Poeti

ZYKLON B

Quello del titolo è il nome del gas utilizzato nei campi di sterminio. Non è cosa che si debba necessariamente conoscere. Poco male, verrebbe da pensare, visto che sembra che otto tedeschi su dieci non sanno cosa sia Auschwitz. Pleonastico dire che questo è da ritenersi grave per un popolo che ha scritto una delle pagine più crudeli e ignobili della storia umana.

Personalmente ritengo che sia vitale e doveroso trasmettere la memoria storica di questi tempi in cui sa va sempre di fretta, ricordarsi di quanto si è anche sofferto nel veder altri soffrire. Questo va tramandato soprattutto alle  giovani generazioni perché sono il nostro futuro e a loro dobbiamo affidare i tempi che verranno.

Sono diversi gli scrittori e i poeti deportati da Mario Rigoni-Stern a Elio Vittorini, caro autore della mia adolescenza. Scelgo di postare qui una poesia di Primo Levi che sempre ci scuote, fa riflettere e dovrebbe farci vergognare dal profondo.

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e i visi amici:
considerate se questo è un uomo,
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che lotta per un pezzo di pane,
che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,

vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca
i vostri cari torcano il viso da voi.

Detto questo, detto tutto…

…scrisse il poeta alla madre in occasione del Natale.

E sono davvero parole di poeta quelle racchiuse nel libro che raccoglie le lettere di Natale alla madre di Rainer Maria Rilke. Lo sono perché intramontabili, perciò attualissime e profonde.

Come si fa a fare silenzio nel proprio cuore? A costruire un presepio nel proprio cuore? Cos’è e cosa rappresenta il silenzio e il presepio oggi, 23 dicembre 2011, nelle nostre famiglie, nei nostri giorni caotici e convulsi? Quali sono le emergenze personali e sociali? Quanto siamo consapevoli dei problemi incombenti? E quanto ci spaventano insieme all’insicurezza dilagante?

E con queste domande si potrebbe continuare all’infinito per ricordarci che, per grazia di Dio, esiste

quell’intimissima sapienza della grazia per la quale nessun tempo è troppo pregno di fatalità e nessuna angoscia è tanto serrata che essa non sappia al tempo suo – che non è il nostro! – entrare e penetrare con la sua mite vittoria quanto sembrava insuperabile  

Luce e manifestazione della Luce della quale forse ci siamo dimenticati: abbiamo smarrito da tempo ormai il significato profondo di questa nascita che ha cambiato il mondo e che dovrebbe cambiare i nostri cuori ogni anno e, per estensione interiore, ogni giorno. Ma il tempo è giunto a compimento: siamo talmente nelle tenebre che non possiamo che anelare a questa Luce, alla Sua Luce. Per salvarci davvero e una volta per tutte perché

questa però è la notte della profondità spalancata e radiosa.

Auguri a tutti, di cuore.

Lettera di Natale – Rilke

Indignati? Di più!

È con piacere che in questo articolo vi parlo di una nuova antologia poetica nata dall’idea di Gianmario Lucini e pubblicata dalla Edizioni CFR nella collana Épos dedicata alla poesia politica e sociale. Ho avuto l’onore e il piacere di partecipare con la mia poesia “Governi moderni” ed ora ve la illustrerò meglio.

Le poesie raccolte in questa antologia collettiva intitolata La giusta collera sono un segno che anche gli artisti giocano la loro parte nella denuncia e nell’impegno sociale con le loro parole e, in questo caso specifico, con i loro versi. Ed infatti abbiamo voluto essere precisi nella scelta della parola chiave del titolo e di tutta l’antologia. Non abbiamo scelto indignazione, termine ormai inflazionato, ma collera. Ci sono però ragioni più pertinenti dovute ai significati delle parole stesse: indignazione sottende il venir meno della considerazione, mentre collera comunica ben altro, molta più energia. Collera: cioè essere arrabbiati con determinazione. Nella prefazione poi vi è una lunga digressione sul significato di queste pagine e sulle nostre scelte poetiche e stilistiche.

L’antologia è facilmente ordinabile mettendosi in contatto con la casa editrice a questo link diretto. Verranno poi organizzate man mano presentazioni in varie località e non mancherò di tenervi informati sui vari eventi. Per ora la prossima data sarà il 16 dicembre a Rovello Porro e tutte le informazioni le potete trovare nella locandina scaricabile alla fine dell’articolo.

Confido nella vostra presenza fisica alle presentazioni e spero che tanti decidano di leggere le nostre poesie acquistando il libro.

