Poeti

La poesia “intelligente” di Orlando

Guardate il breve video che segue e capirete chi è Orlando, anche se non è poi così fondamentale perché potremmo essere tutti noi poeti. Tutti, a volte incompresi e ignorati, beffeggiati e, con molta astuzia, distanziati. Quella distanza di sicurezza che consente di non venir contaminati da una malattia chiamata Poesia.

Il dolore più grande è l’incomprensione in famiglia, tra gli amici ma, come si sa nessun profeta viene riconosciuto in patria. E chi scrive poesie, proprio perché scrive poesie ed ha quindi la mente e il cuore allenati per poter guardare con occhi nuovi la realtà, sa anche andare oltre e lasciare queste persone nel loro ovattato mondo, scevro da qualsivoglia elevazione spirituale. Sono implacabile, lo so, ma la vita mi ha portato a sperimentare questo troppe volte e la Poesia, con la P maiuscola, mi ha allenato a chiamare le cose e le persone esattamente con il proprio nome.

Per fortuna, in questo video, a compensare l’incomprensione del poeta c’è tutta la grandezza di Massimo Troisi che mi manca immensamente e spesso rivedo in spezzoni video o in film, che mi riportano ad un tempo passato molto caro e ricco di quei fermenti artistici e culturali che ora stento a ritrovare.

Comunque, è bella, è bella, è bella…la poesia che sentirete è bella…sono loro che non capiscono!

PER LA FINE DEL MONDO…ECCO A VOI…SPLEEN!

(poesia di Thomas Stern Eliot)

Domenica: questa processione soddisfatta
di sicure facce domenicali;
cuffie, cappelli di seta, consapevoli grazie
in una ripetizione che spiazza
il tuo autocontrollo mentale
con questa digressione ingiustificata.
La sera, le luci e il tè!
Bambini e gatti per strada;
Depressione incapace di affrontare
questa cospirazione tetra.
E la vita, un poco calva e grigia,
languida, schizzinosa e distaccata,
aspetta, cappello e guanti in mano,
ricercata nell’abito e nella cravatta
(Un poco impaziente per l’indugio)
all’ingresso dell’Assoluto.

all'ingresso dell'Assoluto

 

 

 

L’avviso dell’inverno

Il gatto, vispo e attento,

sul davanzale sta,

a osservar la neve

che danza di qua e di là.

 

Il corvo solitario

s’aggira nel cielo grigio

a cercar riparo

per il gelido avviso.

 

Il freddo inverno avanza

e lascia nei nostri cuori

il vuoto di una stanza

che ha perso i suoi colori.

(Amalia – mia figlia)

Ancora grande Poesia al Premio Montale

Il 12 aprile 2012, alle ore 19, si svolgerà nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano la cerimonia del Premio Montale. Le sezioni del premio sono tre e quest’anno il riconoscimento sarà consegnato a Fernando Bandini per la sezione italiana, a Derek Walcott (Nobel per la letteratura 1992) per quella straniera, a Roberto Vecchioni per i suoi “versi per musica”.

Questo prestigioso premio è nato nel 1982 in memoria di Eugenio Montale, poeta premio Nobel per la letteratura nel 1975. I nomi premiati fin qui sono la prova che questo premio ha prediletto le grandi voci della poesia contemporanea nazionale e internazionale. In questa edizione uscirà un libro che illustra la storia del premio.

Mi sembra doveroso pubblicare una lirica montaliana. Ho scelto questa che amo fin dalla mia gioventù. È tratta dalla famosa raccolta Ossi di seppia edita nel 1925.

Forse un mattino andando…

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto

alberi case colli per l’inganno consueto.

Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto

tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Maybe one morning…

Maybe one morning, walking in glassy and dry air,

I’ll turn round, watching the happening miracle:

at my back, null and void bareness

with a drunkard’s terror.

Afterwards, as if on a screen, trees houses hills

will suddenly appear for the common chimera.

But it will be too late; and I’ll walk silently

among the men who don’t look back, with my secret.

(my translation)

L’argomento della mia poesia […] è la condizione umana in sé considerata: non questo o quell’avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio […] Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.

(E. Montale in “Confessioni di scrittori – Intervista con se stessi -”, Milano 1976).

Intervista al poeta Michele Delpiano

Oggi vi voglio presentare Michele Delpiano, mio amico di lettere e non solo. Un ragazzo pieno di talento, energie, progetti. Ma ciò che di più va apprezzato è la sua poesia che, buon per me, è entrata nella mia vita. In questa intervista avrete modo di conoscerlo meglio e approfondire poi con la lettura delle sue raccolte poetiche e visitando il suo sito.

