Dieci dicembre

Questi dieci racconti di George Saunders vanno dritti al punto con uno stile vibrante e parole perfettamente calibrate, insieme ad un ritmo preciso ed incalzante, conducendovi abilmente al cuore del messaggio del racconto e avvinghiandovi a tal punto che non riuscirete a non finire di leggere. Alla condizione però di una concentrazione massima, perché si passa repentinamente da uno stile ironico ad una situazione allucinata e di difficile comprensione. Ho fatto fatica in più punti a seguire l’autore, quindi non è un testo rilassante e di facile comprensione perché molto celebrale e surreale. Quindi una lettura impegnativa, che ho personalmente portato avanti a piccole dosi.

In questi racconti così differenti tra loro per lunghezza, ambientazione e storia, c’è a mio avviso un filo conduttore, che altro non che è una fotografia perfetta delle folli idiosincrasie della società moderna americana, che solo in alcuni sfumature può appartenerci nei contenuti.

Gli scrittori potranno apprezzare molto questa lettura perché vi troveranno molti spunti di riflessione riguardo allo stile e al metodo. Quella di Saunders è decisamente una penna graffiante intrisa di stile post-moderno, che non può non interpellare il lettore. L’autore spazia da racconti brevissimi come Croci a racconti più lunghi, come è il caso di Dieci dicembre che dà appunto il titolo alla raccolta; un volume di 222 pagine che sono delle assolute rivelazioni, anche se impegnative e pesanti in più passaggi.

Tra l’inquietudine e l’ironia, questo libro non potrà lasciarvi indifferenti e distaccati, e fa parte di quel genere di narrativa che, o si apprezza, oppure si rifiuta. Una voce troppo potente e chiara che non conosce mezze misure.

Francamente io non mi sento di avvallare in toto il blurb di copertina che recita “il più bel libro che leggerete quest’anno” a firma del New York Times Magazine. Ma sicuramente è una lettura che merita, soprattutto per chi è particolarmente interessato a leggere e scrivere racconti. Va detto che l’autore non ha mai scritto romanzi ma solo short stories, delle quali è diventato un indubbio maestro, anche se si può non apprezzarne lo stile.

C’è ancora?

Ma cosa sarà successo a Cinzia? Dal due giugno sparita da questo spazio che è la sua piccola finestra sul mondo.

Indubbiamente è bello ed importante mantenere un rapporto quasi quotidiano con i lettori e i fan del proprio blog; ma a volte non è possibile, se si privilegia un minimo di qualità; altre volte è una questione semplice semplice: il tempo e gli impegni.

Io direi che in questi due mesi si è trattato di entrambe le situazioni: se devo scrivere tanto per scrivere qualcosa, preferisco non farlo; il tempo a mia disposizione per la scrittura l’ho utilizzato per la scrittura vera e propria, narrativa e mia personale. Sì, perché a volte è necessario tirare i remi in barca, rallentare, cercare la calma e il silenzio (interiore ed esteriore), fare il punto della situazione, lasciare andare il vecchiume in tutte le sue forme, raccogliere le idee e mettere a fuoco gli obiettivi. Last, but not least: coltivare meglio e con una frequenza più serrata i rapporti umani per me significativi.

letture concorsiUna buona parte del mio tempo estivo l’ho speso a leggere pensieri e parole altrui, sia in forma poetica che narrativa. Nello specifico sono stata membro di giuria del Concorso Poetico Ali Penna d’autore per la poesia. Concorso Letterario Nazionale Albiatum per la sezione racconti inediti.  Altri racconti letti perché parte della giuria del concorso Una foto, una storia organizzato da F451 e la Biblioteca Civica di Vimercate. Riguardo agli ultimi due non mancheranno dei post ad hoc.

E grazie di non avermi abbandonato, di avermi aspettato e di continuare a leggermi. Mi siete mancati.

