Parole in movimento…
Scrivo, ergo sum.
Scrivi dunque…
(Virginia Woolf, Lettera a un giovane poeta, 1932)
Scrivi dunque, ora che sei giovane, assurdità a ruota libera. Sii sciocco, sentimentale, imita Shelley, imita Samuel Smiles; dai corda a ogni impulso; fai ogni possibile errore di stile, grammatica, gusto e sintassi; riversati; inciampa; libera la rabbia, l’amore, la satira con qualsiasi parola tu riesca ad afferrare, costringere o creare, in qualsiasi metro, prosa, poesia o borbottio che ti capiti sotto mano. Imparerai a scrivere. Ma se pubblichi, la tua libertà verrà incrinata; penserai a quello che dirà la gente; scriverai per gli altri mentre dovresti scrivere soltanto per te.
Let the sky fall, when it crumbles
C’è la mia British soul che è molto più viva di quel che sembra. E segue il mondo anglosassone molto da vicino con musica, letture e altro anche se non ne parlo e scrivo mai.
Lei ha una voce disarmante ed assolutamente English. Sono stata così contenta che Adele abbia vinto il Golden Globe, che ho deciso di dedicarle un post ad hoc.
Avrei potuto caricare il video della canzone ma mi sembrava scontato, mi piace di più quello del momento della premiazione che mi riporta a tempi molto vitali, anche se un po’ lontani. E così, dopo che un elicottero si è schiantato pericolosamente nel cuore della mia beloved London, vi invito a guardare questo frammento che dura solo poco più di un minuto e riguarda il momento della premiazione.
Absolutely great, absolutely nice, absolutely Londoner. Actually, I’d better say cockney. Great girl, Adele. YOU’RE GORGEOUS!
PER LA FINE DEL MONDO…ECCO A VOI…SPLEEN!
(poesia di Thomas Stern Eliot)
Domenica: questa processione soddisfatta
di sicure facce domenicali;
cuffie, cappelli di seta, consapevoli grazie
in una ripetizione che spiazza
il tuo autocontrollo mentale
con questa digressione ingiustificata.
La sera, le luci e il tè!
Bambini e gatti per strada;
Depressione incapace di affrontare
questa cospirazione tetra.
E la vita, un poco calva e grigia,
languida, schizzinosa e distaccata,
aspetta, cappello e guanti in mano,
ricercata nell’abito e nella cravatta
(Un poco impaziente per l’indugio)
all’ingresso dell’Assoluto.

CINQUANTA SFUMATURE DI NIENTE
È stata brava questa autrice londinese dalla faccia simpatica , esordiente nel panorama letterario dopo anni dedicati alla famiglia e al lavoro. Chissà quanto ci avrà pensato, in tutti quegli anni, al suo libro; e in cuor suo sapeva che non poteva mancare il bersaglio.
E. L. James ha pertanto fatto centro. E per raggiungere lo scopo non poteva fare altro che scrivere un libro così. Un testo che rispecchia fedelmente il delirio dei rapporti tra uomo e donna nella società contemporanea, in particolar modo nelle generazioni dei trentenni. In questo libro ci sono tutti gli ingredienti necessari per colpire nel vivo i nervi scoperti della nostra delirante visione del modo di vivere i rapporti di coppia: i soldi, tanti — il protagonista è un miliardario; la bellezza, della quale entrambi sembrano abbondare — ma soprattutto lui essendo il libro rivolto in primis alle donne; il sesso, sopra le righe e senza controllo; una relazione inconsistente costruita sul nulla e che muore agonizzando e perdendosi nel suo stesso tormento.
L’autrice non giudica, non aggiunge riflessioni interiori, non invita all’autocritica ma si limita a descriverci i fatti e le situazioni così come sono, ricorrendo a descrizioni realistiche con una struttura che richiama alla narrativa poliziesca, ricca di suspense per mantenere sempre desta la curiosità del lettore.
Non avrei mai letto questo libro se non mi fosse stata fatta una richiesta precisa per un incontro letterario al quale parteciperò. L’ho iniziato in un chiaro pomeriggio ottobrino e, dopo la pausa per la cena, l’ho infine appoggiato sulla mia scrivania alle 2 di notte.
Ho dormito male e anche poco quella notte, e non ne è neppure valsa la pena. 
Sesso a go-go, tira e molla senza senso e profondità. Tutto qui.
Una fotografia impavida del delirio collettivo di molti di noi (purtroppo), ma senza un fine, uno spunto di riflessione e autocritica.
Un testo insufficiente, per quanto mi riguarda, del resto allergica ai top ten editoriali. È scritto molto bene, questo va riconosciuto. E solo per questo motivo raggiunge giusto la sufficienza. Sei meno meno, come diceva la mia prof alle medie: si può fare di più. E meglio. Promossa per il rotto della cuffia, perché essere un best seller non è affatto una garanzia. Anzi.
In memoriam
Compi un atto casuale di bontà, senza aspettarti alcuna ricompensa, con la sicurezza che un giorno qualcuno potrebbe fare lo stesso per te.
Principessa Diana (Lady Diana Spencer)
(1961-1997)
We have but faith: we cannot know;
For knowledge is of things we see;
And yet we trust it comes from thee,
A beam in darkness: let it grow.
Let knowledge grow from more to more,
But more of reverence in us dwell;
That mind and soul, according well,
May make one music as before,
But vaster. We are fools and slight;
We mock thee when we do not fear:
But help thy foolish ones to bear;
Help thy vain worlds to bear thy light.
Forgive what seem’d my sin in me;
What seem’d my worth since I began;
For merit lives from man to man,
And not from man, O Lord, to thee.
Forgive my grief for one removed,
Thy creature, whom I found so fair.
I trust he lives in thee, and there
I find him worthier to be loved.
Forgive these wild and wandering cries,
Confusions of a wasted youth;
Forgive them where they fail in truth,
And in thy wisdom make me wise.
1849 – Alfred, Lord Tennyson
Late in the season
Late in the Season
The first dense fog this morning, everything
indistinct. Small birds
flitting among stones at the waves’ edge; last night
along laneways and in the meadows,
heavy tractors laboured on, their headlights flaring;
among the sand dunes rabbits
played with cloudshadows from the moon; now a fox
in her potched, gold-chestnut fur
scents out her lost escape-ways through the lopped-down grass;
I have been picturing
a straight and solitary figure pacing the roads and shoreline
as if washed up onto the world
like jetsam flung by the breaking reach of the waves,
who has words to offer, words
in an antique language beautiful as moonlight and sharp
as the teeth of the mowers,
while the world feels for him, offering
unwanted coin.
Prima la poesia che sembra un canto a due voci e poi qualche rigo per dirvi che l’autore di questa poesia è il poeta irlandese John F. Deane. Irlanda e Italia terre sorelle di poesia. È un autore che vi consiglio di conoscere perché merita davvero.



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