 

Noi abbiamo avuto modo di conoscerci di persona. Ti chiedo di illustrare brevemente ai miei lettori chi sei e cosa fai.

 Innanzitutto saluto te e i lettori del tuo interessante blog che seguo con ammirazione e curiosità. Chi sono davvero non lo so ancora. Ma so di chiamarmi Michele Delpiano e di amare la Poesia nella sua forma scritta e nella sua sostanza viva, so che scrivo poesie, leggo poesie e romanzi, amo Dio e di conseguenza dovrei amare le persone, ma faccio fatica ad amarne molte.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere e quanto è importante la poesia nella tua vita?

 

La mia storia d’amore con Madame Poesia comincia a diciannove anni. Fino ad allora non amavo altro al di fuori del divertimento. I libri per me non erano ancora persone ma solo noiosi ammassi di carta e inchiostro. Ho sempre prediletto le materie umanistiche – per le quali ero sicuramente portato – rispetto a quelle scientifiche ma non le ho mai amate. Studiavo per la promozione a scuola. Poi a 19 anni mi innamoro del poeta Dino Campana conosciuto attraverso il film Un viaggio chiamato amore in cui è narrata la storia d’amore tra Campana e la scrittrice Sibilla Aleramo. Dall’ossessione per le poesie di Campana è nato l’amore per la Poesia.  Mi hai chiesto poi quanto è importante la poesia nella tua vita? È come se io ti chiedessi quanto è importante per te la vista, la parola, il pane? La Poesia è assolutamente indispensabile, scorre nei miei vasi linfatici, è parte di me e condiziona la mia vita. E’ per questo che la mia prima raccolta di poesie si intitola “Penso in versi” , a testimoniare che la Poesia è presente nelle molecole organiche del mio corpo.

 

Fin dalla tua raccolta Apologia edita nel 2008, ho avuto modo di apprezzare versi moderni con uno stile antico, penso ad esempio ad un sonetto perfetto come A me piace vivere ogni tempo lento: come norme consolidate da una tradizione che il poeta sceglie di applicare di volta in volta: hanno ancora senso oggi?

 

Ogni stile ha sempre senso poiché la poesia dà al poeta la possibilità di muoversi entro numerose strade, quelle che gli sono più congeniali, che si confanno più alla sua creatività e ai suoi temi. Il caso che hai citato di Apologia è emblematico. Ancora oggi io muto continuamente stile ma in quel periodo di circa un anno in cui ho dato alla luce Apologia mi sono concentrato su una riflessione intorno all’autenticità della poesia, alla sua importanza nella realtà contemporanea, ai temi e ai valori dei quali dovesse essere divulgatrice. Ho trovato le mie risposte nella poesia antica, quella bucolica latina in cui avevano importanza elementi come la natura, la famiglia, l’amore. Ho tradotto questa mia “scoperta” in poesia scegliendo uno stile che avesse una parvenza di antico ma che non si relegasse totalmente nel passato. Lo stile era cioè asservito al tema: stile antichizzato per contenuto antico e, aggiungerei, sacro. Al di là da questo esempio, guardando anche le direzioni su cui si muovono i poeti oggi, penso che sia valido qualsiasi stile purché sia il più idoneo al poeta e alla sua poetica.

 

Le tue Poesie in andante-allegro si aprono con un aforisma di Sant’Agostino: hai amato anche tu, come me, le Confessioni? Come mai questa scelta?

 

Non sono partito da Sant’Agostino ma da Francesco Petrarca che è poi il poeta a cui dedico la prima poesia di questa raccolta. E non è un caso. La lettura dell’Ascesa al Monte Ventoso di Petrarca ha scaturito in me una serie di riflessioni intorno al rapporto dell’uomo con il proprio cuore al centro del quale – almeno per i credenti – dovrebbe esserci Dio. Le questioni erano quindi molteplici: mi chiedevo se scavassi a fondo nel mio cuore, se lo conoscevo a perfezione, se c’era Dio, e, in caso affermativo, quale Dio ci fosse, quale rapporto avessi con Dio. In altre parole le dicotomie sulle quali riflettere erano apparenza-realtà, introspezione-indifferenza, fede-ateismo, fede assoluta e sincera – tentennamenti. Così mi sono concentrato sulle mie stanze interiori alla ricerca di risposte e di equilibrio.

