Metti una sera d’estate…

IMG-20150627-WA0002Metti una sera d’estate nella cornice poetica di una cascina d’altri tempi, un gruppo di attori dilettanti e motivati, a recitare La giara di Pirandello.

Scontato? Per nulla. In un silenzioso luogo antico e magico, scenario naturale da valorizzare, si può meditare, sorridere e ridere di sentimenti e pensieri sempre attuali.

In tempi di Expo e di tante parole spese sullo sviluppo sostenibile, si può (e si deve) tornare alle nostre radici quando la solidarietà era normale e ricordarci di cosa non si poteva arrivare a dire e a fare per salvare una giara, indispensabile per contenere il prezioso olio. Puro, genuino, a chilometro ed impatto zero.

Ritengo che sia stato lodevole lo spettacolo teatrale proposto nell’ambito della rassegna Arte e artigianato d’autore,10491193_855246217882574_4794667023961994719_n organizzato nella Cascina Zuccone Rubasacco di Tregasio, in Brianza.

La poesia connaturale dell’antico luogo, unico e magico, unita all’impegno di giovanissimi protagonisti, mi ha positivamente costretta a ricordarmi da dove veniamo, per fare attenzione a dove siamo diretti, sia in termini di stili di vita che di valori da recuperare e salvaguardare. Il luogo di per sé ci dona calma, silenzio, natura e preziosa serenità. L’atteggiamento delle persone hanno fatto la differenza, soprattutto quella degli artisti ed artigiani presenti con le loro opere.

Jesus Christ Superstar

jesus-christ-superstarQuarant’anni. Tanto ho dovuto aspettare affinché il mio sogno di vedere Jesus Christ Superstar a teatro si potesse avverare. All’epoca ascoltavo il vinile, LP 33 giri. Preistoria.

Forse è stato meglio così. Ho avuto modo di rendermi conto meglio dell’attualità e della bellezza di questo musical.

È intramontabile la potenza della musica rock, alternata a pezzi di pura poesia, con le note e le parole:

The end…
Is just a little harder when brought about by friends
For all you care this wine could be my blood
For all you care this bread could be my body
The end! […]

In questa particolare edizione, sono state saggiamente e sapientemente utilizzate le moderne tecnologie per attualizzare e contestualizzare la storia. È stata di forte impatto, emotivo e morale, la galleria di fotografie che scorreva in background nella scena della flagellazione. In ugual misura, sebbene di diverso tenore, la girandola di giullare con il contorno di mascherine, ha reso sempre (e purtroppo) attuale l’esperienza della beffa e dell’immoralità. La satanica assurdità dell’inganno è espressa pienamente da Giuda. Non nella scena dell’impiccagione, ma in quell’urlo devastante, che scuote dentro, mentre lui si trova solo nel Getsemani.

Riguardo al Superstar, Maria Maddalena e Pilato, al di là dell’emozione di vederli sul palco in carne ed ossa come quarant’anni fa, penso che le voci di Ted Neeley, Yvonne Elliman e Barry Dennen siano addirittura migliorate negli anni. Non hanno perso il carisma e lo smalto, regalandoci un’interpretazione magistrale, alla faccia dell’età. Pleonastico aggiungere che altrettanto meritevoli sono tutti gli altri cantanti, orchestrali e ballerini. In particolare questi ultimi, indossavano abiti di scena in perfetto stile anni ’70, e mi hanno fatto pensare e ricordare la mia adolescenza.

Inevitabile il parallelo, e quindi anche il confronto, con una generazione in un tempo storico ricco di contraddizioni ma anche di fermenti positivi di ogni genere, che è stata comunque capace di sviluppare progetti creativi e propositivi in ogni ambito. E gli adolescenti di oggi, nativi digitali, un po’ allo sbando, in un’epoca ugualmente piena di contraddizioni, ma il loro atteggiamento è decisamente più passivo. Si muovono in un contesto storico-sociale peggiore, che li bombarda di modelli opinabili. Malati di tecnologia e non solo, sfuggono occasioni di crescita, creatività e sana socialità. Anche per colpa nostra.

