Parole in movimento…
Scrivo, ergo sum.
Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore
Il 23 aprile è la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore ma è solo l’inizio di un mese di festa, dal 23 aprile al 23 maggio, dove i libri abbonderanno come fiori a primavera. Lo spirito di questa iniziativa è “Leggere fa crescere” e la manifestazione si chiama molto semplicemente “Il Maggio dei libri” ed è promossa dall’UNESCO.
Libri come mondi da scoprire, pagine tutte diverse piene di parole che ci possono far riflettere, sognare, piangere, ridere, imparare proprio perché leggere fa crescere. Si nutre l’anima, non solo il cervello. Tutto cresce, non solo la cultura. Un mese ricco di iniziative diversificate per invitare a diventare amici dei libri. Andate in libreria, in biblioteca, fate una richiesta di amicizia e non rimarrete delusi, anche se il libro non vi dovesse piacere, servirà; perché è una finestra aperta sul mondo di tutti i mondi possibili. Non solo per un mese, ma per la vita.
Le iniziative sono innumerevoli e per seguirle passo passo ecco il link www.ilmaggiodeilibri.it
E se proprio non volete mettervi a cercare cosa leggere…ci sono i miei libri!
Ancora grande Poesia al Premio Montale
Il 12 aprile 2012, alle ore 19, si svolgerà nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano la cerimonia del Premio Montale. Le sezioni del premio sono tre e quest’anno il riconoscimento sarà consegnato a Fernando Bandini per la sezione italiana, a Derek Walcott (Nobel per la letteratura 1992) per quella straniera, a Roberto Vecchioni per i suoi “versi per musica”.
Questo prestigioso premio è nato nel 1982 in memoria di Eugenio Montale, poeta premio Nobel per la letteratura nel 1975. I nomi premiati fin qui sono la prova che questo premio ha prediletto le grandi voci della poesia contemporanea nazionale e internazionale. In questa edizione uscirà un libro che illustra la storia del premio.
Mi sembra doveroso pubblicare una lirica montaliana. Ho scelto questa che amo fin dalla mia gioventù. È tratta dalla famosa raccolta Ossi di seppia edita nel 1925.
Forse un mattino andando…
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
Maybe one morning…
Maybe one morning, walking in glassy and dry air,
I’ll turn round, watching the happening miracle:
at my back, null and void bareness
with a drunkard’s terror.
Afterwards, as if on a screen, trees houses hills
will suddenly appear for the common chimera.
But it will be too late; and I’ll walk silently
among the men who don’t look back, with my secret.
(my translation)
L’argomento della mia poesia […] è la condizione umana in sé considerata: non questo o quell’avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio […] Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.
(E. Montale in “Confessioni di scrittori – Intervista con se stessi -”, Milano 1976).
Vacanze romane
La giornata si preannunciava luminosa fin dal primo mattino. Un vento sostenuto si era alzato fin dalla sera precedente quando, ammirando il cielo dalla finestra dopo cena, mi dicevo che le stelle erano superiori al solito. Durante il viaggio sul Frecciarossa ho pensato al mio amico Sabato Cuomo perché mi ritrovai seduta accanto ad un terzetto d’ingegneri napoletani che, con le loro caustiche ed esilaranti battute sulla politica, mi distoglievano dal mio libro costringendomi involontariamente ad interrompere la lettura, in quanto era impossibile trattenere le risate. Mi sono goduta il tragitto in macchina fino al Campidoglio dove il cielo era sempre più azzurro, un azzurro quasi marino che rendeva il tutto più splendente. Sottolineo che un panino al prosciutto l’ho pagato solo 2 € e ho persino conservato lo scontrino: lo mostrerò alla barista dalla quale ogni tanto pranzo e chiederò cos’ha di diverso il pane e il crudo brianzolo per costare esattamente il doppio. Le due ore trascorse nell’attesa di poter entrare nella Sala Promoteca sono praticamente volate, tra orde di chiassosi ragazzini in gita e frotte di turisti da ogni dove, anche se a me sembrava di trovarmi in un distaccamento statunitense in più di un’occasione.