 

Nella medesima raccolta, edita nel 2010 con lulu.com, si legge nella quarta di copertina: sarò del mio cuore il giornalista – sarò del mio cuore l’animatore; spiegaci cosa intendi e illustraci meglio questa tua silloge.

 

Quelle riflessioni di cui ti stavo parlando prima mi hanno portato a farmi giornalista del mio cuore, ad analizzare cioè con occhio critico – per quanto possibile! – ogni minima frazione di me stesso. Così si sviluppa la raccolta in cui metto a nudo di fronte a tutti le mie colpe e le mie debolezze reali – tornando indietro non so se lo rifarei! – così da conoscermi e farmi conoscere interamente. Notando che si nascondevano dentro di me parecchie paure, dubbi, rimorsi, tristezze, sono giunto alla conclusione che la felicità non potevo trovarla all’esterno ma dentro di me – continuando quindi sulla linea agostiniana – facendo pulizia di tutto quello che creava disagio interiore. Per cui nessuno sarebbe potuto essere il mio animatore se non io stesso. E questo avrei potuto farlo non da solo ma con la mano di Dio che ho riconosciuto dentro di me e che era soffocato dal male che avevo ingoiato, che ci ingoia e che ingoiamo.

 

Passiamo ora alla tua ultima fatica: la raccolta poetica Quote. Nel componimento che apre questa raccolta si parla di Poesia, con la lettera maiuscola: è forse questo il filo conduttore della tua ultima silloge? Ovvero, se dovessi fare un invito alla lettura, come la descriveresti?

 

Proprio così: Quote ha come protagonista la Poesia che in questa silloge subisce una rinascita: ci sarà la creazione di una nuova realtà poetica, idilliaca e edenica.

 

Perché hai definito i tuoi versi apocalittici?

 

Apocalittici per più motivi. In primis: il tema di base della raccolta è l’apocalisse letteraria, in cui ogni falso poeta con le sue false poesie abbandona per sempre questo mondo mentre il poeta “superstite” è investito del compito di ricreare la Poesia, una nuova Poesia per un nuovo Mondo. In secundis: lo stile è apocalittico in quanto lontano dal contemporaneo, quasi incomprensibile poiché non è altro che un continuum di intrecci metaforici e catene di analogie da analizzare verso per verso, parola per parola. Questo si collega fortemente alla prima motivazione: la Rivelazione deve essere interpretata, come – oserei – le Sacre Scritture.

 

Perché hai scelto di auto-pubblicarti? È stata un’esperienza positiva?

 

È stata una scelta che reputavo indispensabile per affacciarsi sul mondo letterario. È noto che nessun editore pubblica un poeta esordiente senza contributo (chiamiamolo così); per cui mi sembrava normale pagarmi la pubblicazione almeno per il mio primo libro. Col senno di poi, non lo rifarei considerato che allo stato attuale nessun editore è disposto a pubblicare poesie a proprie spese. Tornando indietro, pubblicherei anche le mie prime raccolte di poesie con un auto-pubblicazione on line evitando spese inutili. La poesia non è merce, non lo è mai stata: Carmina non dant panem. Per cui meglio pubblicare in formato elettronico, si raggiungono più persone e non si fa il gioco degli editori a pagamento.

 

So che sei stato l’ideatore e il curatore, nonché realizzatore, di un’antologia poetica in formato e-book che intendi diffondere: vuoi parlarci meglio di questo tuo progetto?

 

Si intitola “Distopia. Reportage poetico sullo sfacelo italiano”. Ho raccolto poesie contemporanee e poesie di autori classici che si muovessero tra la distopia e l’utopia avendo lo sguardo rivolto sempre verso la realtà a loro contemporanea. È una raccolta in download gratuito dal sito http://antologiadistopia.jimdo.com. Lo scopo è quello di divulgare mediante il potente strumento della poesia il secolare processo di incivilimento dell’umanità, di prendere parte alla protesta contro tale incivilimento, di collaborare con le forze storiche alla realizzazione dell’utopia di miglioramento della società e di debellazione del cancro distopico che sta divorando famelico il mondo presente.

 

Che tipo di poesia prediligi?

 

Amo la Poesia in tutte le sue varianti. Non c’è uno stile o un contenuto da preferire poiché ogni poesia è autentica e viene da dentro. Per cui va rispettata e amata.

 

Ho letto nel tuo curriculum che hai vinto molti premi letterari: sono importanti per i poeti? cosa pensi di quelli italiani?