 

 

Il tiramisù di Süskind

In questo post voglio presentarvi Lucia Gaiotto, una cara giovane amica, photogiornalista, docente della scuola Holden di Torino, appassionata di cibo e cucina, nonché promettente scrittrice. Ma non voglio svelarvi troppo, potete approfondire leggendo l’intervista che segue. E se desiderate conoscerla di persona, perché non partecipare a questo interessante corso? Buona lettura!

Qualche parola per presentarti ai miei lettori…

Mi chiamo Lucia, mi sono diplomata alla Scuola Holden, dove attualmente lavoro nella Didattica e come docente dei corsi serali. Scrivo per Dissapore e per la sezione on-line del food magazine Dispensa. Ho scritto diversi testi teatrali e trovate alcuni miei racconti nei libri della collana Save the Parents, edita da Feltrinelli. Sto lavorando al mio primo romanzo. Amo i gatti, il burro e la pioggia.

Nudaperla è il tuo blog: perché questo titolo e di che cosa scrivi?

Le perle sono da sempre simbolo di eleganza e di bellezza, pur trovandosi nelle ostriche. Bruttine a vedersi, le ostriche sono da sempre sinonimo di ricercatezza e di nutrimento per l’eros e l’anima. Ecco, Nudaperla vuole essere un luogo in cui parlare di cibo, ma in cui il cibo diventa sempre veicolo di qualcos’altro. Un po’ come le ostriche, che dentro nascondono nutrimento e perle.

Mi pare di capire che le tue passioni principali siano la scrittura e la cucina: cos’hanno in comune, secondo te?

Oserei dire che sono le mie due ossessioni. In comune hanno moltissimo: sono entrambi due atti di creazione, eppure entrambi artigianali nel loro richiedere olio di gomito e disciplina. Una torta non esiste senza burro e zucchero così come un racconto non esiste senza trama e personaggi. Allo stesso tempo, una torta è molto di più dei suoi singoli ingredienti, così come un racconto è trasformazione, reinvenzione, impastare il materiale della quotidianità per creare mondi e universi paralleli.

Quando ritroviamo il cibo nei libri, ad esso quasi sempre è associato un secondo significato. Sei d’accordo?

Assolutamente. Parlare (e scrivere) di cibo significa sempre parlare d’altro: di noi stessi, dell’amore, della famiglia, delle differenze che ci allontanano e ci uniscono. Scrivere di cibo significa sempre partire da qualcosa di molto concreto e fisico per arrivare a sentimenti ed emozioni. Che poi è lo scopo della letteratura: partire dall’esperienza particolare, dalle piccole cose, per arrivare all’universale, al condivisibile.

Il 20 e 21 febbraio terrai un corso di scrittura presso Eataly a Milano dal titolo Il tiramisù di Süskind. Perché questo titolo e di cosa tratterai?

1450245314_12307358_10208085050993274_6658705481635843327_oCome avrebbe descritto Süskind un tiramisù? Di certo non avrebbe scordato di parlare dell’odore di caffè, del profumo di marsala. L’idea alla base del corso è quella di partire da narrazioni che hanno al centro al cibo e di capire come in realtà svelino molto più di quel che sembra sulla natura umana e sulle nostre vite. Leggeremo Hemingway, ma anche Isabel Allende, guarderemo Nora Ephron e Julia Child, ascolteremo Proust e Vianne Rocher. Scopriremo come le storie non siano altro che ricette e le ricette non siano altro che storie. Impareremo i trucchi di chi scrive di cibo per portarli nei nostri racconti (che parlino di cibo o meno), rendendoli vivi, croccanti, profumati. Leggeremo tanto, scriveremo di più, e probabilmente ci verrà una gran fame di storie.

A chi potrebbe interessare e come iscriversi e partecipare?

A chi ama le storie che parlano di cibo; a chi quelle storie vorrebbe scriverle; a chi vuole scrivere e basta, non importa se di cibo o di alieni; a chi cucina invece di andare in palestra; a chi invece dei diamanti sogna caviale e tartufi. Per partecipare è sufficiente compilare la scheda anagrafica sul sito della Scuola Holden. Ah, se temete che vi venga troppa fame non vi preoccupate. Siamo pur sempre da Eataly: troveremo di che sfamarci.