lui era un creativo, di nome e di fatto, in una nota agenzia di pubblicità dove io parlavo e scrivevo in inglese dalla mattina alla sera, con un direttore creativo pazzoide che mi stava alle calcagna e che non era in grado di mettere insieme una frase di senso compiuto in lingua italiana. Ad un certo punto i nostri percorsi professionali si sono separati, per mia scelta, ma l’amicizia è rimasta.

Non ho ricordo di Pietro senza la matita o il pennarello giusto in mano, a parte quando si era all’esterno, oppure a cena o a pranzo. Non potrò mai dimenticare il suo tavolo da lavoro nel suo appartamento milanese, e ripensando ai disegni che vedevo allora, mi rendo conto che già all’epoca era vivo il seme di quello che sta disegnando ora.

La distanza fisica da poco più di un decennio è purtroppo sufficiente da non consentirci più frequentazioni assidue, ma l’amicizia è rimasta salda nel tempo, e per fortuna i mezzi tecnologici a nostra disposizione accorciano decisamente le distanze.

Pietro et moiIl desiderio di ospitarlo nel mio blog è nato quando, dopo parecchi anni, ci siamo finalmente rivisti a Roma la scorsa primavera, in occasione del mio viaggio per la premiazione di Sogno amaranto in Campidoglio.

Pietro è sempre stato un vulcano d’idee, un burlone, molto simpatico e sorridente, ma al contempo  ricco di sensibilità, serietà, determinazione, professionalità, profondità di pensiero, sincerità e generosità.

Potrei ancora aggiungere molti ricordi personali, ma quanto appena scritto vuole essere solo un’introduzione. Ciò che conta ora per me sono le domande che realmente voglio fargli, per poi condividerle con voi che mi auguro gradirete.

 

Inizierò in maniera inconsueta, con una cosa che in un certo senso ci accomuna: 

 

Nel 2005 hai pubblicato un libro di narrativa intitolato L’albero delle donne: come mai questa scelta?

Avevo un sogno ricorrente in quel periodo. Io ho semplicemente ipotizzato come dovesse proseguire quel sogno e così, alla fine, scrivi e scrivi m’è uscito un romanzo onirico, surreale, simbolico e a tratti anche umoristico; un romanzo terribilmente autobiografico in molti passaggi che trovo quasi imbarazzante rileggerlo. Infatti da allora non l’ho più riletto.

 

Io se fossi in te lo riediterei perché, a mio modesto parere, è un testo che va a completamento delle tue vignette. Ma intanto vorrei sapere: scrivi ancora?

Scrivo racconti, cose brevi, guizzi e frasi. Scrivere romanzi o altro è troppo impegnativo e comporta troppo coinvolgimento e completa dedizione su molti fronti. Ora come ora non potrei farcela.

 

Nella scrittura narrativa l’inconscio è attivo e produttivo: è così anche per un vignettista?

Per l’inconscio non saprei. Probabilmente è così: le forme, i colori, le cose che decidi di rappresentare, come ti esprimi o cosa metti in bocca ai tuoi personaggi, tutto fa parte del tuo bagaglio interiore. No?

 

Io ho una copia del tuo libro con una tua dedica personale e ho avuto il piacere di leggerlo, trovando delle similitudini con le tue vignette. Per esempio, questa donna che fa da guida al protagonista, vestita con un mantello e con il cappuccio sempre alzato mi ha tanto ricordato la Morte Nasona; dunque ti chiedo: riconosci una sorta di tòpoi personali e ricorrenti nel tuo percorso creativo?

E’ la prima volta che qualcuno lo nota e io stesso ne prendo atto solo ora che me lo dici. Evidentemente qualche sotto-trama sottile che gira attorno a questo archetipo c’è. Sarebbe inutile negarlo.

 

Il seme del fumetto è antico in te, ne ho memoria fin dagli anni ’90, cioè da quando ti occupavi di pubblicità a tempo pieno e ne parlavi assiduamente.  Quando e come è scattata la molla che ti ha fatto creare tutte queste vignette, splendide ed inconfondibili?

E’ una passione nata in maniera del tutto casuale. La vignetta, se vogliamo, è uno schema che si avvicina molto al modello pubblicitario comunemente adottato: un’idea tradotta in un visual più un titolo. Tutto torna, come vedi.

 

È difficile fare satira oggi, in questi tempi così densi e ardui un po’ per tutti?

Non c’è niente di facile oggi. Paradossalmente è più facile fare satira (e quindi “denuncia col sorriso”) proprio quando le cose non vanno bene. Poi, per fortuna, non faccio solo satira di attualità ma mi occupo di Sesso, di Zen, di crisi di coppia e perfino della Morte, come sanno i miei lettori più affezionati.

 

Dove prendi gli spunti per le tue vignette?

