Recensione di Dies Natalis su Blogletteratura

Recensione di Lorenzo Spurio

Con questa breve ma ricca silloge poetica Cinzia Luigia Cavallaro scandaglia da varie prospettive due dei temi che hanno sempre ossessionato l’uomo: il tempo e la morte. Temi che in fondo finiscono per legarsi, contaminarsi, fondersi ed eguagliarsi. Quando moriamo, finisce il nostro tempo. E’ una raccolta di poesie di lunghezza diversa che presenta un tono cupo, quasi esistenzialistico, dove è onnipresente il senso di morte espresso magistralmente nella poesia “Materia prima” nella quale la poetessa condensa in pochi versi il carattere transitorio del genere umano: «Siamo pane per/ i vermi/ e concime per/ i fiori/ liquame/ di dolori/ e stelle/ di sorrisi».

La poetessa si avvale spesso della natura (un giardino, un albero, dei fiori) per mettere in luce la caducità, il senso di finitezza, il passare del tempo e il sopraggiungere della morte. La Cavallaro ci fa riflettere sul rito di Thanatos impiegando prospettive che rifuggono dalla nostra quotidianità per costruire una poesia dal tono pacato e diretta, quasi scarnificata ed altamente evocativa.