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L’aspetto che mi ha colpito e che ho apprezzato di più in questo film, tratto dall’omonimo romanzo di Kathryn Stockett, è la forza, l’importanza e l’utilità della scrittura. La verità che, tradotta in testo scritto, ci rende liberi. Qualsiasi forma d’arte ha questa capacità. Ma la potenza della parola è decisamente maggiore. Per questa ragione, è molto più difficile da gestire. Al primo sguardo sembrerebbe solo il ritratto di Eugenia “Skeeter”, una giovane scrittrice conthe-help001-460x250 ambizioni da giornalista, e di uno spaccato della società americana dei primi anni sessanta, ma tutto ciò è di fatto l’aspetto meno importante. Piuttosto, ci sono ben altri interrogativi che la storia ci pone.

È il colore della pelle che ci importa? No. È la predisposizione del cuore e gli occhi per vedere la realtà con una mente illuminata. Non serve l’intelligenza e neppure la cultura. Questo film è una storia che mi ha commosso profondamente, perché ha toccato corde profonde e situazioni vissute in qualsiasi tempo e luogo. Con molta maestria, ci porta oltre la questione razziale, alla scoperta delle potenzialità nascoste in ciascuno di noi, e alla difficoltà e alla bellezza dei rapporti umani. E la forza delle donne.

In ultimo, questa storia ci suggerisce di imparare a guadare i bambini, ad abbracciarli, a sostenerli ed incoraggiarli. Come Aibileen, tata saggia e materna, candida e profonda. Anche per lei valgono le sue stesse parole rivolte all’ultima bimba da lei allevata:

Tu sei carina, tu sei intelligente, tu sei importante

Di più non serve aggiungere. È un film da guardare con attenzione e serenità, così da interiorizzare al meglio i valori imprescindibili e senza tempo insiti nella storia narrata.

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