Festeggiano Halloween senza neppure capirne l’inutilità e la connotazione negativa, mentre ieri sera, 31 ottobre appunto, il Teatro degli Arcimboldi, principalmente gremito di over 50, in una standing ovation finale di dieci minuti, applaudiva, cantava, ballava, si emozionava. Esattamente come quarant’anni fa.

Cuori di stoffa

1606475_265638353612880_2038565966_oI cuori di stoffa che la sarta Sofia avrebbe potuto cucire sarebbero stati tanti, tutti diversi ma uguali ai nostri. Insieme a lei, la famosa cantante Norma De Blasis e Davide, il fabbro. Personaggi interpretati con maestria e simpatia dagli attori Patrizia Pinto, Francesca Gulino e Fabio Pirovano della compagnia QdF Teatro e la regia di Paola Casella.

In questo spettacolo ci regalano confessioni di sentimenti nascosti e inaspettati, dispetti reciproci ma anche condivisioni, momenti esilaranti. Una fotografia perfetta della realtà quotidiana che può appartenere a molti di noi, se non a tutti.

I cuori che si aprono e dialogano tra loro e con il pubblico sono anche e come i nostri. Cuori gonfi di lacrime oppure sofferenti come se fossero stati trafitti da centinaia di spilli.

Una porta inaspettatamente bloccata li costringe ad una convivenza forzata che fa appunto aprire i loro cuori. Scoprono così, come spesso accade nella vita, che oltre alle differenze c’è una radice comune. Un vivere ricco degli stessi sentimenti e degli stessi sogni, spesso infranti.

Un’ora di teatro puro, che non fa mai calare l’attenzione. Un’ora in cui si può riflettere su ciò che è stato, che avrebbe potuto essere ma non è mai accaduto, e ciò che possiamo cambiare interiormente e nella quotidianità per poter essere migliori.

Cime tempestose a teatro

Ha scelto bene La fabbrica delle idee quando ha deciso di includere nel loro cartellone lo DSC_6287spettacolo Cime tempestose. È recitato magistralmente dalla compagnia LA SARABANDA con la regia di Loredana Riva.

Io ho potuto apprezzarlo venerdì scorso: è uno spettacolo che merita, ma è importante e necessario per me spiegarvi brevemente perché ci tenessi così tanto a vederlo.

Ebbene, in fondo se sono stata, e ancora sono, malata di lettura e di parole lo devo principalmente a Cime tempestose. Esisteva già nella mia casa quando avevo undici anni, ma mi era proibito leggerlo. Lo lessi di nascosto e fu un’esperienza folgorante ed emozionante; non solo perché si trattava di una storia d’amore unica e dannata, ma proprio per l’impianto narrativo e lo stile di Emily Brontë, anche se questo lo capii dopo. Esso è stato la genesi per il mio amore verso la lettura e la scrittura, nonché l’Inghilterra e la sua lingua; tant’è che a Londra i miei amici più cari erano proprio dello Yorkshire, luoghi che ho conosciuto e visitato molte volte.

Detto questo, non vi nascondo che ero molto curiosa di vedere come sarebbe stato l’approccio teatrale e la scelta delle scene con un tale testo. Ebbene, tutto il pathós della storia è stato tangibilmente reso con vigore e la giusta drammaticità da tutti i protagonisti, compresi i giovani e giovanissimi che mi hanno sorpreso ed incantato. Inoltre, ho percepito chiaro il disagio di Edgar Linton e l’egoismo di Hindley Earnshow; l’affettuosa chiarezza di Nelly, la voce narrante; il misantropo Heathcliff era in scena del tutto iroso, maledetto e malefico, ma trasformato dall’amore e dalla passione per Cathy, la quale ci ha regalato momenti molto commoventi, e interpretato con maestria scene dal forte impatto emotivo, visivo e musicale. 

brughiera cime tempestoseBella esperienza vedere gli attori correre alla Rocce Rosse che stavano alle nostre spalle; percepire tutto l’asprezza, la solitudine, ma anche il fascino di una brughiera che certamente non potevamo vedere in scena, ma che era percepibile in tutto il contesto così ben ricostruito. Bravi!

Per seguire le loro tracce e le prossime rappresentazioni potete collegarvi qui.