Scarica la locandina

Cambiamo il mondo…

Voglio condividere quest’oggi questa poesia che mi scuote ogni volta che la leggo.
Tu dici che la rabbia che ha ragione
È rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.

Rima della rabbia giusta

Mi domando spesso come si possa cenare con il telegiornale che ci entra in casa attraverso la televisione. Io non ci riesco, e se proprio devo, faccio molta fatica. Perché? Sicuramente perché mi disturba la televisione a prescindere, sono pochissime le cose che seguo e alla sera esiste solo la lettura. Ma nel caso di cui sopra non riesco a mangiare serenamente, mi arrabbio, appunto. E con l’indignazione che sale ad ondate successive nella mia mente e nel mio corpo, l’unica cosa che posso fare è alzarmi e lasciare la stanza: cena rovinata. Per non parlare di quando mi sale il pianto: per rabbia e/o per commozione. E non solo, senso d’impotenza e acuta ribellione.
Per contro ammetto che non sempre sono così brava a fare la mia piccola umile parte per cambiare il mondo in meglio. Sicuramente potrei fare di più, molto di più: con la scrittura ad esempio. Ma una cosa la faccio sempre: seminare bene nella mente e nel cuore di mia figlia. Allora è un appello rivolto ai genitori e non solo, anche a tutti quelli che hanno a che fare con i bambini: saranno loro il futuro del mondo. E guarda caso Bruno Tognolini ha sempre gravitato attorno al mondo dell’infanzia!

Nata il 21 a primavera

Il ventuno marzo è un giorno doppiamente prezioso perché è il compleanno di Alda Merini ed anche la ricorrenza della Giornata Mondiale della Poesia.

Alda quest’anno avrebbe compiuto ottant’anni. Sono tantissime le iniziative messe in campo per ricordare sia la Poetessa che la Poesia. Poetessa volutamente con la P maiuscola perché, a mio non unico parere, credo la che si possa egregiamente mettere accanto ai miei amatissimi Montale, Quasimodo e Ungaretti.

Riguardo ad Alda ho un grande rimpianto: la possibilità di poterla conoscere di persona, nella sua casa sui Navigli, negli anni novanta. In quegli anni lavoravo a Milano, e mi spostavo quotidianamente con il treno e la metropolitana dalla mia abitazione verso il centro della città. Tra i tanti, un mio saltuario compagno di viaggio, era Alberto Casiraghi, fondatore della casa editrice PulcinoElefante, che frequentava Alda regolarmente. A distanza di anni è tuttora un ricordo molto vivido l’invito di Alberto, in una limpida mattina di aprile: noi due in piedi, uno di fronte all’altra, in metropolitana. Un invito che mi dispiace di non aver raccolto ma l’idea in quel periodo mi allettava e mi spaventava allo stesso tempo. Evidentemente all’età di trent’anni non ero pronta per un incontro così.

Il seme della poesia però aveva ormai messo radici in me, ed è proprio di quell’anno la scrittura di Dies Natalis, i versi che danno il titolo alla mia raccolta che ha visto le stampe l’anno scorso. Era quello anche un periodo di ricerca di senso nella mia vita e segnava l’alba di un rinnovato risveglio spirituale. E mi sono sentita allora e, ancor più oggi, mi sento vicina ad Alda che in Spavento di Maria scrive:

La fede è una mano che ti prende le viscere, la fede è una mano che ti fa partorire.

Il suo senso del sacro non sottendeva la dottrina e l’ufficialità della chiesa quanto piuttosto un’idea di Dio che ti tocca l’anima: te la tocca come la Poesia che oggi si vuol celebrare. Un’anima toccata mentre i versi vengono scritti e ugualmente mentre gli stessi vengono letti.

A proposito di libri, è mia intenzione farmi un regalo per questo doppio avvenimento: voglio leggere il libro Eternamente vivo edito da Frassinelli nel 2010.

Vivere eternamente: in Dio, nella poesia che sempre eterna rimane, per nostra grande fortuna.

Buon compleanno Alda,  buona primavera: che sbocci sempre la Poesia nella nostra vita.

Le lacrime di Giulietta

Parole come

note

sul pentagramma

dell’anima

riflettono

il nostro cammino

in volo

            a terra.

In questo mondo

affamato

                        affollato

                                               affranto

e noi

in cerca di radici

ci illudiamo

di non dover

volare via per sempre

un giorno

neppur troppo lontano

come rondini struggenti

a primavera.

[Cinzia L. Cavallaro, 21/01/11]

 

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