Parole in movimento…
Scrivo, ergo sum.
La custode di mia sorella
Anche se stai per morire, puoi uscire per ventiquattrore dall’ospedale e trascorrere una giornata al mare con la tua famiglia ed essere pronta alla partenza definitiva. Godere della bellezza del mondo sapendo che tutto verrà lasciato per una vita migliore.
A volte si feriscono le persone che si hanno al proprio fianco anche se non le si abbandona. E vedere la sofferenza che distrugge lentamente un corpo e un’interiorità ci ricorda che quella terrena non è la nostra condizione perfetta. Quasi perfetto invece è l’amore umano che ci regala l’elevazione dello spirito, se sinceramente nasce da questo moto interiore che ci conduce verso il trascendente. E puoi essere ad un passo dal cielo e puoi ancor meglio amare. Anche con il corpo in disfacimento e la malattia che ti distrugge dal di dentro. Ma non è lei la padrona, diciamoci la verità. Scegliamo noi alla fine quando e come andare, anche se dispiaciuti di lasciare persone, cose e la Vita, preziosa.
Ma è solo un’illusione. Il nostro vero mondo è altrove in una perfetta condizione di beatitudine infinita.
Il favolso mondo di Amélie
Solo questo pomeriggio sono riuscita a vederlo, in santa pace, spaparanzata nella mia poltrona.
La frase che mi ha colpito di più è quella del pittore che, come ogni anno, è intento a dipingere La colazione dei canottieri di Renoir. All’incirca così: dopo tutti questi anni, la figura che non riesco mai a rendere bene è questa donna che beve. Sta esattamente al centro della scena e ma allo stesso tempo ne resta fuori.
Come dire, noi siamo al centro della nostra vita ma ci piace restarne fuori. È proprio la figura tenera e autorevole del pittore, non a caso “l’uomo di vetro” a ricordarci le nostre fragilità. Ed è proprio lui a ricordare più tardi ad Amélie che tutta la sua generosità e il suo prodigarsi per salvare la vita degli altri non salverà se stessa, se non si deciderà ad assumersi le sue responsabilità.
Quanto di noi c’è in questo personaggio?
È certamente un film ispirato e penetrante, è una poesia unica, dalle immagini agli sguardi degli attori, dalle storie rappresentate tanto paradossali e uniche quanto realistiche e condivisibili.
E il parallelo poetico che mi sovviene è una lirica della mia amata Alda Merini, dal titolo
Ascolta , il passo breve delle cose (dalla raccolta La volpe e il sipario, 1997) e recita così:
Ascolta, il passo breve delle cose
― assai più breve delle tue finestre ―
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
È fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.


Segui Parole in movimento...