Musica

Controvento

A modo mio…

…Lucio Dalla l’ho conosciuto anch’io.

Un ricordo a sorpresa che ancora è piuttosto vivido nella mia mente: risale solo all’inizio degli anni ottanta. Nello stupendo scenario delle isole Tremiti, alla sera, ci si poteva deliziare praticamente gratis con la sua musica, che era ovviamente per pochi intimi. Dalla sua casa sul mare non mancava la musica serale. Vi posso garantire che non ho fatto parte di quel gruppo di amici più o meno intimi, ma vi posso dire che proprio la sua  musica dal vivo abbinata al mare era qualcosa di splendido.

Detto ciò, e premesso che è stato certamente un cantautore che la nostra generazione ha ascoltato ma non solo, mi piace riflettere sul labile confine tra musica come la sua e la poesia. Interessante il video che vi consiglio di ascoltare fino alla fine perché è pieno di spunti di riflessione e dimostra quanto abbia masticato note e parole. Forse se avessi studiato di più la musica, come mio padre voleva nella mia infanzia, scriverei canzoni. Questo per ricordarci ancora una volta che la dimensione del sogno e dello sguardo disincantato sulla realtà, che ha descritto nelle sue canzoni, sono delle vere perle poetiche. Non tutte? Non so, forse sì. Ma questa non è una classifica, è solo il mio personale ricordo di un uomo, prima che artista, che fino all’ultimo giorno ha dedicato la sua vita alla musica. Ecco, così si coltiva l’arte e la vita.

Ciao Lucio! Ho sempre trovato curioso il tuo nome, sappilo. Ora riposi certamente nella Luce.

 

What’s up?

I’m fifty!

Facciamo che dimezzo, e festeggio così…

 

Roberto Vecchioni e il festival

Mai avrei pensato di scrivere un articolo su di lui in merito al Festival di Sanremo che, devo sinceramente dire, non ho mai particolarmente seguito se non apprendendo notizie alla radio e/o televisione nei giorni successivi e, a onor del vero, così è stato anche quest’anno.

Mi sembra però un atto dovuto postare almeno qualche pensiero perché è un cantautore che ho sempre amato e seguito, già dalla mia gioventù. È stato professore di lettere, ha scritto poesie e canzoni che sono davvero d’autore, dunque versi in musica.

Una sua vincita ad un festival così popolare la dice lunga su quanto abbiamo bisogno di poesia nella nostra vita quotidiana, magari senza esserne pienamente consapevoli. E questo credo sia una necessità davvero unanime e condivisibile, dato che in un’intervista ho sentito che non vi è stata alcuna contestazione alla sua canzone.

Mi ha anche piacevolmente sorpreso apprendere che ha scritto questo brano in una notte: già Alda Merini lo diceva che

i poeti lavorano di notte

e una sola notte può bastare quando c’è l’urgenza di dire, un moto dell’anima che non puoi reprimere e che conosco molto bene: il mio romanzo è stato scritto in un mese, quattro settimane esatte nelle quali ero dentro nella storia e solo in quello scritto; la poesia Dies Natalis che titola la raccolta medesima è stata scritta in una manciata di minuti e mai più cambiata.

Per concludere, voglio ospitare qui un video di una canzone alla quale sono legatissima, sebbene non sia l’unica, dunque difficile scelta ma è dedicata ad un altro poeta, Pessoa, ed è bella da morire come tutte le sue creazioni musicali.

La nuova canzone sarà ampiamente diffusa in blog e siti certamente più popolari del mio, dunque non la troverete qui. Davvero grazie Roberto! E noi per favore non dimentichiamoci della poesia nella nostra vita.

Le lacrime di Giulietta

Parole come

note

sul pentagramma

dell’anima

riflettono

il nostro cammino

in volo

            a terra.

In questo mondo

affamato

                        affollato

                                               affranto

e noi

in cerca di radici

ci illudiamo

di non dover

volare via per sempre

un giorno

neppur troppo lontano

come rondini struggenti

a primavera.

[Cinzia L. Cavallaro, 21/01/11]

 

Stiam diventando tutti coglioni…

Il video è la registrazione originale dal vivo effettuata nel corso della stagione teatrale 1993/1994 al Teatro Carcano di Milano. IO C’ERO! Come sempre, nel senso che non ho mai perso uno spettacolo del teatro canzone di Gaber.

Questa mattina tutto è partito dalla nostalgia di ascoltare un suo CD. Erano tante le canzoni che mi hanno fatto emozionare, ancora, sempre, a distanza di tempo. Perché lui era un grande.

Premesso ciò, questo post non vuol essere strettamente su di lui, ma su questa grande famiglia che siamo noi, noi “Italia”. Riascoltandolo e rivedendolo, mi sono accorta che molte delle persone citate, e lui compreso, non ci sono più. Questo significa che è davvero passato del tempo. E lui, sempre perspicace e lungimirante com’era, non ha mancato di segnalarcelo. Che cosa? Ma che ERA UN DISASTRO ANNUNCIATO! Ma non siamo stati capaci di fermarci prima. E’ un tunnel dal quale è difficile uscire, e soprattutto vivere nel buio ci preclude una reale crescita umana e culturale come popolo.

E’ una vera tristezza, la canzone è tragicomica e davvero io personalmente non so se piangere o se ridere.

Provocatoria? Cinica? Può darsi. Io realisticamente la vedo così. E in un’intervista già l’avevo detto, collegandomi a Gaber. Sì, in questi momenti “non mi sento italiana”.

Pagina 1 di 212

Seguimi su Facebook

Segui Parole in movimento...

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

Consigli di lettura

Book trailer



Tag Cloud