All’ingresso ho incontrato i messi comunali più gentili e simpatici che mi sia mai capitato in cinquant’anni di vita, e durante l’attesa ho chiacchierato amabilmente con Corrado Rainaldi, autore de Il lido verde, giunto giusto sei posizioni prima di me. Abbiamo parlato dei nostri libri, come una mamma e un papà che si ritrovano a chiacchierare dei propri figli all’uscita di scuola. E soprattutto mi ha raccontato, con occhi umidi e voce emozionata, della sua scelta di vita, ora che è solo e in pensione: una scelta di solitudine e scrittura in un luogo ameno ma volutamente sperduto. Devo dire che una certa invidia l’ho provata piuttosto per questa possibilità che per tutto il resto.
La sala Promoteca è un gioiellino di rara bellezza che quel giorno era particolarmente solare, così ha sottolineato anche il presidente del premio Pino Aquafredda all’inizio della cerimonia di premiazione, la quale si è piacevolmente dilungata, visto il gran numero di partecipanti e premiati. Essendo io sia madre che figlia, mi sono sinceramente commossa quando sono stati premiati sia bimbi che anziani: entrambe le categorie non potevano non ricordarmi mia figlia e i miei genitori. E rammentarmi la bellezza della parola poetica che incanta grandi e piccini e non conosce età e mai farà distinzioni, essendo un’arte senza tempo. Per una manciata di minuti ci siamo ritrovati in carcere, quando è stata letta la testimonianza del vincitore assoluto nella sezione narrativa con il libro Gli uomini ombra, Carmelo Musumeci, detenuto di massima sicurezza, che utilizza la scrittura come strumento di divulgazione di questa realtà misconosciuta e dimenticata da tutti. E abbiamo anche avuto la compagnia di un ospite pluripremiato venuto da lontano: Sergey Durasov; nonostante sia di nazionalità russa, ama talmente la nostra lingua e il nostro paese da comporre in italiano. E tantissimo altro ancora.
La sera si preannunciava un’affollata rimpatriata tra amici, e così è stato, quando ho raggiunto Pietro Vanessi a casa sua. Lì temo
che la mia adrenalina abbia superato il livello massimo, e l’emozione era alle stelle. È stato come rivedersi un film d’epoca, di giorni di lavoro trascorsi insieme in quel di Milano e serate in allegria in tempi che, almeno per me, cominciano ad essere un po’ troppo lontani.
Il Frecciarossa del ritorno mi sembrava più brutto di quello dell’andata, il paesaggio era più triste, il cielo lievemente velato. La mia anima però era serena e la soglia di casa è stata varcata con felicità, perché ero certa e consapevole che il mio libro era stato letto veramente: dettaglio non da poco e per nulla scontato nel panorama dei premi letterari italiani.
A proposito, mi stavo dimenticando: il mio romanzo Sogno amaranto è giunto al nono posto su 350 libri partecipanti.
Premio Alberoandronico
Il romanzo “Sogno amaranto” si è classificato tra i primi 10 finalisti, su 350 candidati, alla quinta edizione del premio nazionale di poesia, narrativa e fotografia “Alberoandronico” patrocinato dal Comune di Roma e dalla regione Lazio. La cerimonia di premiazione avrà luogo a Roma, Venerdì 30 marzo 2012, alle ore 16,00, presso la Sala Protomoteca in Campidoglio alla presenza del sindaco Gianni Alemanno, gli autori selezionati e le persone che già hanno confermato.
Perché Alberoandronico? Questo titolo trae spunto da un meraviglioso Pioppo salvato dalla mobilitazione dei cittadini, che caratterizza Via Livio Andronico nel Municipio 19 di Roma.
Non regalatemi mimose
che imputridiscono
puzzano
si sgretolano
come i buoni propositi sociali
mai mantenuti.
Evitatemi
pizzate ridicole e stupide
per ricordarci cosa non siamo
e aggiungiamoci pure
spogliarelli virili
femminei deliri
e così
confermiamo quotidianamente
del nostro corpo
la mercificazione.
E non venitemi a dire
che siamo libere
liberate
liberanti
schiave semmai
degli stereotipi sociali
dei menefreghismi maschili
e femminili
degli egoismi totali
delle cattiverie delle nostre pari.
Cos’è la donna, in definitiva?
Non voglio festeggiare
ipocrisie velate
stronzate madornali
scempio di dignità
retorica di equità
consapevolezza spicciola
puttanate assurde che mi tocca di sentire.
Non regalatemi mimose
per far finta che…
che cosa?
Dimostratemi nei fatti
che siam persone
dalla dignità integra
dalla fierezza pura
dalla bellezza intrinseca
dalla verità sicura
della vita vera.
Non regalatemi mimose
solo fatti certi
e niente scuse.





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