 

Ho ricevuto dei premi ma il loro valore reale lo ignoro. Tuttavia considero importante la partecipazione ai concorsi perché anche se la poesia non è un concorso di per sé, il premio letterario è di sprono ad andare avanti, a capire che si sta facendo bene, a farsi forza. Si scrive per se stessi ma poi c’è l’umano bisogno di essere apprezzati dagli altri per la propria creazione. Odio da tempo i premi letterari a pagamento, che prevedono cioè una quota di iscrizione. Il loro unico scopo è il lucro e sono ben lontani dal senso intimo della Poesia.

 

È difficile essere poeti oggi?

 

Non è proprio una passeggiata. Da poeta posso certamente affermare di non sentirmi sempre in grado di reggere il “peso” che questo stupendo epiteto comporta. La prosa del quotidiano e dell’incivilimento a volte sembra invincibile e il poeta deve armarsi sempre più di dosi maggiori di forza interiore per poter sopravvivere. Si è poeti non per scelta ma per elezione. La Poesia chiama, impartisce ordini, ti governa. Ma è un governo dolce, piacevole anche se spesso doloroso.

 

Che cosa rende poetico il tuo destino e il tuo linguaggio?

 

Il senso dell’amore, della speranza, della luce tra le tenebre. Sono uno che crede nell’amore ma che non riesce ancora ad improntare ogni suo istante sull’amore. Attraverso un’autocritica personale mi reso conto che la mia poesia contiene sempre un barlume di speranza, speranza per me e per gli altri. Io vedo la luce sempre, in ogni situazione, in ogni caverna, in ogni pozzo. Sono in fondo una persona positiva ma molto  riflessiva, per questo penso che la Poesia mi abbia chiamato nel suo esercito. Nutrire speranza significa amare, amare significa attaccamento alla vita. Finché questo cuore continuerà a battere, vivrò per vivere e per infondere speranza e amore.

 

Esiste una lunga attesa nella poesia, il momento di sospensione: sei d’accordo? quali sono i segreti della tua ispirazione? Dove s’incontrano le Muse oggi?

 

La Poesia nasce silenziosa ma non nasce nel silenzio, ha bisogno di caos interiore poiché si nutre delle passioni, dei sentimenti, delle emozioni, dei tormenti. Non c’è poesia dove c’è silenzio. Tu vivi intensamente e improvvisamente anche dopo un po’ di tempo lei ti fa capolino e sbuca sul tuo foglio. Non mi siedo quasi mai a tavolino per scrivere poesie ma avverto le doglie solo qualche istante prima del parto. La sento nascere dentro di me improvvisamente ma sono certo che Lei silenziosamente si è data da fare in qualche angolo della mia anima. Non ho bisogno di andare chissà dove, di girare il mondo o di chiudermi nella mia stanza. Lei è dentro, è Lei che viene da me.

 

Scrivi anche narrativa? E in caso affermativo: hai qualche progetto particolare che stai sviluppando?

 

La narrativa è anche poesia, un’altra forma di poesia. Personalmente mi sento più portato per la scrittura in versi, malgrado il mio linguaggio e il mio stile a quasi dieci anni dalla mia prima poesia siano ancora in continua evoluzione. Sto, però, sperimentando anche la forma narrativa. In particolare, da tre anni sono impegnato nella stesura di un romanzo la cui forma iniziale è quasi del tutto scomparsa. La storia si è modificata parecchio e si muta tutt’oggi. Spero comunque di terminare questa storia nella sua forma definitiva entro quest’anno. Sarà come leggere le mie poesie poiché ci sono molti spunti autobiografici. C’è la vita vissuta, la mia e quella delle persone che mi hanno circondato e che mi circondano, c’è il racconto delle miserie dell’uomo, del suo bisogno degli altri, del suo rapporto con gli altri e con Dio, c’è l’amore, l’amicizia, la libertà.

 

 

Molte sono le cose in comune, primo fra tutti l’e-book Distopia, antologia poetica collettiva, che lui si è impegnato a realizzare. Poi, lo vorrei ringraziare pubblicamente per il book-trailer del mio romanzo e la videopoesia tratta da Dies Natalis che potete vedere qui a lato. E un ringraziamento speciale per avermi concesso questa intervista.

Giornata mondiale della poesia

Cos’è la poesia? Definirla è difficile, ma è certo che i poeti non muoiono mai perché continuano a vivere nei loro versi. Ciao Tonino! E grazie.

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