Dai discorsi, da quello che leggo o che ascolto. Sui giornali, sui tram, su facebook… ogni cosa è degno di spunto. Molte cose però le dimentico o non le segno e spariscono… ahimè!

 

In questo presente così tecnologico, disegni ancora a mano oppure ricorri anche a programmi informatici?

Metà e metà. Amo troppo il tratto sulla carta e quindi faccio così, direttamente su carta — ormai non uso nemmeno più la matita! — per la colorazione e i testi invece uso Photoshop!

 

Io ho avuto il piacere di apprezzare alcuni tuoi quadri e di vederti all’opera nella tua casa milanese: il Pietro pittore esiste ancora?

No. Stesso discorso della scrittura lunga e del romanzo. Dipingere è molto impegnativo e ora ho bisogno di cose fatte in tempi brevi, che mi portino via poco tempo, diviso come sono tra impegni, lavoro, casa, ecc.

 

Nell’intervista che hai rilasciato a Seltz su Rai2 hai detto che prediligi la satira esistenziale. Mi potresti spiegare perché?

Perché la “satira esistenziale” è quasi una branchia della filosofia (con le dovute differenze del caso, ovviamente) e soprattutto parla su cose “alte” senza essere succubi quotidianamente di ogni peto del politico di turno. Come fa la satira politica, che va per la maggiore.

 

Forse tanti non lo sanno ma io sì: che tu sei uno sciupa femmine è cosa antica. E ora le tue vignette sono molto apprezzate dalle donne: perché ti interessa creare vignette sull’universo femminile?

Perché sono terribilmente affascinato e attratto dalla femminilità e dalle sue mille sfaccettature (e contraddizioni). Comunque smentisco ufficialmente di essere uno sciupa femmine e lo sottoscrivo nero su bianco… non so quali siano le tue fonti, onestamente   😉

 

Purtroppo esiste il plagio in letteratura ma anche nel tuo ambito, considerando le tante (troppe) volte che hanno copiato selvaggiamente le tue creazioni. Sarebbe diverso se tu le pubblicassi solo in cartaceo? Come ci si tutela?

Pubblicare un libro in cartaceo è un’azione che offre maggiori protezioni e tutele, anche perché subentra in quel caso il diritto violato di una casa editrice che ti può sostenere in caso di querele o diffide. Nel mondo web e gli e-book in particolare regna ancora il Far West.

 

Un tuo personaggio si chiama Idiota Zen. Perché quell’aggettivo e quanto Guru Zen c’è in te?

“Tutto. Troppo. Spesso niente”. Ti piace questa risposta data “alla Guru Zen”??  😀   L’aggettivo “idiota” è come mettere le mani avanti. E’ come auto-darsi del “pazzo”,  dell’inaffidabile e quindi, si è più liberi di esprimersi, perché così il giudizio del lettore è più magnanimo e permissivo. Un po’ come l’appellativo di “giullare” usato nel medioevo.

 

Satira e filosofia: gemelle diverse che sanno coesistere nel tuo umorismo. Ti viene sempre naturale o c’è da lavorarci di più?

Essendo abbastanza pioneristica come nicchia, all’inizio ho dovuto lavorarci parecchio su. Adesso è come se applicassi un “vestito mentale” abbastanza collaudato e dico “abbastanza” perché certezze non ve ne sono mai!

 

La maggioranza delle tue vignette hanno colori splendenti e luminosi, oppure tetri come quelle della Morte Nasona: in una vignetta, oltre alla battuta, quanto è importante a livello comunicativo il colore?

Non trascuro proprio NULLA: colore, dimensioni, proporzioni, parole, dettagli. Una vignetta si deve leggere e interpretare in pochi secondi e non ci si può permettere di sbagliare un singolo dettaglio. Sbagliare significherebbe innescare processi mentali inappropriati col rischio di inquinare il messaggio o, peggio, portare il lettore su altri lidi e lasciarlo con l’amaro in bocca.

 

Il mercato è pronto per le versioni e-book di fumetti e vignette?

Dicono di sì ma per me siamo appena agli albori. Rifammi la domanda tra un paio d’anni, ti prego.

 

Qualche progetto nuovo che hai in cantiere e che vuoi anticiparci?

C’è tantissima carne sul fuoco: libri cartacei, e-book, gadget… insomma, tutto a suo tempo. Pare che “il caso-PV” stia per esplodere come un vulcano… me lo sento!

 

274635241_640Hai creato anche vignette ispirate a…lui… Creerai mai un personaggio ispirato a me? Diciamo, una Italian-English-Poet&Writer?

Sto pensando da tempo a un personaggio tutto femminile, alla Mafalda però adulta: contestatrice, rompiballe, polemica ma anche passionale e impetuosa. E ti dirò che il nome “Cinzia” non le starebbe nemmeno male… Ahauah ahaha  😆